Invio una lettera che ho appena spedito all'Eco di Bergamo e che ho scritto
dopo aver letto la lettera di G. Peracchi dello Spi-Cgil sull'Eco di oggi.

Saluti

Mapi


Spettabile Redazione,
recentemente qualcuno ha criticato la proposta avanzata dal PRC di
sciogliere la Fondazione "Maria Ausiliatrice ONLUS" e di far assumere alla
Casa di Ricovero di via Gleno lo status di ospedale geriatrico o quello di
struttura di lungodegenza che tratti malati cronici non-autosufficienti sia
in fase di malattia acuta o di riacutizzazione della malattia, sia in fase
di stabilit� clinica. Alla nostra idea di conferire la struttura al Sistema
Sanitario si obietta che le RSA sono strutture assistenziali, quasi del
tutto estranee all'ambito della sanit�, e che dunque devono essere mantenute
separate dalla rete ospedaliera della provincia. Riteniamo che questa
obiezione sia inconsistente, almeno nel caso del Gleno nella sua attuale e
drammatica concretezza, sebbene sia probabile che il nostro ragionamento
possa valere per molte altre RSA che non conosciamo direttamente.
In primo luogo, gli interventi che la Casa opera oggi sui suoi ospiti sono
in larghissima maggioranza di natura sanitaria; infatti l'80% della retta �
relativa a spese sanitarie, nella struttura � presente un altissimo numero
di medici e viene giustamente applicato il contratto della sanit� pubblica.
Non per nulla l'attuale Presidente della Fondazione aveva dichiarato che "Il
Gleno � un ospedale".
In secondo luogo, gli ospiti della Casa sono nella quasi totalit� dei casi
dei malati gravissimi e cronici, che quindi giustamente andrebbero chiamati
"pazienti" e non genericamente "ospiti". Andrebbe dunque rivisto lo status
di queste persone, che spesso arrivano nella Casa di Ricovero dopo essere
state dimesse dagli Ospedali ma senza essere guarite completamente, perch�
molto spesso per le patologie che le riguardano non � possibile un ritorno
alla salute. Queste persone sono spesso colpite da pi� di una patologia e
non sono pi� in grado di provvedere a se stessi; perci� richiedono cure
sanitarie continue e una costante assistenza. Non si capisce perch� queste
persone siano "pazienti" e "malati" prima del loro ingresso nella Casa per
poi diventare semplici "assistiti" e "ospiti" all'interno della RSA, quando
poco o nulla � variato nel loro quadro clinico.
Ci� di cui la cittadinanza si dovrebbe rendere conto � che il Gleno (per
come � adesso, non per come dovrebbe essere) � un ospedale, nel senso che �
una struttura che opera molto di pi� nel campo della sanit� che in quello
della semplice assistenza sociale, come si � gi� visto sopra. Le vesti
giuridiche dell'IPAB prima e della Fondazione ora sono entrambe inadeguate a
una realt� di questo genere, perch� ne disconoscono in maniera
apparentemente inspiegabile il carattere sanitario, che risulta evidente a
chiunque operi al suo interno. L'IPAB e la Fondazione sono delle maschere
che hanno nascosto e nascondono il fatto che il Gleno si prende cura di
malati gravissimi come non-autosufficienti totali, malati di Alzheimer,
malati terminali, pazienti in coma neurovegetativo, ecc. La nostra proposta
di trasformare la Fondazione in una struttura sanitaria e pubblica � quindi
un'operazione di semplice buon senso, che non fa che prendere atto della
realt� delle cose.
Inoltre, si tratta di una proposta che cerca di porre rimedio a una
sistematica negazione del diritto della salute, perch� i pazienti del Gleno,
proprio per il fatto di non essere considerati tali, spesso non ricevono
cure adeguate e sono costretti a pagare rette molto salate, in aperta
violazione dell'articolo 32 della Costituzione, che prevede il diritto alla
salute per tutti i cittadini, diritto che, secondo l'ex Presidente della
Corte Costituzionale Valerio Onida, � un "principio assoluto". Assai
probabilmente il mancato riconoscimento di questi malati come tali dipende
dal fatto che curare queste persone in modo completo sarebbe molto costoso,
e non sembra che la collettivit� sia disposta a spendere ingenti risorse per
il loro benessere, dal momento che non possono pi� essere produttivi dal
punto di vista economico e lavorativo. Tuttavia, l'articolo 32 della
Costituzione fa chiaramente intendere che non possono essere invocati
problemi di bilancio per ridurre o addirittura eliminare servizi e strutture
per ogni categoria di malati. Inoltre, la legge 833 del 1978 afferma che
tutti hanno diritto ad essere curati gratuitamente, quali che siano "le
cause, la fenomenologia e la durata della malattia".
Dunque, dato che la nostra proposta sembra avere forti basi sia di fatto che
di diritto, non possiamo che sostenerla con rinnovata forza,
indipendentemente dal parere dei nostri inaspettati detrattori.

Maria Pia Trevisani Bruni
Commissione regionale Salute e Politiche Sociali PRC


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