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02/03/2002
 
Edizione del sabato
 
Abbiamo conosciuto Branco Bokun al Festival dell'umorismo di Bordighera del 1998. Quell'anno il festival era dedicato alla comicoterapia.
Bokun esordi' raccontando la storia della rana ottimista e della rana pessimista che cadono in un secchio di latte. La rana pessimista si dispera e dice: "Affogheremo senz'altro, non c'e' modo di uscire, tanto vale lasciarsi andare..." e muore affogata mentre quella ottimista comincia ad agitarsi per chiamare aiuto dicendo: "Qualcosa succedera', qualcuno sentira' le mie grida... senz'altro mi salvero'..." e continuando a muovere il latte si forma uno strato di burro solido e la rana salta fuori dal secchio incolume.
Bokun e' un signore alto, molto inglese che ha scritto questa e altre storie nel suo libro Ridere per vivere - come vincere lo stress, pubblicato da Mondadori nel 1997.
Nell'introduzione del libro Bokun espone la sua teoria sulle origini del patriarcato e dell'aggressivita' umana.
Anche lui e' d'accordo, come buona parte degli storici piu' avanzati, che all'inizio le nostre scimmiette progenitrici avessero creato una comunita' di partnership regolata dal rapporto madre-figlio e dalle leggi di Madre natura ma a un certo punto qualcosa accade, l'equilibrio si rompe...
 
La teoria di Branko Bokun
 
L'antenato dell'uomo viveva tra gli alberi delle foreste del Miocene. Durante questo periodo (tra i 26 e i 13 milioni di anni fa) il clima peggioro' drammaticamente e le scimmiette scesero dagli alberi (a tale proposito e' molto interessante la teoria di Elaine Morgan che ritiene che le scimmiette abbiano vissuto questo periodo vicino e dentro il mare e questo spiegherebbe alcune strane caratteristiche prettamente umane come la lacrimazione salina, il naso a sifone, le labbra a chiusura ermetica e soprattutto la presenza del grasso sottocutaneo che nel caso delle donne da' forma a quella meraviglia della natura umana che sono le tette).
Senz'altro la scimmia arboricola si trova a terra come uno degli animali piu' deboli del pianeta: "fisiologicamente meno sviluppati e meno maturi rispetto agli altri primati". Forse e' stata anche la sua fortuna, dice Bokun, perche' la mancanza e la debolezza hanno permesso un maggiore sviluppo della specie. Pensiamo ai coccodrilli, sempre uguali da piu' di duecentomila anni...
Insomma, l'Homo sapiens esce dal paradiso terrestre (gli alberi, la foresta protettrice) e si trova a dover affrontare una natura ostile, a terra, ed e' ancora cucciolo, ancora in fase "neotenica", nell'infanzia della sua evoluzione.
Bene, qual e' la caratteristica peculiare dei cuccioli? Il gioco. Il gioco esplorativo ha permesso di creare gli strumenti utili, gli utensili: "L'homo ludens ha quindi preceduto l'Homo Faber" dice Bokun.
E per milioni di anni abbiamo vissuto in pace, accuditi dalle madri e seguendo i ritmi della natura e della procreazione, adorando le dee della fecondita'.
Ma poi qualcosa e' successo, le donne diventano oggetti e perdono ogni potere decisionale all'interno della comunita'.
"Che cosa produsse la trasformazione di pacifici gruppi di raccoglitori in orde di assassini violenti e senza scrupoli? La risposta si trova nel maschio adolescente" dice Bokun.
La fase adolescenziale e' un  momento di passaggio in cui l'essere umano esce dall'infanzia e acquista autonomia dai genitori e dal gruppo pur non avendo ancora una propria collocazione nella comunita'. L'adolescente e' a disagio, goffo e supera questa fase solo nel momento in cui viene rassicurato e trova una sua collocazione all'interno del gruppo.
Quando questo non avviene, l'adolescente viene ignorato e abbandonato.
E fu cosi' che l'adolescente maschio, isolato, inizio' a raggrupparsi in bande dando vita a una "rivoluzione adolescenziale". Soli e impauriti i giovani diventano egoisti e sviluppano meccanismi feroci di autodifesa. La paura altera e riduce l'efficienza del sistema sensoriale e percettivo e, alla lunga, una modificazione dell'attivita' cerebrale.
I dubbi lasciano il posto alle certezze e questo apre la via all'attivita' speculativa.
L'ordine naturale delle cose, dato dal vivere in comunita', non esiste piu' e il giovane stabilisce nuove regole basate sulla paura e, probabilmente, sulla contrapposizione alla societa' matriarcale che lo ha rifiutato.
Si crea in questo modo, afferma Bokun, il "pensiero onnipotente... la mente adolescenziale scelse la soluzione piu' semplice: fuggire. Inizio' fuggendo dalla realta' verso un mondo d'immaginazione e fantasie... Nella sua fantasia l'adolescente rimpiazzo' l'inadeguato e fragile Se' con un'idealizzazione di se', cioe' con un'idea di quello che lui stesso avrebbe voluto essere... e se ne innamoro'".
L'uomo inizia a prendere molto sul serio le sue fantasie creando cosi' la fede e il fanatismo che ne deriva. Il bambino gioca con le sue fantasie ma raramente le prende sul serio (avrete sentito dire un sacco di volte dai bimbi "Facciamo che tu eri..." oppure "E' per finta...").
"Prendendo troppo sul serio il mondo della mente, si crea una serieta' astratta che chiamero' 'iperserieta'', poiche' l'esagerazione e' parte integrante dell'astrazione: esagerando, si spera di tradurla in realta'. In questo desiderio accanito ritrovo l'origine dell'aggressivita' umana. Le astrazioni possono materializzarsi solo affrontando la realta'; costringendola ad adeguarsi al mondo della mente... Molte durezze o distorsioni sono determinate da una credenza ostinata, da un'idea fissa, da un arrogante pregiudizio".
Ma ben presto alla paura dell'abbandono e  della solitudine se ne aggiunge un'altra piu' forte: la paura di non essere adeguati ai propri desideri, l'incubo del fallimento. La discrepanza dall'Io idealizzato e il vero se' provoca un continuo stato di allarme.
"La paura legata al desiderio di sopravvivenza dell'Io immaginario e' la piu' grande produttrice di energia supplementare e, nello stesso tempo, e' la piu' grande nemica del nostro benessere psicofisico. Normalmente siamo piu' preoccupati della sopravvivenza del nostro Io ideale che del nostro Io reale. Il nostro irrazionale attivismo, spesso assurdo o superfluo, l'inquietudine, l'avidita' e l'invidia sono sostenuti dalle energie prodotte dalla paura del fallimento di speranze e ambizioni, di non veder realizzati desideri e aspettative, dal timore di perdere cio' che la nostra mente considera come un risultato positivo".
La mente vive quindi in un continuo stato di allarme che sfocia in tensione emotiva. Se questa emotivita' non trova sfogo nella lotta o nella fuga si trasforma in disagio e stress perche' la mente rimane sempre attiva creando squilibri al sistema simpatico e parasimpatico.
La tensione psicosomatica richiede uno sfogo e gli adolescenti solitari lo trovano nell'aggressivita', nel distruggere un ordine naturale costituito dal rapporto madre-figlio.
"Le bande di adolescenti sradicati, uniti da idee e credenze astratte, identificandosi in un gruppo sociale finirono con l'imporre il loro modo di pensare... L'intelligenza, il buon senso e la loro esperienza vennero intimiditi dall'arroganza e dall'aggressivita' della nuova mentalita'... Con la rivoluzione adolescenziale l'umanita' ha iniziato a conciliare due realta' tra loro incompatibili: il desiderio dell'uomo di far parte di un gruppo e il suo egoismo."
Ecco che cosi' si viene a creare un gruppo basato non sulla solidarieta' e sulla partnership ma sullo sfruttamento reciproco.
Marduk, la prima divinita' maschile, uccide la propria madre per diventare il Dio supremo nel pantheon del Sumeri.
 "Da quel momento l'umanita' comincio' a dedicare alla fabbricazione delle armi una grande quantita' di energia e risorse. Oggi, nel mondo, ogni sessanta secondi si spendono circa due milioni e mezzo di dollari in armamenti. E, nello stesso intervallo di tempo, almeno trenta persone muoiono di fame."
Nasce la polizia, per far rispettare leggi assurde. Vengono scritti e imposti codici morali e religiosi. Nasce lo stupro, il matrimonio, la fedelta' arrivando a punire con la morte il tradimento coniugale. Il desiderio di possesso e' l'apice di tutto questo processo: "Contrariamente a quanto dice Marx, non fu la proprieta' privata che alieno' gli individui ma furono gli individui alienati che inventarono la proprieta' privata e la ricchezza personale".
 
 
Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco e Manuela Spacca
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