(français / italiano)

Finché staccavano le teste ai serbi in Bosnia ...

1) Terrorismo a Como la famiglia viveva a Fenegrò (gennaio 2018)
2) Bosnia Erzegovina, il rischio jihadista (A.O. Rossini, gennaio 2016)
3) Links / collegamenti


Si veda anche la nostra pagina dedicata al FONDAMENTALISMO ISLAMICO NELLA 
GUERRA IN BOSNIA-ERZEGOVINA: http://www.cnj.it/documentazione/bih.htm


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http://giornaledicomo.it/cronaca/terrorismo-a-como/ 
<http://giornaledicomo.it/cronaca/terrorismo-a-como/>

Bassa Comasca, 26 gennaio 2018

Terrorismo a Como la famiglia viveva a Fenegrò
VIDEO e FOTO

Il padre è stato arrestato, il figlio invece si trova ancora in Siria. 
Rimpatriata la madre.

La Digos della Questura di Milano e la Digos di Como hanno eseguito 
un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione con finalità di 
terrorismo.

Terrorismo

L’operazione prende il nome di “Talis pater”. Il provvedimento è nei confronti 
di due egiziani di 51 e 23 anni, padre e figlio, residenti in Provincia di 
Como. Tramite un provvedimento del Ministro dell’Interno è stata rimpatriata, 
per motivi di sicurezza personale, la cittadina marocchina 45enne moglie e 
madre dei due...

Abitavano a Fenegrò

La famiglia viveva a Fenegrò. In manette è finito il padre, Sayed Fayek Shebl 
Ahmed, classe 1966, ex Mujahideen in Bosnia. Il figlio, Saged Sayed Fayek Shebl 
Ahmed, è andato in Siria dal 2014 dove si trova tuttora. Rimpatriata in Marocco 
la moglie e madre dei due, Imrane Halima.

Il padre mandò il figlio in Siria

Il padre, 53 anni,  in Italia, a Milano, dal 1996, l’anno successivo è arrivato 
a Como. L’uomo era partito dalla Bosnia dove era stato un Mujahideen. Il figlio 
maggiore, 23 anni, si trova in Siria, su di lui attualmente c’è un mandato di 
cattura internazionale. E’ stato proprio il padre ad indottrinarlo al 
fondamentalismo, quando nel 2014 aveva visto che i figli stavano diventato 
troppo occidentali. Ha quindi deciso di mandarlo in Siria, sotto l’ala 
protettrice di un suo ex commilitone della guerra in Bosnia. A quel punto Saged 
Sayed Fayek Shebl Ahmed è entato a far parte di un gruppo filo Al Qaeda 
denominato Al Zenki, dove è diventato un foreign fighter.

Finse di collaborare con le Forze dell’ordine

Nel 2015 il padre è andato in Questura, fingendo di voler collaborare con le 
Forze dell’ordine e denunciando il figlio in Siria e sostenendo di essere 
preoccupato per la situazione. Il suo reale scopo era quello di provare a 
togliere i sospetti su di lui. Nel frattempo il giovane in Siria, per un 
periodo, ha cambiato gruppo, legandosi all’Isis con il gruppo Hajat Thair Ash 
Sham. Dopo questa esperienza è però tornato nel gruppo d’origine. Ora si trova 
in Siria dove si è sposato e ha un bambino di 3 anni. Le indagini delle Forze 
dell’ordine sono cominciate proprio nel 2015. Dopo aver messo sotto controllo 
padre e madre di Saged, hanno subito capito la verità. Attraverso alcune 
intercettazioni telefoniche si è scoperto che il ragazzo mandava alla famiglia 
dei video dove era protagonista di alcune esecuzioni. Il padre poi era solito 
mandare 200 euro mensili al figlio.

La madre e moglie

Classe 1972, di origine marocchina, verrà rimpatriata nel pomeriggio di oggi. 
Le indagini hanno fatto emergere che approvava il comportamento del marito e 
del figlio, per questo anche lei è stata considerata un pericolo per la 
sicurezza dello Stato. Non potrà tornare in Italia per i prossimi 10 anni.

Gli altri figli

Non sono stati considerati implicati nella vicenda gli altri due figli della 
coppia, un ragazzo di 20 e una ragazza di 18 anni (nata a Como e diventata 
cittadina italiana di recente)... I due giovani hanno sempre discusso con la 
famiglia per il loro fondamentalismo.



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http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=3491 
<http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=3491>

Bosnia Erzegovina, il rischio jihadista

Andrea Oskari Rossini
13/06/2016

Il 18 novembre 2015, pochi giorni dopo gli attentati di Parigi, Enes Omeragić, 
un giovane di Sarajevo, è entrato in una sala per scommesse nel quartiere 
periferico di Rajlovac e ha aperto il fuoco su due militari bosniaci, 
uccidendoli. Rintracciato poche ore dopo nella sua abitazione, Omeragić si è a 
sua volta ucciso, facendosi saltare in aria con una bomba a mano.

L'episodio non è stato praticamente registrato dai media europei, ancora sotto 
choc per i fatti di Parigi. Rappresenta tuttavia l'ennesimo attentato 
riconducibile al terrorismo islamista avvenuto nel paese balcanico a partire 
dal 2010.

Nel giugno di quell'anno venne fatta esplodere una bomba fuori dalla stazione 
di polizia di Bugojno, in Bosnia centrale. Un poliziotto, Tarik Ljubuškić, 
morì, e sei suoi colleghi rimasero feriti.

L'anno dopo, a Sarajevo, Mevlid Jašarević aprì il fuoco con un kalashnikov 
contro l'Ambasciata degli Stati Uniti, ferendo un poliziotto. Infine l'anno 
scorso, il 27 aprile, Nerdin Ibrić ha assalito con un fucile automatico i 
militari della stazione di polizia di Zvornik, nella parte del paese a 
maggioranza serba, gridando “Allah Akbar” e uccidendo l'agente Dragan Đurić 
prima di venire ucciso a sua volta.

Balcani, serbatorio di foreign fighters

La tipologia degli attentati avvenuti in Bosnia è diversa dalle stragi 
perpetrate dall'autoproclamatosi “stato islamico” nelle grandi capitali 
europee. Ad essere colpiti sono obiettivi stranieri, oppure rappresentanti 
delle locali forze di sicurezza, militari o poliziotti.

I civili non sono stati finora coinvolti, il che lascia presupporre una 
strategia diversa dei gruppi radicali nei Balcani. Sporadicamente, singoli 
individui escono allo scoperto. Il ruolo principale assegnato alla regione, 
però, sembrerebbe essere quello di base logistica, ad esempio per il 
trasferimento di uomini o armi, e di serbatoio di potenziali “foreign fighters”.

Secondo il professor Vlado Azinović, docente all'Università di Sarajevo e 
recentemente co-autore, con Muhamed Jusić, della ricerca “Il richiamo della 
guerra in Siria: il contingente bosniaco dei combattenti stranieri”, sarebbero 
circa 250 i bosniaci che hanno lasciato il paese per andare a combattere nel 
Medio Oriente, tra il 2012 e la fine del 2015.

Non si tratta di una cifra rilevante in termini assoluti, se comparata ad 
esempio a quella dei “foreign fighters” provenienti dalla Francia, dal Belgio, 
dal Regno Unito o dalla Germania 
<http://soufangroup.com/wp-content/uploads/2015/12/TSG_ForeignFightersUpdate3.pdf>.
 In termini relativi però, cioè riportati alla grandezza della popolazione 
(circa 3.800.000), non si tratta di un dato insignificante.

Bosnia, dove è facile procurarsi armi

La Bosnia Erzegovina, inoltre, ha alcune specificità, sotto il profilo del 
rischio terrorismo che la distinguono dalla maggior parte degli altri paesi 
europei. La prima è la frammentazione delle diverse forze e agenzie di 
sicurezza, nel contesto della complicata struttura istituzionale definita dagli 
accordi di Dayton.

Uroš Pena, vice capo del Direttorato per il Coordinamento delle forze di 
polizia del paese, ha recentemente dichiarato ai media locali che “la 
condivisione delle informazioni è un grosso problema. Ogni agenzia si tiene 
strette le migliori informazioni di cui dispone [...] Non abbiamo neppure una 
chiara definizione delle giurisdizioni”.

Il secondo elemento di rischio, per la Bosnia Erzegovina, è la relativa 
facilità con cui, a vent'anni dalla fine della guerra, è ancora facile 
procurarsi armi. Quando sono stati firmati gli accordi di pace, molti hanno 
preferito conservare le armi, ad ogni buon conto. Queste armi possono ora 
finire nelle mani sbagliate nei modi più diversi, vendute sul mercato nero 
anche solo per aggiustare temporaneamente il bilancio familiare...

Il fatto invece che poco meno della metà della popolazione della Bosnia 
Erzegovina sia di fede, cultura o tradizione musulmana, l'aspetto in genere più 
sottolineato dai media europei che si sono occupati del fenomeno terrorista nel 
paese, non rappresenta di per sé un elemento di rischio.

La comunità islamica locale (Islamska Zajdenica, IZ) ha sempre denunciato con 
forza il terrorismo e la violenza, invitando i propri fedeli a tenersi distanti 
dai gruppi radicali che cercano di sovvertire le regole su cui da secoli si 
fonda l'Islam in questa regione.

Alle origini dei mujaheddini in Bosnia

Questi gruppi, secondo il giornalista Esad Hećimović, autore di “Garibi - 
Mujaheddini in Bosnia Erzegovina tra il 1992 e il 1999”, hanno cominciato a 
manifestare la propria presenza nel paese a partire dal 1992, anno di inizio 
della guerra in Bosnia. Alcune centinaia di combattenti (un numero verisimile è 
quello di 800 combattenti, secondo Hećimović), provenienti da paesi arabi o 
dall'Afghanistan, si unirono alla brigata “El mujahid” dell'Armija BiH, 
Esercito della Bosnia Erzegovina, o a formazioni minori, combattendo dalla 
parte dei bosniaco musulmani.

Dopo la guerra, la loro influenza continuò in modi diversi, attraverso il 
lavoro di predicatori, l'assistenza finanziaria o la creazione di un sistema 
alternativo di welfare.

Oggi, venti anni dopo la fine della guerra, è difficile valutare la diffusione 
e influenza dei gruppi radicali. Data la conformazione del paese, si tratta di 
una presenza localizzata soprattutto in villaggi isolati, in zone montuose o 
rurali, dove questi gruppi conducono una sorta di vita sociale e religiosa 
parallela. Non tutti sono naturalmente legati alle reti del terrorismo 
internazionale, né tutti credono nell'uso della violenza per la lotta politica 
o religiosa.

La comunità islamica ha però cercato recentemente di ricondurre le 64 comunità 
ribelli censite all'interno della propria giurisdizione. Il difficile percorso 
non ha però sortito grandi risultati. Al termine dei colloqui, solo 14, delle 
38 che hanno partecipato al processo, hanno accettato di (ri)entrare a far 
parte della comunità ufficiale.

Andrea Oskari Rossini nel corso degli anni '90 ha lavorato in diversi progetti 
di assistenza ai profughi dell'ex Jugoslavia in Italia e poi in programmi di 
cooperazione comunitaria e decentrata nei Balcani. Giornalista professionista e 
documentarista, lavora con Osservatorio Balcani e Caucaso dal 2002.

Quest'articolo è frutto di una collaborazione editoriale tra l'Istituto Affari 
Internazionali e Osservatorio Balcani e Caucaso.


=== 3: LINKS ===

Si vedano anche:

La nostra pagina dedicata al FONDAMENTALISMO ISLAMICO NELLA GUERRA IN 
BOSNIA-ERZEGOVINA: http://www.cnj.it/documentazione/bih.htm

ATLANTIC INITIATIVE: http://www.atlanticinitiative.org

BOSNIE-HERZÉGOVINE : ALIJA IZETBEGOVIĆ, « DERNIER REMPART DE L’ISLAM » ? (Radio 
Slobodna Evropa | Traduit par Chloé Billon | dimanche 29 octobre 2017)
Quatorze ans après sa mort, l’ancien Président bosniaque fait un retour en 
force sur les écrans. Plusieurs films et séries documentaires turques 
reviennent sur le parcours du « père de l’indépendance » de la 
Bosnie-Herzégovine, présenté comme le « dernier rempart de l’islam dans les 
Balkans ». Une approche hagiographique qui, bien sûr, provoque de vives 
réactions en Republika Sprska...
https://www.courrierdesbalkans.fr/Bosnie-Herzegovine-Alija-Izetbegovic-dernier-rempart-de-l-islam

GUERRE EN SYRIE : LES DJIHADISTES BOSNIENS CONDAMNÉS À LEUR RETOUR AU PAYS (CdB 
16 mai 2017)
Les départs de combattants islamistes vers la Syrie ou l’Irak ont pris fin en 
2016, affirment les autorités de Bosnie-Herzégovine. En revanche, les retours 
au pays ont augmenté...
https://www.courrierdesbalkans.fr/Bosnie-Herzegovine-condamnations-Syrie-Irak

LA MEZZALUNA D'EUROPA, L'ISLAM EUROPEO DEI BALCANI (16/01/2017 -  Christian 
Costamagna)
Una storia complessa e affascinante: quella dell'Islam nei Balcani. Sergio 
Paini la racconta al grande pubblico, con un saggio che va dalle conquiste 
ottomane alla minaccia dell'ISIS...
http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/La-mezzaluna-d-Europa-l-Islam-europeo-dei-Balcani-176744

LA PORTA D’INGRESSO DELLA JIHAD ‘’MADE IN USA’’ (di Stefano Zecchinelli • 3 
luglio 2016)
Recensione di La porta d’ingresso dell’Islam, di Jean Toschi Marazzani 
Visconti, Editore Zambon 2016
http://www.linterferenza.info/esteri/la-porta-dingresso-della-jihad-made-in-usa/

BOSNIE-HERZÉGOVINE : DES ENFANTS SOLDATS DE L’ETAT ISLAMIQUE EN IRAK ET EN 
SYRIE (Radio Slobodna Evropa | mardi 14 juin 2016)
Plus de 80 enfants originaires de Bosnie-Herzégovine se trouveraient 
actuellement sur les territoires contrôlés par les forces de l’organisation de 
l’État islamique. Certains d’entre eux auraient même été intégrés à des unités 
combattantes. C’est ce que révèle une étude de l’ONG Atlantic Initiative...
http://www.courrierdesbalkans.fr/le-fil-de-l-info/des-enfants-soldats-bosniens-sur-les-champs-de-bataille-en-syrie-et-en-irak.html
 
<http://www.courrierdesbalkans.fr/le-fil-de-l-info/des-enfants-soldats-bosniens-sur-les-champs-de-bataille-en-syrie-et-en-irak.html>

BOSNIE-HERZÉGOVINE : MULTIPLICATION DES MARIAGES ISLAMIQUES « HORS LA LOI » 
(BIRN | Traduit par Rodolfo Toè | lundi 13 juin 2016)
En Bosnie-Herzégovine, de plus en plus de femmes acceptent de devenir la 
deuxième femme d’hommes originaires de pays arabes. Des unions « basées sur 
l’amour et le respect », disent-elles, mais qui sont illégaux, autant aux yeux 
de la communauté islamique locale, qu’à ceux de la loi bosnienne...
http://www.courrierdesbalkans.fr/articles/bosnie-femmes-arabes.html 
<http://www.courrierdesbalkans.fr/articles/bosnie-femmes-arabes.html>

GIOCARE COL FUOCO (28.08.2007. Da Sarajevo, scrive Zlatko Dizdarević)
Grazie ad una dichiarazione del rappresentante americano in BiH, Raffi 
Gregorian, si ritorna a parlare delle relazioni della Bosnia Erzegovina con Al 
Qaeda. Le reazioni del leader bosniaci e la battaglia per il modello della 
riforma della polizia...
http://www.osservatoriobalcani.org/index...php/article/articleview/8164/1/42

BOSNIE : LE REIS CERIC ESSAIE DE SE DÉBARRASSER DISCRÈTEMENT DES WAHHABITES 
(Slobodna Bosna | Traduit par Haris Hadzic | jeudi 12 avril 2007)
Durant longtemps, la Communauté islamique de Bosnie-Herzégovine a entretenu des 
relations compromettantes avec les réseaux wahhabites et certaines figures 
importantes du terrorisme islamiste mondial. Il semblerait que le reisu-l-ulema 
Mustafa ef. Ceric essaie désormais de se débarrasser de ces amitiés 
dangereuses, ce qui expliquerait le regain de tensions actuel, en Bosnie comme 
dans le Sandjak de Novi Pazar...
https://www.courrierdesbalkans.fr/bosnie-le-reis-ceric-essaie-de-se-debarrasser-discretement-des-wahhabites

IL RADICALISMO ISLAMICO E LA BOSNIA ERZEGOVINA (09.08.2005)
Esad Hecimovic, giornalista del settimanale DANI, da anni segue le questioni 
legate alla presenza dei mujaheddin in Bosnia Erzegovina. Uno dei punti chiave 
affrontati nel testo è la questione delle cittadinanze acquisite mediante 
documenti falsi cui fa da contraltare il silenzio dei vertici politici 
bosniaci...
http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/4588/1/51/



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