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L'occhio fotografico di Ernst Jünger - Milano


Milano - dal 13 al 30 settembre 2007
Ernst Jünger - La violenza è normale?

EX CHIESA DI SAN CARPOFORO
Via Marco Formentini 12 - 20121 Milano

La mostra intende proporre per la prima volta il lavoro fotografico di una 
delle più importanti figure della cultura europea del XX secolo, il filosofo e 
scrittore tedesco Ernst Jünger
orario: dalle ore 16.00 alle 23.00
biglietti: ingresso libero
vernissage: 13 settembre 2007. ore 18
catalogo: in mostra
curatori: Maurizio Guerri, Silvana Turzio
autori: Ernst Jünger


L'occhio fotografico di Ernst Jünger

Da Il Mondo mutato, la più importante fra le raccolte di fotografie commentate 
da Jünger



Dal 15 al 30 settembre 2007 presso la splendida ex chiesa di San Carpoforo a 
Milano avrà luogo la mostra fotografica intitolata La violenza è 
normale?L’occhio fotografico di Ernst Jünger. In questa mostra saranno 
presentate per la prima volta alcune decine delle centinaia di fotografie 
scattate da Ernst Jünger sul fronte occidentale della Prima guerra mondiale e 
prenderà forma un percorso visivo composto di immagini tratte dai volumi 
fotografici che Jünger stesso curò nella prima metà degli anni Trenta. L’evento 
è senza dubbio importante da un punto di vista storico-culturale: un aspetto 
poco conosciuto dell’opera di uno dei protagonisti della cultura del Novecento 
viene reso accessibile al grande pubblico attraverso una mostra e con la 
pubblicazione di un volume. La mostra sarà anche un’occasione di discussione 
attraverso una serie di incontri con filosofi, artisti, scrittori sul tema 
Estetica della violenza. Immagini di terrore quotidiano. Quelle opere 
fotografiche cadute nell’oblio per una settantina d’anni ci raccontano dal 
passato di come è nato il nostro futuro. Ci mostrano non solo come eravamo, ma 
anche ciò che stiamo diventando.

La cinepresa e la mitragliatrice
Vi sono nascoste relazioni fra arma da fuoco e macchina fotografica, fare la 
guerra e scattare fotografie, mirare a un soggetto e mirare a un nemico. Jünger 
giunse a definire l’atto del fotografare come un fondamentale atto di 
aggressione: “Non c’è guerra senza fotografia. La stessa intelligenza che 
produce armi in grado di localizzare con estrema precisione il nemico nel tempo 
e nello spazio, si applica anche al conservare nei minimi dettagli i grandi 
eventi storici” Del resto, nota altrove, “fotografare (Photographieren) una 
volta si diceva anche Abnehmen, che significa togliere, portare via, sottrarre, 
ma anche asportare, amputare in senso chirurgico. Si asporta una sorta di 
parvenza esteriore, l’aspetto stesso dell’uomo, come se gli si togliesse la 
maschera”.

L’Operaio
Quando uscì, nel 1932, L’Operaio, l’opera di maggior impegno di Jünger, fu 
attaccata sia da destra che da sinistra. Con essa, si disse, lo scrittore si 
era prenotato “per un proiettile in testa”.

Gli orrori della guerra
Un'impressione soffocante di irrealtà mi prese, allorché lo sguardo andò a 
posarsi su una forma umana orribilmente insanguinata; una gamba pendeva da quel 
corpo con un'angolazione innaturale. Con voce rauca, come se la morte la 
tenesse ancora stretta alla gola, quella forma invocava incessantemente aiuto. 
Fu trasportata in una casa, al cui ingresso era piantata la bandiera della 
Croce Rossa. Cos'era avvenuto? La guerra aveva mostrato gli artigli e gettato 
via di colpo la sua maschera di bonomia. Com'era misterioso e irreale, tutto 
ciò! Si pensava al nemico, a quell'essere enigmatico e malvagio in agguato da 
qualche parte, dietro l'orizzonte. L'episodio, del tutto inaspettato, ebbe un 
tale effetto su di noi da richiedere un certo sforzo per poterne afferrare 
l'esatto significato. Era stato come l'apparizione di un fantasma in pieno 
mezzogiorno. Da Tempeste d’acciaio.

L’ordinamento civile e quello militare
In Il mondo mutato, il discorso visivo di Jünger si svolge attraverso la 
giustapposizione, spesso nella stessa pagina, di immagini che pur riguardando 
sfere diverse della vita mostrano (o meglio svelano) analogie non solo formali. 
Una grande manifestazione per le strade di New York, ad esempio, è accostata ad 
una parata militare. Nonostante la diversità dei contesti, ciò che Jünger vuol 
fare notare è la presenza in entrambe di un’analoga disciplina delle masse in 
una mobilitazione che ha nella modernità un carattere totale coinvolgendo sia 
la sfera civile che quella politica o militare

Parate e carri armati
È sufficiente osservare lo spettacolo della nostra vita nel suo esuberante 
dispiegarsi e nella sua disciplina implacabile, con le sue aree produttive 
fumanti e scintillanti di luci, con la fisica dei suoi motori, aeroplani e 
metropoli brulicanti di gente, per intuire con un senso di sgomento e di 
ebbrezza che qui non c'è un solo atomo che non sia un lavoro, e che questo 
processo delirante è, in profondità, il nostro destino. La Mobilitazione totale 
non è una misura da eseguire, ma qualcosa che si compie da sé, essa è, in 
guerra come in pace, l'espressione della legge misteriosa e inesorabile a cui 
ci consegna l'età delle masse e delle macchine. Succede allora che ogni singola 
vita tenda sempre più indiscutibilmente alla condizione del Lavoratore, e che 
alle guerre dei cavalieri, dei re e dei cittadini succedano le guerre dei 
Lavoratori, guerre della cui struttura razionale e della cui implacabilità il 
primo grande conflitto del XX secolo ci ha già dato un'idea. Da La 
Mobilitazione totale.

Sport e teconologia
La caratteristica dello sport è che il ritorno spaziale e temporale delle 
regole del gioco è ridotto a esattezza meccanica. La conseguenza è che anche i 
movimenti dei giocatori assumono un'esattezza meccanica. Gli sport sottostanno 
a un concetto del tempo che è stato meccanizzato. Perciò non sono più pensabili 
senza strumenti, apparati, macchine e automatismi che controllano ulteriormente 
l'abilità dei giocatori. Gare di velocità in cui si usano automi sono 
controllate da automi. Il gioco può svolgersi senza l'osservazione dei non 
giocatori; nello sport l'osservazione da parte dei non giocatori è ridotta a 
esattezza meccanica. il controllo del tempo è così sottile che si calcola con 
frazioni di secondo. Lo spazio è misurato esattamente. Fotofinish, macchine 
fotografiche, giurati, personale imparziale, commissioni controllano lo 
svolgersi nel tempo e nello spazio degli sport. Non sono più praticati come 
giochi per se stessi, ma per una misura, che viene loro imposta dall' esterno. 
Da Saggio sul gioco. Una chiave per comprenderlo.

ESTETICA DELLA VIOLENZA

IMMAGINI DI TERRORE QUOTIDIANO

Giovedì 13 settembre, ore 18

La violenza è normale? L’occhio fotografi co di Ernst Jünger

Inaugurazione della mostra



Venerdì 14 settembre, ore 18

Violenza e bellezza nell’arte contemporanea

Francesco Correggia, Fernando De Filippi, Romano Gasparotti, Francesca Marelli, 
Gabriele Perretta, Stefano Zecchi



Sabato 15 settembre, ore 18

Terrore e guerra globale

Bruno Cartosio, Alessandro Dal Lago, Roberto Escobar, Aldo Giannuli, 
Massimiliano Guareschi, Salvatore Palidda, Federico Rahola

Ore 21.00

Proiezione del film OP - Genova 2001 realizzato dalla segreteria Genoa Legal 
Forum



Lunedì 17 settembre, ore 18

Sans papier. Ontologia dell’attualità

Maurizio Ferraris discute con Marco Belpoliti e Mauro Carbone

Ore 21

La violenza nel sentire della comunicazione globale

Susan Petrilli, Augusto Ponzio



Martedì 18 settembre, ore 18

L’occhio fotografi co di Ernst Jünger: guerra globale e terrore quotidiano

Presentazione del volume E. Jünger - E. Schultz, Il mondo mutato. Un sillabario 
per immagini

del nostro tempo, ed. it. a cura di M. Guerri, Mimesis-Metis, Milano-Ginevra 
2007

Maurizio Guerri, Andrea Pinotti, Stefano Zecchi

Ore 21

Raccontare il terrore

Igino Domanin, Giuseppe Genna, Daniele Giglioli, Antonio Scurati



Mercoledì 19 settembre, ore 18

Cultura nazista?

Pierandrea Amato, Pierre Dalla Vigna, Andrea Gilardoni, Fabio Rodda

Ore 21

Omo/lesbo/transfobia e femminicidio

Daniela Danna, Porpora Marcasciano, Luki Massa, Paolo Pedote, Nicoletta 
Poidimani



Giovedì 20 settembre, ore 18

Fermare la violenza del tempo? Scrittura anarchica e letteratura rimossa:

le pagine al veleno di Mario Mariani e Paolo Mantegazza

Davide Bigalli, Massimo Rizzardini

Ore 21

Macello. Parole della violenza quotidiana

Geraldina Colotti, Ivano Ferrari, Antonio Moresco, Stefano Raimondi, Anna Ruchat



Venerdì 21 settembre, ore 18 e 21

Mostrare il terrore, pensare il terrore

Mauro Carbone, Gian Piero Piretto, Gabriele Scaramuzza

A seguire Antonio Somaini dialoga con Roee Rosen



Sabato 22 settembre, ore 18

Sulla fotografia della disobbedienza. Per una filosofia situazionista del 
linguaggio fotografico

Incontro con Pino Bertelli

Ore 21

Teatro e terrore

Niente nella stanza, uno studio teatrale di Paolo Bignamini

con Roberta Mandelli



Domenica 23 settembre

Lunedì 24 settembre, ore 18

La violenza della scrittura: pittura e poesia

Massimo Donà, Federico Vercellone, Vincenzo Vitiello



Martedì 25 settembre, ore 18

Immagini della paura, paura delle immagini. Arte primitiva e rappresentazioni 
astrologiche

Marco Bertozzi, Andrea Pinotti

Ore 21

Violenza, politica e letteratura

Roberto Di Caro, Emilio Quadrelli



Mercoledì 26 settembre, ore 18

Nomos e violenza

Giulio Giorello, Stefano Moriggi

Ore 21

Opera Gagia. Docufiction sui fatti di Opera di Antonio Bocola interviene Franz 
Scarpelli

Documentario Fame chimica di Antonio Bocola e Paolo Vari intervengono i registi



Giovedì 27 settembre, ore 18

Terrore e libertà

Pierandrea Amato, Luisa Bonesio, Maurizio Guerri

Ore 21

Violenza e anni Settanta

L’ultimo giorno del ’68: reading di Marco Philopat dal racconto orale di Andrea 
Bellini con musiche di Massimo Zamboni

A seguire Contro il ’68, incontro con Alessandro Bertante.



Sabato 29 settembre, ore 18

Il conflitto come fondamento

Claudio Bonvecchio, Morris Ghezzi, Antonio Panaino


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