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http://www.alcatraz.it/soci.html Libri - Federica Morrone Regaliamoci la Pace Conversazione con Tiziano Terzani e quindici contributi per una cultura di pace (Padre Benjamin, Giulietto Chiesa, Don Ciotti, Sergio Cofferati, Dario e Jacopo Fo, Franca Rame, Don Gallo, Margherita Hack, Jovanotti e altri). Edizione Nuovi Mondi. 7,00 euro. L'intero ricavato delle vendite sar� devoluto a Emergency. http://www.commercioetico.it/compraol/libri.html (Minimo d'ordine 32 euro) Il libro si pu� acquistare anche singolarmente mandando una mail a [EMAIL PROTECTED] e pagando 2,58 euro di spese di spedizione. Oppure telefona allo 075 9229777 Cacao Elefante
Il quotidiano delle buone notizie comiche L'essenziale delle notizie � sempre vero 30 novembre 2002 Edizione del
sabato
Questa settimana vi proponiamo la recensione di un
libro straordinario: "Regaliamoci la Pace" di Federica Morrone. Buona
lettura.
Il libro e' in vendita nelle migliori librerie e su www.commercioetico.it . Articolo 11 della Costituzione
Italiana
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parita' con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranita' necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Dedico questo libro a mia figlia che sta per nascere e a tutti i bambini, con la speranza che un giorno possano guardarci negli occhi rispettandoci per il mondo che siamo stati capaci di lasciare. Lo dedico a voi che state leggendo e che avete un grande compito: regalare ad almeno una delle persone che conoscete la convinzione che la pace sia l'unica scelta possibile. E' un regalo che l'umanita' intera si merita. La lunga conversazione con Tiziano Terzani, e' stata per me - e mi auguro possa essere cosi' anche per voi - oltre che uno straordinario ragionare sul significato profondo della pace, l'occasione per conoscere il suo particolare punto di vista sulla societa', sull'informazione, sulla politica, sul futuro. Terzani osserva senza filtri le nostre perversioni e quelle della nostra epoca. Spazia, con l'innocenza dei suoi occhi non assuefatti, dalla condizione della nostra televisione all'immagine della sua Firenze, paradigma di un'Italia che ha bisogno di recuperare i propri valori. E' stato un privilegio ascoltarlo, il tono della sua voce trasmette entusiasmo, passione, con un divertente intercalare toscano per nulla scalfito da anni di Oriente. Abbiamo parlato per un giorno intero, e io avvertivo come anche la vita che mi cresce in grembo, e che sta solo aspettando che io finisca di scrivere per nascere, fosse felice di accogliere le sue parole. Le nostre paure sul futuro non svaniranno, se continueremo a
fingere di non sapere che questo e' un momento cruciale. Il silenzio rende
complici di chi uccide, non nascondiamoci. Riappropriamoci dei grandi valori,
dei temi essenziali, di un uso etico del libero arbitrio, a fronte di un sistema
concentrato esclusivamente sui consumi e sull'appiattimento morale che questo
comporta.
Decidere finalmente di ascoltare la propria coscienza, suscita, all'inizio, uno stordimento tipico delle sensazioni cui siamo poco abituati; poi, a poco a poco, si tramuta in una bellissima vertigine. Federica Morrone
Dalla conversazionbe con Tiziano Terzano Federica Morrone:
Ti ho sentito dire che e' necessario riportare l'etica nella politica, perche' la politica deve essere etica. Regalando cosi' una grande responsabilita' a chi fa questo mestiere. Lo stesso richiamo all'etica dovrebbe valere per chi si occupa di informazione. Eppure entrambe le categorie professionali sembrano accomunate da un'inspiegabile reticenza quando si parla di pace. In una sorta di male interpretata par condicio si nota una tendenza generalizzata a non schierarsi mai completamente, lasciando sempre spazi disponibili a sottili distinguo. E' carenza di coraggio, opportunismo o il pacifismo stesso puo' non essere una scelta univoca? Tiziano Terzani: Trovo fondamentale riportare l'etica nella politica. La politica non puo' essere soltanto il giochino delle tre carte per fregare chi ti sta davanti. Se la politica diventa solo uno strumento per non andare in galera, allora abbiamo rinunciato alla civilta'. Il termine civilta', viene anche dal fatto che si fonda una citta', si sta tutti assieme, ci si danno delle regole etiche, cioe' si toglie l'animalita' al convivere. Per cui si supera la vendetta, tutti i miti dell'occidente sono fondati sul superamento della vendetta, che in fondo potrebbe essere un istinto naturale, "tu ammazzi, io allora ammazzo". La politica nasce proprio dal superamento di questo atteggiamento naturale. Se non riportiamo l'etica, cioe' una serie di valori su cui tutti siamo d'accordo nella politica, allora facciamo solo del piccolo cabotaggio, tornando a vivere senza nessuna regola. L'etica e' importantissima, il grande problema della sinistra, su cui tutti si arrovellano, e' che ha rinunciato alla propria etica. I comunisti poi, hanno fatto un errore madornale rinunciando ai principi sui quali avevano fondato un partito glorioso di cui mio padre era membro. Io non sono mai entrato nel partito, forse proprio perche' gia' ci stava mio padre o perche' c'era l'Unione Sovietica. Ma questa gente credeva in dei valori. Il mio babbo per tutta la vita ha creduto nella possibilita' di una societa' piu' giusta, e come lui tanti altri. L'errore e' stato buttare il bambino con l'acqua sporca. Quel bambino andava tenuto, bastava lavarlo e gettare, semplicemente, via l'acqua. Ora e' necessario tornare a dei valori. Qui voglio essere chiaro. Non sono i valori di una religione, ne' quelli di una ideologia marxista leninista, anche se chi ci credeva e' giusto continui a crederci. Cosi' come vorrei tanto che i cattolici credessero ai propri valori e che tutti trovassero una propria identita' alle radici della loro storia. Ma, secondo me, i valori su cui possiamo metterci d'accordo non sono quelli scritti nei libri, non appartengono a nessuna biblioteca, ma vivono nel cuore di tutti. Sono i piu' semplici. Esiste forse una civilta' che odia i bambini? E' comune fare bambini e amarli. E allora mettiamoci d'accordo: tu non ammazzi mio figlio, io non ammazzo il tuo. Se vogliamo scriviamolo pure, ma non ce ne sarebbe neanche bisogno, questi valori li capiamo tutti. Vivo in un mondo cosi' diverso da noi, incontro le donne col burqa, gli uomini con le barbe, eppure quando si arriva al dunque siamo tutti uguali. E' importante pero' affrontare la tua domanda su "pace e par condicio". Mia moglie e' tedesca, sono stato per trent'anni un giornalista tedesco, ho sempre sentito forte nella Germania questo problema dei nipoti che chiedevano ai nonni "ma tu che hai fatto per fermare il nazismo?". Questi vecchi spesso rispondevano di non essersi resi conto, di non sapere che ammazzavano gli ebrei; oppure si giustificavano dicendo di essere stati distratti dalle necessita' quotidiane, la famiglia da mandare avanti, i bambini che non mangiavano. Spero non sia cosi', adorerei essere smentito e poter ammettere di aver sbagliato su tutto, - purtroppo da un anno a questa parte sembra che io, parlando dell'Iraq, sia stato Cassandra - secondo me noi siamo in una situazione molto simile, i nostri nipoti un giorno ci chiederanno: "Tu che hai fatto? Che hai fatto quel giorno nell'autunno del 2002 per dire che non volevi la guerra che poi ha portato queste terribili conseguenze? Vedi nonno, io ho quattro occhi, ho il naso strano, ecco ce l'ho per le malformazioni genetiche delle bomba atomica. Tu che hai fatto per impedirlo?". Ecco, noi siamo in questa situazione ed e' oggi che dobbiamo dire e fare qualcosa. I distinguo sono inammissibili. Leggo con dolore certi editoriali di questi professori di definizione, che pontificano sul senso del pacifismo. Come se la lealta', la verita', il divino, potessero essere chiusi nelle gabbie delle parole. Alcuni riescono persino a scrivere che e' una colpa volere la pace. Brecht diceva "Parlare di alberi e' quasi un delitto", oggi parlare di pace in questi tempi di guerra sembra essere un delitto. Credo che il silenzio sia gia' di per se' un orribile misfatto in questo momento, e' un crimine stare zitti. Preferisco quelli che dicono "voglio la guerra", almeno provo a parlarci, a discutere, a far comprendere le ragioni della pace. Lo dico tutti i giorni: parliamo a quelli che vogliono la guerra. I piu' orribili sono quelli che stanno zitti o quelli che distinguono: "io sarei per il pacifismo ma non il pacifismo alla Gino Strada, io sono per un pacifismo diverso". La pace e' la cosa piu' naturale, la gente vuole la pace. Certi intellettuali improvvisati, sui giornali e in televisione, complicano cio' che e' semplice. Io dico sempre ai giornalisti: la vostra missione e' semplificare cio' che e' complicato. Oggi mi hanno chiamato per parlare del Kashmir. Li' la situazione e' difficile. Ma se si continua a guardare in un conflitto chi ha ragione e chi ha torto non se ne esce mai fuori, si ritorna ad Adamo ed Eva. Guardiamo la situazione in Israele. Non cerchiamo chi ha ragione o chi ha torto, mettiamoci d'accordo. Troviamo non cio' che divide, ma cio' che unisce. E' buono cio' che unisce, cattivo cio' che separa. A unire e' il desiderio comune a entrambi di vivere in pace. Gli israeliani non si divertono a sparare missili sulla folla o a bombardare gli ospedali dove sono stati portati i feriti, spero non siano diventati tanto crudeli. E i palestinesi non amano certo farsi saltare in aria. Dovrebbero dirsi: smettiamo di chiederci chi ha torto o ragione, troviamo cio' che ci unisce. E' l'unico modo, ed e' davvero cosi' folle, cosi' assurdo? F.M. Nella tua vita hai scelto di non "appartenere" mai a
partiti o associazioni. Oggi non solo hai voluto firmare l'appello alla pace di
Emergency, ma hai anche affermato la necessita' di esserci, di dover lottare.
Cosa ti ha portato a prendere questa decisione?
T.T. Tutta la mia vita sono stato appartato, da giovanissimo avevo anche l'illusione che il giornalista dovesse essere obbiettivo, sai queste idee che si hanno sempre all'inizio. Poi mi sono accorto che, non solo non sarei stato obbiettivo, ma che mi piaceva essere soggettivo. E lo confessavo anche: non fidatevi di me, ho due occhi, due orecchi, un naso, una bocca, e' chiaro che selezioni, che veda le cose a modo mio, pero' te lo dico con sincerita'. Istintivamente mi sono sentito sempre intrappolato nelle cose organizzate. Sono sempre stato uno che va per conto suo, un solitario, i miei piu' grandi compagni nei viaggi sono stati i libri, non gli altri uomini. Eppure questo appello di Emergency mi ha stanato. Tu conosci la mia storia. Avevo chiuso con il giornalismo, avevo chiuso con la quotidianita'. Le abitudini mi pesavano ormai, la vita era diventata una sorta di piovra con mille braccia che mi portava sempre nel banale, il telefono, i conti, le stesse situazioni...Volevo dedicarmi ad altre cose. Ed e' anche comprensibile, trent'anni di viaggio "fuori", sono voluto andare a vedere se potevo viaggiare "dentro". Poi l'11 settembre mi ha sconvolto, quello che sta avvenendo ora ancora di piu'. Ho trovato che l'appello di Emergency fosse perfetto, perche' era essenziale, non pretendeva niente, non dava giudizi, diceva solo cose semplici: non ammazziamo, non vogliamo altri massacri. Impossibile non sottoscriverlo. Poi ho sentito forte la necessita' istintiva di dire la mia, di farmi vedere. Da quando ho firmato esco in piazza, mi faccio vedere in giro con la mia barba bianca, perche' credo che questo sia il momento in cui bisogna farsi contare. E' necessario poter dire "io c'ero". Quando i miei nipoti o i loro figli chiederanno a chi mi e' sopravvissuto: "ma quello la' con la barba, cosa ha fatto a quel tempo?", almeno potranno sentirsi rispondere che ha messo un lenzuolo bianco fuori e ha urlato alla gente: cerchiamo di fare la pace, non andiamo in guerra. Sento forte che ognuno deve fare qualcosa e sono felice di aver preso questa decisione. Mi piace anche apparire un po' ridicolo a volte. Tutti dovremmo scendere da cavallo, smettere di prenderci troppo sul serio, e' stupendo essere ridicoli. Alla mia eta' si puo' anche essere presi per matti, l'importante e' far arrivare il messaggio. Una delle cose che mi ha fatto piu' piacere recentemente e' ricevere il premio del "bambino permanente", proprio io che detesto i premi e cerco di non accettarli perche' credo siano tutti un inciucio. Ma questo si' che e' davvero prestigioso, i bambini sanno. Cosi' questo bambino permanente trova sia bellissimo andare per le strade con i giovani a dire "non vogliamo la guerra"... Siamo stati seduti per delle ore uno di fronte all'altra, le
gambe incrociate, fuori un giardino di olivi vegliati da un Ganesh sorridente,
Firenze sullo sfondo. Il cielo limpido della mattina si e' trasformato in
temporale nelle prime ore del pomeriggio, poi e' tornato di nuovo il sereno.
Sono le sette di sera, l'ultimo raggio di sole si riflette sulla barba bianca di
Tiziano e nei suoi occhi luminosi.
Saranno gli argomenti che abbiamo trattato, il calore con cui Angela e Tiziano mi hanno accolta nella loro casa, la semplice disponibilita'. Quel non voler essere maestro ma uomo capace di trasmettere molto di piu' di chi ha la pretesa di insegnare. Sara' che le donne negli ultimi giorni di gravidanza piangono sempre; il risultato e' che io sia commossa. Stiamo facendo qualcosa, e' una piccola luce, lasciamo che i bambini del futuro possano vederla. Da un anno tengo uno straccio bianco fuori dalla finestra nei vicoli del centro di una capitale troppo distratta. In questi giorni, finalmente, ne ho visto spuntare timido un altro, questo mi fa sperare che presto si moltiplicheranno. Ormai sono grande, ma non ho smesso di credere ai miei sogni. "La guerra che verra' non e' la prima.
Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell'ultima c'erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente". (B. Brecht) Per aquistare il libro direttamente on line http://www.commercioetico.it/compraol/libri.html
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