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----- Original Message -----
From: Ernesto Burgio
To: Monica Zoppè
Cc: laser ; scienza e pace
Sent: Tuesday, October 18, 2005 6:52 PM
Subject: Re (II) [SP] influenza (Waiting for the big one
?)
Waiting
for the big one ? E dal 1997 che i media di tutto il
mondo annunciano che un nuovo, spaventoso, invisibile serial killer - H5N1, un
virus influenzale in grado di infettare da 3 a 4 miliardi di esseri umani e di
ucciderne centinaia di milioni - si prepara a sferrare il suo attacco..
scatenando una pandemia di dimensioni apocalittiche, che rischia di precipitare
il mondo nel caos: terremotando il network mediatico, commerciale e finanziario
globale; paralizzando aeroporti, porti e trasporti; demolendo lintero sistema
sanitario del pianeta. Da 8 anni le più prestigiose
istituzioni sanitarie internazionali - CDC, WHO, NIAID, USAMRID inviano a
tutto il pianeta bollettini allarmati e allarmanti e cercano di mettere a punto,
con scarso successo, farmaci e vaccini in grado di intercettare, riconoscere e
bloccare le proteine di superficie (HA e NA), che rappresentano le principali
molecole antigeniche di H5N1 e degli altri virus influenzali di tipo A.
Ma che cosa è realmente questo virus
H5N1? E che cosa lo rende così pericoloso? E ancora: i termini, in uso da anni,
di influenza dei polli o più semplicemente di aviaria, sono corretti? E il
fatto che venga sempre più frequentemente evocato dai media di tutto il mondo lo
spettro della Spagnola, ha senso ? O forse si tratta di un discutibile
espediente per fare notizia e per vendere qualche migliaio di copie in più
? Un primo dato degno di nota è il
seguente: il possibile killer pandemico non fa parte di quella mezza dozzina di
microrganismi canaglia dal nome inquietante Ebola, Marburg, Hendra, Anthrax
che da trenta anni a questa parte romanzieri e registi utilizzano nei loro
Black Science Thriller da incubo. Si tratta invece di un ceppo ricombinante di
banalissimo virus influenzale, contrassegnato dal tradizionale binomio HxNy e
fin qui più noto al grande pubblico mediatico come killer di polli che come
possibile assassino di esseri umani. Ma è altrettanto utile ricordare che
i virus influenzali sono fra gli agenti patogeni più temibili, tanto per luomo,
che per varie specie di mammiferi ed uccelli. E soprattutto che i loro periodici
attacchi pandemici, in grado di seminare panico e morte, sono se non
prevedibili, comunque probabili/inevitabili a distanza di alcuni anni o decenni;
che per evitare disastri sarebbe necessario mettere in campo strategie di
prevenzione primaria, che non vengono neppure prese in considerazione; che si
continua a puntare su strategie di prevenzione secondaria e terapia che hanno
efficacia limitata, soprattutto, nei momenti di maggior
pericolo.
Come si sa i virus influenzali sono
tra i più instabili e rapidamente mutanti: sia perché la molecola di RNA di cui
è composto il loro genoma è chimicamente meno stabile del DNA; sia perché gli
enzimi che devono riprodurla tendono a commettere più errori; sia a causa della
stessa natura segmentaria del loro RNA: durante le fasi di replicazione,
allinterno delle cellule degli organismi parassitati, gli 8 segmenti di RNA
appartenenti al virus tendono infatti con notevole frequenza a ricombinarsi in
vario modo tra loro e con omologhi segmenti di altri ceppi influenzali. E noto
in questo senso il ruolo svolto dal maiale quale ospite intermedio: è infatti
nelle sue cellule che in genere avviene lincontro ed il riassortimento tra
virus aviari ed umani. Il famoso H1N1 del 1918, ad esempio, pare fosse un virus
chimerico di questo tipo, con una sequenza di almeno 8 aminoacidi del tutto
nuovi, cioè assenti nei ceppi precedentemente circolanti. Se la trasformazione genetica, e
quindi antigenica, conseguente a questi eventi è minima (drift) si verificano le
consuete epidemie annue, che uccidono alcune centinaia di migliaia di persone in
tutto il mondo (in gran parte bambini, anziani ed immunodepressi: in genere per
complicanze ed infezioni batteriche). Quando la trasformazione genica ed
antigenica è cospicua (shift) il virus può trasformarsi in un killer: come è
successo nel 1918-9 e, sia pure con conseguenze meno drammatiche, nel 1957 con
lAsiatica (H2N2), nel 1969 (H3N2) e nel 1977 (sub-tipo H1N1). Sottotipi di H1N1
e H3N2 sono responsabili, da decenni, di epidemie di media gravità, mentre dal
1996 circolano in varie zone del pianeta ceppi meno usuali per il genere umano
(H7N7, H9N2, H5N1, H5N2), che potrebbero esser passati direttamente dagli
uccelli alluomo, per così dire by-passando il maiale. Spesso questi ceppi
ricombinanti seminano la morte tra gli uccelli stanziali (in Italia ad esempio,
tra il 1997 e il 2001, si sono verificate, tra i polli, due epidemie devastanti
da H5N2 e H7N1) e, più raramente, sembrano acquisire le caratteristiche
genetiche ed antigeniche adatte per il successivo salto di specie.. come sembra
stia appunto accadendo per lH5N1 (il cui primo isolamento è datato 1959; la
comparsa in Asia 1996; i primi casi umani 1997-2002-2003 e 2004 in forma
potenzialmente se non già virtualmente pre-pandemica). Dati estremamente
preoccupanti sembrano essere: la comprovata acquisizione da parte dei
ceppi-killer asiatici di questi ultimi mesi (Qingahi
Lake- Xinjiang (Cina)- Chany Lake (Russia)- Kazakhistan-Erhel Lake (Mongolia) di
determinati polimorfismi genici e la rapida accelerazione della diffusione tra i
mammiferi (finora piuttosto lenta se sono attendibili i dati che
provengono dallAsia, che parlano di poche diecine di morti tra gli esseri
umani)
A questo punto possiamo finalmente
interrogarci intorno al discusso e discutibile paragone con la Spagnola.
Per sottolineare come, anche in
questo caso, la risposta giusta sembra essere la meno rassicurante; e come il
paragone con la spagnola abbia basi solidissime. LH5N1 pandemico è infatti un virus
praticamente sconosciuto al nostro sistema immunocompetente (non avendo mai
infettato gli esseri umani); ha già dimostrato di essere in grado di uccidere
praticamente la totalità del pollame sensibile; sembra avere acquisito le
mutazioni che lo rendono patogeno e trasmissibile tra gli esseri umani. Purtroppo nessuna di queste
affermazioni è del tutto veritiera. Prima di tutto perché è ormai dimostrato che i virus
influenzali che abbiano subito un riassorbimento genetico di questa portata uccidono le loro vittime in modo
diretto, determinando in esse una crisi immunomediata globale (tempesta di
citochine) con shock tossico e CID. Per questo nel 1919 a morire in modo
drammatico furono in larga misura uomini e donne giovani e in buona salute
(qualcosa di simile potrebbe essere avvenuto anche nel corso della epidemia di
SARS: il numero limitatissimo di morti infantili essendo da collegare alla
relativa immaturità del loro sistema immunocompetente). Per questo motivo anche la tesi di
una maggiore efficacia degli attuali presidi farmacologici e immunoprofilattici
non ha molto senso. Per quanto concerne i vaccini, bisognerebbe anche ricordare
come per produrre e somministrare a centinaia di milioni di persone un nuovo
vaccino specifico sarebbero necessari almeno 10-12 mesi: un tempo superiore a
quello di diffusione planetaria della pandemia (questo sì di molto inferiore a
quello necessario 80 anni fa). Senza contare che esistono allarmi intorno ad un
possibile effetto paradosso (di amplificazione della reazione immunologica)
indotto dagli anticorpi prodotti dai vaccini. Ma se le cose stanno veramente in
questi termini. Se è vero che il peggior serial killer della storia umana è in
procinto di dilagare attraverso gli alveoli polmonari di miliardi di uomini e
donne, facendo impazzire i loro sistemi di difesa e distruggendo organi e
tessuti vitali (unaltra caratteristica importante che rende gli ortomixovirus
influenzali particolarmente virulenti è legata al loro target molecolare
specifico: lacido sialico, un componente praticamente ubiquitario nelle
membrane cellulari dellorganismo umano). Se è vero che le risorse terapeutiche
che la medicina occidentale può mettere in campo potrebbero rivelarsi armi
spuntate
Cosa ci rimane da fare
? Tenendo presente che una pandemia da
virus influenzale ricombinante più che una eventualità più o meno probabile ed
imminente rappresenta un evento periodico inevitabile e drammatico, possiamo
concludere questa breve analisi con alcune semplici considerazioni.
Non è detto che lH5N1 pandemico che
nel 1997 ha infettato 18 persone a Hong Kong uccidendone 6, rappresenti il
mutante capostipite che sta per dar vita alla pandemia tanto attesa e temuta, ma
dobbiamo ragionare ed agire come se lo fosse; dobbiamo essere consapevoli che
una pandemia in un mondo
globalizzato avrebbe effetti molto maggiori che nel 1919 e metterebbe il mondo
intero in ginocchio; dobbiamo agire in modo deciso per bonificare i mercati
orientali che rappresentano i punti caldi di ricombinazione del virus e per
ridurre drasticamente e mettere in sicurezza le reti dei trasporti umani e
commerciali; dobbiamo rafforzare ulteriormente e rendere veramente capillare la
rete di monitoraggio epidemiologico internazionale; dobbiamo Formare e informare
correttamente le popolazioni e gli stessi operatori sanitari che sembrano
lontani mille miglia dalla consapevolezza di quello che un gigantesco tsunami 10
mila volte più potente di quello che ha colpito lOceano Indiano nel 2004
potrebbe provocare.. portando indietro di decenni, se non di secoli, lorologio
della civiltà. Insomma se lumanità fosse in grado
di decidere ed agire secondo ragione; se esistesse un governo planetario o
almeno un consesso internazionale in grado di imporre scelte economico-politiche
e sanitarie utili ad evitare la catastrofe, qualcosa si potrebbe ancora fare per
impedirla. Ma forse, prima di tutto bisognerebbe guarire lumanità dalla
sindrome dello spettatore passivo che la paralizza. ----- Original Message -----
From: "Monica Zoppè" <[EMAIL PROTECTED]>
Sent: Tuesday, October 18, 2005 3:23
PM
Subject: [SP] influenza Alcune riflessioni in merito all'epidemia di influenza aviaria, che mi pare valga la pena considerare. L'attenzione all'argomento è maggiore di quanto meriti, almeno in relazione ad altri grandi mali che affliggono l'umanità. Si tratta di un difettuccio che affligge in generale il nostro sistema informativo; è probabile che, a meno di evoluzioni improvvise, o titoli passino a breve sulle pagine interne dei giornali per poi, forse, sparirne del tutto, almeno finch`e l'epidemia restera` confinata al mondo animale. Infatti il famigerato virus H5N1 colpisce gli uccelli, e, almeno nella nostra società, è assai improbabile che si trasmetta agli esseri umani: e` successo in estremo oriente, in societa` prevalentemente agricole, dove il contatto con animali vivi e` quotidiano per la grande maggiornaza degli abitanti. Finche` il 'passaggio agli umani' non aviene, la conseguenza piu` significativa di quest'epidemia (piu` propriamente panzoonosi, ovvero epidemia che riguarda gli animali), sara` l'impatto sull'economia delle aziende in qualche modo connesse con l'allevamento, la distribuzione ed il commercio di uova e pollame. Le prime vittime ignorate son le popolazioni di uccelli selvatici, migratori e stanziali. Paradossalmente, sono i cacciatori che tengono d'occhio la situazione e che saranno i primi a testimoniare i probabile scempio. Finora i pochi studi effettuati sembrano portare alla conclusione che i piccioni non siano suscettibili all'infezione e non la trasmettano, ma sappiamo bene che il virus evolve continuamente e rapidamente. L'allarme per la nostra salute è del tutto prematuro e, quel che e` piu` grave, non e` acompagnato da misure atte a mitigare l'impatto di un'eventuale epidemia, anzi al contrario genera un'ansia diffusa che nuoce alla societa`. Per non parlare di dichiarazioni stupide e criminali come quella del presidente USA G.W. bush, che ha recentamente paventato l'uso delle forze armate per forzare la quarantena di zone colpite. Una mera esibizione di forze nel tentativo di nascondere una (consapevole?) impotenza. Tuttavia la possibilita` che prima o poi si scateni un'epidemia non e` trascurabile e non va trascurata. I casi di trasmissione a esseri umani registrati finora si sono tutti verificati nella penisola indocinese: Indonesia (5), Viet Nam (91), Thailandia (17), Cambogia (4), per un totale di 117 casi di cui 60 mortali. I modelli teorici piu` ottimisti mostrano che, per poter sperare di arginare eventuali focolai, sono necessarie misure capillari e considerevoli risorse. Non a caso, la premessa di uno degli studi parla di "come contenere la diffusione del nuovo ceppo virale o almeno rallentare la diffusione iniziale per guadagnare tempo allo sviluppo di un vaccino". Sempre dallo studio di modelli si vede come sia di importanza cruciale la rapidita` di identificazione dei nuovi casi e di intervento presso tutti i contatti delle persone malate o possibilmente infette. Questo presuppone un servizio sanitario diffuso ed efficiente, cosa che non sempre si verifica nelle zone piu` a rischio (non pare strano che il Laos, uno tra i paesi piu` poveri del mondo, disposto tra VietNam, Camobgia e Thailandia, non abbia registrato alcun caso? Se qualche caso fosse avvenuto, sarebbe stato riconsciuto, identificato e riportato alle organizzazioni internazionali (OMS)?). A logica, la prima cosa da fare dovrebbe essere mettere tutti i paesi a rischio in grado di affrontare il focolaio: intensificando l'assistenza medica ed informando le popolazioni sui rischi e sulle misure preventive piu` elementari (ridurre il piu` possibile il contatto con uccelli, osservare norme igieniche stringenti, e, in caso di malattia, rivolgersi immediatamente al presidio sanitario piu` vicino), e rifornendo le autorita` sanitarie locali dei farmaci disponibili, con raccomandazioni sensate sull'uso e sull'abuso. Sfortunatamente il mondo in cui viviamo non corrisponde proprio la modello logico, e sara` da vedere cosa e quando succedera`. Anche se avessimo a disposizione tutti i piu` potenti modelli del mondo, gli esseri umani hanno dimostrato di essere capaci di azioni individuali e collettive di intensita` estrema, nel bene e nel male. La storia non e` ancora fnita. Piu` in generale son ormai diversi anni che assistiamo a catastrofi 'naturali' che mettono semrpe piu` a nudo la nostra vulnerabilita`. E' ormai diffusa la consapevolezza che siamo noi stessi, con il nostro stile di vita e i nostri consumi i responsabili della rovina collettiva. Questa finora ha colpito i poveri (dallo tsunami a Katrina, passando per le 'carestie' del Sudan), e anche con l'influenza accade che i ricchi (noi) si attrezzano con farmaci e tentino di guadagnino tempo per i vaccini. Eppure non dovrebbe essere difficle capire che se non la smettiamo di uccidere i poveri, prima o poi tocchera` a noi: lo capiremo in tempo? Monica Zoppè, Scienziate/i contro la guerra > ___________________________________________________________ > Scienzaepace mailing list - [EMAIL PROTECTED] > ADMIN: http://liste.comodino.org/wws/info/scienzaepace > FAQ: http://www.fisica.unige.it/~marenco/sp-faq.txt > |
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