Metto in rete giusto per dare piu' dettagli... un bravo' a Fabio' e PWD.... dal
Manifesto di oggi (anzi di ieri...)...

bax,s.

Idee ingabbiate dalle leggi del mercato 
A Saint Denis un incontro sul copyright e le forme di resistenza. A dicembre
appuntamento a Ginevra
B.V.
La banlieau di Saint Denis lascia senza fiato. Non per la sua bellezza, ma
per la sensazione di vuoto, d'abbandono. Gli unici che ieri mattino si
aggiravano per le strade erano ragazzi e ragazze con la mappa della citt� in
una mano e il programma del forum sociale europeo nell'altro. Erano alla
ricerca dell'Accad�mie Annie Fratellini, un complesso di legno dietro la
stazione della Rer che ospita seminari su di tutto in po'. Alla Salle Larzac era
previsto infatti un seminario sulla �Propriet� intellettuale e i brevetti�, con
relazioni di Marco Bascetta, Rodrigues Emmanuel, Andrea Fumagalli,
Maurizio Lazzarato, Francesco Raparelli, Fabio Sterpone. Sar� che le
giornate del forum sociale sono faticose, ma il seminario � iniziato con
ritardo. Poco male, perch� la densit� degli interventi ha supplito al mancato
rispetto degli orari. La sintesi � presto fatta. La propriet� intellettuale � lo
specchio migliore per valutare il neoliberismo. Sia per gli effetti che hanno gli
accordi sui diritti di propriet� intellettuale del Wto che per la �grande
opposizione� rappresentata dal movimento dell'open source. La legislazione
sui brevetti, i marchi e il copyright vanno considerate l'esemplificazione del
fatto che la propriet� intellettuale � diventata il modello della propriet�
privata en general (Marco Bascetta). In questo filone d'analisi si � collocata
anche la relazione di Andrea Fumagalli. L'economista di Milano ha
analizzato la merce-sapere dal punto di vista, appunto, economico,
giungendo alla conclusione che, rispetto ai classici, c'� qualche cosa che non
va, dato che le idee, come anche la conoscenza, non sono una merce
scarsa. Anzi, una volta che un'idea o il risultato di una ricerca viene resa
pubblica realizza un processo di produzione di un'altra idea o di un'altra
ricerca. Ed � per questo motivo che, si potrebbe aggiungere, le leggi sui
brevetti e sul diritto d'autore diventano sempre pi� particolareggiate,
cercando di ricondurre un'attivit� genericamente umana - pensare, parlare -
alle leggi economiche. Questo, per�, produce un effetto paralizzante
dell'attivit� innovativa. E' quanto affermato da Maurizio Lazzarato, un
ricercatore free lance italiano che vive a Parigi da molti anni.

Meno teorici gli altri interventi. Fabio Sterpone, che fa parte di �Laser�, una
rete di scienziati italiani, molti dei quali lavorano all'estero, ha illustrato il
tentativo di creare momenti di confronto sia dal punto di vista
epistemologico che del rapporto tra scienza e societ�, all'insegna dell'open
source: la ricerca scientifica � sempre un fatto sociale e che per questo
vanno rifiutati tutti i tentativi di privatizzarla.

I modelli cui tutti gli interventi hanno fatto riferimento � il freesoftware e i
media indipendenti. Non � certo una novit� che la produzione di programmi
informatici che rifiutano le leggi sulla propriet� intellettuale sia al tempo
stesso un'attivit� produttiva e un modello di autorganizzazione sociale.
Scrivere un programma informatico, renderlo pubblico e chiamare a
valutarlo, modificarlo e arricchirlo � una �filosofia� lontana anni luce
dall'organizzazione produttiva delle grandi corporation dell'informatica. Cos�
come risponde a una logica di open publishing l'operato dei media
indipendenti, che vengono fatti da chi, magari, promuove e partecipa a
iniziative politiche e sociali.

Il seminariodi ieri era anche un tentativo di costituire uno spazio pubblico
dove elaborare proposte di iniziative comuni in tutto il vecchio continente
contro le leggi sulla propriet� intellettuale. Il Parlamento europeo ha
recentemente approvato, in prima seduta, una legge sulla brevettabilit� del
software che ha accolto molte delle richieste dei gruppi del software libero,
ma che ha tuttavia formalizzato il principio che le idee possono essere
brevettate. Inoltre in dicembre a Ginevra si terr� il World Summit on
Information Society dell'Onu, un appuntamento considerato decisivo per
porre la critica alla propriet� intellettuale come terreno privilegiato della
critica al neoliberismo. Infine, � recente l'annuncio dell'uscita di una rivista
per la pubblicazione di ricerche che risponde alla logica dell'open library.
Appuntamenti e esperienze che vogliono essere raccolte e rese patrimonio
comune del Forum sociale europeo. 





Gli occhi aperti sulla ricerca. Privatizzata 
E' stato uno dei temi pi� seguiti al Social forum parigino. Un confronto con
ricercatori di vari paesi che ha messo a nudo gli effetti del neoliberimo sulla
scienza. E dal quale � emerso tra l'altro che il disimpegno pubblico in questo
campo non riguarda soltanto l'Italia
BENEDETTO VECCHI
INVIATO A PARIGI 
Per una volta si pu� partire dalla fine, da quando il coordinatore d� la parola
al pubblico che paziente ha ascoltato come minimo sei relazioni. Questa
volta a prendere la parola sono ricercatori, scienziati francesi, spagnoli,
inglesi, tedeschi (gli italiani erano rappresentati prevalentemente da studenti
universitari o dottorandi, ma che hanno preferito rimanere silenti). �Questo
movimento - afferma una geografa del Cnr francese - ci ha costretto a
riflettere sulle conseguenze del nostro lavoro sulla societ�. Finora,
svolgevamo le nostre ricerche, che erano valutate da altri scienziati e tutto
filava via liscio secondo una procedura unanimemente accettata. Poi leggi sul
giornale che migliaia di persone protestano contro gli Ogm, contro il
nucleare e contro le ingerenze delle industrie nell'attivit� di ricerca e qualche
dubbio ti viene. Poi ti capita tra le mani un libro o un saggio di un tuo collega
che sposa le posizioni del movimento contro la globalizzazione e che motiva
`scientificamente' le ragioni di tale opposizione. A questo punto i dubbi non
possono essere relegati ai margini della tua attivit� e devi fare i conti con una
realt� che contesta il tuo modo di lavorare e che non avevi previsto�.
L'intervento della geografa � stato solo l'avvio di un torrente di racconti,
proclami, meditazioni che ha reso la sessione tenuta a Ivry-sur-Seine sulla
�Privatizzazione della ricerca� uno degli appuntamenti pi� proficui di queste
giornate parigine. Comune a tutte le relazioni e gli interventi del pubblico � la
constatazione che la costante e inarrestabile riduzione degli investimenti
statali nella ricerca non riguarda, ad esempio, solo l'Italia e la Spagna, da
sempre fanalino di coda nell'intervento pubblico sulla formazione scolastica e
nella ricerca scientifica, ma anche la Francia, l'Inghilterra e la Germania.

Nei giorni scorsi, il quotidiano Liberation ha dedicato l'apertura all'annuncio
del governo francese di una riduzione della quota di prodotto interno lordo
riservata agli istituti di ricerca e alle universit�. Il tono degli articoli erano sul
drammatico, perch�, si poteva leggere, chi rimane indietro nell'innovazione
tecnico-scientifica � destinato a rimanere indietro nella corsa della
competitivit� mondiale. Per i ricercatori intervenuti nella sessione plenaria del
Forum sociale europeo ci sono anche altri fattori che accompagnano la
progressiva ritirata dello stato in questo settore: la crescita della precariet�
dei ricercatori, che cominciano anche qui ad avere il problema di andare a
cercarsi i fondi dai privati.

Certo, se si paragona la situazione francese a quella italiana, Parigi pu�
apparire come il paese di Bengodi, visto che la Francia ha sempre investito
molto di pi� degli altri paesi europei, Germania compresa. Ma quello che
conta, come hanno ricordato tutte le relazioni introduttive, � che il
neoliberismo considera il mercato come il migliore allocatore delle risorse
anche in questo settore. E questo emergeva negli intervento di un ricercatore
inglese dell'Universit� di Leeds, il quale ha cercato di spiegare come il
sistema di valutazione sulle ricerche e dell'insegnamento nelle universit�
proposto dal governo di Toni Blair sia incentrato su criteri squisitamente
manageriali - quante persone il capoprogetto coordina, quanti gli studenti
seguono i corsi di un docente, quale il budget e in che cosa si � speso, se in
viaggi o in pubblicazioni -. Lo stesso refrain si � potuto ascoltarlo nelle
parole di un fisico portoghese, il quale denunciava l'operazione di lobby
compiuta da alcune imprese nel suo paese per condizionare i progetti
governativi in funzione di ricerche funzionali alle necessit� del aziende. �Non
possiamo rimanere nelle nostre torri d'avorio - ha sostenuto un biologo del
Cnr francese -. Siamo lavoratori come gli altri. Dobbiamo far valere i nostri
diritti�, riferendosi alle mobilitazioni di questi mesi dei tecnici e dei ricercatori
francesi in difesa del carattere pubblico della ricerca.

La presa di parola dei ricercatori � stata salutata dai relatori con ripetuti
applausi. Da Vittorio Agnoletto a Mich�le Rivasi di Greenpeace, da Janine
Guespin del Cnr a Namorado Rosa dell'equivalente portoghese del Cnr, tutti
avevano posto l'accento sul come stia procedendo la privatizzazione della
ricerca scientifica in Europa. Interventi misurati, ma molto documentati, che
illustravano l'ambivalenza della dismissione statale degli istituti nazionali della
ricerca scientifica. Per Namorado Rosa bisogna essere molto accorti
nell'affermare ci�, perch� nel paese leader del neoliberismo (gli Usa), le
agenzie federali, il National Institute of Health e il Pentagono hanno
investito dal 1945 centinaia di migliaia di miliardi di dollari nella scienza,
imponendo per legge che a livello di ricerca di base i risultati dovevano
essere comunque di pubblico dominio. E' semmai la loro applicazione che �
privata, attraverso la legislazione dei brevetti e del copyright. E di brevetti e
copyright ha parlato a lungo anche Vittorio Agnoletto, in particolar modo
per ricordare come i brevetti siano stati lo strumento delle industrie
farmaceutiche per mantenere alti i profitti sui medicinali salva vita. Questo
grazie ai famigerati Trips (Trade related intellecutal property rights) del
Wto Lo stesso, ricordava Janine Guespin, si appresta a fare l'Unione
europea. A Bruxelles le lobby delle grandi corporation lavorano
ventiquattrore su ventiquattro per influenzare i lavori delle commissioni e del
parlamento europeo. E finora hanno avuto buoni risultati. Dal loro punto di
vista, ovviamente. 



From:                   "Sterpone Fabio" <[EMAIL PROTECTED]>
To:                     <[EMAIL PROTECTED]>
Subject:                [e-laser] FSE post
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Date sent:              Sun, 16 Nov 2003 20:17:49 +0100

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vi incollo le miei impressioni del FSE. Sono solo impressioni perch� in realt� sono 
riuscito a seguire
poco o nulla.
L'impressione a pelle � che il Forum nella sua MORFOLOGIA � stato un po scadente.
Organizzarlo a parigi, poi, si � rivelata un po una stupidaggine. Citta enorme, spazi 
di discussione
dislocati lontani l'uno dall'altro. Distribuzione periferica e frammentata quasi a 
dire: non rompete le palle alla
citt�. Questa � Parigi, citta delle luci e dei lustrini, dove nessuno deve disturbare 
il tram tram quotidiano
del lavoro, del commercio, del turismo.

Comunque, i seminari a cui abbiamo partecipato si sono rivelati a mio avviso alquanto 
scadenti.
Quello di giovedi, su ricerca Europea, impregnato di smanie di sindacalismo vecchia 
maniera, pallosette
discussioni su scienza di base e applicata. Prendiamo almeno atto, che se a Firenze a 
discutere
di quete fregnacce eravamo 15, quest'anno almeno la sala contava un 100 di persone. 
PWD ha come
al solito fatto un intervento chiaro e puntuale. E forse quello che ha almeno 
stimolato le domande dal pubblico.
Forse lui aggiunger� qalcosa, perlomeno per i contatti presi.

Il secondo quello dei Disobbedienti sulla questione del copyright, forse sar� stata 
l'ora (9.45 del mattino)
ma mi ha causato un mix tra sonno e orchite. tutto gia detto. mi dispiace che non 
riusciamo spingere
questa idea di SECTOR. ma vabbe forse � meglio lavorarci sopra per farla girare.

Aggiungo una cosa, che invece penso sia importante. PWD rimprover� che l'ha postato da 
tempo, ma la mia testa inizia a scongelarsi solo ora. A dicembre c'� l'appuntamento di 
Ginevra 2003, WISS. Negli onterventi di PWD mi � piaciuta l'idea: noi scienziati 
dovremmo parteciparvi perch� difendiamo
gli strumenti con cui possiamo
lavorare. In fin dei conti una sleppa di ricerca scientifica si basa sul free 
software, sul software scambiato, sui
data base pubblici. L'introduzione del brevetto per algoritmi informatici � una brutta 
faccenda anche per noi.
Sarebbe allora il caso di fare una cosetta. Io ne sparo una minimale:
facciomo un manifestino, elettronico e cartaceo anche. In questo manifetino 
raccogliamo delle storie.
Storie di ricercatori che lavorano con free software et similia. Allora faccio un 
esempio: io devo fare una rappresentazione di una proteina e voglio studiarne certe 
propreta. Se uso una SiliconGraphic che costa 20000 Euro dovro sepndere un botto di 
soldi per comprare un software MSI la cuui
licenza � astronomica.
Se ivece uso software libero mi faccio con due programmetti leggeri leggeri lo stesso 
studio senza pagare soldi
a nessuno. Allora potre scirvere la mia storiella un po cazzarona (6 linee) e mettere 
a fianco una bella immagine
della proteina fatto con render free. Oppure supponiamo che qualcuno fa il 
bioinformatico e studia una sequenza
di geni o di aminoacidi, potrebbe dirici il vantaggio di avere un data base pubblico 
investigato con software pubblico,
e potremmo mettere un esempietto di sequenzietta. Idem per altri lavori, per fare ad 
esempio certi grafici esistono certi software ad hoc.

Per farla corta, potremmo fare una rapida raccolta a partire da noi, o amici prossimi 
in cui ognunno racconta la sua sotriella e attach una cosa grafica, Poi interviene 
PANZA, panza panza dove sei. e facciamo una bella versione
grafica accompagnata da un testo leggero in cui si spiega la legge che � passata e il 
nostro punto di vista.
 poi lo spammiamo ovunque, o meglio spammiamo l'indirizzo www; se no ci uccidono

che ne pensate.......................

cf




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www.e-laser.org
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