> Ma c'e' un vero motivo o e' "solo" la best practice, indotta anche dal
> fatto che i deployment di openstack nel mondo reale sono di ben altre
> dimensioni?

finalmente ho 10 minuti per rispondere da una tastiera normale :)

Se tu hai 1 solo server non ti serve Openstack. Installi il tuo
hypervisor e gestisci le virtual machines.

Openstack ti permette di fare cloud computing. Ovvero gestire N
compute-nodes che ospitano un certo numero di Virtual Machines.

Ovviamente i developers sviluppano su Devstack che e' una soluzione
single node che serve quasi solo a vedere se il codice gira senza
problema.

Qualsiasi installazione di produzione ha senso se abbiamo almeno piu'
di 1 compute node.

Installare un software distribuito su piu macchine ovviamente e'
problematico, e quindi il deployment di Openstack e' legato in modo
molto forte a software di cfg management come puppet o ansible.

Quando tutta questa roba e' distribuita ma si trova dentro lo stesso
datacenter, possiamo almeno contare su una rete affidabile a 10Gbit/s.

Ma cosa succede se si spalma un deployment di Openstack su siti
separati con connessione non stabile (wireless) tra loro ? Che se ho
capito bene e' proprio lo use case di questo massively distributed
openstack.

Molti pezzi di openstack usano RabbitMQ per scambiare messaggi, che si
aspetta una connessione affidabile, non ho idea se il tutto continua a
funzionare in questo scenario.

Cito Accattone:
> Vorrei sperimentare una sorta di "Data Center distribuito" su rete
> Ninux. Uno degli obiettivi principali sarebbe usare hardware recuperato
> o economicamente molto accessibile. Un altro costruire un servizio IaaS
> di comunità, possibilmente federato, piuttosto che centralizzato.

Mi piacerebbe anche a me. Ma dobbiamo iniziare con un design minimale.
Sono a Roma il weekend del 14/15 ottobre. Ci vogliamo beccare ?

Saverio
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