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GRANELLO DI SABBIA (n°145)
Bollettino elettronico settimanale di ATTAC
Martedì 24 gennaio 2006
______________________________

Vi preghiamo di diffondere il Granello nella maniera più ampia
possibile.
Numero di abbonati attuali: 7 067
____________________________________________________________

Indice degli argomenti

1 - TAV in Val di Susa: le ragioni (nascoste) del sì
(da una serie di lezioni del prof. Antonio G. Calafati dell'università di
Ancona).
Sono andato alla ricerca delle "ragioni del sì" (con i miei studenti del
corso di "Analisi delle politiche pubbliche") nei tre maggiori quotidiani
italiani - il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa - nei giorni
del 7, 8 e 9 dicembre. Sono andato in primo luogo alla ricerca delle
"ragioni del sì" perché si tiene un corso di "Analisi delle politiche
pubbliche" sullo sfondo, appunto, di un pre-giudizio di razionalità delle
decisioni pubbliche.

2 - NO TAV: "a sarà düra"!
Sentiamo le voci dei valsusini: durante la manifestazione di Torino del 17
dicembre 2005 abbiamo raccolto alcuni volantini.


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1 - TAV in Val di Susa: le ragioni (nascoste) del sì
__________________________________________________________

di Antonio G. Calafati

- 1. Credo che molti lettori, dopo quello che è accaduto nei giorni scorsi,
abbiano dedicato qualche attenzione in più al tema "della TAV in Val di
Susa" - cercando in primo luogo di capire le "ragioni del sì". In una
democrazia le politiche pubbliche vengono delegate - e non potrebbe essere
altrimenti. Vengo delegate ai politici, alle burocrazie e ai saperi esperti.
In una democrazia i cittadini hanno un pre-giudizio di razionalità nei
confronti delle decisioni pubbliche. La maggior parte di loro pensa che le
decisioni siano razionali quanto basta, che siano state prese facendo buon
uso della conoscenza rilevante e che vi sia un luogo virtuale dove questa
conoscenza si è accumulata in forma di studi, rapporti, dati. Da questo
luogo essa potrà essere all'occorrenza recuperata, divulgata, spiegata.

- 2. Sono andato alla ricerca delle "ragioni del sì" (con i miei studenti
del corso di "Analisi delle politiche pubbliche") nei tre maggiori
quotidiani italiani - il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa -
nei giorni del 7, 8 e 9 dicembre. Sono andato in primo luogo alla ricerca
delle "ragioni del sì" perché si tiene un corso di "Analisi delle politiche
pubbliche" sullo sfondo, appunto, di un pre-giudizio di razionalità delle
decisioni pubbliche. Le politiche pubbliche sono razionali fino a prova
contraria. Ma lo si tiene anche sullo sfondo del principio che della
razionalità delle politiche pubbliche, in una democrazia, si deve dar conto
a richiesta. E una contestazione così forte, prolungata, condivisa era una
richiesta di questo tipo. Quindi, non mi restava che mostrare agli studenti
come le "ragioni del sì" del progetto infrastrutturale in Val di Susa
venissero recuperate dagli archivi e dai documenti pertinenti, comunicate,
spiegate - come esse poi affiorassero senza troppa fatica nel dibattito
pubblico. Non restava, quindi, che sfogliare e discutere gli articoli più
importanti nei maggiori quotidiani italiani dove queste ragioni le avremmo
trovate, anche se solo accennate - quotidiani di indiscutibile autorità, ai
quali una parte così rilevante dell'opinione pubblica si rivolge ogni giorno
per orientarsi.

- 3. Gli articoli che ho letto insieme ai miei studenti sui tre maggiori
quotidiani italiani li hanno letti nelle stesse ore circa due milioni di
italiani - più o meno con il nostro stesso intento: cercare le "ragioni del
sì". E in effetti - iniziando dall'articolo di Luciano Gallino (La
Repubblica, 7/12) - la nostra esplorazione non poteva cominciare in modo
migliore. Un articolo metodologicamente ineccepibile - che delineava lo
schema concettuale all'interno del quale esporre le "ragioni del sì" (ed
anche "le ragioni del no"). Da lì siamo partiti, dalle coordinate
concettuali di quell'articolo che sono anche le coordinate di un corso di
"Analisi delle politiche pubbliche". Che sono le uniche che abbiamo saputo
costruire in questo campo. Il nostro viaggio è cominciato bene ma non siamo
andati molto lontano, perché non abbiamo trovato più nulla in tre giorni di
letture e pensieri che all'interno di quelle coordinate cadesse.

- 4. La Stampa di Torino - molto interessata per ovvie ragioni - ha dedicato
il 7/12 un editoriale di uno dei suoi più autorevoli giornalisti al tema -
un articolo che leggerlo non ci è stato di alcuna utilità. Credo che il
giornalista sia stato costretto a buttare giù il pezzo in pochissimo tempo e
non avesse idea di che cosa stesse parlando. Comunque non c'era nulla di
pertinente. Nessun richiamo a fatti che potessero ampliare le conoscenze del
lettore e fargli intravedere le "ragioni del sì". L'unico riferimento
fattuale riguardava un nesso causale inverosimile, quello tra l'opera in
questione e "lo sviluppo dell'intera area del Nord-Ovest". Nesso senza alcun
significato e rilevanza. Anche perché le "ragioni del sì", per un'opera di
questa dimensione, andrebbero cercate ben oltre il Nord-Ovest dell'Italia,
nell'interesse nazionale (ed europeo). Anche perché il "Nord-Ovest" deve
trovare una soluzione ai suoi problemi economici (quali, poi?) nei prossimi
dieci anni, molto, molto prima che le infrastrutture in discussione
comincino a produrre i loro effetti. Anche il Corriere della Sera dedicava
nello stesso giorno al tema un editoriale di uno dei più autorevoli
commentatori italiani, Sergio Romano. Ma anche in questo caso
si trattava di riflessioni non pertinenti, a "contenuto informativo nullo".
Ad un certo punto abbiamo anche incontrato la seguente affermazione: "Senza
Tav lasceremo nelle mani dei nostri concorrenti l'Europa
danubiano-balcanica, vale a dire la regione in cui abbiamo realizzato negli
scorsi anni (.) qualche significativo successo." Un altro nesso causale tra
eventi espresso in uno spazio-tempo fantastico, senza significato. Niente di
utilizzabile.

- 5. Gli italiani che li hanno letti - ed anche i miei studenti - non hanno
trovato nulla di pertinente in questi due editoriali. Non vi hanno trovato
le "ragioni del sì". Ma non avranno neanche cominciato a dubitare
dell'esistenza delle "ragioni del sì": il pre-giudizio razionalistico è
troppo profondamente radicato per essere messo in discussione da un
editoriale scritto in fretta. Ma non hanno trovato nulla di pertinente
neanche nelle pagine interne: solo cronaca e impressioni raccolte sul campo.
Ma si saranno imbattuti in un'intervista al Presidente della Regione
Piemonte, Mercedes Bresso. Lei sì che avrebbe potuto fornire qualche dato,
rimandare ai contenuti tecnici di qualche atto amministrativo della sua
amministrazione, richiamare le analisi della sua burocrazia e dei suoi
consulenti. Ci ha informato, invece, del fatto di essersi svegliata alla tre
del mattino con il pensiero che "Lassù i bambini non riescono ad andare a
scuola, i loro padri a forza di scioperi rischiano il licenziamento, e poi
sta anche arrivando il Natale." (p. 6).

- 6. Nei quotidiani del giorno dopo (8/12) si esercitano sul tema alcune
grandi firme del giornalismo italiano: Panebianco sul Corriere, Valentini su
La Repubblica, Annunziata su La Stampa. Dopo il magistrale pezzo di Luciano
Gallino il giorno prima, la strada era aperta per riflessioni pertinenti,
ancorate alle coordinate che logica vuole. Angelo Panebianco divaga e svolge
il tema, certo centrale, dell'arretratezza culturale della "Sinistra"
(comunque non capiamo a che cosa si riferisce visto che in Piemonte e in
Italia i due principali partiti "della Sinistra" sono favorevoli all'opera e
lo hanno detto in tutti i modi). Lucia Annunziata ci aiuta ugualmente molto
poco: nel suo articolo non c'è un bit di informazione. (E per di più ci
costringe, ad attardarci sulla dicotomia "modernità-nostalgia" (sic). "Che
cosa vuole dire?" - "Mah, nella fretta."). Giovanni Valentini si dedica ad
una riflessione sulla funzione del dialogo, opportuna quanto superflua.
Sembra anche lui favorevole all'opera, ma non porta nessuna ragione. Le
pagine interne non ci sono ugualmente di aiuto. Su La Stampa un lungo
articolo di costume - che sembra un pretesto per un pregevole esercizio
di grafica - su chi si oppone in Italia alla "Modernità" (e alla "Alta
velocità"). Su La Repubblica (p. 2) alcune righe canzonatorie sulla lentezza
(come se la lentezza non fosse un tema di straordinaria profondità e, anche,
un tema prosaicamente economico - visto che la velocità ha un costo e ogni
ragazzo che studia economia sa che una unità di risorse impiegate per andare
più velocemente ha comunque un uso alternativo, da valutare
comparativamente). Sul Corriere un politico di rilievo (Emma Bonino)
introduce un nuovo concetto affermando che la "Tav in Val di Susa" si deve
fare perché "lì c'è in gioco un modello di ecologia sostenibile." (p. 3)
"Ecologia sostenibile? Ma che cosa è?"
"Mah, un paradosso, forse semplicemente un refuso.".

- 7. Il terzo giorno (9/12) altri esercizi che sono divagazioni. Barbara
Spinelli, su La Stampa, ad un certo punto del suo lungo editoriale si decide
a sfiorare il tema affermando "Ci sono progetti razionali, opportuni - una
ferrovia ad alta velocità che dal Portogallo va a Kiev ha questi
attributi.". "Ma a che cosa si riferisce?" "Mah, non so, .". Uno sguardo
alla Trans-European Transport Networks che l'Unione Europea immagina di
costruire, e che è lo sfondo meta-progettuale di questa vicenda, è
sufficiente per avere la conferma che ci sono ben altre vie per arrivare da
Lisbona a Kiev che non transitare da Torino. Non è che si fa questo
tunnel in Val di Susa per andare da Lisbona a Kiev! Ma alla fine l'articolo
ritorna sul tema del dialogo istituzionale, e la giornalista formula una
proposta, una "soluzione che può salvare la modernità, evitare la sua
demonizzazione". Anche lei sembra favorevole, in definitiva, all'opera - ma
neanche l'ombra di un motivo nel suo ampio articolo. E, come negli altri,
neanche un cenno delle fonti alle quali si alimenta il suo giudizio.
Attraverso quale processo, elementi, analisi si è formato il suo giudizio.
Ma prende forma, in questo pezzo, l'equazione fondamentale che sembra alla
base del giudizio favorevole che caratterizza tutti questi saggi di
giornalismo: "Tav in Val di Susa" = Alta Velocità = Modernità. Cercavamo
delle ragioni razionali, dei
ragionamenti falsificabili, delle ipotesi e dei dati per corroborarle e
abbiamo trovato i primi, abbozzati elementi di una "mistica delle
infrastrutture". Su La Repubblica del 9/12 l'editoriale di una altra
autorevole firma (Alberto Statera) è dedicato alla storia personale del
Ministro Lunardi - e in tutto il resto del quotidiano neanche l'ombra di una
informazione sulle "ragioni del sì". Solo cronaca, racconto. Molta cronaca
anche sul Corriere dello stesso giorno (che non ha editoriali sul tema).
Nessun riferimento ad analisi, fatti, atti amministrativi, procedure.
Neanche la parvenza di un ragionamento, di una riflessione di una tabella
riassuntiva dei temi controversi, dei costi finanziari ed economici, dei
benefici, del contesto territoriale, delle condizioni a contorno, qualche
rimando per approfondimenti. Niente.
Ma in un'intervista a Nerio Nesi (Ministro competente quando fu presa la
decisione) si legge: "Ero e resto convinto che l'Alta velocità va fatta."
(p. 6) Neanche il tentativo di accennare ad una ragione, mentre l'intervista
scivola su altri temi "Siamo stati noi torinesi a fare l'Italia.".

- 8. Ma che cosa sanno oggi 10 dicembre 2005 sulle "ragioni del sì" "alla
TAV in Val di Susa" i due milioni di italiani che hanno letto i quotidiani
che abbiamo letto noi in questi giorni? Che cosa sanno non lo posso sapere.
Che cosa sanno di più dopo aver letto pagine e pagine di editoriali e di
cronache e di interviste questo credo di saperlo: nulla. Non perché
sapessero già tutto o molto prima, ma perché non hanno trovato nulla oltre i
fatti di cronaca. Le redazioni dei tre principali quotidiani italiani non
sono riusciti nei tre giorni chiave della vicenda ad organizzare un pensiero
intorno ad un tema così importante (unica eccezione l'articolo di Luciano
Gallino, che nessuno ha poi ripreso). Ma insisto: non diamo troppo peso ad
un "fallimento informativo", le "ragioni del sì" finiranno per emergere.

- 9. Certo, ma quali sono e dove sono (nascoste) le "ragioni del sì"?

- 10. I tre quotidiani che abbiamo esaminato dedicano ogni giorno e da anni
dettagliate analisi a ciò che accade sui mercati finanziarti e valutari.
Hanno una sezione quotidiana per questi temi e supplementi settimanali.
Perché non dedicano la stessa attenzione (le stesse risorse) ad esaminare la
politica delle infrastrutture, un tema così decisivo per lo sviluppo
economico dell'Italia? Ogni giorno e per dieci anni due pagine intere, con
analisi tecnicamente pertinenti dedicate alle infrastrutture. Un'opera di
alfabetizzazione. Chissà perché non lo fanno? (Che strana idea dell'economia
devono avere.)

Ancona, 10 dicembre 2005

P.S.
Nessuno dei miei studenti legge, se non molto raramente, un quotidiano.
Non è dopo questo fallimentare esercizio che posso provare a far loro
cambiare idea

http://calafati.univpm.it


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2 - NO TAV: "a sarà düra"!
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GIU' LE MANI DALLA VALSUSA
11 GRANDI BUGIE

Di TAV non si può fare a meno.

Questo è quanto affermano i fautori del TAV "a tutti i costi", non perdono
occasione di ripetere una serie di affermazioni che si guardano bene dal
documentare. Perché non riportano mai dati a sostegno delle loro tesi? E'
semplice: non perché siano poco informati ma perché sanno che tutti i dati
dimostrano esattamente il contrario di ciò che affermano. Ecco perché
reagiscono con fastidio a chi si permette anche soltanto di chiedere
argomentazioni a supporto di quanto affermano, e rifiutano senz'altro il
confronto.

Riportiamo i loro temi preferiti, seguiti dagli argomenti con i quali
rispondiamo e dai dati: questi sì documentabili, anche da fonti non .
(Tratto da "CHI USA IL CERVELLO, RIPUTA I LUOGHI COMUNI" - agosto 2005)

1. SI TRATTA DI UN TRACCIATO DI BASE CHE NON INTERESSA L'ALTA VALLE SUSA
E' falso. Il primo atto della Presidente Bresso è stato un viaggio a Parigi
per cercare di concludere un accordo con la Francia per la realizzazione del
Tunnel ferroviario Oulx-Briancon quale opera annessa al TAV (Torino -
Venaus - S. Jean
- Lione).
Il tunnel ferroviario Oulx - Briancon della lunghezza stimata di 27 km con i
relativi tunnel di accesso laterali (finestre e camini) probabilmente
collocati nei Comuni di Oulx e Cesana porterebbe alla devastazione della
piana tra Oulx e
Bardonecchia dove in un punto ancora imprecisato il tunnel dovrà
necessariamente sbucare e dove dovranno essere collocate immense masse di
detriti forse anche amiantiferi e alla cantierizzazione di tutta l'Alta
Valle per 15 anni con tutto il corredo di polvere, rumore, emissioni, ecc...
Si nota una stridente contrasto tra la vocazione turistica dei Comuni
suddetti in fase post olimpica e tali folli previsioni.
La conclusione è che anche l'Alta Valle Susa è pesantemente minacciata dal
TAV e opere annesse.

2. SENZA LA TORINO-LYON IL PIEMONTE SAREBBE ISOLATO DALL'EUROPA
In realtà il Piemonte è già abbondantemente collegato all'Europa e
soprattutto attraverso la Valle di Susa. In questa valle esistono già due
strade statali, un'autostrada e una linea ferroviaria passeggeri e merci a
doppio binario. Esiste perfino la cosiddetta autostrada ferroviaria
(trasporto dei TIR su speciali treni navetta). Sono tutte linee di
collegamento con la Francia attraverso due valichi naturali (Monginevro e
Moncenisio) e due tunnel artificiali (Frejus ferroviario e autostradale).
Il tutto in un fondo-valle largo in media 1,5 km! A fatica ci sta anche un
fiume, la Dora Riparia, che di tanto in tanto va in piena ..
I collegamenti con l'Europa sono già ottimi e lo sviluppo è condizionato
invece dal tecnologie avanzate, ricerca ecc... come dimostra lo sviluppo di
Paesi Europei con la Finlandia, l'Irlanda situati in posizione non sull'asse
delle grandi vie di comunicazione.

3. LE LINEE FERROVIARIE ESISTENTI SONO SATURE
In realtà l'attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38%
della sua capacità. Le navette per i TIR partono ogni giorno desolatamente
vuote. (Ma sono state riscoperte e prese d'assalto nel periodo di chiusura
del Frejus per incendio) dimostrando che con incentivi il trasporto su
rotaia e politica fiscale che penalizzi quelli su gomma si può portare il
traffico sulla linea attuale. Il collegamento ferroviario diretto
Torino-Lyon è stato soppresso per mancanza di passeggeri.
E il flusso delle merci -previsto da chi vuole l'opera in crescite
esponenziale -è invece sceso del 9% nell'ultimo anno!

4. LA TORINO-LYON E' INDISPENSABILE AL RILANCIO ECONOMICO DEL PIEMONTE.
In realtà è' vero il contrario. Togliendo risorse (è tutto denaro pubblico)
alla ricerca, all'innovazione e al risanamento dell'industria in crisi
profonda (Fiat e non solo), il TAV sarà la mazzata finale all'economia
piemontese. Sarebbe necessario dirottare queste risorse sui Centro di
Candiolo, sulle Molinette, sul Politecnico, nella ricerca sul motore
all'idrogeno o sull'industria avanzata.

5. Il TAV TOGLIERA' I TIR DALLA VALLE.
In realtà tanto per cominciare, i 10/15 anni di cantiere necessari a
costruire la Torino-Lyon porteranno sulle strade della Valle e della cintura
di Torino qualcosa come 500 camion ai giorno (e alla notte) per il trasporto
del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi di stoccaggio. Con grande
aumento di inquinanti e polveri. Finita la apocalittica fase di cantiere e
realizzata la Grande Opera, chi ci dice che le merci passeranno
dall'autostrada alla nuova ferrovia?
NO. Anzi. I promotori dell'opera e recenti studi di ingegneria dei trasporti
ci dicono che solo l'1% dell'attuale traffico su gomma si trasferirà sulla
ferrovia. Bel vantaggio! Infatti gli stessi promotori della TAV sono
favorevoli anche al raddoppio del traforo autostradale del Frejus e del
Bianco.

6. I VALSUSINI SONO EGOISTI. NON PENSANO AGLI INTERESSI DELL'ITALIA.
In realtà attraverso la Valle di Susa, attualmente, passa già il 35% del
totale delle merci che valicano le Alpi! Lungo l'Autostrada del Frejus
passano circa 4.500 TIR al giorno, contro i 1.500 del Monte Bianco, in Val
d'Aosta, dove il numero dei TIR è stato limitato per legge.

7. LA TORINO-LYON PORTA LAVORO Al PIEMONTESI.
In realtà come già sta succedendo per tutte le infrastrutture in corso, si
tratterebbe di lavoro precario, per mano d'opera in gran parte
extracomunitaria. Inoltre le ditte appaltatrici si porterebbero tecnici e
operai dalla loro Regione (ditte e buoi dei paesi suoi). Per i comuni della
Valle di Susa e della cintura di Torino arriverebbe invece un bei problema:
la mafia.
Turbative d'asta sono già state individuate per la fase di sondaggio
geologico a carico di uomini politici piemontesi e non...figurarsi per la
realizzazione dell'opera!
Inoltre molte ditte della Valle che insistono sul tracciato verrebbero
demolite con la perdita diretta e immediata di molti posti di lavoro.

8. LA LÌNEA E' QUASI TUTTA IN GALLERIA. CHE MALE FA?
in realtà fa malissimo. Il tracciato prevede una galleria di 23 km
all'interno del Musiné, montagna molto amiantifera. La talpa che perforerà
la roccia immetterà nell'aria un bei po' di fibre di amianto. Invisibili e
letali, il vento le porterà dappertutto. Il fohn le porterà fin nel centro
di Torino. Respirare fibre di amianto provoca un tumore dei polmoni
(mesotelioma pleurico) che non lascia scampo. L'amianto è un materiale fuori
legge dal 1977. Scavare gallerie in un posto così è illegale e criminale. E
ancora: il tunnel Italia-Francia di 53 km scavato dentro al Massiccio
dell'Ambin incontrerà (oltre a falde e sorgenti che andranno distrutte)
anche roccia contenente uranio. E ancora: una linea in galleria si porta
appresso tante gallerie minori, trasversali a quella principale. Si chiamano
gallerie di servizio, o più simpaticamente, 'finestre'. Ce ne saranno 12!
Con altrettanti cantieri, tutti a ridosso di centri abitati. Sarà un inferno
di rumore, polvere, camion avanti e indietro per le strette vie dei paesi,
di giorno e di notte, per 15 anni almeno. E ancora: la perforazione di
tratti montani così lunghi vicino a centri densamente abitati potrà
prosciugare le falde idriche e gli acquedotti, come accaduto per le gallerie
TAV del Mugello, oggetto di processi per disastro ambientale. E ancora: la
viabilità sarà stravolta.
Verranno costruiti sovrappassi in corrispondenza di ogni cantiere. Forse
queste nuove strade saranno calcolate come compensazioni all'impatto
ambientale dell'opera? (per averne una vaga idea, farsi un giro
sull'autostrada Torino-Milano osservando i guasti della tratta TAV
Torino-Novara).

9. QUEST'OPERA FA BENE ALL'ECONOMIA, PERCHE' METTE IN MOTO CAPITALI PRIVATI.
In realtà il costo stimato di 20 miliardi di euro è tutto a carico della
collettività. Tutto denaro pubblico, ma affidato a privati, secondo la
diabolica invenzione del general contractor. Garantisce lo Stato Italiano.
Nessun privato ci metterà un euro, soprattutto dopo l'esperienza del tunnel
sotto la Manica che ha mandato in fallimento chi ne aveva acquistato le
azioni. I tantissimi soldi che servono a quest'opera verranno tolti alle
linee ferroviarie esistenti (già disastrate), a ospedali, scuole, e a tutti
i servizi di pubblica utilità, e allo sviluppo delle energie rinnovabili
destinate a sostituire il petrolio. E ancora: è già previsto che la nuova
linea ferroviaria Torino-Lyon avrà altissimi costi di gestione e che sarà in
perdita per decine e decine di anni. E ancora: nonostante la maggior parte
del tracciato sia in territorio francese, il governo italiano si è impegnato
a sobbarcarsi il costo dei due terzi della tratta internazionale (Borgone -
St. Jean de Maurienne). Tanto paghiamo noi.

10. CHI E' CONTRO LA TORINO-LYON E' CONTRO IL PROGRESSO.
In realtà è vero il contrario. Il progresso non deve essere confuso con la
crescita infinita. Il territorio italiano è piccolo e sovrappopolato, le
risorse naturali (acqua, suolo agricolo, foreste, minerali) sono limitate,
l'inquinamento e i rifiuti aumentano invece senza limite, il petrolio è in
esaurimento. Progresso vuoi dire comprendere che esistono limiti fisici alla
nostra smania di costruire e di trasformare la faccia del pianeta. Progresso
vuoi dire ottimizzare, rendere più efficiente e durevole ciò che già esiste,
tagliare il superfluo e investire in crescita intellettuale e culturale più
che materiale, utilizzare più il cervello dei muscoli. Il TAV rappresenta
l'esatto contrario di questa impostazione, è un progetto vecchio e ormai
anacronistico, che prevede una crescita infinita nel volume del trasporto
merci (che poi saranno i rifiuti di domani), privilegia come valore solo la
velocità e la quantità, ignora la qualità, ovvero se e perché bisogna
trasportare qualcosa.

11. LA LOTTA CONTRO IL TAV E' PILOTATA DA FRANGE ESTREMISTE CHE "USANO" I
VALSUSINI.
Quando i fautori del TAV "a tutti i costi" non hanno più argomenti (pardon,
slogan e bugie) non esitano a utilizzare ogni mezzo per screditare
l'opposizione: i tentativi di dividere il fronte si sprecano così come le
insinuazioni di infiltrazioni terroristiche; e se questo non basta arrivano
puntuali i volantini con le stelle a cinque punte e i pacchi bomba. E'
storia già vista, ma non per questo meno pericolosa.
Non occorrono molte parole per rispondere: basta guardare come la
popolazione della valle, gli amministratori locali e i numerosi comitati
promuovono e partecipano alle mobilitazioni, e lo fanno alla luce del sole.

il Movimento NO TIR/NO TAV


Petizione al Parlamento Europeo

Oggetto: Rischi sanitari connessi alla realizzazione della linea ferroviaria
ad alta velocità/capacità Torino-Lione.

La linea ferroviaria ad alta velocità/capacità Torino-Lione prevede, nella
tratta da Settimo Torinese a Bruzolo, di circa 44 km, una galleria unica da
Grange di Brione a Borgone (galleria Musinè-Gravio) di quasi 23 km. Allo
scavo principale andrebbero inoltre ad aggiungersi almeno tre "finestre di
sicurezza", ovvero gallerie secondarie in località Rivera, Caprie e
Grangetta.

La zona montana interessata dagli scavi è notoriamente tra le più ricche di
amianto dell'intero arco alpino: a pochi chilometri da Grange di Brione si
trova la vecchia cava di amianto di Balangero, la più grande d'Europa.

Nel gennaio 2003 un'equipe di geologi del Centro di Geotecnologie
dell'Università di Siena ha svolto, per conto di RFI (Rete Ferroviaria
Italiana), un'indagine finalizzata alla ricerca di amianto nelle rocce in
affioramento della Valle di Susa con prelevamento di 39 campioni in 29 punti
di osservazione, ubicati nel territorio compreso fra Grange di Brione e
Borgone. In circa la metà dei campioni esaminati è stata riscontrata la
presenza di amianto in diverse forme.

Sulla base di questo studio RFI ha valutato l'estrazione di materiale
roccioso contenente amianto: il volume previsto è di 1.151.000 metri cubi; è
previsto che circa la metà (500.000 mc) di questo materiale venga stoccato
in località Tetti S.Mauro (Almese); dal progetto non risulta previsto un
piano di sicurezza che possa impedire la dispersione di fibre d'amianto
durante le fasi di lavorazione, di movimentazione e di stoccaggio, né una
valutazione dei relativi costi.

L'amianto è un minerale fibroso che, ridotto allo stato di polvere, in
particelle microscopiche, viene facilmente disperso nell'aria dall'azione
del vento e può essere inalato nei polmoni, dove si deposita.

Tra le malattie causate dall'amianto, il mesotelioma, tumore maligno della
pleura, è sicuramente la più grave. Si manifesta fin dopo 15-20 anni
dall'inalazione di particelle di amianto, ma ha una mortalità del cento per
cento e conduce a morte in media entro nove mesi dalla diagnosi. Inoltre
l'esposizione all'amianto aumenta l'incidenza di carcinoma bronchiale.

Non esiste esposizione sicura, cioè non esiste una soglia di esposizione al
di sotto della quale l'amianto sia innocuo.

La popolazione che potrebbe trovarsi esposta è innanzitutto quella della
Bassa Valle di Susa, circa 67.000 abitanti, ma il fenomeno potrebbe
interessare, in virtù dei forti venti che spirano frequentemente verso
Torino, anche l'area della città e della periferia nord-ovest, portando la
popolazione esposta a diverse centinaia di migliaia di persone. E'
rimarchevole che già oggi la mortalità per mesotelioma nella Basse Valle di
Susa sia fra le più alte
riscontrabili in Italia.

Il progetto della Torino-Lione prevede poi il cosiddetto tunnel "di base" di
53 km, da Venaus a St.Jean-de-Maurienne.

Nel massiccio d'Ambin attraversato dal traforo sono presenti numerosi
giacimenti di uranio, come documentato dal CNR fin dal 1965; per maggior
precisione il materiale presente è pechblenda, forma notevolmente
radioattiva; non è conosciuta per il momento una previsione di LTF sulla
quantità di uranio che potrà essere contenuto nel materiale estratto che
dovrebbe ammontare a ben 15 milioni di metri cubi.

Un recente studio dell'Istituto Superiore di Sanità Italiano ha evidenziato
un incremento di linfomi di Hodgkin nei militari impiegati in missione di
pace nei Balcani ed esposti all'uranio impoverito: ben il 236% in più
rispetto alla popolazione non esposta.

In considerazione di quanto sopra, valutando che la situazione che si
prospetta per il territorio è estremamente preoccupante, tale da configurare
la concreta possibilità di severi danni alla salute pubblica, 100 medici
della Valle di Susa hanno sottoscritto un manifesto pubblico di denuncia di
tale situazione, chiedendo che vengano attivate le misure di sicurezza
adatte ad impedire la contaminazione del territorio da parte di amianto ed
uranio.

Preso atto di quanto sopra chiedo alla Commissione quanto segue:

1. E' ammissibile che un'opera di tali dimensioni e che potrebbe arrecare
gravi danni alla salute delle popolazioni interessate sia avviata con una
procedura di VIA che non affronta in dettaglio tutti gli aspetti
potenzialmente pericolosi per la salute pubblica ed in particolare
sottovaluta il rischio legato all'estrazione e alla movimentazione di
amianto?

2. E' accettabile che non vengano compresi nella stima dei costi dell'opera
quelli, ingentissimi, che sarebbero necessari ad impedire la dispersione di
minerale d'uranio e delle fibre di amianto su un vasto territorio?

3. Non sarebbe auspicabile la realizzazione di uno studio per valutare,
attraverso un modello di dispersione aerea delle fibre di amianto, il
coinvolgimento di Torino e cintura, vista la vicinanza con la città e la
presenza frequente di forti venti che spirano in quella direzione con punte
di velocità fino a 110 Km/h?

Confidando nel buon accoglimento della presente, porgo distinti saluti.

20 Gennaio 2005

Dott. MARCO TOMALINO
a nome dell'associazione Coordinamento Sanitario Valle di Susa


CI AVETE ROTTO LE FALDE!

MUGELLO NOTAV
Questa è la piccola storia del passaggio della TAV dalla nostra valle. La
storia di una grande opera imposta dall'alto, ma raccontata dal basso, dalla
popolazione che l'ha subita.
I nostri amministratori mugellani erano NO TAV. Neoeletti sull'onda della
protesta contro l'alta velocità, due mesi dopo cambiarono idea, svendendo il
consenso popolare. Nel 1995, senza mandato dai consigli comunali e dai
cittadini, andarono a Roma e firmarono per il si. Erano tempi in cui
Governo, Regione, Provincia e Sindaci erano di centro-sinistra.
Dopo la firma, rapidamente, cominciò tutto.... risultato?
. 10 anni di lavori non ancora conclusi.
. Appennino forato per 73 km in galleria con un tunnel unico dove le grandi
distanze tra le finestre di accesso non saranno sufficienti a garantire la
sicurezza dei treni condotti a velocità sostenuta.
. 24 corsi d'acqua danneggiati e inquinamento delle falde.
. La fuoriuscita dalle gallerie di 400 litri di acqua/secondo per un totale,
ad oggi, di 80.000 milioni di metri cubi di acqua drenata e dispersa.
. 60 kmq di territorio desertificato.
. Un processo in corso per 63 imputati.
. 4 morti su! lavoro e un migliaio di maestranze, per la maggior parte
reclutate dal Sud, chiuse in campi base isolati e con turni di lavoro a
ciclo continuo di 48 ore in galleria.
. Costi lievitati di 5 volte rispetto alla previsione: da 1074 milioni di
euro a 4700 milioni di euro per la tratta Bologna-Firenze.

E gli interventi compensativi?
Una pioggia di quattrini che ha drogato l'economia locale con una serie di
interventi di dubbia
utilità gestiti in modo oscuro, spezzando il legame fra comunità locale e
potere politico. Un
meccanismo irreversibile di soldi pubblici alla deriva senza freni né
controlli.
Tra Autodromo, Invaso di Bilancino, TAV, Variante di Valico, Terza corsia,
Outlet.....il Mugello
della Resistenza dietro la Linea Gotica "stianta"!
Torino, 17 dicembre 2005
Aderiamo oggi alla manifestazione perché vogliamo che la Val di Susa riesca
laddove il Mugello ha fallito.
Rifondazione Comunista
MugelloLibero Mugello
Per un'altra Firenzuola
Legambiente Mugello
Gruppo video "Tigli d'arte" (scaricabile su www.ngvision.org)


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