Sostenere Israele? Non in nostro nome! Presa di posizione di un gruppo di ebrei francesi.
"Il Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia ha lanciato un appello non solo per protestare contro gli attacchi ai luoghi di culto, ma anche per "sostenere Israele". Mentre la repressione militare � in pieno svolgimento nei territori occupati, questo "sostegno" assume un significato tutto particolare. Pretendendo di parlare in nome degli ebrei di tutto il mondo, i dirigenti israeliani e i loro portavoce usurpano la memoria collettiva del genocidio degli ebrei e mettono in opera uno stravolgimento della memoria storica.Riprendendo la parola d'ordine degli oppositori americani alle crociate imperiali, noi rispondiamo: "Non in nome nostro!" Ariel Sharon � infatti determinato, con il sostegno di George Bush, a spezzare la resistenza dei palestinesi, a distruggere le loro istituzioni, a umiliare i loro dirigenti e a spingere il loro popolo verso un nuovo esodo. Il giorno di Pasqua, i telegiornali ci hanno offerto lo spettacolo disgustoso di un presidente statunitense che, in tenuta rilassata da week-end, reclamava cinicamente maggiori sforzi e una prova di buona volont� per bloccare il terrorismo di Yasser Arafat, assediato nei suoi locali, senza acqua e a lume di candela! Di fronte alla tragica solitudine del popolo palestinese, la "comunit� internazionale" rivaleggia in abdicazioni e capitolazioni vergognose. I ministri laburisti israeliani eseguono docilmente una politica che consiste nell'aggravare la situazione per far rispettare i diritti del popolo palestinese. Pronti a cedere il passo alle legioni imperiali americane in nome del diritto internazionale, i dirigenti europei si accontentano di proferire qualche buona parola, mentre le truppe di Sharon sbeffeggiano apertamente le risoluzioni dell'Onu! Le candide anime degli intellettuali che, a giusta ragione, si sono commosse davanti ai rifugiati kosovari o ai bombardamenti su Grosny, tacciono riguardo alla sorte dei palestinesi e si lavano le mani davanti ai muri scalcinati e alle rovine di Ramallah! Pieni di compassione preelettorale verso le vittime degli atti antisemiti - atti che nulla pu� giustificare e certamente non il sostegno al popolo palestinese -, i nostri governanti diventano pudicamente silenziosi davanti ai crimini commessi dall'esercito d'occupazione in Cisgiordania. Coloro che giustificano il ritorno degli ebrei in Israele in nome di un diritto di sangue millenario, rifiutano ai palestinesi il diritto a un proprio territorio! I dignitari delle Nazioni Unite si arrendono di fronte alle umiliazioni subite dall'Autorit� palestinese. Quelli che pretendono di amministrare la giustizia universale chiudono gli occhi di fronte alle "liquidazioni extragiudiziarie", alle esecuzioni sommarie di prigionieri e ai crimini di guerra di Ariel Sharon! Riconosciuto dall'Autorit� palestinese e dalla maggior parte dei governanti arabi, il fenomeno nazionale israeliano si � ormai consolidato in modo irreversibile. Ma una pace duratura esige il riconoscimento reciproco di due popoli e la loro coesistenza � fondata su una parit� di diritti. Gli israeliani hanno uno stato sovrano, un esercito potente, un territorio; i palestinesi sono parcheggiati da mezzo secolo in campi profughi, sottoposti a brutalit� e umiliazioni, assediati in un territorio che si rimpicciolisce sempre di pi�: grande come un dipartimento francese, la Cisgiordania � tranciata da vie strategiche, crivellata da pi� di 700 check points e irta di colonie. Non c'� alcuna simmetria tra occupanti e occupati. Il ritiro incondizionato dell'esercito israeliano dai territori occupati e lo smantellamento delle colonie non costituirebbe un atto di risarcimento per le ingiustizie inflitte ai palestinesi, ma soltanto l'applicazione di un diritto formalmente riconosciuto da pi� di 35 anni dalle risoluzioni 242 e 337 dell'Onu fino alla risoluzione 1042 del Consiglio di sicurezza.Invece Bush chiede sempre pi� concessioni e garanzie da parte delle vittime. Sharon mette sotto sequestro i loro rappresentanti, fa saltare con la dinamite le loro case, il suo esercito blocca le ambulanze. Questa politica conduce direttamente verso la catastrofe non solo il popolo palestinese, che rischia un nuovo esodo sotto la minaccia della pulizia etnica, ma anche il popolo israeliano, trascinato in questa spirale suicida dai suoi dirigenti. Infatti, quale pu� essere l'avvenire di uno stato fondato sull'oppressione, l'ingiustizia e il crimine? E quale pu� essere l'avvenire di un popolo che fugge la sua infelicit� e le sue angosce in una escalation omicida?Era del tutto prevedibile che, a forza di assimilare l'ebraismo alla ragione di stato israeliana e presentare le istituzioni ebraiche della diaspora come delle ambasciate ufficiose d'Israele, gli apprendisti stregoni della Grande Israele, avrebbero finito per essere presi alla lettera, sebbene ci� non renda meno odiosi e inammissibili gli attacchi contro le sinagoghe e le scuole ebraiche verificatisi recentemente in Francia. Noi condanniamo le aggressioni rivolte contro una comunit� in quanto tale e la logica di coloro che considerano gli ebrei collettivamente responsabili delle esecuzioni del governo israeliano. Condanniamo ogni deriva antisemita nella lotta contro la politica israeliana. Condanniamo, sia per ragioni morali che politiche, tutti gli attentati contro la popolazione civile in Israele.Le azioni contro le colonie e contro l'esercito d'occupazione sono invece espressione di una resistenza storicamente legittima e di una difesa di diritti imprescindibili.Tre mesi fa, il ministro israeliano degli interni Uzi Landau annunciava in un'intervista a Le Monde (14 dicembre 2001) una "guerra all'ultimo sangue" contro i palestinesi, fino a quando non avranno perduto anche l'ultimo barlume di speranza. Questa disperazione, sapientemente alimentata, costituisce dunque il terreno in cui la violenza estrema affonda le sue radici. Mentre Sharon aveva promesso sicurezza agli israeliani, il loro paese � diventato il posto al mondo in cui gli ebrei vivono nella maggiore insicurezza. Legando il destino del suo popolo alla guerra illimitata contro il terrorismo decretata da George Bush, era tuttavia evidente che la sua politica volta ad aggravare la crisi sarebbe divenuta una macchina infernale dei kamikaze. Denunciando ogni deriva antisemita o razzista tanto in Francia quanto in Medio Oriente, solidali verso i diritti nazionali e democratici del popolo palestinese, rifiutiamo la spirale bellica e la sua cronaca di un disastro annunciato. Esigiamo l'applicazione delle risoluzioni dell'Onu, il ritiro incondizionato di Israele dai territori occupati, lo smantellamento delle colonie e il riconoscimento immediato da parte dell'Unione europea di uno stato palestinese laico e sovrano." L'articolo � apparso sul quotidiano francese Le Monde il 6 aprile 2002. Firmato da: Daniel Bensaid Rony Brauman Susanne de Brunhoff Liliane Cordova-Kaczerginsky Marc Cramer Joss Dray Rachel Garbaz Gisele Halimi Samuel Joshua Francis Kahn Pierre Khalfa Hubert Krivine Isabelle Kwwykowski Dominique L�vi Henri Maler Willy Rozenbaum Nicolas Shashahani Catherine Samary Mich�le Sibony Pierre Vidal-Naquet Olivia Zemor _______________________________________________ BERGAMO SOCIAL FORUM MAILING LIST per informazioni [EMAIL PROTECTED] In questa mailing list ogni iscritto pu� far circolare tutte le notizie che ritiene opportune, pertanto non esiste alcun "filtro" ai messaggi che circolano ma ci si affida alla responsabilit� individuale. Ricordiamo www.bergamoblog.it, sito di riferimento per molte delle realt� del Forum e per altre ancora... 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