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Allora... cerco di rispondere a tutte le vostre suggestioni, qui sotto. 1) Rispondendo a ilario_glasgo. > mi fa piacere che tutto si sia risolto. Ma mi viene da pensare: se > avessero continuato a far finta di niente? davvero vale la pena > (specialmente se non si è avvocati) esser pronti a far causa? in realtà non vale quasi mai la pena. ne vale solo se sei mosso strenuamente dalla cosiddetta "questione di principio" e se appunto puoi evitare i costi fissi dell'intervento di un avvocato. Il che implica o essre avvocato, o avere un parente avvocato, o trovare un avvocato mosso a sua volta dalla questione di principio. Io ho la fortuna di avere tutte e tre le cose. Ma in effetti capisco che non sia così per tutti. > non potrebbe essere una buona idea quella di creare un grande database, > consultabile e sempre presente, di artisti (italiani) che rilasciano > opere in CC o simili? > Una specie di archivio SIAE (magari più funzionale!) relativo a opere > open-content. > Ovviamente, per essere un'autorità, bisognerebbe applicare i giusti > filtraggi sin dall'inizio, per lasciare fuori i confusionari che > applicano CC essendo iscritti SIAE, ad esempio. > Questa potrebbe essere, secondo me, una sicurezza in più che mette > davanti agli occhi di tutti i numeri, la coesione e la voglia di farsi > sentire presenti. Sì, potrebbe essere una soluzione che apporta maggiore certezza... ma solo parzialmente. Pensiamo ad esempio al fatto che l'uso delle opere, specie ora nell'epoca di Internet, supera i confini di uno stato. Quindi questo archivio dovrebbe essere coordinato con quello di tutti gli altri paesi. Oppure dovrebbe essercene uno centralizzato per tutto il globo. E in quel caso si porrebbe il dubbio del "quale ente dovrebbe farsene carico?" Considera che negli ordinamenti angloamericani questi aspetti sono molto meno burocratizzati rispetto all'Italia. La presenza del "pubblico" in queste dinamiche è molto più marginale. E poi... dal punto di vista "filosofico", è un po' un ossimoro. Le licenze open mirano alla disintermediazione. Legarle ad un procedimento di - per così dire - certificazione da parte di un ente intermediario sarebbe un passo indietro più che un passo avanti. Ergo... la situazione è più complessa di quello che può sembrare. 2) Rispondendo a Raffaella Traniello > Io sono dell'opinione che invece la cosa non si sia risolta e che le > licenze CC qui abbiano fallito. Certo. L'avevo fatto notare velatamente anch'io, con quella rilfessione messa tra parentesi... quella in cui sottolineavo che tra perdere 25 secondi per aggiunger eun link e perderne 18 per togliere il contenuto, hanno scelto la seconda, la meno impegnativa. > Perchè hanno preferito togliere la pagina anzichè dare credito? > Forse hanno preso paura di una lettera di avvocato ed hanno preferito > stare alla larga dalla materia? O forse esiste una cosa che si chiama ignoranza? Anzi, forse più che altro pigrizia mentale (come giustamente dice anche Daniela Vivarelli). E su questo - mi spiace - ma sono spietato. > A me queste violazioni sono capitate più di una volta. Tutte le volte > che ho contattato i pubblicatori ho ricevuto risposte positive ed > ottenuto il credito. Alcune volte sono addirittura nate collaborazioni. Certo. Anche a me è capitato a volte. Ma in certi casi trovi un muro di pigrizia, ignoranza... o a volte malafede. Dietro un "ah scusa non sapevo" spesso si cela un "sapevo, ma ho provato a fare il furbo finchè mi è andata bene". Anche in questo caso sono spietato. > Forse il modo con il quale si chiede giustizia può influire sul risultato? > Forse le licenze CC hanno più successo in ambiti di cooperazione più > informali che in ambiti legali? Non conosco questa distinzione in "ambiti di cooperazione" e "ambiti legali". Io ne conosco uno solo in cui operano queste licenze che si chiama "ambito della gestione dei diritti d'autore". Il resto credo che siano constatazioni più di carattere sociologico che lasciano il tempo che trovano. Riguardo ai modi... tengo a precisare che non sono arrivato alla fase "diffida in carta intestata da Studio Legale" ma mi sono fermato alla semplice segnalazione via email. Ti farei leggere la mia mail e vedresti che era una mail neutra, con la legittima richiesta di ottemperare ai termini della licenza. Nessuna particolare minaccia di azione legale o di ritorsione. Eppure nessuno mi ha risposto per cercare di aprire un dialogo. Da un giorno con l'altro ho trovato l'articolo cancellato. Costava tanto inviare una mail dicendo "ci scusi, ci è sfuggito. parliamone..."? Quindi torniamo al discorso della pigrizia mentale. 3) Rispondendo a Patamu.com > Inoltre cerchiamo di fornire una consulenza alle numerose mail che ci > giungono proprio da parte di persone che hanno scelto di liberare le loro > opere in CC e che hanno bisogno ovviamente di un percorso di tutela e > consulenza; Bravi. Considerate però che, ad oggi, la questione della riserva della consulenza legale agli avvocati abilitati è tutt'ora controversa. Basti leggere il paragrafo "Consulenza e assistenza legale stragiudiziale" in questo articolo: http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/civile/primiPiani/2012/11/consulenza-lesclusiva-per-lavvocato-si-ferma-allattivita-giurisdizionale.html (nonostante il titolo dell'articolo risulti abbastanza secco e definito). > Resta vero il fatto che a volte le CC sono percepite come qualcosa di "non > controllato" di cui si puo' approfittare. A questo si puo' ovviare, a mio > avviso, solo dando agli autori un supporto nel caso in cui cio' succeda. > Non possiamo aspettarci infatti che tutti gli autori CC siano a loro volta > esperti di CC e di diritto d'autore, la scelta di passare alle CCdovrebbe > poter essere semplice e non portare con se' il fardello doversela cavare da > soli in tutte le situazioni. Su questo sono totalmente in disaccordo. Se uno viola il copyright su un'opera diffusa con il tradizionale modello "tutti i diritti riservati" cosa deve fare? Prendere, andare da un avvocato e fare causa. L'adozione di un modello "open" nella gestione dei diritti non cambia la prospettiva. Ti violano la licenza? Prendi e vai da un avvocato. Nel mondo ideale non esistono le violazioni e tutti rispettano le regole. Ma visto che nel mondo reale ci sono i furbi, o semplicemente gli ignoranti... il diritto ha sviluppato in secoli e secoli di storia alcuni meccanismi per la tutela dei propri diritti. Le licenze "open" non escono da questo solco, a mio avviso. 4) Rispondendo a Daniela Vivarelli > Il caso presentato da Simone è frequentissimo, imputabile, è vero, a una > scarsa conoscenza delle licenze CC da parte della maggioranza delle > persone, ma anche, secondo me, a una certa pigrizia mentale della gente, > ancora peggiore quando si parla di professionisti come lo Studio citato. Ecco appunto. Vedi sopra. Sarà la vecchiaia che mi porta ad essere acido e scorbutico ormai... ma io inizio ad essere davvero stufo di questo atteggiamento tipico dell'utente medio di internet. Come sapete gestisco vari servizi di informazione sul web, a cui è possibile scrivere inviando domande. Copyleft-Italia.it, Copyright-Italia.it, Chiedilo all'avvocato su Rockit.it, il mio blog... Beh... dovete sapere che l'80% (o forse il 90%) delle domande che mi arrivano trovano risposta con una VELOCISSIMA ricerca su Google o su Wikipedia. Questa come la chiamiamo se non pigrizia mentale? Nei restanti casi, spesso si tratta di quesiti particolari e molto dettagliati che richiedono un certo approfondimento. Solitamente rispondo fornendo alcune informazioni di base e poi segnalando che, per una risposta soddisfacente, bisogna valutare di fare un vero e proprio consulto legale. Ecco, a quel punto capita spesso che i tizi quasi si offendano e spariscano... oppure diano risposte piccate. Come dire... "ecco il solito avvocato avido che vuole pure essere pagato!". I più gentili invece declinano sottolineando che la loro era solo una curiosità intelettuale e non un'esigenza contingente. I più onesti esprimono il loro dispiacere ma anche che sono obbligati a declinare per mancanza di budget. Morale della favola (eccetto quest'ultimo esmepio)... vogliono tutto gratis, velocemente e senza fare la minima fatica. Mi sembra un po' troppo. > Ci vorrebbe un ideale "ufficio legale" comune organizzato con modalità > associative, al quale potessero accedere tutti coloro che licenziano opere > CC o che vi operano, come appunto Patamu, Subcava Sonora, le diverse > webradio, piattaforme, associazioni. > E qui io mi fermo in quanto non so, se e in che misura, la deontologia > professionale degli Avvocati possa permettere un tale istituto. Esatto... c'è la dentologia di mezzo e alcune norme tutte italiane sulla conservazione della categoria. Il problema era stato affrontato all'atto della costituzione dello sportello SeLiLi (sportello di consulenza di base online e gratuita sulle licenze libere supportato da Regione Piemonte e gestito dal Centro Nexa di Torino). E poi c'è lo sportello Liberius di Roma. Il modello ideale sarebbe questo http://www.softwarefreedom.org/ oppure questo http://www.vlany.org/ , ma qui siamo nel contesto statunitense dove la professione forense ha regole del tutto diverse (e non sempre migliori) rispetto alle nostre. Un caro saluto a tutti e grazie per avere partecipato o semplicemente prestato attenzione a questa utilissima discussione. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org _______________________________________________ Questa e' la lista community ([email protected]) Per informazioni su questa lista visitate https://creativecommons.it/cgi-bin/mailman/listinfo/community Le altre liste gestite dal gruppo di lavoro Creative Commons Italia sono elencate qui: http://creativecommons.it/Liste
