Un articolo pubblicato il 16-03-06 su "L'Eco di Bergamo" ("Il Vescovo
incontra gli insegnanti di religione" di Carmelo Epis) riporta una
significativa frase di Mons. Amadei sull'Insegnamento della Religione
Cattolica (IRC) a spese dello Stato.
La frase, che risale a una lettera del 15 gennaio scorso, recita così:
"Con l'istituzione scolastica la parrocchia ha un'affinità di missione
decisiva soprattutto nel contesto attuale: il compito educativo e la
responsabilità della formazione dei giovani rappresentano la vera sfida su
cui si giocano la credibilità degli adulti e un futuro della società che sia
a misura d'uomo. In questa ottica nella proposta scolastica assume un ruolo
particolare l'insegnamento della religione cattolica che è nostro dovere
sostenere e promuovere come strumento culturalmente valido e prezioso".
L'elemento interessante è la curiosa definizione dell'IRC come "strumento
culturalmente valido e prezioso". Questa definizione non rispecchia affatto
lo stato delle cose: infatti, sebbene siano reclutati attraverso un concorso
simile a quello dei docenti ordinari, gli insegnanti di religione non sono
presenti nelle scuole per sviluppare la cultura degli studenti o per
stimolare la loro capacità di riflessione autonoma, bensì per diffondere la
Verità della Chiesa Cattolica Apostolica Romana (CCAR), in modi diretti o
indiretti. La loro presenza non si inserisce nell'azione educativa messa in
atto dal resto del corpo docente, tanto che, sino a poco tempo fa, essi
esprimevano sugli studenti una valutazione separata e che non faceva media.
Ciò che colpisce nell'IRC è proprio il suo status culturale: è isolato,
privo di legami con il resto del sapere, specie con quello scientifico.
L'IRC esiste solo perché lo Stato Italiano vive dal 1929 in una situazione
di gravissima sudditanza rispetto al Vaticano e alla CCAR, per ragioni di
spartizione del potere fra politici e clero. L'unico modo "culturalmente
valido e prezioso" di parlare di religione a scuola sarebbe trattare
l'argomento da una prospettiva culturalistica e comparativa, mettendo in
risalto le funzioni che le religioni assumono nelle società. Per questo urge
una revisione del Concordato che liberi gli studenti italiani dalla stortura
clericale nota come IRC.

Tommaso Bruni - UAAR Bergamo - www.uaarbergamo.it
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