----------Inizio Pubblicita'----------
"Non sparatemi sono insignificante"
Ordina on-line la maglietta pacifista di Jacopo Fo
-----------Fine Pubblicita'-----------


C
@C@O
Elefante
Il quotidiano completo delle buone notizie comiche
http://www.alcatraz.it

Per commenti a questo quotidiano scrivete su www.alcatraz.it/forum
(Dibattito sul giornale - Segnalazioni e commenti su C@C@O)

L'essenziale delle notizie � sempre vero

 
01/12/2001
 
C@C@O del sabato
LA BATTAGLIA DI LEGNANO: COSA ACCADDE VERAMENTE?
 
Nonno Adalberto si stava accendendo la solita pipa del dopo-cena quando il
giovane nipote Fulgenzio gli chiese di raccontargli la vera storia della
battaglia di Legnano.
Confidando nel fatto che prima o poi qualcuno avrebbe inventato la Playstation,
nonno Fulgenzio inizio' a raccontare:
 
"Per armare un nuovo esercito, Barbarossa cedette parte dei suoi domini
personali al nipote Enrico il Leone, in cambio di uomini e denaro.
Quella che l'anno dopo (1176) ritorno' in Lombardia non era pero'
un'armata di invincibili veterani ma un esercito messo assieme in pochi
mesi. Erano comunque molto piu' bravi dei lombardi, visto che nei primi
minuti della battaglia essi distruggono completamente tutta la cavalleria.
Barbarossa era certo che una volta eliminata la cavalleria non avrebbe
potuto incontrare altra resistenza. Ne era tanto sicuro che si mise di
persona alla testa dei suoi, quasi si trattasse solo di una caccia al cervo. In
effetti per i cavalieri inseguire e uccidere i fanti in fuga in campo aperto
era poco piu' di un gioco. Ma giunti a ridosso della fanteria, gli imperiali
si accorsero che nessuno stava fuggendo. Una moltitudine di fanti
malvestiti era schierata davanti a loro; quasi tutti erano sprovvisti di
scudi, elmi e armature.
Stavano ben schierati lungo un fronte di qualche centinaio di metri.
Dietro a loro un unico carro trainato da buoi sul quale stavano una grossa
campana e un prete. Pare che il Barbarossa abbia allora mormorato:
"Imbecilli. Un carro con un crocefisso non li salvera'" (che lui, il
Barbarossa, non stava mai zitto).
La cavalleria germanica riordino' le file e poi parti' alla carica in un
frastuono di zoccoli che colpivano il terreno e di armature che sbattevano.
Evidentemente la lezione di Alessandria non aveva insegnato niente al
Barbarossa. I fanti erano immobili. Sudavano freddo ma non si
muovevano. Quando i cavalieri furono a pochi metri dalla prima fila la
campana rintocco' potentemente. Come un sol uomo la fanteria lombarda
arretro' di cinque passi lasciando scoperto un istrice di pali appuntiti
conficcati nel terreno.
La cavalleria non riusci' a fermarsi e sospinta dall'impeto si sfracello'
contro la muraglia di spunzoni. Poi, prima che i nemici superstiti
potessero riprendersi, i fanti presero ad avanzare. Erano disposti in file, i
piu' bassi davanti con aste corte, quelli dietro disposti in ordine di altezza
con aste via via piu' lunghe, alle quali erano fissati uncini, asce, falci e
martelloni. Cosi' la prima fila, sviluppando l'idea della falange macedone,
poteva combattere con l'appoggio delle file successive. L'idea poi di
combinare punte di lancia con attrezzi che agganciavano (permettendo di
tirare e disarcionare il cavaliere), con strumenti che colpivano di fendente
(asce, falci, martelli, punte disposte lateralmente all'asta, tipo picozze)
dava alla fanteria una buona possibilita' contro i nobili a cavallo con
armatura pesante (a patto che fosse stato bloccato l'impeto della carica).
La battaglia si concluse cosi', con un disastro per Barbarossa. L'Imperatore resto'
ferito e solo a stento riusci' a guadare il Ticino nella notte e a fuggire
inseguito da un contingente di cavalleria lombarda che (come sempre
accade nelle battaglie migliori) era arrivato in ritardo e, non avendo fatto
in tempo a farsi massacrare durante la prima carica, cercava ora di
passare alla storia inseguendo i fuggiaschi.
 
Del famoso Alberto da Giussano cantato dal Carducci non vi � traccia: che non sia mai
esistito?"

Errata Corrige
Sabato scorso abbiamo scritto che la zona paludosa in cui venne edificata
Alessandria era nella confluenza tra il fiume Tanaro e il Brenta.
Non si tratta del Brenta ma del Bormida. Ci scusiamo con i lettori.
La Redazione
 
Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco e Manuela Spacca
www.alcatraz.it


Per cancellarti da questa newsletter manda una e-mail vuota a
[EMAIL PROTECTED]

Rispondere a