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Sent: Monday, January 31, 2005 11:50 AM
Subject: porto alegre news 1 - il FSM in diretta Porto Alegre News - Il Forum Sociale Mondiale in diretta (corrispondenze a cura di Rosella Simone)
Forum social
mundial, inaugurazione 200.000 partecipanti, 7000 giornalisti accreditati,
l�altro popolo del mondo si incontra e si mostra a Porto Alegre, Brasile.
Quest�anno il quinto Forum mondiale non sar� ospitato dalla Pontificia
Universit� Cattolica ma dalla citt� stessa. Gli stand si snodano tutti lungo
l�argine del porto sul Rio Guaiba. Capire
cosa scegliere tra le infinite possibilit� culturali e di lotta offerte �
quasi impossibile; pensate che solo per elencare gli eventi di questi sei giorni
ci hanno dato un programma di pi� di 260 pagine. Ma oggi 26 gennaio, ore 17,
tutti alla manifestazione che colorata e caciarosa ha attraversato la citt� dal
Mercato pubblico in Largo Glenio Peres all�anfiteatro Por-du -Sol. Una
moltitudine arrivata da tutte le parti del mondo dal Sahel all�Uruguay,
dall�Bangladesh alla Danimarca, dalle favelas di Sao Paulo ai Sem Terra del
NordEste, dal Natal alla Corea, dagli indios dell� Amazzonia e della Colombia
agli italiani. Molti gli slogan contro la guerra in Iraq e la politica
imperialista di Bush. Ma in questa estrema variet� c�� posto per tutto: per chi
sventola le bandiere israeliane e chiede la fine dell�antisemitismo, per le
rivendicazione dei dalit, i
senza casta dell�India, e per la
libera Palestina. Per ragazzi e
anziani, gauchos e transessuali. Fantasiosi e variegati i molti spezzoni delle
donne: contro la violenza in famiglia, per il diritto all�aborto e la marcia
mondiale. Una festa, un carnaval
consapevole e cosciente. E bandiere e giocoliere e tamburi e tutto quello che ci
si aspetta da una manifestazione del genere. Nessuna tensione per�, solo
allegria, disponibilit� e il piacere di incontrarsi, riconoscersi, esserci.
Molta gente del PT, il partito di Lula, con camice rosse e bandiere; ma la
citt�, dove il Pt dopo sedici anni di ininterrotto governo ha perso le ultime
elezioni amministrative, guarda; difficile dire quanta e quale sia la
partecipazione a questa enorme kermesse dei popoli della terra. Poche le
finestre aperte, poche le persone lungo i bordi della strada dove scorreva il
grande fiume del corteo. In testa il lungo nastro della bandiera das bandeiras, enorme drappo
con sopra tutti i simboli delle organizzazione e dei movimenti del Forum
portata, al ritmo dei tamburi, da ragazzi e ragazze arrivati da ogni dove del
pianeta. Polizia presente ma con discrezione, senza scudi e ferraglie varie e,
persino, si lasciano fotografare. Mentre inizia il concerto dei musicisti dal
palco, arriva un ultimo spezzone di corteo; sono giovani del PSTU, sventolano
bandiere rosse e lanciano slogan durissimi contro Lula, che dicono, �ha tradito
il popolo�. Davanti all�anfiteatro il palco per il concerto finale, nel grande
prato antistante si raduna il popolo della pace e della lotta. Danno il via al
concerto i Tamburi pela paz, poi si daranno il cambio sul palco i gauchos di Sombrero luminoso, Ma�Africa,
Manu Chao ed � attesissimo il ministro della cultura Gilberto Gil. Domani alle
8,30 allo Stadio Gigantinho ci sar� il presidente Lula, parler� del sua
programma di lotta alla povert�. Vedremo cosa ha da dire.
A grande feira Nella grande fiera delle culture
alternative che � Porto Alegre Puxirum � l�ultima tenda, quella della
Coica, il coordinamento delle organizzazioni dei popoli indigeni. E forse � un
caso, forse una scelta poich� il posto � particolarmente bello e tranquillo. O
forse, come alludeva Jorge, un uruguaiano viandante che si � definito �narratore
di storia emotiva� � il segno che anche per il Brasile, i naturales sono gli ultimi. E certo �
vero che al loro forum non ci sono n� radio, n� televisioni, n� giornalisti. Ma
forse verranno l�ultimo giorno quando � annunciata la presenza del governatore
dell�Amazzonia. Sono infatti rappresentati tutti i popoli che, pur divisi dai
confini delle varie nazioni del Sud America, hanno come terra comune l�Amazzonia
e poi a scendere sino ai mapuche
della Terra del fuoco. Hanno tutti un�aria gentile e triste e, a prima vista,
sembrano fare solo folklore. Ci sono quelli con il copricapo di piume, altri con
il gonnellino di fili di paglia, piccole donne in bombetta e gonna coloratissima
e l�equadoregno Sebasti�o Haji Manchineri, coordinatore generale, con la lunga
tunica ricamata e la fascia attorno alla fronte. Ma le loro parole sono di
fuoco. <<Gli Stati uniti vogliono impossessarsi dell�Amazzonia, con le
armi, con l�economia e ideologicamente. Quello che stanno facendo � un vero e
proprio attentato contro la natura. Tutti i nostri popoli sono pronti a
difendere la biodiversit�>>.
Parlano di malattia, di fame, di povert�, <<Abbiamo bisogno della
nostra terra ancestrale per piantare il mais e le erbe medicinali ma siamo
obbligati alla monocultura del riso e cos� ci ammaliamo e i sono molti a
morire>>. Una durissima piccola donna venezuelana dice, <<La lotta
al neoliberalismo � strutturale per i popoli indigeno. Abbiamo constatato che il
fratello Chavez , almeno un poco, sta incrinando il neoliberalismo mondiale. Ma
quello che conta oggi non sono i delegati ma il protagonismo del popolo>>.
Poi come sempre tutto finisce con la musica. Perch� il filo conduttore, se uno
ce n��, di questo giocoso bailamme � la musica: quella triste delle Ande, la
samba di Rio o i tamburi d�Africa. E camminando per le mille e una tende abbiamo
incontrato gente, gente vera, popolo insomma. E nessuna haparteid generazionale o di proposta. C�� di tutto: dagli
zoroastriani ai cristiani scientifici, dai trozkisti ai maoisti. E poi comitati per la casa,
per il traffico, per l�inquinamento elettromagnetico, la casa della Palestina,
la casa dei neri e i teatranti del res o
no res, quaranta vicino del barrio Mataderos di Buenos Aires con uno
spettacolo scritto, recitato e diretto da loro, un musical contro il colonialismo. Bravi,
divertenti e divertiti. Dormono nel grande accampamento di tende a igloo.
Centinaia di tende e di ragazzi, ma neanche una bottiglia o una buccia di banana
buttata per terra, neanche un accenno di tensione o di violenza. Cessi puliti e
docce in fila a decine e tutti a lavarsi la sera prima di cena quando sale,
puntuale, un vento forte che sembra voler spazzare via tutto e invece dopo
un�ora si placa, soddisfatto. E la sera? Beh la sera cacha�a. Agora
Lula La gente aspetta ordinatamente in fila per potere entrare nello stadio mentre i dannati della terra si organizzano per vendere qualche bottiglia di acqua minerale. Un corteo passa e contesta le politiche del governo a fianco di quelli che aspettano, forse la democrazia � anche questo, senza tensioni, senza violenze. E noi entriamo nello stadio colorato, di musica, di gente che ondeggia. La musica � l�accompagnamento costante in questi luoghi dove il ritmo, la speranza o forse la disperazione trasformano l�impegno nella vitalit� di chi ancora crede che un altro mondo � possibile. Nello stadio Gigantinho 12.000 persone accolgono Luiz
Inacio Lula da Silva, da due anni presidente del Brasile, invitato di molto
riguardo al Quinto Forum Mondiale Sociale per dare il via e presentare
Lula prende la parola e promette di trasformarsi in ambasciatore della chiamata globale contro la povert� e che a Davos parler� di questo ai partecipanti del Forum Economico mondiale e aggiunge rivolto alla platea, <<� un momento storico, voi non siete pi� soltanto un insieme di persone, avete scelto un tema, la fame, cos� trasformandolo da problema sociale a problema politico>>. Il sociologo Candido Grybowsky dice che la campagna sar� permanente. L�indiano John Samuels critica gli Usa pi� preoccupati della propria sicurezza che della povert�, <<Il grande terrore oggi nel mondo risiede dentro gli stomaci>>. La senegalese Coumba Tour� lega la fascia bianca, simbolo della campagna, al braccio sinistro del presidente. Chiude la manifestazione
(nei prossimi giorni altri resoconti dai seminari e un quadro finale)
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