http://www.marx21.it/index.php/comunisti-oggi/in-europa/28305-1973-2017-il-collasso-ideologico-della-sinistra-francese-ed-europea-
 
<http://www.marx21.it/index.php/comunisti-oggi/in-europa/28305-1973-2017-il-collasso-ideologico-della-sinistra-francese-ed-europea->

1973-2017 : il collasso ideologico della “sinistra” francese (ed europea) 
<http://www.marx21.it/index.php/comunisti-oggi/in-europa/28305-1973-2017-il-collasso-ideologico-della-sinistra-francese-ed-europea->

di Bruno Guigue, docente di filosofia e analista politico 
<https://www.initiative-communiste.fr/tag/bruno-guigue/>

“Initiative Communiste 
<https://www.initiative-communiste.fr/articles/billet-rouge-2/1973-2017-leffondrement-de-gauche-francaise-bruno-guigue/>”,
 mensile del Polo di Rinascita Comunista in Francia

Traduzione di Marx21.it

Nel 1973, il colpo di stato del generale Pinochet contro il Governo di Unità 
Popolare in Cile provocò un’ondata di indignazione senza precedenti nei settori 
progressisti del mondo intero. La sinistra europea ne fece il simbolo del 
cinismo delle classi dominanti che avevano appoggiato questo “pronunciamiento”. 
Accusò Washington, complice del futuro dittatore, di aver ucciso la democrazia 
armando le braccia assassine dei militari golpisti. Nel 2017, al contrario, i 
tentativi di destabilizzazione del potere legittimo in Venezuela hanno raccolto 
nel migliore dei casi un silenzio infastidito, un sermone moralizzatore, quando 
non una diatriba antichavista da parte degli ambienti di sinistra, che si 
trattasse di responsabili politici, di intellettuali che godono di appoggi o di 
organi di stampa a grande tiratura.

Dal Ps all’estrema sinistra (ad eccezione del “Pôle de renaissance communiste 
en France”, che ha le idee chiare), si rimesta, si mette insieme capra e 
cavoli, si rimprovera al Presidente Maduro il suo “autoritarismo” il tutto 
mentre si accusa l’opposizione di mostrarsi intransigente. Nel caso migliore, 
si chiede al potere legale di fare dei compromessi, nel peggiore si esige che 
si dimetta. Manuel Valls, ex primo ministro “socialista”, denuncia la 
“dittatura di Maduro”. Il suo omologo spagnolo, Felipe Gonzalez, trova 
scandaloso l’appello alle urne, e incrimina “il montaggio truccato della 
Costituente”. Il movimento diretto dalla deputata della France Insoumise, 
Clementine Autain, “Ensemble” condanna il “caudillismo”del potere chiavista. 
Eric Coquerel, anche lui deputato della France Insoumise e portavoce del Parti 
de Gauche (il partito fondato da Mélenchon NdT) mette fianco a fianco i 
violenti che sarebbero dai due lati, pur avvertendo ingenuamente che “non vuole 
criticare Maduro”.

Cos’è successo tra il 1973 e il 2017? Mezzo secolo fa, la sinistra francese ed 
europea era generalmente solidale – almeno a parole – con i progressisti e i 
rivoluzionari dei paesi del Sud. Senza ignorare gli errori commessi e le 
difficoltà impreviste, non sparava alla schiena dei compagni latinoamericani. 
Non distribuiva responsabilità ai golpisti e alle loro vittime con giudizi 
salomonici. Si schierava, a costo di sbagliare, e non praticava, come fa la 
sinistra attuale, l’autocensura codarda e la concessione all’avversario a mo’ 
di difesa. Non diceva: tutto questo è molto brutto, e ognuno ha la sua parte di 
responsabilità in queste violenze riprovevoli. La sinistra francese ed europea 
degli anni ‘70 era certamente ingenua, ma non aveva paura della sua ombra, e 
non beatificava a ogni piè sospinto quando si trattava di analizzare una 
situazione concreta. È incredibile, ma pure i socialisti, come Salvador 
Allende, pensavano di essere socialisti al punto da rimetterci la vita.

A guardare l’ampiezza del fossato che ci separa da quell’epoca, si hanno le 
vertigini. La crisi venezuelana fornisce un comodo esempio di questa 
regressione perché si presta a un confronto con il Cile del 1973. Ma se si 
allarga lo spettro dell’analisi, si vede bene che il decadimento ideologico è 
generale, che attraversa le frontiere. Nel momento della liberazione di Aleppo 
da parte dell’esercito nazionale siriana, nel Dicembre 2016, gli stessi 
“progressisti” che facevano gli schizzinosi davanti alla difficoltà del 
chavismo, hanno cantato insieme ai media detenuti dall’oligarchia per accusare 
Mosca e Damasco delle peggiori atrocità. E la maggior parte dei “partiti di 
sinistra” francese (Ps, PCF, Parti de Gauche, Npa, Ensemble, i Verdi) hanno 
organizzato una manifestazione davanti all’ambasciata russa a Parigi, per 
protestare contro il “massacro”dei civili “presi in ostaggio” nella capitale 
economica del paese.

Certo, questa indignazione morale a senso unico nascondeva il vero significato 
di una “presa di ostaggi”che c’è stata, in effetti, ma da parte delle milizie 
islamiste, e non da parte delle forze siriane. Lo si è visto non appena sono 
stati creati i primi corridoi umanitari da parte delle autorità legali: i 
civili sono fuggiti in massa verso le zone governative, a volte sotto le 
pallottole dei loro gentili protettori in “casco bianco” che giocavano ai 
barellieri da una parte, e ai jihadisti dall’altra. Per la sinistra, il milione 
di siriani di Aleppo Ovest bombardata dagli estremisti abbigliati da “ribelli 
moderati” di Aleppo Est non contano, la sovranità della Siria nemmeno. La 
liberazione di Aleppo resterà negli annali come un tornante della guerra per 
procura combattuta contro la Siria. Il destino ha voluto che, purtroppo, 
segnasse un salto qualitativo nel degrado cerebrale della sinistra francese.

Siria, Venezuela: questi due esempi illustrano le devastazione causati dalla 
mancanza di analisi unita alla codardia politica. Tutto avviene come se le 
forze vive di questo paese fossero state anestetizzate da chissà quale 
sedativo. Partito dalle sfere della “sinistra di governo”, l’allineamento alla 
doxa diffusa dai media dominanti è generale. Convertita al neoliberismo 
mondializzato, la vecchia socialdemocrazia non si è accontentata di sparare 
alla schiena degli ex compagni del Sud, si è anche sparata nei piedi. 
Trasformata in corrente minoritaria – socialiberale – dentro una destra 
francese più devota che mai al capitale, il Ps si è lasciato sbranare da 
Macron, il tutto fare dell’oligarchia capitalista euroatlantica. Negli anni 
‘70, la stessa destra francese “chiaramente liberale”, con Giscard d’Estaing”, 
era più a sinistra del Ps di oggi, e di questo residuo verminoso la cui unica 
funzione è quella di distribuire scranni ai fuggitivi dell’hollandismo.

Una volta voltata la pagina di Via Solferino (la sede del Ps NdT), si poteva 
sperare che la “sinistra radicale”ne avrebbe raccolto il testimone, saldando il 
conto con gli errori passati. Ma la “France Insoumise”, nonostante il suo 
successo elettorale del 23 Aprile 2017, è un grande corpo molle, senza colonna 
vertebrale. Si trovano alcuni che pensano che Maduro è un dittatore e altri che 
pensano che difende il popolo. Quelli che denunciano l’adesione della Francia 
alla Nato piangevano lacrimoni per la sorte dei mercenari wahabiti di Aleppo. 
Con la mano sul cuore, si proclama contro l’ingerenza straniera e l’arroganza 
neocoloniale in Medio Oriente, ma vuole “mandare Assad davanti alla Corte 
Penale Internazionale”, questo tribunale speciale riservato ai paria del nuovo 
ordine mondiale. Il Presidente siriano, ci hanno detto, è un “criminale”, ma ci 
si affida comunque al sacrificio dei suoi soldati per eliminare l’Isis e 
Al-Qaeda. Queste contraddizioni sarebbero risibili, se non testimoniassero un 
decadimento più profondo, un vero collasso ideologico.

Potrà anche rompere con la socialdemocrazia, ma questa sinistra aderisce alla 
visione occidentale del mondo e al suo dirittumanismo a geometria variabile. La 
sua visione delle relazioni internazionali è direttamente importata dalla doxa 
pseudo-umanista che divide il mondo in simpatiche democrazie (i nostri amici) e 
abominevoli dittature (i nostri nemici). Etnocentrica, guarda dall’alto 
l’antimperialismo lascito del nazionalismo rivoluzionario del Terzo Mondo e del 
movimento comunista internazionale. Invece studiare Ho Chi Min, Lumumba, 
Mandela, Castro, Nasser, Che Guevara, Chavez, Morales, legge “Marianne”(una 
sorta di “l’Espresso” francese NdT) e guarda France 24 (la rainews 24 francese 
NdT). Pensa che ci siano i buoni e i cattivi, che i buoni ci somigliano e che 
bisogna bastonare i cattivi. È indignata – o disturbata –quando un capo della 
destra venezuelana, formata negli Usa dai neoconservatori per eliminare il 
chavismo, viene incarcerato per aver tentato un colpo di stato. Ma è incapace 
di spiegare le ragioni della crisi economica e politica del Venezuela. Per 
evitare le critiche, è restia a spiegare come il blocco degli 
approvvigionamenti sia stato provocato da una borghesia importatrice che 
traffica con i dollari e organizza la paralisi delle reti di distribuzione 
sperando di abbattere il legittimo presidente Maduro.

Indifferente ai movimenti di fondo, questa sinistra si contenta di partecipare 
all’agitazione di superficie. In preda a una sorta di scherzo pascaliano che la 
distrae dall’essenziale, essa ignora il peso delle strutture. Per lei, la 
politica non è un campo di forze, ma un teatro di ombre. Parteggia per le 
minoranze oppresse di tutto il mondo dimenticando di domandarsi perché certe 
sono visibili e altre no. Preferisce i curdi siriani ai siriani tout court 
perché sono una minoranza, senza vedere che questa preferenza serve alla loro 
strumentalizzazione da parte di Washington che ne fa delle suppellettili e 
prepara uno smembramento della Siria conformemente al progetto 
neo-conservatore. Rifiuta di vedere che il rispetto della sovranità degli Stati 
non è una questione accessoria, che è la rivendicazione principale dei popoli 
di fronte alle pretese egemoniche di un occidente vassallo di Washington, e che 
l’ideologia dei diritti umani e la difesa del LGBT serve spesso come paravento 
per un interventismo occidentale che si interessa soprattutto agli idrocarburi 
e alle ricchezze minerarie.

Si potrebbe cercare a lungo, nella produzione letteraria di questa sinistra che 
si dice radicale, degli articoli che spieghino perché a Cuba, malgrado il 
blocco, il tasso di mortalità infantile sia inferiore a quello degli Usa, la 
speranza di vita è quella di un paese sviluppato, l’alfabetizzazione è al 98% e 
ci sono il 48% di donne all’Assemblea del potere popolare. Non leggeremo mai, 
nemmeno perché il Kerala, questo stato di 33 milioni di abitanti diretto dai 
comunisti e dai loro alleati dagli anni ‘50, ha l’indice di sviluppo umano di 
lunga più elevati dell’Unione Indiana, e per quale ragione le donne giocano qui 
un ruolo sociale e politico di primo piano. Perché le esperienze di sviluppo 
autonomo e di trasformazione sociale costruiti lontano dai riflettori in angoli 
esotici non interessano affatto i nostri progressisti, affascinati dalla spuma 
televisiva e dalle peripezie del circo politico.

Drogata di “moralina”, intossicata da formalismo piccolo-borghese, la sinistra 
radical-chic firma petizioni, intenta processi e lancia anatemi contro i capi 
di stato che hanno la brutta abitudine di difendere la sovranità del proprio 
paese. Questo manicheismo le impedisce il compito di analizzare ciascuna 
situazione concreta e di guardare oltre il proprio naso. Pensa che il mondo sia 
uno, omogeneo, attraversato dalle stesse idee, come se tutte le società 
obbedissero agli stessi principi antropologici, evolvessero secondo gli stessi 
ritmi. Confonde volentieri il diritto dei popoli all’autodeterminazione e il 
dovere degli stati di conformarsi ai requisiti di un Occidente che si erge a 
giudice supremo. Fa pensare all’abolizionismo europeo del XIX secolo, che 
voleva sopprimere la schiavitù presso gli indigeni, portando la luce della 
civiltà con la canna del fucile. La sinistra dovrebbe sapere che l’inferno 
dell’imperialismo oggi, come il colonialismo ieri, è sempre lastricato di buone 
intenzioni. Nel momento dell’invasione occidentale dell’Afghanistan, nel 2001, 
non abbiamo mai letto tanti articoli, nella stampa progressista, 
sull’oppressione delle donne afghane e sull’imperativo morale della loro 
liberazione. Dopo 15 anni di emancipazione femminile al cannone 105, queste 
sono più coperte e analfabete che mai.


Rispondere a