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Il quotidiano delle buone notizie comiche L'essenziale delle notizie � sempre vero 07 dicembre 2002 Edizione del sabato Recensiamo questa settimana il libro "L'aliena -
Messaggi dalla galassia Cronaca di un incontro ravvicinato" di Vittorio
Brancatelli. Buona lettura.
L'ALIENA
Messaggi dalla galassia Cronaca di un incontro ravvicinato di Vittorio Brancatelli (c) Copyright 2002 J. AMBA EDIZIONI ESCATOLOGIA ALIENA
Prologo
Sono passati vent'anni da allora, da quando ho
vissuto l'avventura piu' straordinaria e incredibile della mia vita. Finora non
avevo avuto il coraggio di metterla per iscritto. L'avevo raccontata a tanti,
amici e non, francamente non ricordo chi avesse creduto alla sua veridicita'. I
piu' ritenevano che fosse parto della mia fantasia, dovuto ai libri di
fantascienza che ho letto. Cio' mi aveva scoraggiato e avevo sempre rimandato
aspettando tempi migliori.
Ritengo che i tempi siano finalmente maturi. Le scoperte delle varie sonde, su Marte e intorno ai pianeti del sistema solare, hanno fatto capire ai piu' le dimensioni dell'universo e l'isolamento della Terra da ogni comunicazione spaziale. D'altra parte sono aumentati gli avvistamenti UFO, ingigantendo il mistero che li avvolge. La sete di spiritualita' che oggi si riscontra, palesata dall'aumento di gruppi religiosi, sette, aggregazioni spiritualistiche spontanee, dimostra che l'uomo sente dentro di se' piu' grande il bisogno di risposte e le cerca ovunque riscoprendo le antiche e altrui religioni o approfondendo le proprie. Non e' mia intenzione approfittare del maggior interesse per questi argomenti, ma ritengo che la mia avventura con tutto il bagaglio di conoscenze di cui e' arricchita possa essere utile a tanta piu' gente di allora. Non c'e' in me la voglia di apparire diverso da quello che sono, cioe' un qualsiasi uomo di media cultura che ha avuto la fortuna, o la sfortuna, di avere avuto un incontro ravvicinato completo con un alieno. La cosa ha cambiato tutta la mia vita, poiche' dopo quell'esperienza non e' stata piu' la stessa: l'ho dedicata all'approfondimento di quei dati e quegli spunti che mi sono stati svelati. E' tempo di affrontare le nostre realta' da un punto di vista un po' piu' ampio, che non sia solo quello di terrestri ciechi e dimentichi dell'infinito, fatto di innumerevoli stelle, mondi e galassie, che circonda il pianeta, quasi che quell'infinito sia stato inutilmente messo li' per caso, o chissa' per quale utilizzo! Affrontiamo dunque quegli interrogativi che affiorano da tempo immemore sulle nostre labbra e ricacciamo negli anfratti piu' reconditi del dimenticatoio per non esserne coinvolti, piu' per timore che per mancanza di risposte. Poniamoci allora le domande, oggi e' possibile avere quelle risposte! Bisogna solo avere il coraggio di vedere le cose da punti di vista diversi da quelli cui siamo abituati. E' necessario mettere in dubbio ogni nostro credo, ogni nostra precedente convinzione, accettando umilmente di guardare, cercando di capire, anche cio' che a prima lettura puo' sembrarci fantastico o pura invenzione. La verita' non e' mai da una sola parte, ma ogni cosa ne contiene un frammento e solo se sapremo raccogliere questi frammenti riusciremo a mettere insieme la grande Verita' che circonda il nostro Universo e quindi il pianeta Terra, suo granellino infinitesimale. - Chi siamo noi uomini? - Qual e' lo scopo del nostro vivere? - Cos'e' l'universo? - Siamo soli in un universo cos" enorme? - Perche' e' cosi' grande, mentre la durata della nostra vita e' cosi' breve? - Esistono gli extraterrestri? - Se esistono perche' ci sorvolano e non si mostrano? - Come mai - questa e' la domanda piu' drammatica - non ci fanno neanche schiavi? La storia che sto per raccontarvi vi fornira' le risposte precise a quelle e ad altre domande sulla vita e la morte e anche sul dopo morte da un punto di vista extraterrestre. Ecco il perche' del titolo: Escatologia Aliena. Escatologia, parola composta dal greco escatos che significa ultimo e logia che sta per conoscenza, quindi, da vocabolario: dottrina degli ultimi fini, cioe' quella parte delle credenze religiose e filosofiche che riguarda i destini ultimi dell'umanita' e del mondo, in senso piu' generico anche il modo in cui e' concepito l'aldila'. Non pretendo che voi ci crediate. L'unico mio scopo e' quello di aggiungere un altro frammento di verita' che, unito agli altri in vostro possesso, possa aiutarvi a giungere alla Verita' assoluta. Vi avverto pero' fin d'ora, affinche' possiate scegliere se andare avanti o fermarvi, che nel momento in cui conoscerete i misteri dell'universo, della galassia e della Terra, non potrete piu' ignorarli, indipendentemente dal fatto che vogliate crederci o no. Ho cercato di mettere le rivelazioni ottenute dall'alieno in un racconto che vi sia meno noioso possibile. E' la prima volta che mi cimento con la prosa: siate clementi con me e cercate se possibile di guardare piu' al contenuto e non al contenitore. Un'ultima cosa voglio puntualizzare: c'e' sempre una soluzione a tutto. Per risolvere un problema e' pero' indispensabile disporre di tutti i dati necessari. L'uomo ha sempre trovato le risposte a tutto quello su cui si e' impegnato tranne su questi temi, da sempre dominio delle religioni, che hanno purtroppo impedito di andare oltre i limiti delle conoscenze delle religioni stesse. Ecco perche' fino ad oggi la risposta ad ogni domanda era mistero, non conoscevamo ne' potevamo conoscere i dati relativi alla situazione che circonda l'uomo, la Terra, la galassia, l'universo tutto. Il problema fondamentale attuale non e' trovare una o la soluzione, ma e' la ricerca dei dati. In poche parole, se non conosciamo la nostra situazione in tutta la propria interezza, qualunque soluzione troveremo sara' sbagliata perche' carente di dati sostanziali. Quello che sto cercando di farvi capire e' che tutto cio' che oggi presumiamo di conoscere sull'organizzazione dell'universo oppure su temi spirituali come inferno, paradiso, angeli, diavoli, spiriti, e' in buona parte falso, perche' si basa su mancanza di conoscenza. Cio' vuol dire, semplicemente e nient'altro di piu', che abbiamo ancora bisogno di scoprire tante cose per azzardare delle risposte certe. Sta a voi con la vostra intelligenza comprendere e vagliare questi nuovi dati in modo che, aggiungendoli alle vostre conoscenze, potrete avere un nuovo punto di vista piu' completo della nostra situazione. Ricordate che, se doveste avere delle difficolta' o per altro motivo, potrete sempre contattarmi attraverso il mio editore e saro' ben felice di approfondire con voi cio' che vi sta a cuore. Buona lettura! Vittorio Brancatelli
Capitolo 1. La Gita
Capitolo 2. Rifugio Capitolo 3. La Cosa Capitolo 4. Rivelazioni Capitolo 5. Spiegazioni Capitolo 6. Partenza Capitolo 7. La Teoria dell'universo Capitolo 8. Sexi Sfera Epilogo Capitolo 3 La Cosa Quando mi risvegliai ebbi la sensazione di essere solo. Tastai
il letto: la' dove era stato il corpo caldo di Sonia era vuoto. Per un attimo mi
sembro' che quella notte, unica per le mille sensazioni che mi aveva offerto
cosi' in abbondanza, fosse stata un sogno. Mi lasciai cullare sentendomi fremere
al ricordo.
Mi scossi di mala voglia. Guardandomi intorno trovai il biglietto che Sonia mi aveva lasciato sul comodino. Svegliatomi del tutto, lo lessi: Caro Vittorio, come ti ho detto non ci siamo incontrati per caso. Sono convinta che ci incontreremo di nuovo. E non sara' per caso! A presto allora. Che la prossima volta il nostro incontro sia ancora piu' bello e chissa', anche piu' duraturo. Con affettuosa amicizia Sonia. Avrei preferito che non se ne fosse andata, che fossimo rimasti insieme anche oggi. Al diavolo la montagna e la scalata! Almeno mi avesse dato un appuntamento piu' preciso! Invece no! Dovevamo affidare il nostro futuro incontro a quella forza imponderabile che per lei non era casuale, ma una spinta interiore capace di muoverci gli uni verso gli altri come una forza gravitazionale. E se con il nostro incontro questa forza per noi due si fosse esaurita? Non ci saremmo mai piu' incontrati. Questo pensiero mi infastidi'. Desiderai con tutto me stesso che non fosse ancora partita. Guardai l'orologio: erano gia' le nove del mattino. Citofonai al portiere per chiedere di Sonia e dei suoi amici. Erano gia' andati via e non sarebbero tornati. Restai deluso! Mi dovetti rassegnare e accettare il fatto compiuto. Feci una doccia calda, ne avevo proprio bisogno, mentre mille pensieri si affollavano nella mia testa. Ripensai ai dolci momenti passati. Il sangue mi si rimescolava dentro. Tentai di scacciare quei pensieri, che, anche se dolci, mi riempivano di nostalgia e mi facevano desiderare Sonia. Mi sembrava di stringere ancora il suo corpo tra le mie braccia, tanto erano caldi e vivi quei momenti di intensa esperienza fisica. L'acqua calda scivolava sul mio corpo e indugiai su quel calore che mi ridonava energie. Mi sentii affamato. Non volevo neanche pensare alle vite precedenti. Ma i pensieri non si riesce a controllarli e mi ritrovai a considerare tutto cio' che Sonia mi aveva detto. La cosa che piu' mi aveva colpito era la storia della natura matrigna. Aveva parlato di universo scellerato, citando tutte le cose ripugnanti di questa vita. Nitide mi vennero in mente le sue parole: "Dov'e' la perfezione nel mangiare, nell'uccidere per doverci cibare, negli escrementi, nella putrefazione della morte..." Finora avevo sempre visto le cose con l'ottica cristiana, dove un Dio di perfezione crea l'uomo a Sua immagine e somiglianza e lo pone in un paradiso di perfezione e bellezza. Era poi il suo peccato originale a portarlo al male e quindi fargli perdere tutti i privilegi di quel paradiso che adesso non meritava piu'. La storia era alquanto romanzata e forse improbabile, ma era per me l'unica spiegazione che avevo delle origini dell'uomo e non riuscivo a vedere diversamente. Ma adesso lei, come una meteora che precipita su un pianeta devastandolo, aveva scombussolato tutti i miei dati stabili e mi sentivo alquanto confuso. "Perche' un universo cosi' smisurato per un uomo che non potra' mai uscire dal suo pianeta?" Gia', perche'? Non avevo risposte! "Doveva essere un Dio malvagio, un demone appunto, per creare tanta miseria." Queste e altre parole mi rintronavano ancora nelle orecchie e feci fatica a non pensare a tutte le incongruenze di questa vita che la sensuale filosofa Sonia aveva insinuato in me. Ma la fame, o forse il mio ottimismo, mi fece reagire e con mio sommo piacere mi accorsi che dopo tutto valeva la pena vivere questa vita con tutti i suoi enigmi e tutte le belle Sonie che vi si potevano incontrare. Mi sentii felice di essere vivo e giovane. Nuove energie mi stavano pervadendo. Mi affrettai a finire le pulizie personali, preparai il mio zainetto e scesi per la colazione. Non c'era piu' nessuno al bar. Tutta quella gente che avevo visto il pomeriggio e la sera prima doveva essersi rimessa in movimento per raggiungere la meta. Anch'io non vedevo l'ora di mettermi in marcia. Volevo raggiungere la cima del Pizzo dei Tre Signori. La giornata era splendida. Si vedeva la cima sulla destra del rifugio: ci voleva almeno un'ora per raggiungerla, cosi' di buona lena mi incamminai per il sentiero. L'alto pascolo era invaso da mucche che placidamente brucavano l'erba, mentre nella malga sottostante non si vedeva anima viva. Tutto era quiete e pace. La montagna da' sempre questa sensazione di stasi, come se il tempo si fermasse o scorresse a ritmi piu' lenti. Forse la nostra ansia interiore si placa dinnanzi a queste cime possenti, a questi spazi infiniti, mentre il nostro essere spirituale pare respirare piu' intensamente in una dimensione piu' consona. Camminavo lentamente guardandomi intorno e godendo di quell'aria, di quella atmosfera e dei colori che la montagna mi offriva. Mi sentivo piu' vicino al cielo. Senza che me ne accorgessi mi ritrovai a pensare alle parole di Sonia. Come poteva tanta bellezza sposarsi con le brutalita' e le violenze della vita, con la noia quotidiana, con la lotta? Perche' questi contrasti? Ma forse e' proprio questo il senso della vita, nel sapere mescolare e mitigare il bene con il male, il bello con il brutto e cosi' via. Ma chi ha voluto tutto questo e perche'? Perche' noi uomini ci troviamo in un mondo che non abbiamo ne' voluto ne' scelto? Dio aveva voluto metterci alla prova dopo il peccato originale e questi contrasti erano frutto proprio del peccato con cui tutti nasciamo? Non e' che ne fossi molto convinto, ma l'unica cosa che poteva venirmi incontro era appunto la religione, nella cui educazione avevo trascorso l'infanzia. La risposta poteva essere nelle vite precedenti, nella metempsicosi? La nostra religione non parla di reincarnazione ne' di vite precedenti, ma solo di vita dopo la morte. Eppure Sonia aveva detto che la Chiesa e anche Gesu' erano a conoscenza di tali fenomeni. E se fosse vero che Dio avesse creato degli esseri appunto a Sua immagine e somiglianza? Lui non ha un corpo come il nostro! Cosa c'entrano allora i nostri corpi di materia? Poteva aver creato dei puri spiriti come Lui, che per un qualsiasi motivo si erano poi ribellati a Lui. La storia poteva tornare. Nella Bibbia si parla di puri spiriti che si ribellarono a Dio. C'e' un problema pero': quelli sono i demoni, i diavoli. Un'idea assurda ma logica stava balenando in me e mi sentii rabbrividire. Credetemi, non ve l'avrei mai esternata, se i fatti successivi non mi avessero poi confermato quanto questa mia folle idea si avvicinasse alla nostra triste realta': che forse potessimo essere proprio noi quei poveri diavoli che vivono fin da allora? Gia', saremmo dei poveri diavoli! Questo pensiero spiritoso oggi potrebbe far sorridere. Allora mi venne la pelle d'oca e un formicolio mi pervase testa. Paura? Per vincere appunto la paura, decisi di approfondire questa idea. Volevo andare avanti, perche' no? Mi sentivo un libero pensatore che non vuole essere imbrigliato da concetti religiosi bloccati nel tempo, delimitati da scritture pseudo sacre. Nessuno deve impedire il pensiero! Su questo ero d'accordo con Sonia. Nessuno puo' tarpare le ali alle idee. Piu' una direzione e' proibita e piu' ci sente attratti. Siamo noi quei poveri diavoli? La domanda mi stimolava. Erano stati forse loro, quindi noi, che vivendo da sempre avevano creato tutto cio'? Poteva essere una risposta! Come mai allora non ricordiamo niente? Mi sentivo di nuovo al punto di partenza. C'erano troppi misteri. Ma continuavano a frullarmi nella testa e piu' cercavo di scacciarli, piu' mi rintronavano. Non avevo risposte concrete. Non volevo impazzire! Trovai quindi facile concludere che era tutto inutile. Nessuno mai potra' dare risposte soddisfacenti, mi dissi. Che vale allora lottare per avere risposte che non si avranno mai? La montagna mi venne in aiuto. Il tratto era in forte pendenza, mi concentrai sul tragitto e aiutandomi anche con le mani mi portai fin sotto il roccione che costituiva il Pizzo. Era gia' trascorsa piu' di un'ora da quando avevo lasciato il rifugio e non me ne ero nemmeno accorto, assorto com'ero nei miei pensieri. Fu allora che notai una scia nel cielo che si muoveva in modo irregolare. Sembrava ondeggiare anziche' muoversi in modo rettilineo, scendendo poi verso di me ad una velocita' pazzesca. La scia divenne un aereo, sempre piu' grosso. Mi sembro' immenso nel momento in cui supero' la cima del Pizzo, sfiorandola quasi e scomparendovi dietro. Tutto avvenne in una frazione di secondo, o tale mi parve. Con la stessa velocita' la montagna parve scuotersi in un tremendo terremoto. Subito dopo esplose un rumore assordante. Un boato mi rintrono' nelle orecchie, intontendomi piu' della scossa stessa. Mi tenni forte contro una roccia per non cadere a terra, mentre i pensieri piu' neri si impossessavano di me. Cos'era, cosa era successo? Trattenni il fiato, quasi temendo di dover saltare in aria anch'io. Una nube nera si levava verso il cielo da sopra la cima della montagna, che mi riparava la vista del disastro che paventavo. Mi feci forza e mi arrampicai su per la cima del Pizzo. Una sciagura aerea. Chissa' quanti morti. Gente ferita, dilaniata dall'urto. Continuai a salire concentrandomi sulla roccia e sui miei passi. Raggiunta la cima, potei finalmente affacciarmi sull'altro versante. La prima cosa che vidi fu una massa scura. Un misto di fumo, polvere e vapore che saliva emanando un odore acre e pungente, irrespirabile. Mi tirai indietro istintivamente per riprendere fiato. Decisi di aspettare che la nube nera che si stava formando poco a poco si diradasse. Temevo per i feriti intrappolati dentro quell'immane rogo. Ero impaziente di scoprire cosa fosse successo. Volevo potermi muovere, fare qualcosa, organizzare dei soccorsi, che sicuramente sarebbero stati necessari. Mi guardai intorno per vedere se per caso accorresse qualcuno. Possibile che dal fumo e dalla scossa provocata dall'impatto, quasi un piccolo terremoto, non fosse stato richiamato nessuno? Mi misi in ascolto. Non si udivano voci ne' suoni. Sembrava che tutto fosse sospeso in un istante senza tempo. Mi sentii paurosamente solo. Ero... solo! Ma c'era quel disastro. Malgrado la situazione, mi sentivo perfettamente lucido. Mi capita nelle emergenze di trovare, non so come ne' dove, delle riserve di lucidita'. Mi ricordai che, in passato, tale lucidita' mi era tornata utile, mi aveva salvato da situazioni, che, pur non essendo di per se stesse gravissime, potevano portarmi a morire, se non risolte con prontezza di spirito. Mi fece piacere riuscire ancora, malgrado la situazione, a fare divagazioni sul passato. Guardai verso il laghetto. Per essere piu' corretti, dove ritenevo avrebbe dovuto esserci il laghetto, per scoprire qualcosa tra quel fumo nero che stava man mano diventando sempre piu' chiaro. Il calore mi investi' e dovetti ritirarmi riparandomi dietro la roccia. Il fuoco doveva essersi spento, ma doveva ancora permanere una temperatura tremenda per generare tanto vapore. Dovetti aspettare almeno un'ora prima che la colonna che aveva sostituito il fumo cominciasse a scemare, tanto da consentirmi di vedere cosa nascondeva. Finalmente, timidamente, mi accostai al ciglio per guardare. Guardai in basso. Rimasi di sale! Il laghetto non c'era piu'. C'era una "cosa". Al suo posto brillava la "cosa"! Enorme! Attesi ammutolito. Ero affascinato. Era ancora surriscaldata e luminescente, lo attribuii all'attrito atmosferico e all'impatto contro la montagna. Ma che "cosa" era? Non volevo, temevo definirla. Mi sovvenne un termine che si adattava perfettamente: UFO. Non poteva che essere un UFO: "Oggetto volante non identificato". Pensai, non volera' piu'. Nel mezzo di questi colti pensieri mi accorsi che un portello si stava ribaltando da un fianco dell'oggetto, formando uno scivolo. Mi misi a guardare incuriosito e intimorito allo stesso tempo. Non accadde nulla. La porta si era aperta e nient'altro. Non usci' nessuno, tranne un po' di vapore. Mi guardai intorno. Avrei voluto che qualcun altro avesse diviso con me quella scoperta sconcertante. La sorte non mi favori'. Ero solo. Intorno a me regnava il piu' assoluto silenzio. Le cicale e i grilli avevano smesso il loro assordante frinire. Neanche gli uccelli si udivano. Osservando meglio, non si vedeva volare neppure un insetto. Era l'atmosfera di attesa e sgomento che precede il mistero e che riveste ogni cosa sconosciuta. L'atmosfera che si respira nell'avventura per chi avesse avuto il coraggio di stendere le mani e afferrarla. Nel mio caso dovevo solo scendere la collina e addentrarmi nell'ignoto che a braccia aperte, o meglio a bocca spalancata, mi aspettava. Che fare? Qui si convien lasciare ogni sospetto ogni viltate convien che qui sia morta Chissa' perche' in certi momenti ci vengono in mente la cose piu' strane. Non erano poi cosi' estranei quei versi di Dante che mi sovvennero, reminiscenza dei miei studi classici, forse inconsciamente mi sentivo come il sommo poeta. Dante Alighieri, poeta si', ma cosi' sommo non mi era mai sembrato. Lo ritenevo dicitore in versi di pensieri, detti e conoscenze dell'epoca. Aveva sprecato una grossa occasione per essere originale. Si era limitato a dire solo tutto cio' che era "il sentito dire" che rispondeva pedissequamente alle conoscenze dell'epoca, senza nessun volo pindarico, senza nessuna invenzione propria. Povero Dante, chissa' cosa avrebbe detto davanti a questa visione? Io stavo realmente per entrare in un inferno o forse in un paradiso. Cosa mi aspettava dentro quella che ritenevo essere una nave spaziale? Dante aveva immaginato il suo viaggio, io invece lo stavo proprio intraprendendo. Speravo proprio fosse un viaggio in paradiso. Osservai l'UFO. Era veramente spaziale? O era un manufatto terrestre di qualche potenza straniera? Ero piu' propenso a credere si trattasse di qualcosa di alieno. Era troppo grande per poter essere stato lanciato da noi. Aveva una perfezione e anche una certa bellezza di forme che andava oltre tutto cio' che fin'ora avevo visto in fatto di veicoli spaziali. Andava oltre anche l'immaginazione dei disegnatori dei romanzi e dei fumetti di fantascienza di cui ero assiduo lettore. Decisi di guardare la "cosa" prima di prendere una qualche decisione che avrebbe potuto crearmi problemi. Osservai bene l'oggetto e notai che era di forma sferica, ovale, veramente enorme. Riempiva tutto il lago, che era sparito nell'impatto, e toccava i fianchi delle cime che circondavano la conca. Abbozzai approssimativamente un diametro di duecento metri: uno stadio come San Siro, pensai sbalordito! E se conteneva anche i settantamila di San Siro? Poteva esserci un esercito di invasione! Mi resi conto che la cosa era assurda. Un viaggio stellare dovrebbe essere molto lungo e ci vuole molto spazio per stivare il cibo necessario per settantamila uomini, per quanto piccole possano essere le razioni speciali create per simili viaggi. Era meglio farmi coraggio e andare a vedere! Chiamare aiuto? E se nel frattempo l'Ufo se ne fosse andato? Mentre rimuginavo in preda a tali dubbi, mi trovai istintivamente a muovermi verso la nave spaziale. L'oggetto continuava ancora a splendere di luce propria. Discesi dal roccione lungo il sentiero. Attraverso la scarpata mi diressi verso il punto piu' vicino alla porta della nave, che era ancora aperta e silenziosa. Mi assalirono mille timori. Volevo tornare indietro. Sentivo che la cosa migliore da farsi era chiamare gente. Meglio non essere solo in questa impresa. Ma qualcosa mi affascinava e mi attirava. Mi azzardai a salire su quella passerella aperta e invitante. Con passo incerto mi avviai per introdurmi nell'Ufo. Mi fermai sulla soglia. Ero attento ad ogni rumore o movimento che mi segnalasse la presenza di qualcuno o qualcosa, non sapendo con chi o con che cosa potevo avere a che fare. Pensai agli alieni dei numerosi romanzi di fantascienza, il cui genere mi aveva sempre attirato e di cui avevo letto i migliori autori. Mi vennero in mente le riproduzioni che i film si erano divertiti a fare di mostri sempre piu' orripilanti e cosi' poco umani. Chissa' perche' la fantascienza aveva sempre posto l'uomo al centro dell'universo, unico abitante cui spettasse l'onore e l'onere di colonizzatore? Ora accadeva il contrario davanti ai miei occhi. Avevo l'occasione di venire a contatto con alieni. Scoprirne le sembianze. Stavo per svelare uno dei grandi insoluti dell'universo! E se non trovavo nessuno? La nave poteva essere disabitata! Poteva essere solo una nave esploratrice come i nostri satelliti artificiali. Ne orbitano cosi' tanti attorno al nostro pianeta e quanti ne abbiamo spediti nello spazio. Se quella era una sonda esplorativa priva di equipaggio, aveva portato a termine la sua missione? Iniziata quanti anni prima? Lanciata da chi? Troppi interrogativi! Mi sforzai di non pensare. Mi mossi decisamente dentro la nave. Mi addentrai lungo il corridoio che si vedeva dall'ingresso. Mi guardai intorno, voltandomi ancora. Volevo vedere se per caso qualcuno fosse arrivato, attratto come me dall'esplosione o dal fumo. Non vedendo nessuno, mi feci forza e procedetti verso la sala che cominciavo a vedere in fondo al corridoio. Udii un tonfo sordo. Mi voltai di scatto! Il cuore batteva all'impazzata! Era tardi. La trappola si era chiusa! Mi sentivo un topo. Mi consolai pensando che il mio formaggio era stata la curiosita', la molla che muove ogni essere raziocinante e cio' mi fece sentire meno stupido. Il rischio forse valeva la candela! Non avevo vie di scampo. Potevo solo procedere. Volevo andare avanti! Scoprire quale destino mi era riservato. Senza timori avanzai con lo spirito del pioniere che si avventura verso l'ignoto, il cui alito potevo gia' sentire, la cui presenza era tanto forte che vacillai. Mi ritrovai in una sala. Ritenni fosse il posto di comando della nave stessa. Era immensa. Sul fondo si notava una consolle con una serie di monitor e spie e quadri e luci che si accendevano e spegnevano. C'era una strana luminosita' e s'udiva un ronzio leggero ma fastidioso. Mi guardai intorno per abituarmi a quella luce e vedere meglio tutto cio' che quella strana sala conteneva. Mi avvicinai piano con la sensazione di profanare un luogo religioso, guardandomi continuamente alle spalle. Udii un leggero fruscio o rantolo umano. Non riuscivo a definire cosa fosse. Mi allarmai. Tesi tutte le mie facolta' percettive per riudire il rumore ed individuarne la provenienza. Fu piu' forte e deciso questa volta. Era un qualcosa di umano, come un lamento. Proveniva dalla poltrona che dominava la consolle, davanti a me. Restai per un attimo senza fiato. C'era forse un altro essere? Come me? Altrimenti, come? Senza muovermi non avrei saputo. Mi decisi facendomi coraggio. Superai la poltrona per poter guardare e vidi. Dei capelli biondi. Lunghi. Un viso bellissimo, di donna. Pallido. Sofferente per l'impatto, pensai. Indossava una tuta di uno strano materiale: aderendo perfettamente le modellava la figura riversa sulla poltrona, che appariva di una perfezione statuaria. Non potei fare a meno di ammirarne la bellezza e questo fece tacere i miei timori. Provavo adesso un sentimento di compassione. C'era una creatura sofferente! Era secondario che fosse amica o nemica. Era solo una creatura e mi avvicinai di piu'. Le misi una mano in fronte. Stavo per prenderle il polso per sentirne i battiti, quando lei apri' gli occhi. Mi guardo'. Impaurita dapprima, poi, ritrovato il coraggio, con aperta sfida: "Chi sei e come osi toccarmi?" Io la guardai. Mi pareva piu' confusa che impaurita. Appariva evidente in lei una forza, un'abitudine al comando che il suo stato confusionale non riusciva a nascondere. "Sono Vittorio, e tu chi sei?" I suoi occhi penetranti scrutavano in me come lame. Frugavano nella mia mente per trovare ogni risposta. Parve rasserenarsi, capendo che per lei io non costituivo alcun pericolo. Tento' di alzarsi con enorme fatica. Si sollevo', premette un pulsante, poi si risedette piu' tranquilla. Aveva ripreso completamente il controllo della situazione. "Come sei entrato qui e perche' sei stato tanto pazzo da farlo?" Apparve silenziosamente un robot. Sembrava scivolare sul pavimento senza toccarlo. Pensai al cuscino d'aria degli hovercraft. Si avvicino' alla donna e attese ordini. "Fammi una relazione completa dei danni e dei tempi per ripararla." "Riparazione in atto, portello aperto per impatto gia' chiuso. Intruso al tuo cospetto e' l'unico introdotto. Copertura mimetica gia' in funzione. Tempi riparazione quattro ore nave." Lo disse in una strana lingua. Lei glielo fece ripetere in Italiano, perche' voleva che io capissi. Mi accorsi solo allora che aveva parlato con me nella mia lingua fin dal primo momento - evidentemente, pensai, era da tanto che spiava e seguiva le nostre emissioni radio. Chissa' quante altre lingue conosceva. Chi era questa astronauta? Da dove veniva? Quale pericolo rappresentava per l'umanita'? Mentre ero immerso in questi pensieri, lei congedando il robot disse brutalmente: "L'intruso va considerato prigioniero, sara' libero di muoversi e sapere tutto cio' che vorra', ma non dovra' lasciare la nave per nessun motivo. Lascia che ad un condannato a morte siano esauditi gli ultimi desideri." Mi guardo' con sfida e io intimorito riuscii a dire: "Bella gratitudine: io ero preoccupato per te, per cio' che poteva esserti successo nell'urto e tu mi fai prigioniero e mi condanni a morte?" "Gratitudine? Cosa vuoi dire?" mi scruto' insistentemente. "Dovrei esserti grata per esserti intrufolato come un ladro nella mia nave?" Era incuriosita e mi invitava a parlare. Mi feci coraggio: forse non tutto era perduto, potevo convincerla della mia buona fede. "Io sono entrato pensando che potevano esserci feriti, per portare soccorso." "E non hai avvertito nessuno?" "Non ne ho avuto il tempo, siamo a circa duemila metri di altezza e il paese piu' vicino e' a quattro ore di strada a piedi." Questo la rassicuro'. Capii l'errore che avevo commesso: le avevo detto di essere il solo a sapere della caduta della nave. Non avevo piu' scampo! Mi feci coraggio: "Temevo fosse un nostro aereo di linea ed ero venuto per prestare aiuto. Quando ho notato che era straniero sono entrato lo stesso e quando ti ho visto ferita volevo aiutarti, le mie intenzioni erano e sono amichevoli. Perche' invece tu vuoi uccidermi? Che pericolo rappresento per te, cosi' potente? Vedi, sono disarmato, non ho con me neppure un coltello." Aprii le braccia perche' potesse verificare quanto avevo detto. "Per ora non ho voglia di discutere! Devo occuparmi della nave." Fece un cenno al robot, che mi si avvicino' e mi indico' l'uscita facendomi segno di seguirlo. Varcata la soglia, un altro robot mi si mise dietro in modo che io non potessi scappare da nessuna parte. Mi condussero in una cabina. Il libro si puo' acquistare via mail a [EMAIL PROTECTED]
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Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina
Dalbosco
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