Il giorno ven, 28/01/2011 alle 01.20 +0100, Andrea Peri ha scritto: > > Nel caso di un software commerciale, il fatto stesso che il software > abbia un costo generi una sorta di effetto "sicurezza" ovvero > garantisca che il software e' buono > e quindi se una cosa non si puo' fare va comunque bene o comunque da > la garanzia di avere sotto le mani qualcosa di affidabile e di > conseguenza vale la pena cercare una soluzione perche' il difetto non > sta' o non puo' stare nel software.
Andrea, riflessione veramente interessante e credo largamente condivisibile, che fa anche capire quanto sia importante investire in formazione "culturale" sul software libero. Due esperienze che fanno da corollario e mi piace condividere con voi. Nel 2007 ho tenuto un corso su GIMP per una pubblica amministrazione, a 40 persone di livello medio o medio-alto utenti di Adobe Photoshop. Durante il corso abbiamo verificato che le cose che insegnavo su GIMP erano in buona parte concetti generali di image processing, che sarebbero stati comunque utili con qualunque software del genere - ma nessuno gliele aveva mai insegnate usando Photoshop. Spesso accade che un computer in laboratorio si pianti, o non sia possibile fare una certa operazione con il software in uso. La maggior parte delle volte le persone avvertono un senso di sollievo se dico loro che se il programma si pianta è un bug del programma e non colpa di quello che fanno loro, e che se manca una funzionalità è il programma a mancarne e non loro a essere strani. Ma la politica commerciale delle software house produce anche questo senso di drammatica inferiorità rispetto alle macchine, secondo il quale solo le cose possibili dentro la "scatola" sono ammesse. GFOSS e il software libero mi hanno sempre insegnato a capire quali limiti erano miei e quali degli strumenti che sto usando. Ciao steko -- Stefano Costa http://www.iosa.it/ Open Archaeology
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