Al sig. Sindaco dott. Nando Mismetti


e p.c.


alla Assessora con delega alla Memoria dott.ssa Maura Franquillo,


Comune di Foligno, Piazza della Repubblica, 06034 Foligno





agli antifascisti umbri








COMUNICATO





Il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia onlus evidenzia la necessità non 
altrimenti procrastinabile di riconoscere in modo pubblico e istituzionale 
l’importanza storica del complesso delle “Casermette” di Colfiorito, quale 
campo di concentramento di antifascisti italiani e stranieri, dunque 
luogo-simbolo di rilevanza internazionale della Resistenza al nazifascismo.


Il luogo di detenzione, oltre ad essere ben ricordato nella memoria orale, è 
meta di visite di interessati provenienti da svariati paesi, conoscitori dei 
fatti e discendenti dei reclusi, che però si disilludono quando in loco non 
trovano alcun segno attestante il passato e il suo significato.


Infatti, a 74 anni dalla grande fuga dei prigionieri jugoslavi dal campo (22 
Settembre 1943) e dall’inizio della lotta partigiana nella zona, non esiste 
ancora alcun monumento, targa, centro visita, museo o manufatto che richiami la 
centralità delle Casermette nella vicenda dell’antifascismo umbro, italiano ed 
europeo. Questo nonostante enunciazioni ed iniziative che negli scorsi anni 
hanno attestato una volontà di istituire un Museo della Memoria da erigere in 
alcuni dei locali dell’ex campo. Basti citare:





– 2001: progetto di “Centro di Documentazione sull’internamento”, per il quale 
fu istituito un gruppo di lavoro incaricato di redigerne il progetto esecutivo 
(prof. Bettoni assessore alla Cultura di Foligno, ricercatori ISUC ed altri) e 
fu approvata una Delibera comunale che destinava ad esso ca.170mq della ex 
caserma. Secondo il Documento licenziato dal gruppo di lavoro, il Centro di 
Documentazione si sarebbe dovuto porre, tra l’altro, come riferimento regionale 
per la celebrazione della Giornata della Memoria (27 Gennaio).


– 2003: Convegno di studi “Dall'internamento alla libertà. Il campo di 
concentramento di Colfiorito”, Foligno, Palazzo Trinci, 4 novembre.


– 2009: stanziamento della Giunta Regionale di oltre un milione di euro per 
interventi alle “Casermette” e conseguenti dichiarazioni degli amministratori 
sul “Museo della Memoria” come primo obiettivo degli interventi stessi.


– 2010: Delibera di Giunta Comunale di Foligno n.198 del 17 maggio, che destina 
alcuni locali delle “Casermette” a “Museo della Memoria”.


– 2014: Delibera di Giunta Comunale di Foligno n.190 del 30 aprile, che approva 
il progetto in tal senso elaborato da ISUC e Officina della Memoria.





La eccezionale importanza storica delle “Casermette” giustificherebbe peraltro, 
da parte della Soprintendenza e del Ministero, la imposizione di speciali 
vincoli non solo sul complesso architettonico ma anche sul luogo, in quanto 
bene culturale esso stesso, tali da regolamentarne gli utilizzi oltre che 
tutelarne l’integrità fisica.


Già dopo il terremoto del 1997 << l’affanno dell’emergenza [aveva] cancellato 
tracce che narravano gli eventi del luogo: reticolati, torrette, sbarre alle 
finestre dei capannoni, che nel frattempo sono diventati Uffici pubblici, 
negozi, bar >> (Dino Renato Nardelli, ISUC).


Fortunatamente i recenti sciami sismici non hanno causato danneggiamenti, per 
cui non sussistono ragioni per rinviare ulteriormente una iniziativa, anche se 
di carattere eminentemente simbolico e di costi estremamente contenuti, come 
l’apposizione di un elemento monumentale o di una lapide.


Quindi il nostro Coordinamento, a ricordo e a spiegazione dell’importanza del 
luogo, propone la apposizione di un elemento memoriale-celebrativo che illustri 
la vicenda drammatica e gloriosa degli internati antifascisti delle Casermette 
di Colfiorito.


A tal fine auspica la collaborazione dalle Istituzioni Pubbliche e dei 
Cittadini Umbri.








Foligno, 3 Febbraio 2017 (giorno della deportazione nazifascista dalla montagna 
folignate)











Per JUGOCOORD onlus, il segretario


Andrea Martocchia








Si allega: Nota storiografica





NOTA STORIOGRAFICA





Tra i principali campi di concentramento fascisti allestiti sulla Penisola, 
Colfiorito fu in particolare la destinazione primaria dei “ribelli” 
montenegrini, che sin dal 13 luglio 1941 avevano iniziato la Resistenza contro 
l’occupazione italiana del loro territorio, e di altri antifascisti jugoslavi 
specialmente sloveni della zona del Vipacco come lo scrittore France Bevk.


Il campo aveva subito diverse variazioni di destinazione d’uso negli anni 
precedenti, tanto che vi erano stati confinati pure oppositori albanesi (una 
cinquantina dall’estate 1939), noti antifascisti italiani (circa 120 dal giugno 
1940 – tra di loro il noto Lelio Basso, Ugo Fedeli, Dario Fieramonte, Eugenio 
Musolino, Carlo Venegoni…), centinaia di prigionieri di guerra inglesi e di 
altre nazionalità (da ottobre 1942), fino ai suddetti più di 1500 deportati 
politici montenegrini. << Oltre a quattro grandi baracche, che una volta erano 
stalle per i cavalli c’era anche una decina di baracche in legno. I giorni di 
circa 1.600 internati erano quasi uguali... >> [Banislav Bastac]





Vittima della prigionia è nel 1943 il giovanissimo Dušan Golubović, di Berane, 
appena giunto a Colfiorito, dove ritrova il padre Lazar “Lazo” già recluso da 
tempo. Un giorno, mentre stende sul filo spinato le camicie sua e di suo padre 
appena lavate, una sentinella gli spara (<< sparò per farsi bella. Era un 
militare giovane di Castiglion del Lago >> [Luigi Marzufero]) e lo uccide.





In quei mesi all’interno delle Casermette sono prigionieri operai ed 
intellettuali, funzionari del Regno di Jugoslavia e contadini, artisti e 
studenti ginnasiali; vi si ritrovano spesso detenuti insieme tutti i componenti 
maschi di una stessa famiglia, deportati dal Montenegro ogni volta che questa 
era stata indicata come “covo” di sentimenti antifascisti. Si mantengono o si 
creano strutture di Resistenza organizzate che svolgono attività culturale e 
politica. La stragrande maggioranza dei reclusi più giovani appartiene alla 
SKOJ – Lega della Gioventù Comunista della Jugoslavia – e molti adulti sono 
comunisti, e formano una cellula del Partito con segretario Savo Pejanović; 
viene istituito inoltre un Comitato spontaneo che si richiama al Fronte 
Popolare di Liberazione, cui aderiscono elementi di ogni orientamento 
ideologico seguendo l’esempio del movimento antifascista più generale.


Il 22 giugno 1943, con una piccola rappresentazione teatrale, gli internati 
commemorano il secondo anniversario della aggressione nazifascista contro 
l’URSS.


Prendono contatto con i comunisti italiani attraverso il farmacista di 
Serravalle Libero Vannucci, che diventerà comandante partigiano del IV 
distaccamento del battaglione “Capuzi” della Brigata Spartaco. Tra le figure di 
italiani solidali con i prigionieri, i testimoni ricorderanno don Pietro Onori, 
il medico Domenico Salvati, il muratore Mario Caprio, gli operai folignati 
fratelli Olivieri.





Nella prospettiva dell’arrivo degli Alleati, poco prima della fuga dal campo, 
il Comitato del Fronte di Liberazione redige una Risoluzione in cui si 
ripercorrono per sommi capi le vicende degli internati jugoslavi, all’interno 
della più generale lotta in corso per la liberazione del loro paese, e si 
richiede di poter continuare a battersi sul suolo jugoslavo al fianco del 
fronte antifascista internazionale. Della Risoluzione non è ancora mai stata 
pubblicata una traduzione in lingua italiana; copie del manoscritto originale, 
scritto in corsivo cirillico, circolano da decenni negli ambienti dei 
ex-internati montenegrini, e riproduzioni fotografiche sono contenute in alcuni 
libri degli ex internati Drago Ivanović e Vlado Vujović.





Il 22 settembre 1943 << sono circa le nove di sera quando corre voce che il 
filo spinato è stato tagliato [...] Usciamo fuori a gruppi, ogni gruppo si 
tiene unito [...] Il torrente di uomini scorre come una massa scura [...] 
Marciamo come contrabbandieri, piegati, con gli zaini sulle spalle, comunicando 
sottovoce [...] Dal colle vicino crepita la mitragliatrice Breda, seguita da 
colpi di fucile e mitragliatori. [...] Passammo attraverso il varco come un 
tappo ben pressato. La pressione della folla infatti ci espulse trascinandoci 
con sè [...] La voce di un compagno trascina tutto il nostro gruppo a destra. 
Procediamo lungo un costone coperto di rovi che ci trattengono, le spine 
strappano la pelle. […] Marciavamo in fretta, in fila indiana. [...] Ci 
allontanavamo dalle luci tremolanti che ci guardavano da Colfiorito >> [Drago 
Ivanović]





I fuggiaschi di Colfiorito troveranno solidarietà e riparo presso le famiglie 
contadine e montanare della dorsale appenninica, che soprattutto nei più 
giovani di loro riconoscevano la sorte simmetrica dei loro stessi figli, 
dispersi nei territori invasi dal Regio Esercito dopo la capitolazione dell’8 
Settembre. Gli ex-reclusi in maggioranza prenderanno parte attiva alle azioni 
di tutte le principali formazioni partigiane di Umbria, Marche e Abruzzo, ed in 
qualche caso ne rappresenteranno persino l’ossatura: Brigata Gramsci in 
Valnerina, banda Filipponi a Sarnano, battaglione Stalingrado nel Pesarese, 
formazione di Ettore Bianco nei Monti della Laga, alcuni battaglioni della IV 
Brigata Garibaldi di Foligno e della successiva Brigata Spartaco.








BIBLIOGRAFIA MINIMA





-        Ivanović D.D.V.


Poruke. Zapisi iz zice: Jusovaca, Kuća, Rogosica, Skadar-Tepa, Bari, Fodja, 
Kolfiorito di Folinjo [Messaggi. Note dal filo spinato]


Titograd/Podgorica, Istorijski Institut S.R. Crne Gore, 1989





-        Burani M.P.


Nessuno lo chiamava il campo... Le "Casermette" di Colfiorito luogo della 
memoria della deportazione civile italiana


Foligno, Comune di Foligno, 2001





-        Ivanović D.D.V.


Memorie di un internato montenegrino. Colfiorito 1943


[traduzione parziale in lingua italiana del precedente]


Foligno, ISUC / Editoriale Umbra, 2004





-        Lucchi O. (a cura di)


Dall'internamento alla libertà. Il campo di concentramento di Colfiorito


Atti del convegno di studi, Foligno, palazzo Trinci, 4 novembre 2003


Foligno, ISUC / Editoriale Umbra, 2004





-        Ivanović D.D.V.


Muzej logora Kolfiorito di Folinjo. Spomenik prijateljstva naroda italije


[Il museo del campo di Colfiorito di Foligno. Monumento dell'amicizia del 
popolo italiano]


Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2007





-        Martocchia A. et al.


I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana


Roma, Odradek, 2011





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