Domenico Losurdo:
Il Marxismo Occidentale
Editori Laterza, 2017


ISBN 9788858127476, 220 pagine; 20€ cartaceo, 11,99€ digitale
http://www.laterza.it/index.php/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127476


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Aprire gli occhi sul mondo


di Luigi Sanchi per Marx21.it
19 Maggio 2017


A PROPOSITO DEL MARXISMO OCCIDENTALE DI DOMENICO LOSURDO


Il nuovo saggio di Domenico Losurdo offre un notevolissimo contributo al 
rinnovamento tanto filosofico quanto politico del marxismo, in Italia e negli 
altri paesi che, come l’Italia, sono stati segnati da un destino particolare : 
quello di avere visto la presenza di un potente movimento operaio, democratico 
e comunista pur essendo delle potenze chiaramente imperialiste, sia prima che 
dopo la creazione della NATO. Proprio questa situazione sembra aver presieduto 
all’involuzione del movimento di pensiero che si richiamava a Marx o che era 
sgorgato dalle fila delle internazionali socialiste in Europa occidentale. Un 
saggio non è un trattato : e così Losurdo non tenta di ripercorrere tutte le 
vie che hanno imboccato tutti i protagonisti e i teorici di questo movimento 
politico-filosofico. Non è qui il punto. Come infatti precisa il sottotitolo, e 
al di là del dichiarato contrasto con le tesi di Perry Anderson, il focus 
dell’autore è cercare di capire « come nacque » il marxismo occidentale (in 
opposizione al marxismo detto orientale), « come morì » e soprattutto – in 
tacita opposizione con la visione pessimistica di Costanzo Preve – « come può 
rinascere ».


La tesi centrale del libro consiste nel rilevare che la variante occidentale 
del marxismo ha trascurato sempre più la questione essenziale 
dell’imperialismo, prima chiudendola nel recinto del « terzomondismo » 
(definizione paternalistica e condiscendente), poi addirittura sostituendole la 
nozione di « totalitarismo », funzionale alla Guerra Fredda e all’attuale 
neocolonialismo guerrafondaio. Distorsione del pensiero più autenticamente 
marxiano che nasce dalla tendenza ad isolare in Marx il genio filosofico puro, 
dimenticando l’organizzatore politico e il pensatore enciclopedico e 
tentacolare, oppure a pensarlo come teorico di un capitalismo disincarnato, 
antiumanistico. Ora, basterebbe il concetto marxiano di divisione 
internazionale del lavoro in seno al modo di produzione capitalista e alla 
realtà del mercato mondiale a legittimare la teorizzazione dell’imperialismo 
prodotta successivamente da Lenin. Giacché i centri mondiali della produzione 
capitalistica impongono in effetti la divisione del lavoro tra i territori, 
siano essi Stati autonomi, colonie o semicolonie, con tutte le sofferenze e i 
costi, umani ed economici, che ne conseguono.


Una volta posta fra parentesi tale articolazione coatta del lavoro tra centro e 
periferie, ecco che riesce facile concentrarsi sulle contraddizioni fra 
capitale e lavoro nelle sole metropoli avanzate, relegando il resto del pianeta 
a « Terzo mondo ». Oppure, su un altro versante, restringere la filosofia di 
Marx ed Engels a puro dibattito nel salotto buono della storia della filosofia 
europea, perdendo di vista gli altri aspetti caratteristici della sfera 
marxiana e (come Losurdo dimostra brillantemente) ritornare nell’alveo 
dell’imperialismo più classico e indossare di nuovo i panni dell’intellettuale 
tradizionale, al servizio del potere neocoloniale e della sua propaganda « 
umanitaria ».


Le basi materiali di tali ritorni (o rinunce) non sono certo mancate : potente 
è stato, durante la Guerra Fredda, l’arruolamento tra le fila della piccola o 
media borghesia di tanti intellettuali dapprima critici del capitalismo o 
compagni di strada dei PC occidentali, via l’ampliamento e la progressiva 
massificazione delle università, in primo luogo di quelle umanistiche, 
notoriamente ripari di menti progressiste… da convertire quanto prima alle 
logiche del capitale e all’ideologia liberale. E una volta liquidato, in 
Italia, il PCI, è stato facile convicere i sedicenti neo-socialdemocratici 
della bontà della politica offensiva messa in atto dalla NATO dopo la fine 
della Guerra fredda.


Se questa è la costatazione di partenza, Domenico Losurdo offre al lettore lo 
squadernamento di un panorama totalmente altro – e quanto mai salutare. Lo fa 
in due modi : da un lato, sviluppando nei capitoli successivi una serrata 
argomentazione logica, che tocca tutti i principali nodi teorici in cui il 
marxismo occidentale si è in un primo tempo distaccato da quello, ben più 
efficace e realista, dei Paesi socialisti, e poi, in un secondo tempo, 
fuorviato nei buoni sentimenti dell’avversione al « totalitarismo » ; 
dall’altro lato, come in una sorta di spartito musicale, orchestrando e 
riprendendo nei punti-chiave del suo discorso i riferimenti a fatti 
macroscopici della storia mondiale che i marxisti occidentali e il loro 
pubblico dimenticano volentieri : per citare solo alcuni esempi, il ruolo 
direttore della rivolta degli schiavi di Santo Domingo e Haiti, la presenza di 
proprietari di schiavi nella storia dei governi statunitensi, la diversa 
cronologia della Prima Guerra mondiale se vista dal mondo coloniale e in 
particolare dalla Cina, l’anteriorità delle tesi razziste prodotte da esponenti 
delle potenze liberali rispetto alle teorizzazioni dei nazisti.


Di fronte alle esperienze emancipatrici, per quanto epiche e contraddittorie, 
emerse con le diverse creazioni di Stati che hanno cercato di rendersi 
realmente indipendenti dal sistema imperialistico, il marxismo occidentale ha 
spesso preferito velarsi gli occhi, rifugiandosi in un ribellismo miope e in 
utopie certo già presenti in Marx ed Engels, ma assolutizzate e usate questa 
volta strumentalmente contro il movimento di liberazione dall’orrore coloniale. 
Dal punto di vista di questa rigenerazione utopistica di marca millenarista 
(Losurdo preferisce dire « messianica »), sembrano grigie e povere le storie 
così avvincenti dei popoli che, sotto la guida di leader ispirati dal marxismo, 
hanno preso in mano il loro destino e vittoriosamente resistito agli attacchi 
delle potenze imperiali (di cui il nazismo è parte integrante), riuscendo non 
solo a rimettere in discussione la divisione internazionale del lavoro decisa 
dai centri del capitale, ma anche a recuperare in buona parte il tremendo 
distacco tecnologico rispetto ai Paesi ricchi, costruendo nazioni coese e 
capaci di resistere ai loro attacchi. L’esempio della Cina è sotto gli occhi di 
chiunque lo voglia prendere in considerazione.


Oltre alla fuga in avanti millenaristica, il marxismo occidentale ha spianato 
la strada ad un ritorno dell’eurocentrismo, quando non addirittura del 
neo-imperialismo trasfigurato nelle pretese guerre di esportazione della 
democrazia occidentale, veicolando un pregiudizio eurocentrico, inconsciamente 
razzista. Il nuovo contributo di Losurdo, facendo séguito a una stringente 
serie di saggi dedicati a grandi temi politici (dalla lotta di classe al 
pacifismo, dalla nozione di sinistra a quelle di liberalismo e di impero), 
aiuta quindi ad aprire gli occhi di certa sinistra post-marxista sulla realtà 
del mondo attuale così com’è. Perché il metodo messo magistralmente in opera da 
Losurdo e consistente nel vagliare alla luce di queste realtà rimosse o 
accantonate le tesi e le concezioni di vari pensatori, da Horkheimer a 
Negri-Hardt passando per la Arendt e Foucault, non è solo quello della 
proverbiale « cartina di tornasole ». La Cina, il Vietnam, Cuba (o, dall’altro 
lato, i Paesi martirizzati come l’Indonesia, il Cile, le Isole Filippine…) non 
sono né metafore né esempi : sono Paesi, parti del mondo, punti nevralgici 
della dialettica di classe nel mondo di oggi, instrinsecamente legati alla 
storia suscitata dalla Rivoluzione d’Ottobre e portata avanti con coerenza e 
sforzi sovrumani dall’Unione Sovietica.


Se tanta parte del marxismo occidentale ha preferito rimuoverli, non per questo 
tali giganteschi eventi cessano di esistere. Ben al contrario, essi sono al 
centro della transizione oggi in corso, di cui l’Europa occidentale o gli Stati 
Uniti d’America non constituiscono il punto d’osservazione più adeguato. In 
queste contrade del Primo mondo, solo alcuni analisti politici hanno le idee 
chiare. Si veda quanto scrive il politologo polono-statunitense (e influente 
consigliere di presidenti come Carter e Reagan) Zbigniew Brzezinski in un 
articolo dell’aprile 2016, intitolato Verso un riallineamento mondiale :


« Quanto avviene oggi nel Medio Oriente potrebbe essere solo l’inizio di un più 
ampio fenomeno che emergerà nei prossimi anni in Africa, Asia e persino tra i 
popoli pre-coloniali dell’emisfero occidentale. I periodici massacri dei loro 
non così lontani antenati, perpetrati da coloni e procacciatori di ricchezze ad 
essi associati e provenienti in larga parte dall’Europa occidentale (da paesi 
che oggi sono, almeno nelle intenzioni, fra i più aperti alla coabitazione 
multietnica), hanno avuto come risultato negli ultimi due secoli circa 
l’assassinio delle genti colonizzate su una scala paragonabile ai crimini 
nazisti della Seconda Guerra mondiale. Le vittime sono letteralmente centinaia 
di migliaia, addirittura milioni. L’autoaffermazione politica, che 
l’indignazione e il dolore differiti rafforzano, è un motore potente che oggi 
ritorna in campo, assetato di vendetta, non soltanto nel Medio Oriente 
musulmano, ma molto probabilmente anche in altre regioni. Gran parte dei dati 
non possono essere attestati con esattezza ma, presi nell’insieme, sono 
scioccanti . [1]»


E prosegue enumerando i più gravi massacri della storia coloniale, dal secolo 
XVI in poi. Come suggerisce Losurdo, il marxismo occidentale per rinascere ed 
incidere di nuovo sulla realtà deve fare i conti con la realtà, con questa 
tragica storia, pena l’incomprensione totale e il rifugiarsi nella comoda 
postura dell’anima bella.


NOTE


1. Towards a global realignment, « The American interest », 11/6 : « What is 
happening in the Middle East today may be just the beginning of a wider 
phenomenon to come out of Africa, Asia, and even among the pre-colonial peoples 
of the Western Hemisphere in the years ahead. Periodic massacres of their 
not-so-distant ancestors by colonists and associated wealth-seekers largely 
from western Europe (countries that today are, still tentatively at least, most 
open to multiethnic cohabitation) resulted within the past two or so centuries 
in the slaughter of colonized peoples on a scale comparable to Nazi World War 
II crimes: literally involving hundreds of thousands and even millions of 
victims. Political self-assertion enhanced by delayed outrage and grief is a 
powerful force that is now surfacing, thirsting for revenge, not just in the 
Muslim Middle East but also very likely beyond. Much of the data cannot be 
precisely established, but taken collectively, they are shocking. »


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https://www.lacittafutura.it/cultura/losurdo-e-i-cattivi-maestri-del-marxismo-occidentale.html


Losurdo e i cattivi maestri del “marxismo occidentale”


La critica corrosiva di Losurdo nel suo nuovo volume Il Marxismo Occidentale*.


di Alessandro Pascale
27/05/2017


Domenico Losurdo si supera ancora. Dopo aver realizzato capolavori 
storico-filosofici come Controstoria del liberalismo, Stalin. Storia e critica 
di una leggenda nera, La non-violenza. Una storia fuori dal mito e La lotta di 
classe, uno degli ultimi grandi intellettuali marxisti-leninisti italiani 
realizza un'opera di cui oggi più che mai si sentiva un bisogno essenziale.


Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere, propone 
una novità dimenticata da molti, fin dalla ripresa della categoria coniata da 
Maurice Merleau-Ponty negli anni '50 e sviluppata da Perry Anderson negli anni 
'70: il fatto cioè che il marxismo non coincida esclusivamente con le 
elaborazioni intellettuali di stampo occidentale, né tantomeno con quelle 
critiche al sistema dei “socialismi reali”. Già dalla lettura de Il dibattito 
nel marxismo occidentale di Perry Anderson emergeva chiaramente come la 
divaricazione che si era venuta creando tra due marxismi (uno “occidentale 
eterodosso” e uno “orientale ortodosso”) fosse in realtà soprattutto un 
processo che accentuava la specializzazione settoriale degli autori occidentali 
su aspetti per lo più marginali e secondari della società, oltre che il 
distacco sempre maggiore tra teoria e prassi. Se i vari Kautsky, Luxemburg, 
Trockij, Lenin erano dirigenti di partito che non mancavano di realizzare opere 
complete di analisi economica e politica su ogni aspetto della realtà, non 
altrettanto facevano i marxisti successivi, i quali dalle aule universitarie 
concentravano sempre più l'attenzione sul campo della cultura e filosofia, 
perdendo il contatto soprattutto con le categorie economiche e politiche.


L'accusa di Losurdo è però ben diversa, anche perché questo crinale 
rischierebbe di mettere in discussione anche autori ben riconducibili al 
marxismo-leninismo, come Lukàcs 
<https://www.lacittafutura.it/cultura/per-lukacs-prima-parte-di-due.html> e 
Gramsci 
<https://www.lacittafutura.it/cultura/antonio-gramsci-un-pensiero-per-l-eternita.html>,
 i quali pure non hanno ad esempio mai affrontato uno studio sistematico e 
analitico delle questioni economiche. Losurdo contesta in realtà alla gran 
parte del pantheon del marxismo occidentale di aver dimenticato la grande 
questione della lotta anticolonialista, non capendo anzitutto gli enormi meriti 
storici del socialismo nell'aver favorito la decolonizzazione di gran parte del 
cosiddetto “Terzo Mondo”, ma anche la fine della segregazione razziale, della 
schiavitù formalizzata, oltre che del sostanziale asservimento femminile.


Su questi temi Losurdo si era già espresso più volte in passato, mostrando 
adeguatamente i meriti storici immensi dei movimenti comunisti e dei 
“socialismi reali” e le enormi contraddizioni del movimento liberale. 
L'elemento di novità sta ora nell'andare a smantellare sistematicamente, uno 
dopo l'altro, tutti i numi tutelari che per decenni hanno sostituito i nomi di 
Marx, Engels, Lenin e Gramsci come punti di riferimento per le nuove 
generazioni di sinistra. A salire sul banco degli imputati, con accuse più o 
meno gravi, sono Della Volpe, Colletti, Tronti, Althusser, Bloch 
<https://www.lacittafutura.it/cultura/ateismo-nel-cristianesimo.html>, 
Horkheimer, Adorno, Sartre, Marcuse, Arendt, Timpanaro, Foucault, Agamben, 
Negri, Hardt, Holloway, David Harvey, fino a giungere a Zizek e Badiou. Nessuno 
ne esce indenne.


Lo scontro è titanico e maestoso e non pretende di essere esaustivo, ma traccia 
un percorso illuminante con cui si chiarificano tutti i limiti intellettuali e 
politici di questa sfilza illustre di personalità; soprattutto si comprendono 
le origini degli errori ideologici introiettati in profondità negli strati 
sociali della sinistra attuale, sia in Italia che più in generale in campo 
europeo. Dal ragazzo che frequenta i centri sociali, all'elettore moderatamente 
progressista, dal militante iscritto ad un'organizzazione comunista al 
frequentatore di circoli ARCI, dal sindacalista più o meno radicale 
all'attivista per i diritti umani, tutto il mondo della sinistra è cresciuto 
negli ultimi decenni in un contesto culturale di sconfitta e incomprensione che 
è stato alimentato pervicacemente non solo dai media e dalle strutture 
dell'imperialismo, ma paradossalmente dalla stessa sinistra più o meno 
marxista, o autodicentesi tale.


Da parte di Losurdo non arrivano scomuniche né accuse di tradimento, sia 
chiaro. Ma la lettura rende evidente come ci sia stato, in particolar modo dal 
secondo dopoguerra ad oggi, un profondo e costante cedimento culturale 
<https://www.lacittafutura.it/cultura/marxismo-e-filosofia.html> nel campo del 
marxismo occidentale, di fronte alle  
<https://www.lacittafutura.it/cultura/marxismo-e-filosofia.html>offensive 
ideologiche della borghesia 
<https://www.lacittafutura.it/cultura/marxismo-e-filosofia.html>. L'essersi 
affidati a dei “cattivi maestri”, oltre che l'incapacità di non aver saputo 
replicare agli attacchi della borghesia (agevolati, è sempre bene ricordarlo, 
dalla modalità disastrosa con cui il movimento comunista si è inflitto 
l'autoflagellazione della “destalinizzazione”) sono eventi causati secondo 
Losurdo all'aver “dimenticato” la questione coloniale.


Sorge però l'impressione che il giudizio del professore sia fin troppo generoso 
e assolutorio. Ad essere venuti meno tra l'intellighenzia occidentale sono 
anzitutto la conoscenza essenziale dei pilastri del marxismo e del leninismo, 
la cui ignoranza o ripudio sono difficilmente ammissibili per degli 
intellettuali che hanno avuto un peso culturale così grande. Pesa come un 
macigno insomma l'incapacità di aver saputo maneggiare con adeguatezza le 
categorie del materialismo storico e del materialismo dialettico, a partire dal 
venir meno di una categoria essenziale per un filosofo marxista: quella della 
totalità. Senza capacità di avere una visione complessiva della realtà diventa 
impossibile svolgere un adeguato bilancio, non solo morale e storico, ma 
politico. E questa è l'accusa più generosa che si possa fare, per quanto sia 
già grave, perché le alternative sono ben peggiori: l'indifferenza o il 
pressapochismo con cui le questioni coloniali sono state trattate da certi 
autori potrebbero far sorgere il sospetto di un razzismo congenito, 
introiettato, forse non consapevole ma che implica l'adesione ad uno stretto 
eurocentrismo che non a caso ha avuto come conseguenza la rimozione della 
categoria dell'imperialismo, o la sua assurda estensione arbitraria a qualunque 
sistema capitalista che abbia relazioni economiche con altri Paesi, accettando 
come vie nazionali dei “socialismi di mercato”.


Altra tendenza deleteria, legata teoreticamente alle precedenti, è quella di 
scadere in un massimalismo messianico utopistico che porta al predominio di una 
critica fine a sé stessa, puramente distruttiva (non a caso percorso tipico di 
chi ha fatto del marxismo una pura “teoria critica”) e intrapresa da “anime 
belle” incapaci di elevarsi a soggetto compartecipe delle esperienze realizzate 
di emancipazione, e anzi ostili a qualsiasi modello socio-politico che non 
realizzi immediatamente tutte le proprie speranze ed esigenze.


In conclusione Losurdo spiega bene come il “marxismo occidentale” sia nato, 
abbia “inquinato” le sinistre in campo cultural-politico e come pur continui a 
sopravvivere ridotto ormai ad una serie di autori per lo più autoreferenziali e 
sempre più inconcludenti o fallimentari.


La pars destruens è perfetta. Manca forse una soluzione adeguata sul percorso 
da intraprendere. Il ritorno ad un marxismo-leninismo concretamente 
antirazzista e ben conscio della questione colonial-imperialista è senz'altro 
la base teorica di partenza. Sgombrare il campo dall'adesione acritica di ogni 
altra moda filosofica sinistroide è però passo necessario ma non sufficiente. 
Se la pars destruens è una boccata di ossigeno, la pars construens non può 
limitarsi solo alla difesa complessiva della Storia del socialismo, né alla 
difesa acritica dei governi socialisti esistenti.


Il prossimo passo da compiere è una necessaria riflessione costruttiva sul 
marxismo-leninismo, capace non solo di analizzare i suoi immensi meriti storici 
(cosa qui già fatta egregiamente), ma che analizzi anche i suoi limiti, senza i 
liquidazionismi o revisionismi in cui sono caduti gli autori del marxismo 
occidentale, ma senza nemmeno evitare di affrontare la questione del perché i 
comunisti siano entrati storicamente in crisi proprio nei Paesi europei 
storicamente “colonizzatori”.


Questo è un campo in cui i comunisti di tutto il mondo non si sono ancora 
avventurati con la necessaria serietà e consapevolezza. Il marxismo orientale 
perché aveva effettivamente problemi più importanti di cui occuparsi. Il 
marxismo occidentale perché ha sostanzialmente perso 70 anni di tempo a 
diventare subalterno all'ideologia borghese. Speriamo che la questione posta 
possa essere di spunto per il prossimo libro di Losurdo.




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