pwd9148 ha scritto:
Bo', secondo me merlo e' uno che apre bocca e gli da' fiato pensando che l'arguzia domini sul contenuto; che valga la pena di dire una marea di stronzate se questo permette di mostrare un'elegante similitudine, un'ironica metafora, una cinica frecciata. Poi qualcuno pero' ne usa il contenuto, e le stronzate si divorano ironia e metafore: il successo politico del cossiga ultrasettantenne e' basato su questa tecnica di raccontare barzellette e aspettare che qualcuno non le capisca. Vedrete che rutelli (nota aquila) domani dara' un'intervista sul ponte di messina che il berlusca non fara' e che l'Ulivo costruira' nei primi 100 giorni.

Gli editorialisti italiani fanno un mestiere strano. Sono pagati una cifra, non dicono mai nulla ma lo dicono un un modo che per i lettori diventa una droga, giustificando la campagna acquisti stile milanello che ne regola il collocamento. Chi non saprebbe scrivere un editoriale come Mario Pirani, che dice da seicento anni le stesse cose? Eppure pirani e' considerata una grande firma e ha il suo pubblico. Lo stesso dicasi con maltese, biagi, serra, merlo, galli della loggia, panebianco, colombo, montanelli, sofri ecc. Anzi: io non so quanti li scrivano di loro pugno: come fara' biagi a scrivere tremila editoriali a settimana?



A questo proposito vorrei raccontarvi una cosa che ho visto ieri e che mi ha molto impressionato - � fuori tema, ma non del tutto.

Sono stato tutto il giorno a quel pallosissimo convegno della Confindustria sulla ricerca che c'era a Roma. Tra parentesi, l'arguto d'Amato ha definito "duro lavoro" stare seduti a sentire dalle ore 10 alle ore 13 e poi dalle ore 14,30 alle 17,30 (con un imbarazzantemente pantagruelico pranzo in mezzo).

Verso le 5 e tre quarti, quando stavo per andare in redazione a mettere insieme il mio pezzo e tutto il mio materiale raccolto, mi colpisce in sala stampa un crocicchio di giornalisti (che non c'erano la mattina e che se non altro non avevo notato - pu� essere ci fossero - neppure per buona parte del pomeriggio). Non potevo credere ai miei occhi: c'era uno (addetto stampa di confindustria? ascaro di d'amato? capogiornalista eletto dal gruppo?) che letteralmente DETTAVA quello che gli altri dovevano scrivere e diceva loro cosa era interessante da dire o cosa no. Io ero molto stanco e dovevo ancora scrivere il mio pezzo, era tardi e non mi sono soffermato. Ho chiesto a due colleghi di Radio Radicale (fra i pochissimi che erano presenti fin dalla mattina) se stavo interpretando correttamente la scena. Il loro silenzio, seguito dal commento: "hai gli occhi per guardare", mi � sembrato molto eloquente.

Che c'entra? Non c'entra, o forse s�. Ci dice cosa vuol dire fare il giornalista in questo paese. O racconti quello che ti passa per la testa dal megafono di pagina 1 del corriere o... fai quell'operazione l�. Un altro giornalismo � possibile?

Luca

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delle controversie internazionali"
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against the liberty of other peoples and as a means for
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