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To: "EZLNlista" <[EMAIL PROTECTED]>
Sent: Sunday, February 29, 2004 1:13 PM
Subject: [ez:] Contro l'irrilevanza in America Latina - Jos� Saramago


> La Jornada - Mercoled� 25 febbraio 2004
> Jos� Saramago
> Contro l'irrilevanza in America Latina
>
> Mi piacerebbe fare due riflessioni, al margine delle parole di Marcos e di
> ci� che dice Gloria, che � la cosa pi� rilevante di questo incontro.
> Noi abbiamo bisogno di simboli. Viviamo sotto il ricordo e addirittura l'
> impronta di miti, alcuni antichi, altri recenti. I miti ed i simboli in
> qualche modo ci alimentano, per� pu� capitare che a tanto pensare nei miti
e
> nei simboli ci troviamo nella situazione che se guardiamo pi� da vicino,
> quei miti e quei simboli occultano la realt�.
> Lo voglio spiegare in un altro modo: vogliamo parlare di realt�, per� in
> fondo stiamo parlando di miti. Ci sono delle parole intorno allo zapatismo
e
> che circolano tra di noi: Marcos, ''La Selva Lacandona", ''Acteal", ''San
> Crist�bal de Las Casas", ''Oventic", o nomi di persone, come il Comandante
> David, la Comandante Ramona, la Comandante Esther o il Comandante Mois�s.
E
> tutto questo, anche se sono realt�, per l'uso che facciamo delle parole si
> converte in simboli.
> Questo non vuol dire che sia male, per� bisogna maneggiare i simboli con
> moltissima attenzione, soprattutto le idee che per noi sono importanti,
come
> nel caso dello zapatismo. Ci� che desidero dire con questo � che dovremmo
> fare un sforzo per immaginare e mettere nelle nostre teste le condizioni
> reali della vita da 20 o 10 anni, a seconda, di un pugno di uomini e di
> donne che hanno rinunciato alle comodit� della civilizzazione. Proprio in
> questo momento � notte nella Selva Lacandona, si soffre freddo, forse
piove;
> il che non ha nulla a che vedere con il riscaldamento e le comodit� di cui
> stiamo godendo. Questi sono 20 anni durante i quali si sono sopportate
> frustrazioni, sconfitte, povert�, violenza, infermit�, morti; tutto ci� �
la
> realt� che sta dietro ai simboli. Marcos si � gi� convertito in qualcosa
di
> pi� di un simbolo, in un mito. Per� � un mito nel quale io credo, che ha
> sanguinato sulla terra.
> Quello che desidero dire � che non si tratta di un film nel quale l'eroe
> cade da cavallo e non gli succede niente. Gli zapatisti hanno passato 20
> anni - non 20 mesi! - della loro vita consacrati in una causa, che �
> condivisa da noi, per� lo l'appoggiamo da fuori, senza vivere la realt�
dura
> e difficile della selva Lacandona. Le cose che stanno succedendo in
Chiapas
> non sono azioni spettacolari che si osservano sui media, anche se a volte
> sono anche state manipolate. Ad esempio in questo momento, potrebbe
sembrare
> che non succede niente in Chiapas, dato che quando non si pubblica nulla
sui
> media � come se non accadesse niente. Per� � cos�.
> D'altra parte, e con questo desidero terminare, vorrei dire che America
non
> � solo Chiapas. Gli indigeni del Chiapas non sono tutti gli indigeni d'
> America. Dal Rio Grande fino alla Patagonia ci sono indigeni dei quali,
per
> questo o per quel motivo, non si parla. Nonostante che la loro situazione
> non sia migliore. Ci� che succede � che il caso del Chiapas, dopo dell'
> insurrezione e di tutto ci� che ha fatto l'EZLN, si ha convertito in un
> fenomeno mediatico. Per� dobbiamo pensare nel silenzio apparente in
America
> Latina a tutto ci� che ha a che vedere con gli indigeni di tutti i paesi,
di
> tutte le comunit� e le pi� diverse.
> Pochi giorni fa, in Quito, la mia donna, Pilar del Rio, ed io ci siamo
> riuniti con rappresentanti delle comunit� indigene e la storia � quella di
> sempre. Per� se guardiamo le cose con un pochino pi� di attenzione c'� una
> cosa che dovremmo avere sempre presente quando parliamo della situazione
> delle comunit� indigene in America Latina: i padroni della terra 500 anni
fa
> erano gli indigeni. Io ho una formula per definire ci� che � successo in
> tutto questo tempo: in questi 500 anni si � perpetrato un genocidio lento.
> Non � il genocidio che uno possa osservare e non si pu� dire che non sia
> successo; questo � un genocidio lento che sembra non avere fretta, per�
che
> a poco a poco sta eliminando etnie, comunit�, culture, idiomi e esistenze.
> Tutto questo avviene come se il proposito fosse quello di ripulire l'
> America, una volta per sempre, da tutto ci� che ha a che vedere con gli
> indigeni per lasciare tutto il spazio ai trionfatori. Ed i trionfatori,
che
> lo vogliamo o no, siamo noi. Cio�, non noi in forma letterale dato che non
> abbiamo niente a che vedere il potere, per� in ogni caso apparteniamo al
> gruppo culturale che ha occupato spazio in America e che ha ridotto i
> padroni della terra nella schiavit�, nel disprezzo e nell'umiliazione.
> Questa � la storia d'America: allora quando parliamo del Chiapas e di
queste
> parole che si sono trasformate in simboli: EZLN, Marcos, Selva Lacandona,
> non possiamo fermarci l� anche se ci sentiamo a posto bene con la nostra
> coscienza appoggiando gli zapatisti. Dobbiamo ricordare che gli zapatisti
> non sono gli unici in America, un continente che � piagato di gente che
vive
> in condizioni inumane.
> Ci� che desidero dire con questo � che questo interesse diretto che ha a
che
> vedere con lo zapatismo si deve estendere, ampliare per guardare tutta l'
> America, se vogliamo fare qualcosa per gli indigeni. E soprattutto dato
che
> credo che l'America Latina sia un continente molto conflittivo in tutti i
> sensi, ci� a cui aspiro, senza rinunciare ai simboli ed ai miti, visto che
> pure di ci� viviamo e ne abbiamo bisogno quasi come necessitiamo le idee,
�
> che l'America Latina pensi a se stessa come una specie di caleidoscopio,
> molto diversificato con alcune parti illuminate ed altre al buio.
> Fortunatamente � da anni che il Chiapas � una parte illuminata del
> caleidoscopio, per� non dimentichiamo che le ombre continuano a nascondere
> regioni e comunit� intere.
> Alcuni giorni fa uno scrittore molto noto, di cui preferisco non citare il
> nome, ha detto che il movimento indigeno in America � un pericolo per la
> democrazia. � qualcosa di semplicemente mostruoso. Non si pu� dire una
cosa
> del genere, in primo luogo perch� significa insensibilit� storica, e in
> secondo luogo, perch� � la negazione stessa dei fatti.
> Se c'� qualche speranza per l'America Latina consiste nell'emergere dei
> popoli indigeni e nel loro rispetto da parte della societ� civile, che ha
> bisogno della loro presenza, della loro cultura, di questo loro modo d'
> essere pazienti, molte volte silenziosi per� in un silenzio eloquente, che
> contiene lo sguardo, la ricchezza, il significato degli indigeni dell'
> America Latina. Gli autentici signori e padroni della terra ridotti alla
> irrilevanza e contro questa irrilevanza che dobbiamo tutti lottare, perch�
> loro non sono insignificanti, ma al contrario, almeno cos� la penso io,
loro
> sono la speranza viva - ancora - dell'America Latina.
>
> [Testo letto dal premio Nobel portoghese durante la presentazione del
libro
> della giornalista messicana Gloria Mu�oz, EZLN. 20 e 10. Il fuoco e la
> parola, nella Facolt� di Scienze dell'Informazione della Universit�
> Complutense di Madrid]
>
> (tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)
>
>


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