Per rispondere a TUTTA LA LISTA, utilizzate il comando 'Rispondi a tutti' o 'Rispondi alla lista'; con il comando 'Rispondi', invece, risponderete solo all'autore del messaggio. ------------------------------------------------------------------- 2008/7/28 Simone Aliprandi <[EMAIL PROTECTED]>:
> In effetti... copyleft non significa gratis. Lo si è detto in mille salse. > Ma usciamo un attimo dal teorico e ragioniamo un po' sul caso pratico. > Il musicista in questione può legittimamente mettere in vendita i > brani on-line a 2 euro ciascuno (beh, anche se... considerando che > brani di artisti di fama internazionale vengono venduti a 99 cent... > mi sembra un prezzo alto). Non c'è nessun problema derivante > dall'applicazione della licenza. chiedo scusa per il ritardo, avevo un po' di e-mail in arretrato. A dire il vero non sono entrata sul lato commerciale della cosa, anche se pure a e era sembrato un po' altino il prezzo, ma se ha specificato che era fittizio, nessun problema al riguardo. > Ma un primo acquirente potrebbe prendere tutta la playlist scaricata a > pagamento e metterla su un suo sito personale (quindi nell'ambito di > un progetto a scopo non commerciale) scaricabile gratuitamente. Pur > essendo io un fautore del commercio equo, etico e solidale... credo > che, se posso scaricare dei brani a pagamento su un sito e su un altro > sito posso scaricare gli stessi identici brani gratis, scelgo la > seconda ipotesi. Soprattutto perchè lo sto facendo nella piena > legalità, vista la licenza con cui i brani sono distribuiti. > Quindi più che un discorso giuridico/teorico è un discorso di economia > spiccia. Penso anche io, nel caso specifico il suo discorso fila alla perfezione anche perchè si parla di prodotto digitale, per cui di difficile controllo dopo la vendita, anche se mi sembra un po' strano che qualcuno acquisti un prodotto per poi metterlo gratuitamente online, su un sito o in p2p, vero però che la mentalità porta a pensare se posso averlo gratis perchè pagarlo, ma a questo punto non si capirebbero i risultati di un famoso gruppo inglese (non ricordo più il nome, non ho memoria per i nomi dei cantanti perdonatemi) che qualche mese fa ha promosso il suo nuovo album sul web in barba alla casa produttrice abituale, facendo pagare una canzone 1€ ed ha guadagnato più che se avesse pubblicato la playstation con la casa produttrice e sicuramente qualcuno dopo l'acquisto avrà girato amorevolmente su p2p. Poi se vogliamo possiamo far altri esempi di altro tipo, per esempio OpenOffice fattura milioni ormai, eppure non c'è l'obbligatorietà a pagare il prodotto, c'è sicuramente l'utente che paga e chi non può permetterselo non paga, con ciò però non significa che sia completamente inutile il discorso. Secondo me, manca proprio la cultura del copyleft o opensource che sia, mi spiego meglio. Se vede all'estero, scaricano anche da p2p ma poi acquistano se il disco piace o se vedono comunque una possibilità di pagare, danno il loro contributo, come dimostrato sopra, vale per qualunque prodotto, musica, programmi, libri, immagini, foto o altro. Danno più valore al lavoro altrui, se è meritevole naturalmente. In Italia si pensa più come ha detto lei, se c'è qualcosa che è gratis la prendo gratis ed anche se ho la possibilità di pagarla e ne ho le possibilità economiche se posso evitare evito e non pago. Il signore dovrebbe sapere ora come sono le cose, lo abbiamo avvisato cosa può succedere e cosa no e penso potrà decidere la mossa economica migliore...;) -- "in the dreamland the blue angel show the time..." Rashna Micaela Gallerini _______________________________________________ Questa e' la lista Community ([email protected]) Per informazioni su questa lista visitate http://creativecommons.it/mailman/listinfo/community
