Il tour europeo di Bush e il movimento globale contro la guerra

(intervento tenuto a Pisa, Milano, Como, Firenze, Napoli nelle
conferenze organizzate dal Comitato per il ritiro delle truppe
dallâIraq, 22-27 febbraio 2005)

di Walden Bello (Direttore Esecutivo del âFocus on the Global Southâ,
basato a Bangkok, e Professore della Sociologia e lâAmministrazione
Pubblica presso lâUniversità delle Filippine.).

Oggi siamo testimoni di una offensiva diplomatica fatta per convincere
gli europei a âmettersi lâIraq dietro le spalleâ. Lo sforzo di
convincere non solo gli europei ma anche il mondo che, con le recenti
elezioni in Iraq, câà un nuovo gioco che deve essere giocato, e il nome
di questo gioco à democrazia.

La realtà à che il vecchio gioco di dominazione e occupazione continua,
e gli Stati Uniti non stanno vincendo. Oggi, noi continuiamo a essere
testimoni della crescita e del consolidamento di una profonda e larga
resistenza in Iraq. Non câà solo la resistenza militare. Câà anche la
resistenza politica. Câà una resistenza civile di massa â tutte queste
azioni che ordinari cittadini attuano giorno dopo giorno per negare la
legittimità dellâoccupazione.

/Per noi non ci deve essere nessuna domanda sulla nostra posizione
politica. Noi dobbiamo supportare il diritto del popolo iracheno a
resistere allâoccupazione/. Ci sono varie resistenze, ma noi dobbiamo
ricordare che quello che il popolo iracheno vuole principalmente da noi
non à il supporto a questa o quella parte della resistenza ma ci chiede
un incondizionato e immediato ritiro di tutte le truppe straniere
dallâIraq. Soltanto sotto questa condizione il popolo iracheno avrà lo
spazio sovrano per arrivare a discutere e lottare tra di loro per creare
un governo nazionale realmente legittimato. Definire âlibereâ e
âdemocraticheâ le elezioni fatte sotto occupazione à un travestimento di
libertà e democrazia.


*USA: sconfitti in Iraq.*

La verità à che gli Stati Uniti stanno perdendo la guerra in Iraq, sia
politicamente che militarmente. Il numero di governi della cosiddetta
âCoalizione dei volenterosiâ si à molto ridotto. I 135.000 soldati
americani si stanno forzando allo stremo, il loro numero à incapace di
fermare il fuoco crescente della guerriglia. Secondo gli Stati Uniti per
fermare le guerriglie ci vorrebbero almeno 500.000 soldati, anche
secondo alcuni capi militari americani, ma non à possibile raggiungere
questi numeri senza provocare una agitazione civile di massa negli Stati
Uniti. Il sig Bush puà aver vinto le elezioni ma non per supporto
pubblico alla guerra, e lui questo lo sa.

Anche tra i militari americani stessi, sempre pià soldati, anche attivi,
comprese le famiglie, stanno parlando contro al guerra. Poche settimane
fa, abbiamo visto una critica senza precedenti in una grande assemblea
al segretario della difesa Rumsfeld da un ufficiale che lo accusava di
mandare i soldati in guerra senza sufficienti protezioni. Pochi mesi fa,
una unità americana si à rifiutata di consegnare i rifornimenti a una
città diverse miglia lontana perchà ha detto non essere in condizioni di
sicurezza. Ci sono probabilmente molti pià incidenti di questo tipo, se
i giornalisti si preoccupassero di guardarsi attorno anzichÃ
imbrigliarsi con il Pentagono lo sapremmo. Lâesercito americano,
dobbiamo ripetere, si ritirà internamente gli ultimi stadi della guerra
in Vietnam a causa della caduta del morale, che prese la forma, tra le
altre cose, del âfraggingâ o del lancio di granate contro gli ufficiali.
Con circa la metà dei soldati in Iraq che non sono forze regolari della
guardia nazionale, non sono soldati a tempo pieno, non dobbiamo
sottovalutare il livello di erosione del morale, come molti osservatori,
come James Fallow, hanno sottolineato.


Crisi di iperestensione

Gli stati Uniti non si stanno estendendo solo in Iraq. LâIraq ha in
effetti peggiorato la crisi di iperestensione degli Stati Uniti
globalmente. Le manifestazioni chiave del dilemma imperiale sono chiare:

*

Nonostante le recenti elezioni in Afganistan sponsorizzate dagli
Stati Uniti, il governo di Karzai controlla effettivamente
soltanto una parte di Kabul e due o tre altre cittÃ. Il segretario
dellâONU Kofi Annan ha detto, nonostante le elezioni, âsenza
istituzioni di stato capaci di rispondere ai bisogni della
popolazione nel paese, lâautorità e la legittimità del nuovo
governo avranno vita breveâ. E finchà questa à la situazione,
lâAfganistan à costretto ad accettare 13.500 soldati americani
allâinterno del paese e 35.000 personale di supporto esterno.

*


La guerra degli Stati Uniti al terrorismo ha dato completamente lâeffetto contrario, con AL Qaeda e i suoi alleati molto pià forti oggi che nel 2001. A questo proposito, il filmato video pre-elezione di Osama bin Laden valeva mille parole. Lâinvasione dellâIraq, come dice Richard Clark, lâex-capo anti-terrorismo di Bush, ha deragliato la guerra al terrorismo ed à servito come il migliore strumento di reclutamento per Al Qaeda. Ma anche senza lâIraq, la polizia di Washington dalla mano pesante e i metodi militari per contrastare il terrorismo avevano già alienato milioni di musulmani. Niente illustra questo meglio della Tailandia del sud, dove lâazione contro il terrorismo degli stati uniti ha aiutato a convertire il malcontento latente in una insurrezione generale.

*

Con il pieno sostegno della strategia âsenza vincitoriâ di Ariel
Sharon di sabotare lâemergere di uno stato palestinese, Washington
ha perso tutto il capitale politico che aveva guadagnato fra gli
arabi quando medià lâormai defunto Accordo di Oslo. Inoltre, la
strategia di appoggio a Sharon, pià lâoccupazione dellâIraq, hanno
lasciato gli alleati di Washington fra gli Ãlite arabi esposti,
screditati e vulnerabili. Con la morte di Yasser Arafat, Tel Aviv
e Washington potrebbero nutrire speranze di un accordo sulla
questione palestinese secondo loro condizioni. Io penso che questa
sia unâillusione, e che probabilmente vedremo crescere il supporto
per Hamas tra i palestinesi a spese del PLO di Mr Abbas.

*


La NATO à morta, e nel periodo avvenire, conflitti commerciali si combineranno con le differenze politiche allontanando sempre di pià gli Stati Uniti dallâEuropa. LâEuropa à la chiave alla sostenibilità dellâimpero americano. LâEuropa à la chiave per la sostenibilità dellâimpero americano. Come ha scritto lâautore neo-conservatore Robert Kagan: âGli Americani avranno bisogno della legittimazione che lâEuropa puà offrire, ma gli europei potrebbero anche non concederla.â Ma il divario Atlantico, sempre in crescita, non deriva soltanto dagli approcci diversi verso lâassicurazione della stabilità globale; gli europei hanno sempre pià paura che un USA aggressivamente militaristica sia la minaccia strategica maggiore alla loro sicurezza regionale.

*

LâAmerica Latina accelera il suo spostamento a sinistra. La
vittoria della coalizione di sinistra in Uruguay à solo lâultima
di una serie di vittorie elettorali per le forze progressiste, che
segue quelle del Venezuela, Ecuador, Argentina e Brasile. Insieme
con le elezioni spostate a sinistra, possono anche esserci in
vista pià insurrezioni di massa come quella che câà stata in
Bolivia nellâottobre 2003. Parlando della svolta a sinistra e
dellâallontanamento dallâimpero, uno degli amici degli USA, lâex
ministro degli esteri messicano Joerge Castaneda, descrisse la
situazione accuratamente âGli amici degli americaniâ sentono il
fuoco di questâira anti-americana. Si trovano a dover cambiare la
propria retorica e atteggiamento per scoraggiare la loro difesa
delle politiche viste come pro-americane o ispirate dagli
americani, e per rafforzare la loro resistenza alle esigenze ed ai
desideri di Washingtonâ.


Questa à lâimmagine globale che smentisce il trionfalismo che accompagna il tour europeo di Bush. Questo à il viaggio della disperazione. Infatti, mentre i giornali sono pieni di bellicose parole da Washington contro Iran, Siria e nord Korea, la realtà à che, a causa del fatto che sono obbligati in una guerra senza fine in Iraq, gli USA sono in una posizione peggiore di prima per destabilizzare quei governi rispetto al 2003, prima dellâinvasione in Iraq. E Washington questo lo sa, à per questo che sta cercando di conquistare lâEuropa puntellando il suo dominio globale in declino.


*Cambiamenti per il movimento contro la guerra*

Uno dei nostri obiettivi come movimento deve essere sabotare questo
disperato gioco diplomatico. Legato a questo, lasciatemi dire quello che
il movimento contro la guerra deve fare man mano che la posizione degli
USA in Iraq peggiora.

Supportare la lotta del popolo iracheno per creare uno spazio sovrano e
costituire un governo nazionale a loro scelta continua a essere una
priorità del movimento contro la guerra. Lâaltro à la fine
dellâoccupazione israeliana della Palestina e la fine del fatto che i
diritti del popolo palestinese vengono calpestati. In un momento segnato
dalla congiunzione di una Destra risorgente negli Stati Uniti ed una
crisi continua dâimpero al livello globale, che cosa ci vorrà per
raggiungere questo obiettivo?


_Primo_, il movimento deve gradualmente superare la spontaneità e arrivare a un nuovo livello di coordinazione oltre confine, deve andare al di là della sincronizzazione annuale dei giorni di protesta contro la guerra. La massa critica per incidere sullâesito della guerra non sarà efficace senza unâonda di protesta globale simile a quella che caratterizzà il movimento contro la guerra del Vietnam dal 1968 al 1972 â che tenne milioni di persone in costante stato di attivismo. Il coordinamento , comunque, significherà coordinare non solo manifestazioni di massa ma anche di disobbedienza civile, lavorare sui media globali, il lobbying quotidiano degli ufficiali e lâistruzione politica. Un coordinamento pià efficace e soprattutto la /professionalizzazione /del lavoro contro la guerra non devono essere raggiunte, perÃ, al costo dei processi di partecipazione che sono il marchio del nostro movimento.

_Secondo_, in termini di tattiche, bisogna impegnarsi in nuove forme di
protesta. Le sanzioni ed i boicottaggi sono metodi che devono essere
adottati. Al forum mondiale di Mumbay di gennaio 2004, Arundhati Roy ha
proposto di iniziare con una o due delle ditte americane che traggono
beneficio diretto dalla guerra, quali Halliburton e Bechtel, e di
mobilitare con lo scopo di chiudere le loro operazioni in tutto il
mondo. Ã giunto il momento di prendere la sua proposta sul serio, non
solo riguardo alle aziende americane ma anche con le aziende ed i
prodotti israeliani.

Dâaltronde, il livello di militanza deve essere alzato, con
lâincoraggiamento di sempre pià disobbedienza civile e di interruzioni
non-violente contro il commercio. Dobbiamo dire a Washington ed ai suoi
alleati che non ci possono essere affari finchà la guerra continua.

Il tipo di dibattito che avviene nella Gran Bretagna, se proporre le
manifestazioni pacifiche oppure la disobbedienza civile, Ã inutile,
siccome tutte e due sono essenziali e devono essere unite in modi
innovativi e efficaci.

_Terzo_, Ã chiaro che la Gran Bretagna e lâItalia sono i sostenitori
principali della politica di guerra di Bush fuori degli Stati Uniti.
Bush fa riferimento costante a questi governi per legittimare
lâavventura americana. Cià che succede in Italia incide a turno su ciÃ
che succede nella Gran Bretagna. Entrambi i paesi hanno maggioranze
contro la guerra solide che adesso devono essere convertite in una forza
potente per distruggere gli affari in questi paesi gestiti dai governi
complici nella guerra americana. Entrambi i paesi hanno la tradizione
santificata dello sciopero generale che, insieme alla disobbedienza
civile massiccia, possono aumentare i costi ai loro governi per il
sostegno a Washington. Quando ci si chiede perchà le manifestazioni del
20 marzo 2004 hanno mobilitato molte meno persone rispetto a quelle del
febbraio 2003, molti attivisti nella Gran Bretagna e nellâItalia
rispondono: perchà la gente sentiva che le loro azioni non erano state
in grado di impedire che gli USA entrassero in guerra. Questo tipo di
disfattismo e caduta del morale possono essere sconfitti non esigendo
meno dalla gente, ma di piÃ, chiedendogli di rischiare e impegnarsi in
atti di resistenza civile non-violenta.

_Quarto_, siccome il Medio Oriente sarà il campo di battaglia strategico
per i prossimi decenni, sarà essenziale rafforzare i legami tra il
movimento della pace globale ed il mondo arabo. I governi del Medio
Oriente sono notoriamente indolenti quando si tratta degli Stati Uniti,
quindi, come in Europa, à la creazione di legami di solidarietà fra i
movimenti civili che deve essere la spinta principale di questo sforzo.
Questo sarÃ, infatti, un passo coraggioso e controverso, perchà alcuni
dei pià forti movimenti anti-americani in medio oriente sono stati
etichettati âterroristiâ o âfilo-terroristiâ dagli americani a da altri
governi europei. Lâimportante à di non permettere che le definizioni
imposte dagli americani blocchino la strada per le persone cercano una
base per lavorare insieme.

Ugualmente, Ã essenziale per il movimento palestinese ed i movimenti
israeliani anti-sionisti e della pace andare oltre le etichette imposte
dai governi e trovare modi di cooperare per porre fine allâoccupazione
israeliana. Il processo trova un modo di portare insieme le persone
provenienti dalle posizioni politiche apparentemente non-conciliabili. A
questo proposito, lâAssemblea contro la guerra di Beirut che si à tenuta
a metà settembre 2004, con forte partecipazione del movimento globale
della pace e dei movimenti sociali da tutto il mondo arabo, ha segnato
un passo significativo in questo senso. Vorrei richiamare la vostra
attenzione sullâincontro al Cairo che si terrà a fine marzo, dove il
movimento globale per la pace si incontrerà con molti gruppi
progressisti e democratici dallâEgitto e dal medio oriente per chiedere
non solo la fine delle occupazioni americana e israeliana ma anche una
genuina democratizzazione del mondo arabo.

Ma mentre il movimento globale della pace si concentra sullâIraq e
Palestina, i movimenti nazionali e regionali devono continuare ad
intensificare le lotte esistenti per aprire nuovi fronti contro
lâegemonia statunitense nelle loro aree.

Infatti, câà un rapporto dialettico fra le lotte globali e locali contro
lâimperialismo. Indebolire la struttura americana di base nellâAsia
Orientale, ad esempio, inciderà sulle operazioni militari americane
nellâIraq e nellâAfganistan. Qui in Italia, uno sviluppo positivo à la
proposta del vostro movimento di lavorare per la chiusura delle basi
militari americane come Camp Darby, Taranto, La Maddalena, Aviano e le
strutture vicino Napoli. Ã di questi giorni la scoperta che nelle basi
italiane ci sono 90 bombe nucleari. Alcune di queste basi, come Camp
Darby, hanno giocato un ruolo logistico importante nel sostegno alla
guerra americana. Questo à il modo per portare la guerra irachena a casa
in Italia, un movimento che ha anche lâeffetto di indebolire lâegemonia
militare americana nel paese. Infatti, una delle inaspettate conseguenze
della guerra imperialista in Iraq potrebbe essere lâerosione della
posizione militare americana in Europa.

Mentre inizia il secondo mandato, lâagenda di Bush rimane uguale, la
dominazione globale, ma la sua capacità di portarla avanti à stata
erosa. La nostra risposta continua a essere la resistenza globale. CâÃ
una sola cosa che puà frustrare gli scopi malvagi dellâimpero nellâIraq,
nella Palestina e altrove: la solidarietà militante fra i popoli del
mondo. Rendere questa solidarietà reale e potente e infine trionfante Ã
la sfida davanti a noi.

Lasciatemi portare la mia solidarietà a Giuliana Sgrena, la giornalista
de Il manifesto, e faccio appello a coloro che la tengono perchà la
liberino. Lei non à un nemico, à uno dei migliori alleati che il
movimento di liberazione nazionale in Iraq ha dalla sua parte.

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