=== C A C A O E L E F A N T E ===
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~-~-~ 14 maggio 2004 ~-~-~
Come ha fatto Bruno Vespa a giocarsi il consenso di buona parte degli
italiani stupidi e degli italiani intelligenti.
(e finalmente si capisce perche' il governo non ha fatto quel che doveva
fare nel momento in cui i carabinieri hanno scoperto che la nuova polizia
irachena torturava i prigionieri)
Uno show storico, l'apoteosi della Waterloo mediatica dei venditori della
guerra.
Epocale la serata televisiva di ieri. Vespa e Fini hanno fatto una figura
indecente.
In breve i fatti: la vedova del maresciallo Massimiliano Bruno denuncia
che suo marito aveva visto detenuti iracheni in condizioni inumane nel
carcere di Nassiriya, trattati come scarafaggi.
Il colonnello Burgio conferma in un'intervista al Corriere della Sera di
aver visto iracheni torturati, con bruciature da ferro da stiro, ferite e lividi
spaventosi. Burgio racconta addirittura che i soldati italiani avrebbero
ingaggiato uno scontro a fuoco con i poliziotti iracheni per liberare due
detenuti torturati. E conferma che gli italiani avevano denunciato la
situazione alla magistratura irachena (!) e agli inglesi che dirigono
quell'area.
Ieri e' poi successa l'ennesima cosa paradossale: con il governatore di
Nassiriya, Barbara Contini, una troupe della Rai viene invitata a visitare il
carcere della citta'. Quello nuovo. Dove non ci sono detenuti perche'
sono ancora in quello vecchio. In quello vecchio pero' vengono vietate
riprese e fotografie. La giornalista racconta comunque che i prigionieri
sono tenuti tutt'ora in una situazione agghiacciante, in venti in una cella,
non hanno neanche lo spazio per sdraiarsi per terra, non hanno acqua per
lavarsi e ci sono 50 gradi. Sono li' da un mese senza aver mai potuto
parlare con un avvocato. Il capo della nuova polizia irachena che
dirigeva quel carcere e' stato sostituito per il modo in cui venivano trattati
i detenuti (anche questa e' un'ammissione del fatto che qualche cosa non
andava).
Anche un bimbo capirebbe che la situazione e' semplice e chiara: gli Usa
e l'Inghilterra hanno permesso non solo che propri soldati abusassero dei
detenuti ma pure che lo facesse la nuova polizia irachena sotto il loro
comando, e poco di concreto e' stato fatto per impedire l'orrore.
I militari italiani hanno fatto il possibile per limitare queste brutalita' e
torture ma si sono trovati tra l'incudine e il martello: da una parte le
continue denunce che presentavano agli inglesi non ottenevano nessun
intervento sulla nuova polizia irachena (anche perche' gli inglesi
torturavano a loro volta ma gli italiani non lo sapevano). Dall'altra parte i
rapporti che essi inviavano al comando e al governo italiano non
venivano presi nella dovuta considerazione e non venivano fatte pressioni
politiche sugli alleati sufficienti a porre fine a quei soprusi bestiali.
E la situazione doveva essere veramente drammatica se i nostri
carabinieri sono arrivati a sparare sui poliziotti iracheni (come ha
testimoniato Burgio sul Corriere della Sera) per liberare due prigionieri
torturati. E questo fa loro onore e sembrano gli unici a uscire da questa
storia con decenza.
Questi i fatti.
Ma il governo prima e Vespa e Fini poi, hanno ieri tentato di arginare lo
sdegno popolare con una messa in scena tragica (per loro).
L'azione si e' concentrata sulla contro-intervista alla vedova di Bruno, la
signora Pina Longo. La signora dice che la sua intervista e' stata
manipolata, ma in effetti guardando tutta la registrazione, disponibile
integralmente sul sito di Primo Piano, non si capisce dove stia questa
manipolazione. E la polemica appare assurda visto che proprio Burgio ha
confermato tutto rincarando notevolmente la dose. La signora
nell'intervista a Primo Piano parlo' soltanto di condizioni igieniche
spaventose e di un trattamento disumano (che ancora perdura).
Il colonnello Burgio afferma addirittura di aver lui stesso visto sui corpi
di alcuni prigionieri segni evidenti di torture (ustioni ottenute con il ferro
da stiro...). E afferma che la situazione era talmente grave da richiedere
un'azione armata per liberare due prigionieri. Ma allora di cosa stiamo
discutendo?
Ma la realta' dei fatti non interessa a Vespa. Alla signora Longo
l'intervistatrice chiede per tre volte: suo marito le ha detto che i
carabinieri torturavano? Che lui e' stato presente a torture? Suo marito
era a conoscenza di torture inflitte da soldati inglesi o americani?
(l'intervistatrice ripete queste domande perche' vuole essere sicura che al
telespettatore le risposte siano chiare, entrino in testa)
La signora Longo ogni volta risponde di no, a tutte le domande. E in
effetti nella precedente intervista non aveva detto che i carabinieri
avevano torturato ne' che suo marito fosse stato presente a torture ne' che
suo marito sapesse delle torture inflitte da americani e inglesi.
Capite l'abilita'? L'intervista e' costruita con domande che non hanno
niente a che vedere con quanto la signora ha detto il giorno prima al Tg3.
Smentisce qualche cosa che ne' lei ne' nessun altro ha mai detto. Ma un
telespettatore sprovvisto di informazioni e di capacita' di riflessione
potrebbe credere che alla signora Longo qualcuno abbia messo in bocca
l'affermazione che i carabinieri torturavano... "manipolando" le sue
parole.
Veramente straordinario come livello di cattiva fede.
Si tratta di un'azione banale di intorpidimento delle acque: ti faccio
negare piu' volte una cosa che nessuno ha mai detto cosi' da insinuare
che la tua intervista al Tg3 cercasse di farti affermare quello che ora
neghi.
Ma credo che (forse) quella meta' di italiani in grado di ragionare (che
sono equamente divisi tra destra e sinistra... tra tutti spero che a un 50%
ci arriviamo...) abbia capito che l'intervista era un assurdo.
La signora Longo ha invece negato di aver detto che suo marito aveva
denunciato la situazione. Questo e' l'unico punto dell'intervista in cui la
signora si contraddice mostrando un totale imbarazzo... ma qui ci sono le
registrazioni e tra l'altro Primo Piano ha ritrasmesso l'intervista poco
prima che iniziasse Porta a Porta. Inoltre e' stato il colonnello Burgio a
confermare che il comando italiano aveva denunciato la situazione.
Anche qui l'obiettivo e' confondere la mente a chi di base non la sa
usare... Ma Vespa ha pisciato fuori dal vaso. Infatti alla domanda la
signora Longo, evidentemente intimidita, risponde con il classico "Non
so... Io non so niente." E quando una vedova di guerra e' costretta al
"non so niente" la gente, anche gli stupidi, iniziano a sentire puzza di
bruciato. Abbiamo visto tutti la Piovra e certe cose si capiscono per via
subliminale. Siamo italiani, cazzo, servira' a qualcosa aver subito i
mafiosi per cento anni?
E poi si tratta di una smentita priva di interesse visto che l'esistenza di
denunce da parte italiana delle torture compiute dagli iracheni e'
confermata dallo stesso Fini, li' in diretta. Con Vespa che sbarrava gli
occhi... Anzi Fini cerca di dimostrare (rocambolesco!!!) che l'intervista
di Burgio (che parla delle denunce) sia la prova che gli italiani hanno
fatto il possibile e l'impossibile per limitare il fenomeno (che quindi
esisteva e non se l'e' inventato il Tg3 manipolando la vedova Bruno).
E' chiaro che Vespa e Fini hanno perso la testa.
A questo punto e' seguita un'intervista disastrosa al padre e al fratello del
maresciallo Bruno. Sostanzialmente i due ripetono che mai in nessun caso
Massimiliano Bruno aveva accennato al fatto che i carabinieri
torturassero i prigionieri (cosa che nessuno ha mai sostenuto) e che i
detenuti fossero tenuti in condizioni vergognose (cose assodate visto che
come si e' detto le ha confermate Burgio e sono tutt'ora in essere secondo
i giornalisti che ieri hanno visitato il carcere di Nassiriya ieri). I due
familiari aggiungono che se fosse successo qualche cosa sicuramente
Massimiliano gliel'avrebbe detto e se non ha detto nulla e' chiaro che non
e' successo niente. E di quel che dice la vedova non possono dire perche'
e' loro parente ma insomma e' una vedova e si sa...
Poi e' di nuovo la volta di Fini che commette l'errore imperdonabile di
insistere sul fatto che la vedova Longo e' sconvolta dal dolore (cioe'
pazza?!?). Come ho detto ieri, sono cose che non si fanno, all'italiano
medio da' fastidio che si dia dell'"agitata" a una vedova.
Fini prosegue incentrando la sua difesa sul fatto che i carabinieri italiani
non hanno torturato gli iracheni (!!!) e che il Tg3 ha manipolato
l'intervista alla Longo (!!!!).
Ma alla fine, incalzato da Castagnetti della Margherita (che poveraccio
parla con il microfono tamponato) deve dire perche' si e' tollerato che la
polizia irachena (sotto il comando Usa) torturasse. E alla fine il Vice
Presidente e' costretto a dirlo, questo, e a dichiararsi disgustato dal
comportamento della polizia irachena.
E qui e' importante, perche' si scopre, finalmente, come ragiona questa
gente. Per un attimo il vice-premier non sembra piu' arrampicarsi sui
vetri (con grande maestria), qui dice quel che pensa: cosa potevamo fare
noi? Gli iracheni escono da decenni di terrore, per loro e' normale
massacrarsi. E' inevitabile che la polizia irachena si comporti in questo
modo e non si puo' pensare che dall'oggi al domani noi si riesca a
costruire una polizia irachena che sia rispettosa dei diritti umani... Per noi
e' un obiettivo essenziale portare il rispetto dei diritti umani in Iraq ma ci
vuole tempo. Le parole del colonnello Burgio confermano che gli italiani
sono intervenuti nel carcere gestito dagli iracheni cercando con tutti i
mezzi di migliorare le condizioni dei detenuti, e di impedire le torture,
arrivando perfino a sparare sui poliziotti iracheni per liberare due
torturati.
Qui Fini termina ma ha detto abbastanza.
E questa ammissione della verita' e' stata l'unica cosa intelligente che
abbia pronunciato. Meglio per lui sarebbe stato se invece di mettersi a
fare la rissa e parlare di intervista manipolata (perdendo la stima di molti)
avesse direttamente dichiarato questo. E attenzione, su questa posizione
Fini trova veramente milioni di italiani disposti a dargli ragione: ma come
vuoi che si riesca in sei mesi a insegnare a questi selvaggi a non prendersi
a bastonate?
E qui finalmente discutiamo di politica e di strategia.
CONTINUA SU
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Jacopo Fo
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