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Cacao Elefante
Il quotidiano delle buone notizie comiche L'essenziale delle notizie � sempre vero 31 maggio 2003 Edizione del sabato
(Cacao di luned� non uscira')
Questa settimana vi parliamo di "AMERICAN NIGHTMARE - Incubo
Americano" il nuovo libro di Sbancor.
Pubblichiamo una scheda di presentazione e, integralmente, la prefazione di
Valerio Evangelisti.
Non sappiamo di preciso chi � Sbancor ma di una cosa siamo certi: sa
scrivere... Buona lettura.
Il libro e' acquistabile direttamente online su http://www.commercioetico.it "Quello che stiamo vivendo e' l'ultimo atto di una storia maledetta
iniziata circa cinquant'anni fa. E' la storia della mia generazione. Quella che
nessuno ti raccontera' mai per intero. Quella che nessuno vuole
ascoltare."
Un libro di Sbancor. Uno pseudonimo dietro il quale si cela un noto e
stimato esperto di finanza internazionale di cui solo pochi conoscono
l'identita'.
Un libro unico e inconsueto, il cui fascino e originalita' risiedono nella
perfetta miscela di riflessioni e ricordi individuali, analisi rigorose e
racconto.
Un saggio documentatissimo narrato con lo stile serrato di un thriller. Attraverso la storia di Ted, coinvolto in tutte le operazioni coperte della
CIA degli ultimi 30 anni, e di altri oscuri e potenti personaggi (Richard
Armitage, attuale vicesegretario di Stato Usa, Zbigniew Brzezinsky, Henry
Kissinger, ex agenti segreti, mafiosi, uomini del complesso militare
industriale, banchieri mediorientali, petrolieri) che da anni nell'ombra muovono
i fili della politica mondiale, Sbancor indaga un'impressionante molteplicita'
di temi:
- i misteri dell'attentato dell'11 settembre 2001; - le ragioni inconfessabili delle guerre in Afghanistan, Iraq e altri paesi; - la sconcertante correlazione tra interventi militari Usa e ripresa economica; - lo spostamento nel cuore dell'Eurasia del centro della scacchiera geopolitica, lungo "la via della seta", divenuta la via del petrolio e della droga; - sullo sfondo, altre inquietanti vicende: l'affare Iran Contras, lo scandalo Watergate, l'assassinio Kennedy, l'"operazione Phoenix", la strage di Waco, l'assassinio di Maria Grazia Cutuli, la trappola del G8 di Genova. Sbancor e' autore di "Diario di Guerra" (Derive Approdi, 2000),
una lettura critica della guerra umanitaria in Kossovo, e di numerosi articoli e
saggi pubblicati sui principali siti italiani di informazione indipendente
(Indymedia, Rekombinant, Information Guerrilla).
SBANCOR, O DELLO STIMOLO AL
RAGIONAMENTO
di Valerio Evangelisti Sbancor, rispetto ad altri uomini del mondo finanziario divenuti noti sotto
pseudonimo, ha una caratteristica: sa scrivere. I suoi interventi, ormai
notissimi a chi frequenta i siti di Internet "alternativi", "antagonisti" e di
controinformazione, non sono mai fredde rassegne di dati e di interpretazioni.
In essi, alla lettura critica degli eventi economici e all'esposizione delle
connessioni che permettono di intenderne il significato, si sommano riferimenti
alla storia, all'esperienza personale, a fatti di cronaca trascurati o non
valorizzati il giusto. Sbancor e', in questo senso, una straordinaria macchina
per la conservazione della memoria o, se vogliamo usare un esempio piu'
pittoresco, il guardiano di uno di quei pannelli su cui, negli uffici o in
qualche scuola, vengono fissati gli appunti con puntine da disegno.
Normalmente, dei piu' ingialliti tra quegli appunti ci si scorda. Sbancor invece li ha tutti presenti e, quando occorre, interviene a illustrarcene una possibile coerenza. Piu' suggerendola, pero', che cercando di renderla totalmente visibile. Il margine di autonomia lasciato al fruitore e' cio' che, oltre alla competenza, distingue Sbancor dalla specie in crescita anche in Europa dei cultori di teorie cospirative. Laddove questi ultimi accordano pari dignita' a un articolo di giornale, a una foto appannata e a una comparazione statistica, per poi correre immediatamente alle conclusioni, Sbancor privilegia le fonti solide e le espone in ordine apparentemente casuale, limitandosi a lasciare intuire il quadro capace di dimostrarne l'organicita'. Il metodo dei primi (i Maurizio Blondet, i Thierry Meyssan ecc.) deve molto al cosiddetto "negazionismo" dell'Olocausto, con la sua puntigliosita' resa inane dall'assenza di uno sfondo credibile. Al contrario, il metodo di Sbancor non dimentica mai la cornice di verita', storica e umana, che sola puo' dare rilievo al particolare; tanto che ogni volta che puo' ricorre all'espediente narrativo, capace di riportare in primo piano, sia pur sommessamente, valori, scelte di campo e contraddizioni. Contrariamente al vocabolario usuale, la metodologia dei "cospirazionisti" e' induttiva (dal particolare al generale), mentre quella di Sbancor e' deduttiva (il contrario), cio' che e' molto raro quando si parla di economia. E di impostazione deduttiva e' questo libro, che, conformandosi allo stile dell'autore, miscela materiali apparentemente incompatibili: riflessioni di ampia portata e ricordi individuali, analisi rigorose e brandelli pudicamente accennati di storie d'amore, fino a concludersi col saluto a pugno chiuso a un amico ex partigiano appena morto, e con il ritorno, subito dopo, in quell'America adorata e detestata in egual misura (a seconda che si parli della vita delle persone o del sistema politico ed economico che la governa). Il libro esce a ridosso della conclusione apparente di un'ennesima
avventura coloniale statunitense: la conquista di un Iraq semi-distrutto a furia
di bombe, per impiantarvi qualcosa di ancora imprecisato, ma utile ai fini di
una marcia di terra verso il nemico del futuro: la Cina. Sbancor prende
ovviamente ispirazione dall'evento, ma fa molto di piu'. Con l'aria disinvolta
di chi getti sul tavolo da gioco le carte che ha in mano in un ordine che sembra
casuale, fornisce strumenti utili alla lettura sia del conflitto in corso, sia
di quelli pregressi, sia di quelli verosimilmente ipotizzabili per l'avvenire.
In pratica smonta pezzo per pezzo, con perfida lentezza, le logiche e le
strutture dell'apparato militare, politico ed economico statunitense. Fino a
disseppellirne, sempre con esibita svagatezza, le origini piu' remote, iscritte
nel codice genetico di un apparato di Stato solo in parte giustapposto alla
nazione (e qui sarebbe utile confrontare certe ipotesi di Sbancor con il libro,
appena tradotto in Italia, di Francis Jennings La creazione dell'America,
Einaudi, 2003, che data certe tendenze addirittura alla Rivoluzione
Americana).
Personalmente, da lettore casuale e dilettante di questi temi, sono
convinto che chiave fondamentale per capire il presente sia, oltre agli eventi
politici, il silenzioso spostamento d'accento, nel corso degli anni Ottanta e
soprattutto durante la presidenza Reagan, dall'economia produttiva all'economia
finanziaria. Fu il periodo in cui il volume degli scambi di borsa crebbe fino a
equivalere, quotidianamente, al bilancio annuale di uno Stato di medie
dimensioni; in cui banchieri o personaggi legati alla finanza assunsero in tutto
l'Occidente funzioni direttamente politiche; in cui si comincio' a concepire
l'unione europea in chiave esclusivamente monetaria, con i governatori usciti
dalla dissoluzione delle banche nazionali in posizione di leadership assoluta,
sottratta a ogni controllo; in cui si ridisegno' la mappa del mondo
cancellandone le porzioni divenute poco interessanti, al di la' del possesso o
meno di materie prime: quasi tutta l'Africa, parte dell'Asia, una larga porzione
dell'America Latina.
Era il compimento del processo che il bistrattato Marx, e dopo di lui
l'ancor piu' bistrattato Kautsky, avevano previsto: l'astrazione assoluta della
moneta, ormai svincolata da ogni processo concreto di produzione e scambio.
Ideale per un connubio con la circolazione di beni immateriali quali la
comunicazione, l'informazione, l' "idea" di merce senza riferimento al valore
d'uso.
Era logico, a quel punto, che il comando passasse a chi creava moneta virtuale a suo arbitrio (gli Stati Uniti) e, pur non producendo praticamente nulla, era padrone incontrastato del mercato immateriale; e cio' ancor prima della caduta del muro di Berlino. Dopo si trattava solo di distruggere, senza pretese di colonizzazione reale, oasi di resistenza al dominio dell'economia astratta. La Jugoslavia, per esempio, attardata su un modello inutile di economia parzialmente socialista. Diveniva d'obbligo favorirne la scissione, poi distruggerne le schegge troppo grosse. La Somalia, attestata su una posizione geografica in cui l'economia materiale aveva troppo peso. L'Afghanistan, possibile passaggio per oleodotti che forse non saranno mai realizzati, ma la cui potenzialita', reale o virtuale, incide sugli equilibri finanziari. L'Iraq, che pompi o non pompi petrolio, lo mandi o meno negli Stati Uniti, e' del petrolio la raffigurazione. L'importante non e' disegnare una carta geografica dello stesso colore:
cio' che conta e' farvi dei buchi dove esistevano sfumature cromatiche troppo
intense. Di ostacolo a un Occidente che ha ormai affidato il potere politico,
proprio e sul mondo, a quello economico, e in primo luogo a quello finanziario.
Quella che avanzo e' naturalmente una mera ipotesi, da prendere con le molle. Ma
se anche una minima porzione di essa trovasse rispondenza nei dati della
realta', sarebbe da salutare con entusiasmo il fatto che un uomo come Sbancor
stia dalla parte di chi il sistema non lo accetta. E che, con la sua cultura e
le sue conoscenze, fornisca alimento a riflessioni forti in un periodo in cui
anche il pensiero antagonista sembra tendere all'immaterialita', tanto e'
esangue.
Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
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