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23/02/2002
 
Edizione del sabato
 
Regina Muller era la piu' gnocca fra tutte le guide turistiche di Berlino. Ogni volta che raccontava la storia della caduta del muro, i turisti svenivano.
 
Il muro che divideva in due la citta' di Berlino fu costruito nel 1961. Rappresentava la cosiddetta Cortina di ferro, la divisione netta tra l'Europa dell'Ovest e quella dell'Est dominata dal regime comunista dell'Unione Sovietica.
Dalla sua costruzione al momento del crollo 2,7 milioni di persone avevano cercato di oltrepassarlo. Molti sono morti nel tentativo.
Quando John Fitzgerald Kennedy lo vide, sempre nel 1961, pronuncio' la famosa frase "Ich bin ein Berliner" (Anch'io sono un berlinese).
 
Nell'autunno del 1989 la situazione generale dei paesi comunisti era mutata notevolmente.
Lo stesso Nikolaj Shishlin, portavoce del Comitato centrale del Partito Comunista dell'URSS, durante un'intervista a un giornalista americano, riferendosi alla Germania dell'Est dichiara: "Sono certo che la presente situazione debba essere corretta. Dateci tempo".
Dopo questa frase centinaia di migliaia di tedeschi si riversano in piazza e iniziano a manifestare al grido di "Noi siamo il popolo"
Ma la vera magia inizia il 9 novembre. Durante una conferenza stampa in onda in diretta sulla televisione di stato della Germania Est, dopo un lungo e noioso discorso sulle conquiste del socialismo, un giornalista chiede a Guenther Shabowski: "Herr Schabowski, quando sara' concesso ai cittadini di viaggiare liberamente?" E lui: "Possono andare dovunque vogliono e nessuno li fermera'".
Al di la' dell'Oceano, il presidente George Bush senior, quando gliel'hanno riferito, fa un salto sulla sedia ed esclama. "Perche' non ne sapevamo nulla noi?"
Ma forse non ne sapeva nulla neanche Shabowski che aveva parlato.
Accortosi dell'enormita' dell'affermazione si era affrettato a dichiarare: "Questa direttiva non riguarda in alcun modo il confine fortificato della Repubblica Democratica Tedesca. Pero' alle autorita' di frontiera verra' data istruzione di rilasciare il visto di uscita a chiunque ne faccia richiesta. Per alcune ore, per qualche giorno o per sempre".
Tutto questo avveniva alle 19 di sera. Li' per li' nessuno ci crede, abituati alle false promesse e alle lungaggini della burocrazia di partito. Verso le 22 molta gente si raduna sotto il Muro e alcuni mostrano la carta d'identita' chiedendo alle guardie un visto d'uscita ma i poliziotti non ne sanno niente.
La gente, per lo piu' ragazzi e ragazze, inizia a gridare: "Tor auf! Tor auf! Aprite la porta". Un ragazzo si arrampica sopra il muro, poi un altro e un altro ancora. Le guardie non sanno che fare, non hanno ricevuto nessun ordine in proposito.
Poi un agente della polizia apre una porta laterale per uscire a calmare la folla ma la gente lo spinge da parte e decine di berlinesi si riversano al di la' del Muro.
Vengono aperte altre porte e gli unici botti che si sentono sono quelli dei tappi dello spumante.
Tedeschi dell'Est si mescolano a quelli dell'Ovest. Si mescolano cosi' bene che Uti Hoff, residente a Berlino Ovest, incontra Jochen Kuligowski, operaio metallurgico dell'Est, e nove mesi dopo chiamano il loro figlio Charlie come il posto di controllo. Il Checkpoint Charlie.
Alle 22,30 quando un giornalista chiede al sindaco di Berlino est cosa stia succedendo si sente rispondere: "non ne ho la piu' pallida idea".
Pochi minuti dopo un funzionario di polizia si presenta al sindaco dicendo: "Presso la porta di Brandeburgo alcuni pazzi hanno cominciato a dare martellate al Muro".
 
Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco e Manuela Spacca
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