Penso che per capire la situazione attuale fermarsi a considerazioni sui singoli individui serve a ben poco:
1. Teorema Pasolini o no?
In linea generale mi trovo d'accordo con Mauro. E mi dispiace ma non vedo un nesso diretto causale tra estrazione sociale e scelte di vita. L'essere poveri non significa necessariamente andare in Irak e partecipare (anche se le truppe italiane non hanno direttamente compiti di intervento militare) a quello che e' un atto di guerra che ha anche avuto ripercussioni piuttosto negative sulla popolazione civile locale. Per'altro cos'e' questa dimensione tutta nazionale della pieta' e del rispetto delle vite umane? Ci si accorge che l'estrazione sociale e' un fattore determinante solo quando in Irak vanno i carabineri italiani? Cosa dire allora di quei 397 soldati americani morti finora e probabilmente in irak perche' vittime del sistema di gestione della cosa pubblica statunitense in cui i ricchi diventano sempre piu' ricchi e i poveri sempre piu' poveri? Non meritano anche loro il nostro rispetto e la nostra pieta'? Non sono anche loro esseri umani? Inoltre tra minuti di silenzio a destra e manca, chi lo fara' un minuto di silenzio per le vittime civili irachene dell'invasione (che fra l'altro contano piu' delle perdite militari fino ad ora e che non hanno avuto la possibilita' di scegliere un bel niente a prescindere dalla loro estrazione sociale)? Se la vita umana ha un valore, questo valore e' lo stesso per tutti o no?
2. Conderazioni politiche e dati statistici.
Usciamo dalla questione del rispetto e della pieta' (dovuti certo, ma non per questo ci debbono privare della capacita' di guardare le cose nella loro realta') e cerchiamo di fare un po' d'analisi. Penso che o crediamo alle barzellette del tipo 'c'e' un Italiano, un Francese, un tedesco, etc. etc.' e l'Italiano la fa sempre franca, oppure guardiamo in faccia la realta' della guerra in cui le casualita' dipendono dal numero di truppe che vengono impiegate. E' la dimensione statistica della guerra. L'italia con 2.400 soldati e' il terzo paese che investe uomini nella coalizione che al momento occupa l'Irak, superato solo da Stati Uniti (130.000) e Gran Bretagna (9.000) e seguita a ruota dalla Polonia (2.350) e Ukraina (1.650). Dopo la recente strage, l'italia ha superato tutti gli altri paesi nel rapporto causalita'/truppe impiegate, ma neanche poi in maniera cosi' forte. Le statistiche ci dicono che fino ad ora sono morti circa 5 soldati britannici ogni 1000, 4 soldati americani ogni 1000 e 7 soldato italiani ogni 1000. Al momento e' un dato pesante, ma i numeri sono ovviamente destinati a cambiare nel contesto degli ulteriori sviluppi della guerra. Si potrebbe dire che americani e inglesi hanno direttamente fatto la guerra (diciamo l'occupazione), mentre gli italiani no. Ma questo mi sembra che riflette un approccio chiaramente occidentale, visto che per molti in irak la guerra non e' mai finita e far capire agli iracheni (cosi' come al resto del mondo) la differenza tra occupazione militare e 'con intenti di pace' sembra (giustamente!) piuttosto difficile.
3. A che serve?
L'impiego delle truppe e persino il loro sacrificio umano (non mi date del cinico, visto che altrimenti spigatemi la retorica dell'eroismo di questi giorni) dovrebbe servire a qualche cosa. Cosa? E' proprio difficile dirlo. A parte i rapporti italo-americani, l'Italia non mi sembra abbia un ruolo di rilievo nel contesto degli accordi politici. La Spagna (1250 soldati), il Portogallo (128), l'Australia (800) e la Nuova Zelanda (61) con meno soldati ne hanno molto di piu'... hanno partecipato a incontri ufficiali in cui si sono decise linee di politica generale e di amministrazione militare. Ne tantomeno nel contesto di quelli commerciali sulla ricostruzione post-irak. Probabilmente le aziende pronte ad investire hanno un ruolo di secondo piano rispetto a quelle americane e a molti altri paesi europei (Francia e Germania incluse con 0 truppe inviate). Insomma anche se ci mettiamo dal punto di vista del governo, qui c'e' veramente il rischio di passare da coglioni. L'unico profitto e' in termini di propaganda. Chi si e' giovato propagandisticamente di questa catastrofe militare e' il ministro Martino che ha potuto dichiarare al mondo di essere stato fulminato da un nuovo Ground Zero Italiano come san paolo sulla strada di Damasco. Insomma anche noi italiani abbiamo il nostro 'September 11'... che culo...
3. Armi di sterminio?
Seguiamo ancora il nostro prode Martino nelle sue splendide boutade in lingua inglese (che parla perfettamente). Il prode ci dice che anche la dinamica (kamikaze) gli ricorda proprio l'11 Settembre. Si tratta se non sbaglio del quinto attentato dall';11 settembre che segue dinamiche estremamente simili. Kamikaze che dirottano aerei o usano macchine e camion, si imbottiscono di tritolo e si fanno saltare in aria. Semplice ed efficace. Il piu' imbecille degli 007 dovrebbe guardare i traffici di esplosivi comuni, incrementare la sicurezza alle frontiere, concentrarsi sui gruppi (politici, terroristici, etc) capaci di offrire i benedetti kamikaze... Ma loro no! Loro cercano la ricina, l'antrace, il botulino, occupano paesi, destablilizzano intere aree geografiche e ci spendono pure milioni di miliardi.
4. caracciolo e il bis-pensiero...
Penso che una delle analisi piu' lucide sulla situazione attuale l'abbia fatta Lucio Caracciolo su repubblica. (http://www.repubblica.it/2003/k/sezioni/esteri/iraq7/cara/cara.html). Caracciolo giustamente osserva che l'intervento americano ha inevitabilmente creato le condizioni per una alleanza che forse non sarebbe mai esistita: quella tra nazionalismo iracheno e internazionalismo fondamentalista islamico. Una alleanza che all'oggi si fonda piu' su patti clandestini a livello locale che su esplicite decisioni prese da esponenti politici. Si tratta ovviamente di un patto di resistenza nei confronti di un invasore. In un paese che presenta gia' inevitabilmente fratture, scissioni, istanze etniche diverse (curdi, sciiti, sunniti, etc, etc.) e che con la fine della dittatura (che era mancanza di democrazia, ma anche ordine) e' imploso, facendo saltare tutti i livelli gerarchici tra diversi gruppi ed etnie. L'Irak al momento e' una polveriera, caracciolo osserva giustamente. Peccato che poi lo stesso caracciolo ci dice che l'unica soluzione e' 'vincere questa guerra'... chiaro esempio di bis- pensiero. Vincere contro chi? E a quale costo (perdite civili e militari)?
In conclusione rimane la sensazione di una mancanza di consapevolezza rispetto alla natura e alle dimensioni di questa guerra da parte dell'amministrazione Bush (in grande) e quella italiana (in piccolo). O altrimenti di una consapevolezza che e' rimasta nel contesto di pochi ministri e esperti di intelligence che non l'hanno fatta passare nel contesto dell'opinione pubblica. Ed ora c'e' 'sorpresa' per la morte dei carabinieri italiani, non ci poteva pensare prima? Chi ha fatto un esame dei costi politici, militari e umani di questa guerra per conto del governo italiano? E chi paghera' il costo per una tragedia evitabile?
bax.s.
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