Liebe Jünger-Freunde,

in der Zeitschrift / Zeitung Rinascita. Quotidiano die Liberazione erschien 
nachstehend zitierter Artikel. 
Beste Grüsse rundum,
Ihr / Euer
tw



Il Novecento: Ernst Junger, un testimone del secolo
Martedì 23 Ottobre 2007 –  Claudio Asciuti

Il destino di Ernst Jünger è davvero singolare. Nato a Heldeberg nel 1895,
e morto a Wilfingen nel 1998, fu volontario nella Legione straniera e
nella prima guerra mondiale, ferito quattordici volte e decorato con la
croce de l'Ordre pour le Merite; amico del nazionalboscevico Niekisch
quanto del nazionalsocialista Schmitt, richiamato come capitano dalla
Wehrmacht nella Parigi occupata durante la "guerra civile europea",
costretto alle dimissioni dopo il tentato "golpe" del 1944, ma protetto
dallo stesso Hitler, attraverso la sua lunghissima esistenza ebbe a
scrivere di filosofia e di narrativa, avendo contro prima gli apologeti
del Reich, poi quelli della de-nazificazione. Rimosso e guardato con
sospetto dalla cultura ufficiale, negli ultimi vent'anni iniziò ad
essere considerato, a ragione, uno dei grandi testimoni del Novecento.
Seguendo così la regola che i "classici" sono comunque destinati a
sopravvivere, ecco due testi che lo riportano alla nostra attenzione.
Il primo è al seguito del convegno, tenutosi nella seconda metà di
settembre a Milano, Estetica della violenza. Immagini di terrore
quotidiano, di cui la mostra La violenza è normale? L'occhio
fotografico di Ernst Jünger, è stata momento determinante. 
Curato
da Maurizio Guerri, Il mondo mutato. Un sillabario per immagini del
nostro tempo (M?tisPresses-Mimesis, due volumi in cofanetto, pag.
194-76, euro 29,00) raccoglie le immagini del fotografo e amico Edmund
Schultz (1901-1965), scattate dal 1918 al 1932, e scelte e commentate
dallo scrittore tedesco. Ristampa dell'originale tedesco, Die
veränderte Welt, e sua traduzione italiana, il cofanetto beneficia
oltreché dell'introduzione di Jünger anche di un saggio di Guerri che
indaga sulla relazione fra corpo, occhio, e immagine, "fissata"
meccanicamente; non segno della decadenza dell'arte, quanto l'unico
oggetto in grado di vedere i mutamenti sopravvenuti con la guerra.
L'occhio
del fotografo e la penna dello scrittore si muovono in una lunga
carrellata, in cui le bellissime immagini commentate ora ironicamente
ora con preoccupazione partono dalla sezione "Il crollo degli antichi
ordinamenti" e si concludono con quella "Imperialismo", costruendo una
mappa del mondo del dopoguerra che, sfuggito oramai alla struttura
tradizionale, segue una logica, quella della Tecnica, che è
indipendente da ogni sistema economico e politico. E' il tema della
Mobilitazione Totale, al centro di un altro volume di Maurizio Guerri,
Ernst Jünger. Terrore e libertà (Agenzia X, pag.270, euro. 18,00,
anch'esso con un'ampia ricognizione fotografica), un'analisi
sostanzialmente filosofica che confronta l'originaria ideologia dello
scrittore tedesco con gli sviluppi del mondo moderno, prendendo in
esame alcuni temi specifici della sua opera: il concetto di bellezza
come di oggetto mostrato da uno sguardo che ne penetra e ne taglia gli
strati fino alla profondità; le clessidre, segni di un tempo circolare
in cui ogni attimo è diverso dall'altro; il corpo, che secondo il
modello greco si educa al dolore e alla morte, una morte che è scopo
più alto della vita; segni di una filosofia della vita e dell'azione,
che va alla ricerca di un equilibrio interiore, di una zona di calma
all'interno dell'individuo, di un quid la cui leggerezza permetta di
affrontare anche gli "attimi pericolosi". E al di sopra di tutto le
moderne trasformazioni sociali e politiche che partono da quello che si
suole chiamare "Operaio" o "Lavoratore" (o "Milite del lavoro", come
meglio lo definì Cantimori), l'individuo che si dissolve attraverso la
struttura organizzativa della Mobilitazione To-tale, modo che trasforma
l'economia di pace in quella bellica e viceversa.
Dopo le vicende
del secondo conflitto mondiale, in cui Jünger perse anche il figlio
George, mandato in un battaglione di disciplina e caduto combattendo a
Carrara, la Mobilitazione Totale diventa il modo di vivere di una
cultura che va ampliandosi su scala mondiale e che trasforma le
singolarità nazionali in forme anonime di colonizzazione culturale.
Siamo nel 1960, Marcuse non è ancora divenuto il filosofo del
Sessantotto, né McLuhan ha ancora i suoi migliori testi di critica al
"villaggio globale", ma il vecchio combattente prussiano prevede gli
scenari futuri, e cerca di trovare risposte.
La sua metafora del
Titanic, nata sotto i bombardamenti alleati nella corrispondenza con
Schmitt, torna nel 1995 nelle interviste con Volpi e Gnoli:
l'inaffondabile piroscafo che finisce proprio per la sua caratteristica
ad affondare, è simbolo della complessità di un mondo, destinato alla
sua autodistruzione. Due sono le figure elaborate da Jünger in risposta
a questo processo: il Waldgänger, "colui che esce nel bosco", che in
italiano diventa il Ribelle, e quella dell'Anarca. Il Ribelle
costituisce la prima forma di resistenza nei confronti della
Mobilitazione Totale, è la figura di chi sceglie di addentrarsi in uno
spazio fisico e simbolico (il Bosco). L'Anarca invece è l'espressione
migliore e più genuina del suo pensiero. Anarca non corrisponde al
concetto di anarchico, che è un rivoluzionario che combatte per un'idea
collettiva di eguaglianza e riscatto sociale; l'Anarca combatte
sostanzialmente per la sua libertà, è l'individuo che osserva gli
eventi come un osservatore. L'analisi di Guerri privilegia la figura
del Ribelle, opponendo, con le parole di Jünger, al Titanic la "nave di
Dioniso" che si trasforma in bosco, da cui scaturisce il dio mutato in
tigre.
Allo stesso modo, di fronte al terrore della Mobilitazione
Totale, alle guerre mondiali divenute "guerre civili" su scala
planetaria, al "sacrificio" dei soldati che hanno combattuto ma anche
dinnanzi ad un mondo in cui la guerra è permanente, lo spazio simbolico
del Bosco diventa il centro di calma dell'individuo, "luogo della
libertà" metafisica in cui si muove il Ribelle, cioè l'individuo che
dovrà battersi ogni giorno per conquistare e ri-conquistare la libertà
alle forme di controllo planetario.
  
-- 
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