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Elefante
Il quotidiano delle buone notizie comiche L'essenziale delle notizie � sempre vero 19 ottobre 2002 Edizione del
sabato
Pubblichiamo questa settimana un estratto del libro "Campioni
d'Italia - Storie di uomini eccellenti e no" di Gianni Barbacetto (inviato di
Diario), ed. Marco Tropea Editore.
Il libro racconta le storie di Flavio Briatore e Gianni
Versace, di Enrico Cuggia e Giancarlo Elia Valori, di Raul Gardini e Vittorio
Emanuele di Savoia, di Francesco Delfino e di Primo Greganti, di Licio Gelli, di
Edoardo Sogno e di Roberto Formigoni e narra di uno strano silenzio sulle
inchieste di tangentopoli...
Il libro si pu� acquistare direttamente on-line cliccando
sulla copertina.
![]() ![]() Uno dei mille (ce la fa) Giovanni Terzi Tangentopoli e' finita. Il sistema della corruzione politica appartiene ormai al passato, e' roba da Prima Repubblica. Questa e' la verita' ufficiale. Ma basta guardarsi in giro: a Torino ha fatto scandalo l'arresto di un amministratore di Forza Italia, Luigi Odasso, che sembra un Mario Chiesa dieci anni dopo. Eppure gli Odasso sono centinaia, in giro per l'Italia: arrestati o indagati senza clamore in Piemonte, Lombardia, Toscana, Campania, Calabria, Sicilia... Se poi si da' un'occhiata alla cronaca e si analizza la situazione giudiziaria delle istituzioni nella patria di Mani pulite (il Comune di Milano, la Provincia, la Regione Lombardia), allora c'e' da rimanere stupefatti. A Milano e nei comuni dell'hinterland sono mille (si', avete letto bene: mille!) le persone attualmente indagate per vicende di tangenti e di corruzione. Sono sindaci, assessori, funzionari comunali o regionali, imprenditori, mediatori, architetti. Decine le persone arrestate, molti i municipi e gli uffici pubblici perquisiti, con quintali di documenti sequestrati e oltre 30 miliardi di tangenti gia' recuperate. Nella patria di Mani pulite, a dieci anni dall'inizio delle inchieste giudiziarie che avrebbero potuto cambiare in maniera duratura lo stile dei rapporti tra politica e affari in Italia, la corruzione continua come prima. Anzi, con in piu' una spudoratezza prima sconosciuta: invece di dimettersi, gli accusati oggi si dichiarano prigionieri politici. C'e' un'altra differenza: la nuova Tangentopoli e' sotterranea, quasi invisibile. Si consuma senza clamori, sembra interessare ormai ben poco i giornali e la tv. Chi conosce, per esempio, i nomi di Fabio Napoleone, Claudio Gittardi, Giovan Battista Rollero, i tre magistrati della Procura di Milano che hanno combinato gran parte di questo scompiglio? Chi mai ha sentito nominare i tre del "pool mattoni puliti"? Chi ha visto una loro foto sui giornali? Hanno lavorato sodo, in silenzio, per anni. Oggi, a guardare i risultati delle loro inchieste e le indagini che hanno in corso, ci si convince che sotto gli occhi (chiusi) dei tanti che predicavano la crisi o la fine di Mani pulite si e' consumata Tangentopoli Due, il ritorno. O meglio: il proseguimento della Tangentopoli di sempre. Mazzetta continua. Il mirino dei magistrati si e' spostato da palazzo Marino, sede del Comune di Milano (dove pure non mancano le storiacce di tangenti), ai palazzetti e palazzotti e palazzacci dei paesi dell'hinterland, dove una folla di sindaci, assessori, funzionari, consulenti, architetti, anche dopo la caduta di Pillitteri e Craxi ha continuato imperterrita a celebrare i riti della tangente: per concedere appalti, concessioni edilizie, licenze commerciali, forniture di ogni tipo. Ma anche a palazzo Marino non sono mancati gli incidenti: ventisette arresti, nell'autunno 1999, per lo scandalo delle mense scolastiche, con gare truccate, omissioni nei controlli, funzionari e assessori corrotti; la condanna in primo grado per corruzione di Massimo De Carolis, ex presidente del Consiglio comunale, a proposito della gara d'appalto del depuratore Milano Sud; le indagini sulle forniture dell'ATM (trasporti pubblici) e su un accordo in Argentina della SEA (gestione aeroporti). Due assessori comunali, Maurizio Lupi e Antonio Verro, di area Comunione e liberazione, sono stati posti sotto indagine per presunte irregolarita' nella gestione della cascina San Bernardo: secondo l'accusa, hanno fatto approvare una concessione per far diventare la cascina un centro polivalente con finalita' sociali, ma poi, con un repentino cambio di marcia, l'hanno trasformata in una struttura sanitaria privata da venti posti, naturalmente affidata agli amici della Compagnia delle opere. Dopo l'avviso di garanzia, il loro partito, Forza Italia, li ha premiati con una candidatura alla Camera per Forza. Appena eletti, e' arrivata la (ampiamente prevedibile) richiesta di rinvio a giudizio per truffa e falso. Il giudice dell'udienza preliminare Guido Piffer ha respinto la richiesta. Ma la Procura ha subito impugnato la sentenza. Il Pirellone, il grattacielo sede della Regione Lombardia, entra spesso nelle cronache della Nuova Tangentopoli, in cui e' coinvolto direttamente, con una piccola raccolta di avvisi di garanzia, anche il presidente Roberto Formigoni. L'ultimo (per ora) arresto ha coinvolto pero' la Provincia, retta dalla ex cantante Ombretta Colli: il 2 marzo 2001 e' finito a San Vittore Claudio Fanchin, consigliere provinciale di Forza Italia, accusato di taglieggiare un imprenditore che voleva costruire un ipermercato nell'hinterland milanese. Figlio di uno spot La puntata piu' avvincente della Nuova Tangentopoli e' ambientata a Bresso, comune di 28mila abitanti ai confini nord di Milano che ormai non si distingue piu' dalla metropoli. Per capire il clima: negli anni ottanta Bresso aveva la piu' alta densita' abitativa d'Europa. La faccenda e' balzata sulle prime pagine dei quotidiani il 13 ottobre 1998, quando con l'accusa di aver intascato una tangente e' stato arrestato Giovanni Terzi, trentaquattro anni, architetto, consigliere comunale di Forza Italia, presidente della commissione urbanistica del Comune di Milano. Quello stesso martedi' 13 i carabinieri sono tornati a palazzo Marino, a perquisire l'ufficio di Terzi: non era mai successo neppure nel 1992-'93, il "biennio rosso" (di vergogna) di Mani pulite. La sera stessa due autorevoli esponenti di Forza Italia, Ombretta Colli e Tiziana Maiolo, si sono precipitate al carcere di Opera, a portare solidarieta' all'arrestato. "E' la solita criminalizzazione di un partito politico" dichiara Maiolo all'uscita, "il fattore scatenante per l'arresto di Terzi e' stata la sua appartenza a Forza Italia". Ma chi e' Terzi? Un giovane architetto. Un politico non di lungo corso. E' riuscito a entrare nel consiglio comunale di Milano, nel maggio 1997, per il rotto della cuffia, con soli 527 voti. Ma subito e' stato piazzato ai vertici della Commissione urbanistica del Comune di Milano, un posto da cui si vedono passare affari miliardari. Sono a Bresso, pero', le radici politiche di Terzi. Li', fino al luglio 1997, e' stato assessore all'Urbanistica. In verita' con Bresso Terzi non c'entra nulla: abita a Milano, piazza Baiamonti. Ma quando nel novembre 1994 Forza Italia e Lega, alleate, vincono le elezioni comunali a Bresso, il sindaco leghista, Daniele Gianuzzi, un ragazzone che non dimostra i suoi quarant'anni, padroncino di una ditta di verniciatura industriale (nove dipendenti), lo piazza subito dietro la scrivania dell'assessorato piu' conteso. "Io veramente non lo conoscevo neanche" confessa oggi Gianuzzi "ma e' inutile che ci raccontiamo che gli assessori li sceglie il sindaco: li impongono i partiti; e Terzi e' stato imposto da Forza Italia." Racconta un personaggio che conosce bene la politica di Bresso: "Qui, come altrove, Forza Italia era formata da due componenti: gli ex socialisti e i figli di uno spot. Terzi ci e' stato fatto passare come figlio di uno spot, cioe' uno nuovo, uno che non aveva mai fatto politica". Vero, ma i suoi amici, i suoi sponsor, la politica l'avevano fatta, eccome: l'architetto Michele Ugliola, per esempio, aveva militato nel PSI milanese, in stretto contatto con socialisti potenti come Giovanni Manzi, come Loris Zaffra, brillanti carriere troncate da Mani pulite. Comunque, chi (dopo quegli spiacevoli incidenti) voglia fare carriera politica, conviene vada a Bresso: quel paese, per qualche misterioso motivo, fornisce leader, capipopolo, assessori. Ben due assessori regionali lombardi vengono da Bresso. E anche Terzi (prima del suo spiacevole incidente) studiava da assessore a Milano. I due assessori regionali sono Alberto Guglielmo, ex DC di sinistra, poi DC di destra, oggi CCD, fedelissimo della squadra di Comunione e liberazione, assessore alle Attivita' produttive; e Donato Giordano, ex PSI, oggi Forza Italia, assessore agli Affari generali. Era lui il vero uomo forte di Bresso, prima di essere messo in disparte dai compagni di partito. E' stato lui il grande sponsor di Terzi. Davvero un personaggio. Giordano, una cinquantina d'anni anni portati splendidamente, vive a Bresso in una casa di mattoni rossi costruita nei felici ottanta da una cooperativa socialista. E' stato per anni il socialista piu' votato alle elezioni amministrative, piu' volte assessore comunale (Urbanistica ed Edilizia privata), vicesindaco dal 1991 al 1994. Dopo l'implosione del partito di Craxi, si e' trasferito armi e bagagli nel partito di Silvio Berlusconi, che gli ha affidato l'incarico di responsabile della segreteria regionale di Forza Italia prima, del coordinamento provinciale poi. Eletto consigliere regionale nell'aprile 1995, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni lo ha subito chiamato a diventare assessore nella sua giunta. Un gran simpaticone, Giordano. Espansivo, brillante. Uno che ti conquista. Le auto, soprattutto, gli piacciono: ha avuto una bellissima Jaguar verde, poi una Porsche nera. A Bresso gestisce un'associazione sportiva, la Derby, che fa giocare a calcio i ragazzini e presta il campo per gli allenamenti anche ai pulcini del Milan. Sul titolo di studio, il suo curriculum e' vago, ma che importa? Non sara' colto, ma sa benissimo come si sta al mondo. Anche sulla professione il curriculum non e' precisissimo: imprenditore. Impianti elettrici. Affari in Bulgaria. Certo e' che il suo nome, negli anni ottanta, e' stato scritto sul bollettino dei protesti, l'atto pubblico che riporta le cambiali non pagate. E certo e' che nei primi anni novanta ha dovuto spiegare al magistrato antimafia Armando Spataro come mai era socio di una azienda, la PIE, di cui era socio anche Michele Lombardi, braccio destro del boss della 'Ndrangheta Pepe' Flachi, anch'egli amico dal futuro assessore regionale. "Ma si'" si e' difeso Giordano "Flachi io l'ho conosciuto vent'anni fa in un bar di Affori e non sapevo che fosse un delinquente. La mafia intacca la macchina amministrativa? Ma non scherziamo, l'ha detto anche il procuratore generale di Milano che la mafia qui non esiste." Favole di favole La storia che ha portato in cella Terzi e' complicata. Ma vale la pena di raccontarla, almeno in sintesi. C'era una volta, a Bresso, una bella area, di proprieta' dei fratelli Bottani, lasciata libera dalla mitica Isotta Fraschini. I suoi capannoni erano diventati un deposito di merci: uno spreco, quando si potrebbe raderli al suolo e sostituirli con dei bei palazzoni. Ecco allora spuntare un ottimo progetto per costruire. Il progetto viene presentato in municipio gia' negli anni ottanta, i bei tempi in cui Alberto Guglielmo era sindaco DC e Donato Giordano era vicesindaco e il socialista piu' votato e potente della zona. Su quel progetto cadono un paio di giunte, nell'unico comune a guida DC-PSI in un territorio - Sesto San Giovanni, Cinisello, Cormano - tradizionalmente controllato da amministrazioni di sinistra. Passano gli anni, i partiti si sbriciolano o cambiano nome, i politici locali cambiano casacca, ma la speculazione sull'ex Isotta Fraschini, che cambia nome e diventata area RAM, resta. Il nuovo sindaco, il ragazzone leghista arrivato in municipio nel novembre 1994, si trova il progetto fresco fresco sul tavolo gia' nel gennaio 1995, depositato con un sorriso da Giovanni Terzi, il figlio di uno spot appena catapultato li', chissa' perche', da Milano. Sull'area tra via Madonnina e via Ariosto (26mila metri quadrati), secondo quel progetto, si dovrebbero costruire oltre 100mila metri cubi di cemento, un affare da piu' di cento miliardi: trecento appartamenti di edilizia residenziale, una settantina di edilizia convenzionata (cioe' a prezzi controllati), una settantina a edilizia cooperativa. Per ottenere il via libera, si era cercato di coinvolgere anche la locale cooperativa rossa, l'aurora. Dopo molte discussioni, pero', questa e' uscita dal gioco. Vi e' restata la cooperativa Bressese, di area cattolico-ciellina. Per convincere che il progetto trasformera' il paese in un "piccolo eden" (testuali parole di Terzi), si mette al lavoro lo Studio Favole, dell'architetto Paolo Favole, che scrive una relazione all'altezza del suo nome, dove si parla di verde, di parco, di riqualificazione dell'area, di boulevard da costruire. L'opposizione (PDS e Rifondazione comunista) alle favole mostra pero' di non credere: critica il progetto dal punto di vista urbanistico, e in piu' sente odore di mazzette. Il PDS manda un esposto in Procura, che arriva sulla scrivania di Fabio Napoleone. Napoleone non sta con le mani in mano e infatti nel giugno 1998 cominciano i guai. Arrivano i primi avvisi di garanzia: al sindaco, al vicesindaco, a un funzionario dell'Ufficio tecnico e a Terzi. A luglio i primi arresti: sono portati in cella il segretario comunale Ezio Lopes, accusato di aver incassato una tangente, e il costruttore Gabriele Sabatini, accusato di avergliela pagata. Poi, a ottobre, si arriva al clou: sono arrestati Giovanni Terzi, i fratelli Bottani e l'architetto ex socialista Michele Ugliola (accusato di essere il gran mediatore, il distributore delle tangenti). Subito si nota una sproporzione tra quella che potrebbe sembrare una piccola storia di mazzette locali e il dispiegamento di avvocati scesi in campo: il gotha del Foro milanese, da Raffaele Della Valle a Corso Bovio, da Jacopo Pensa a Ennio Amodio. I magistrati sostengono innanzitutto che sono state fatte carte false al fine di ottenere un finanziamento della Regione (otto miliardi circa) per l'edilizia sovvenzionata: sulle schede consegnate al Pirellone, Terzi e i suoi hanno scritto che con l'intervento sull'area RAM sarebbero aumentate le aree a verde e servizi (i cosiddetti standard). Falso. Ma poi hanno trovato anche i segni di un tangentone miliardario. Su un appunto scritto a mano, sequestrato al costruttore Sabatini, si legge: "Mediazione Favole: 90 milioni; amici: 800 milioni; arch.: 250 milioni; convenzioni: 50 milioni". Totale: un miliardo e 190 milioni di provvista, dicono i magistrati, pronti per ungere le ruote. Ugliola, per ridurre i danni per se', qualcosa ha raccontato ai magistrati. Di Terzi, per esempio, ha detto: "Iniziai a corrispondergli somme di denaro per circa tre milioni al mese, oltre a 30- 35 milioni per la campagna elettorale, in cambio di notizie riservate e non ancora note sulle attivita' del Comune di Milano". Dunque, se e' vero quanto dice Ugliola, Terzi ha continuato la collaborazione con lui anche dopo le tangenti di Bresso. E si preparava per qualche affare piu' grosso a Milano: tanto, era a libro paga del comitato d'affari rappresentato dall'architetto Ugliola... Nell'affare di Bresso resta scottato anche un uomo del PDS. Roberto Almagioni, architetto, da sempre nel PCI, consulente del gruppo DS alla Regione Lombardia, arriva a Bresso chiamato dai suoi compagni di partito, quelli che avevano sollevato il caso. Dopo poco, salta il fosso e diventa consulente del Comune. Ma nei suoi conti i magistrati hanno trovato un pagamento di 50 milioni versati (a che titolo?) dall'onnipresente architetto Ugliola. "Io ai miei compagni avevo dato il mio parere" ha riferito Almagioni a Luca Fazzo su Repubblica "spiegando che e' naturale che il proprietario dell'area si ritrovi alla fine con un vantaggio volumetrico. A un certo punto, pero', il Comune di Bresso mi ha offerto un contratto di consulenza proprio in relazione all'area RAM". "Oh bella" replica l'intervistatore "e lei cos'ha fatto?" "Ne ho parlato prima con il PDS di Bresso, e loro mi hanno detto di essere assolutamente contrari. Ma io ho deciso di accettare ugualmente l'incarico. Da allora nei rapporti con i compagni di Bresso e' calata una certa freddezza." "Non e' difficile crederlo" gli risponde Fazzo. "Ma io" si difende Almagioni "del contenuto non mi sono occupato. Per fare un paragone, ero come un corriere che doveva recapitare un pacco lungo un percorso accidentato. Cosa ci fosse nel pacco io lo sapevo, ma non lo avevo confezionato io." Un bel pacco. Peccato per i protagonisti che alla fine, invece che in Regione, il pacco sia approdato in Procura. Vi e' un'altra storia riemersa a Bresso dalle nebbie del passato: quella dei permessi regionali e comunali concessi per l'apertura di un supermercato Esselunga. Anche questa e' una vicenda di strane e complicate relazioni tra politici, amministratori e imprenditori. Per evitare di dover chiedere un nulla osta regionale obbligatorio per gli esercizi commerciali superiori ai 1500 metri quadrati, la proprieta' finse di aprire due supermercati, ciascuno di 1000 metri (e' un trucchetto che si usa spesso, nella Nuova Tangentopoli). Alla fine, comunque, il nulla osta miracolosamente arrivo'. E chi ritroviamo anche nell'affare Esselunga? Michele Ugliola, "architetto da riporto", mediatore tra i politici e la proprieta'. Mattoni puliti Fabio Napoleoni, Claudio Gittardi e Giovan Battista Rollero, il terrore degli amministratori dell'hinterland milanese, gli scopritori della Nuova Tangentopoli, sono in realta' tre giovani magistrati molto rigorosi e discreti. Le loro inchieste procedono con le intercettazioni ambientali, i pedinamenti, lo studio tecnico degli atti amministrativi, le ricerche bancarie. Ormai sono finiti i tempi di Mani pulite, in cui imprenditori e politici facevano la fila davanti all'ufficio di Di Pietro per confessare. Il clima e' cambiato e per trovare prove della corruzione Napoleone e colleghi devono ricorrere a metodi usati soprattutto nelle indagini antimafia. E proprio alla Procura distrettuale antimafia e' andato a lavorare uno dei tre, Rollero, subito sostituito pero' nel "sottopool mattoni puliti" da una giovane magistrata, Daniela Isaia. La composizione del gruppo, nel tempo, e' poi piu' volte cambiata. Ma il metodo e' rimasto lo stesso: lavoro tenace e silenzioso. Mille imputati gia' condannati o rinviati a giudizio, senza alcun clamore. I tre magistrati avevano cominciato nel 1990, seguendo il filone politico del processo Duomo Connection, il cui "filone mafioso" era stato aperto da Ilda Boccassini. Avevano scoperto che uno degli imputati in quel processo, Sergio Domenico Coraglia, non andava soltanto per ore e ore nelle tv private a vendere via etere appartamenti e villette a schiera, ma batteva anche i comuni dell'hinterland milanese per convincere sindaci, assessori e funzionari (aiutandosi con saporite mazzette) a concedere permessi e licenze per costruirli, quegli appartamenti, quelle villette a schiera. Cosi' caddero le prime vittime dei tre ragazzi terribili, una quindicina di amministratori di Bollate, Carugate, Lainate, Liscate, Opera, Cesano Boscone, Valleve. Da allora non si sono fermati piu'. Hanno continuato con Sergio Sommazzi, un ex funzionario del Comune di Milano che si era messo in proprio e aveva impiantato un efficientissimo "ufficio pratiche veloci", dove a suon di tangenti si compravano e vendevano licenze edilizie espresse. Cosi' altre 250 persone (tra cui Salvatore Ligresti) erano incappate nei rigori della legge. Quasi 400 imputati sono stati poi portati davanti al giudice tra gli amministratori dei comuni dell'hinterland a sudest di Milano (Segrate, Pioltello, Trezzano, Pieve Emanuele, San Donato, Settimo Milanese, Noviglio...). Quasi tutti governati da giunte rosse, con assessori all'Urbanistica di solito PSI, sindaci spesso PCI-PDS e con Epifanio Li Calzi (architetto ed ex assessore comunista a Milano, arrestato per Mani pulite) a fare da eminenza grigia. Tra gli imputati in questa partita, anche Paolo Berlusconi, accusato di aver pagato una tangente di un miliardo e 300 milioni a PCI e PSI per ottenere le licenze per il Golf Club di Tolcinasco, nel comune di Pieve Emanuele. Molti degli imputati dei tre ragazzi terribili sono amministratori o dirigenti di cooperative, rosse e bianche. Altri duecento li hanno raccolti a nord di Milano, tra Rho, Cerro, Rescaldina, Nerviano, Legnano, Busto Arsizio. Poi, passando dalle licenze edilizie e commerciali alle irregolarita' nella manutenzione di immobili di proprieta' del Comune e della Provincia di Milano, hanno indagato altre 66 persone. In seguito sono passati alla lottizzazione nelle aziende sanitarie (ma il processo chiuso recentemente ha mandato assolti i politici della giunta regionale); alla corruzione nell'Ufficio tecnico erariale di Milano (43 indagati); alla corruzione presso la Motorizzazione civile (139 indagati). Ora Fabio Napoleone, che coordina il "sotto-pool", nella sua stanza al quarto piano del palazzo di Giustizia milanese riflette su come il fenomeno della corruzione continui comunque a riprodursi, come dimostrano le inchieste in corso. Su come non saranno i loro mille indagati a provocare il risanamento della politica e della pubblica amministrazione, risanamento che deve semmai venire dalla politica stessa e dalla pubblica amministrazione. E su come il Tribunale sia impreparato ad accogliere i "clienti" che la Procura gli invia: i processi si fanno troppo lentamente, i tre gradi di giudizio dilatano i tempi, dunque avvicinano quella amnistia strisciante che e' la prescrizione. Gli imputati lo hanno ormai capito: da tempo non chiedono piu' i riti abbreviati, il patteggiamento; preferiscono imbarcarsi per il lungo viaggio dei processi e aspettare di approdare al porto della prescrizione. E' piu' conveniente, costa meno. Intanto a Napoleone e colleghi continuano ad arrivare sempre nuovi "clienti". Tangentopoli continua. E Terzi? Scarcerato, e' tornato alla politica. Il suo partito lo ha forse sospeso, chiederete voi, in attesa del processo? Ma no: lo ha subito fatto diventare vicepresidente del gruppo di Forza Italia nel Consiglio comunale di Milano. Non c'e' stato neppure bisogno di votare: lo ha eletto per acclamazione. Il libro "Campioni d'Italia - Storie di uomini eccellenti e
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