(deutsch / italiano)

446 Panzern verso la Russia


1) La Nato in marcia verso le frontiere russe (F. Poggi)
2) Kriegsmaschine rollt (junge Welt)




Si vedano anche:


"I carri armati non creano la pace": manifestazione contro il dispiegamento di 
forze NATO ai confini della Russia
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_carri_armati_non_creano_la_pace_manifestazione_contro_il_dispiegamento_di_forze_nato_ai_confini_della_russia/11_18508/


Bremerhaven, Germania: Proteste accolgono l’arrivo dei mezzi NATO diretti al 
confine con la Russia (PandoraTV, 9 gennaio 2017)
VIDEO: https://youtu.be/3yfBloDLUyg?t=2m46s




=== 1 ===


http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/01/09/la-nato-marcia-verso-le-frontiere-russe-087753


La Nato in marcia verso le frontiere russe


di Fabrizio Poggi, 9 gennaio 2017


Come ricorda Natalija Meden su fondsk.ru, nel 1947 la libera città anseatica di 
Brema fu estromessa dalla zona di occupazione britannica per diventare 
un'enclave in quella americana, comoda agli USA perché comprendeva il porto di 
Bremerhaven, sul mar del Nord, che un anno dopo fu eletto a punto logistico del 
piano di Winston Churchill “Unthinkable” per un attacco all'Urss. Dopo 
settant'anni, venerdì scorso la Deutsche Welle 
<http://www.dw.com/de/nato-truppenaufmarsch-im-osten/a-37040143> annunciava che 
centinaia di mezzi militari USA – 250 carri armati, oltre a obici semoventi 
M-109, artiglierie pesanti, centinaia di mezzi “Humvee” e di trasporti truppe 
blindati – erano stati sbarcati al porto “Kaiserhafen” di Bremerhaven 
<https://youtu.be/ltvRu_B9ajI>, per poi essere trasferiti in Polonia e Paesi 
baltici. Le operazioni di sbarco, iniziate mercoledì scorso, si sono concluse 
ieri con l'arrivo di tre cargo statunitensi (“Resolve”, “Endurance” e 
“Freedom”) e per tutta questa settimana i mezzi militari attraverseranno la 
Germania settentrionale a bordo di 900 vagoni merci per una lunghezza totale di 
14 km. “Gli USA scaricano panzer in Germania per la guerra contro la Russia”, 
scriveva nei giorni scorsi la Bundesdeutsche Zeitung 
<http://bundesdeutsche-zeitung.de/headlines/national-headlines/usa-entladen-panzer-in-deutschland-fuer-krieg-gegen-russland-963505>,
 aggiungendo allarmata che la carovana attraverserà “una serie di länder: 
Brema, Bassa Sassonia, Mecklenburg-Pomerania, Brandeburgo e forse anche Amburgo 
e Berlino”, con la Bundeswehr e la sua scuola di logistica di Garlstedt che “si 
fa carico dell'intera logistica di questa operazione militare”.


Insieme ai mezzi, giungono anche 3.500 militari della “Iron Brigade” della 4° 
Divisione di fanteria USA. Stando a rusvesna.su, altri duecentocinquanta 
soldati della 3° brigata meccanizzata della stessa 4° Divisione sono stati 
trasferiti direttamente a Breslavia, in Polonia, a bordo di aerei militari e 
nei prossimi giorni sono attesi a Illesheim, in Baviera, più di 60 elicotteri, 
tra cui 50 "Black Hawk" multiuso, oltre a 24 “Apache” da combattimento. 
L'arrivo del contingente statunitense in Europa – in tutto il 2017 è previsto 
l'invio di 5.700 militari USA – era stato annunciato nei primi giorni del 2017 
dal portavoce del Ministero della difesa Peter Cook, ma già nella primavera 
scorsa il Segretario alla difesa Ashton Carter aveva parlato del dispiegamento 
in Europa di un'ulteriore brigata.


“La macchina da guerra è in movimento”, titola stamani la Junge Welt 
<https://www.jungewelt.de/2017/01-09/001.php>: “Dispiegamento di soldati alle 
frontiere orientali della NATO – la Germania è la chiave di volta per 
l'aggressione USA alla Russia”.


Al rafforzamento Nato a oriente, nota Deutsche Welle, contribuisce anche il 
Battaglione tedesco di circa 500 uomini stanziato in Lituania, a nord della 
cosiddetta “finestra” di Suwalki, una specie di saliente di circa 65 
chilometri, in territorio polacco, per qualche ragione considerato il “tallone 
d'Achille” della Nato nella regione.


Ma, in Polonia e nei Paesi baltici, da diversi anni e soprattutto a partire dal 
2014, militari americani, britannici, canadesi, tedeschi, stanno addestrando 
sia reparti regolari e battaglioni neonazisti ucraini, sia militari attivi e 
della riserva dei tre Paesi baltici. In questi ultimi, in particolare, si è 
preso a focalizzarsi sulla preparazione a una presunta “guerra partigiana 
<http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/01/04/le-psicosi-ricorrenti-dei-fratelli-dei-boschi-baltici-087605>”
 contro la “minaccia russa”. A tale preparazione, che sta andando avanti da 
almeno un anno, secondo il New York Times, che cita il generale Raymond Thomas, 
comandante delle US Special Operations Command, prendono parte attiva corpi 
speciali statunitensi; in particolare, secondo rusvesna.su, si tratterebbe di 
addestratori dei “berretti verdi” (Special Forces Operational Detachment-A), 
specializzati in operazioni di ricognizione e diversione dietro le linee. La 
presenza di tali distaccamenti sarebbe indirettamente confermata anche da 
alcune dichiarazioni pubbliche dell'ambasciatore USA a Riga, del tipo: 
“concentrano la preparazione sull'abilità da cecchino, nelle attività di genio 
e brillamento e nelle comunicazioni da campo". In generale, il fatto che, sia 
da parte dei Paesi baltici, sia da parte statunitense, si stia dando pubblicità 
alla cosa che, dal punto di vista strettamente militare non può certo 
rappresentare un “pericolo”, costituisce un preciso segnale lanciato a Mosca.


Dunque, “è possibile scongiurare il rafforzamento della Nato in Europa 
orientale?”, si chiede Andrej Polunin su svpressa.ru, che ricorda come, in ogni 
caso, Washington avesse già impegnato 3,4 miliardi di $ aggiuntivi al bilancio 
2017 (quattro volte più che nel 2016), per l'aumento della presenza in Europa. 
A differenza delle altre due brigate USA presenti in Germania e Italia, questa 
terza brigata non disporrà di caserme proprie, essendo previsto un 
avvicendamento ogni nove mesi e sarà suddivisa tra Polonia, Paesi baltici, 
Romania e Bulgaria. In tal modo, viene formalmente rispettata la clausola base 
del trattato Russia-Nato del 1997, secondo cui l'Alleanza non deve dispiegare 
in modo permanente “forze militari considerevoli” in Europa orientale. Ma, 
comunque, nota il politologo Mikhail Aleksandrov, Barack Obama ha dato il via 
con un mese di anticipo, prima dell'insediamento di Donald Trump, al 
dislocamento della 3° Brigata, programmato dal vertice Nato di Varsavia del 
luglio 2016 e che prevede l'arrivo di quattro Battaglioni in Polonia e Paesi 
baltici. Battaglioni che, in forza della loro natura di forze di pronto 
intervento, in brevissimo tempo possono costituire una forte testa di ponte, 
puntata soprattutto sull'area di Kaliningrad, con le flotte tedesca e polacca 
che tengono a guardia la flotta russa del Baltico. Secondo Aleksandrov, la 
risposta russa più appropriata potrebbe consistere, più che in un 
concentramento di forze nella regione di Kaliningrad (per sua natura, non in 
grado di accogliere un numero sufficiente di truppe) nella creazione di due 
armate corazzate da dislocare ai confini con Estonia e Lettonia, pronte a 
intervenire in caso di attacco occidentale su quella direttrice. Ma, prima di 
tutto, a parere del politologo, Mosca dovrebbe cercare di convincere Donald 
Trump a rivedere la decisione di Obama sul dispiegamento delle forze USA e Nato 
in Europa, che porterebbe a un'adeguata risposta russa e a una spirale al 
rialzo che lascerebbe gli USA sguarniti sui fronti asiatico e mediorientale.


Non è difficile osservare come l'amministrazione americana uscente, proprio 
nelle ultime settimane, si stia dando un gran daffare per creare i maggiori 
ostacoli al possibile entente Washington-Mosca. Ne è un esempio anche la 
preoccupazione Nato per il possibile riavvicinamento alla Russia del neo 
presidente moldavo Igor Dodon che, nonostante la maggioranza parlamentare 
euroatlantica, ha iniziato un “repulisti” ai vertici militari – a partire dal 
dimissionato Ministro della difesa, il liberale Anatol Șalaru – legati alla 
Nato nel quadro del cosiddetto Individual Partnership Action Plan. La Moldavia 
è un obiettivo significativo nel contesto aggressivo dell'Alleanza, non 
foss'altro perché confina con la Romania – che dal maggio scorso ospita il 
sistema “Aegis”, forte di missili USA Mk-41 – e l'Ucraina.


Per il momento, purtroppo, sembra che le uniche resistenze ai piani USA e Nato 
siano limitate a quelle poche centinaia di pacifisti che, come riporta Junge 
Welt, attenderanno i convogli militari che nei prossimi giorni attraverseranno 
la Germania e che, contro quello che la BBC definisce il più grande 
dispiegamento Nato dalla fine della guerra fredda, sabato scorso si erano dati 
appuntamento al porto di Bremerhaven, riunendo attivisti del Forum di Brema per 
la pace, militanti di Die Linke, del DKP di Brema e dell'Associazione della 
Comunità curda.


Che, ad altre latitudini, la strategia atlantica venga tenuta molto sul serio, 
lo testimonia il fatto che proprio oggi la Rossijskaja Gazeta riporta la 
notizia di emendamenti alla legge russa sull'obbligo di servizio militare, 
secondo cui si “consente di concludere contratti temporanei, per un massimo di 
12 mesi, con richiamati e riservisti”, apparentemente per la lotta “contro i 
terroristi fuori dei confini russi e per spedizioni navali”. Sarà un caso.






=== 2 ===


https://www.jungewelt.de/2017/01-09/001.php


junge Welt (Berlin), Ausgabe vom 09.01.2017 
<https://www.jungewelt.de/2017/01-09/index.php>, Seite 1    / Titel


Kriegsmaschine rollt


Truppenaufmarsch an NATO-Ostgrenze – BRD ist Drehkreuz für US-Aggression gegen 
Russland. Friedensaktivisten protestieren
Von Sönke Hundt, Bremen


Der US-Aufmarsch gen Osten ist in vollem Gange, und die BRD ist das Drehkreuz 
für diese Kriegsmaschinerie. Bundeswehr und private Unternehmen agieren als 
willige Vollstrecker der Aggression gegen Russland. Doch es gibt auch 
Widerspruch: Auf ihrem Weg werden die Militärs von protestierenden 
Friedensaktivisten erwartet.


Bereits am Mittwoch hatte der erste Frachter »Resolve« (Entschlossenheit) und 
am Freitag der zweite mit dem Namen »Endurance« (Ausdauer) im Bremerhavener 
Kaiserhafen angelegt. Am Sonntag kam der dritte an. 2.500 »Ladungsstücke«, 
darunter 446 Kettenfahrzeuge einschließlich Kampfpanzern und 907 Radfahrzeuge, 
werden entladen und in den kommenden Tagen nach Polen und von dort weiter nach 
Litauen, Estland und Lettland transportiert. Dafür sind unter anderem 900 
Bahnwaggons im Einsatz, die aneinandergereiht rund 15 Kilometer lang wären. 
»Bis zum 16. Januar werden täglich drei Züge mit Militärgerät rollen«, sagte 
ein Sprecher des Landeskommandos Brandenburg der Bundeswehr laut NDR. Außerdem 
sind etliche Konvois auf den Straßen unterwegs. Es ist die Ausrüstung für 4.000 
Soldaten der in Colorado stationierten 3. Kampfbrigade der 4. 
US-Infanteriedivision (»Iron Brigade«). Sie lassen künftig an der 
NATO-Ostgrenze gegenüber Russland provokativ die Muskeln spielen. Eine Vorhut 
ist bereits am Sonnabend angekommen, rund 250 US-Soldaten landeten im 
polnischen Wroclaw, wie die Nachrichtenagentur PAP berichtete.


Die gesamte Operation »Atlantic Resolve« läuft offiziell unter der 
Verantwortung des US-Militärs. Aber die Streitkräftebasis der Bundeswehr ist 
für die gesamte Logistik verantwortlich. Und das Löschen der Frachter übernimmt 
die Bremer Lagerhaus-Gesellschaft (BLG), die dieses Geschäft schon seit 1945 
für die US-Army betreibt. Mit sichtlichem Stolz verkündete deren Sprecher im 
Regionalfernsehen: »Alle Panzer werden mit eigenen Fahrern entladen.«


Gegen den größten NATO-Aufmarsch seit Ende des Kalten Krieges hatte in 
Bremerhaven ein breites Bündnis – darunter das Bremer Friedensforum, die Partei 
Die Linke, die DKP Bremen, der Kurdische Gemeinschaftsverein – am Sonnabend zur 
Demonstration am Liegeplatz der Panzerfrachter aufgerufen. Etwa 400 Menschen 
kamen zum Hafen. Sebastian Rave, Mitglied des Landesvorstandes der Linkspartei 
Bremen, erklärte: »Wir trotzen hier der Kälte, weil wir keinen neuen Krieg 
haben wollen.« Wie schon während der Proteste im Jahr 1983 zu Zeiten des 
NATO-Doppelbeschlusses müsse auch heute klar sein: »Bremerhaven ist kein 
ruhiger Hafen für das Militär!«


Tobias Pflüger vom Linke-Bundesvorstand ging auf die Verantwortung der 
Bundeswehr und der BRD-Regierung ein. Sie würden sich aktiv an der 
Kriegsvorbereitung beteiligen. Die Ansage, die US-amerikanische Panzer­brigade 
solle nach neun Monaten wieder ausgetauscht werden, sei nichts als 
»Trickserei«, deren Verlegung in Wahrheit ein Bruch des 
NATO-Russland-Abkommens. Das sollte die Stationierung von Militär des Paktes in 
Osteuropa ausschließen. Auf Donald Trump wollte Tobias Pflüger lieber keine 
Hoffnungen setzen. »Ich rechne damit, dass der nächste US-amerikanische 
Präsident diesen Aufrüstungskurs nicht nur fortsetzen, sondern vermutlich sogar 
eskalieren wird.«


Anfang dieser Woche sollen weitere Proteste gegen die Militärtransporte 
stattfinden. So sei etwa geplant, am Montag gegen 18 Uhr am Truppenübungsplatz 
Lehnin im Landkreis Potsdam-Mittelmark, auf der Straße zwischen Emstal und 
Busendorf, zu demonstrieren, war von Aktivisten zu erfahren.






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