Come non si fa divulgazione scientifica:
da repubblica.it, oggi.
tutto l'articolo non dice nulla, ma proprio nulla, di nuovo. E
interessante anche il fatto che prima parla di attesa per la
pubblicazione su pnas, poi dice che non puo' parlare per il brevetto.
cosa pubblica quindi su pnas?



Pelle, unghie e forse nuovi organi
dalle cellule che tornano "staminali"

La scoperta: un "procedimento semplice e a basso costo" per far regredire
i "cheratinociti" al livello in cui sono in grado di "produrre" tessuti
di GIOVANNI GAGLIARDI

Il professor Stefano Calvieri

ROMA - Poter riavere nel giro di pochi giorni la propria pelle integra,
nonostante i danni portati da una ustione o da un tumore. O addirittura
poter riavere il proprio rene o fegato nuovo di zecca, senza
l'intervento di nessun donatore o rischio di rigetto. Quello che oggi è
un sogno per molte persone costrette ad affrontare enormi sofferenze,
nel giro di pochi anni potrebbe diventare una realtà. Sarà forse
possibile grazie ad una ricerca che ha tutti i presupposti per
rivoluzionare non solo il futuro della dermatologia, ma anche dei trapianti.

Come? Riuscendo a far regredire alcune cellule allo stadio di staminali
"e a costi bassissimi", sottolinea da dietro una scrivania stracolma di
carte, il professor Stefano Calvieri, direttore della clinica
Dermatologica del policlinico Umberto I di Roma. La ricerca che potrebbe
tracciare un solco netto con il passato, nasce da una sua intuizione ed
è stata sviluppata all'università "La Sapienza", con l'aiuto del dottor
Giovanni Oteri.

In attesa che il lavoro venga pubblicato sulla rivista scientifica Pnas
(Proceedings of the National Academy of Sciences), il professor Calvieri
ha accettato di parlarne con Repubblica. it.

Premessa. Per capire la portata della scoperta bisogna fare una
premessa: "Immaginiamo la cute come un enorme tappeto, fatte di due
strutture sovrapposte - dice il professore accendendo la pipa -, la
parte esterna, quella che noi vediamo che è l'epidermide e quella più
interna, il derma, dove scorrono vasi sanguigni, ghiandole e
terminazioni nervose. E' una parte di connessione con tutto il nostro
organismo".

La vita delle cellule. L'epidermide è fatta da cheratinociti, cellule
che normalmente hanno un loro ciclo vitale di circa 20-21 giorni. "Si
tratta di cellule che si formano nello strato basale dell'epidermide e
vengono rinnovate continuamente - spiega il dermatologo -. Muovendosi
verso l'alto subiscono una serie di modificazioni, fino a diventare al
termine del loro ciclo lamella cornea, che è la cellula morta che poi si
desquama e muore, diventando ad esempio forfora". Questo processo si
definisce di 'differenziazione'. "E' come prendere un bambino e vederlo
crescere: una vita lunga 21 giorni. E si tratta di miliardi di cellule
che seguono questo ciclo", sottolinea il professore.

Il passato. Fino alla fine degli anni '70 si pensava che tutte le
cellule dello stato basale fossero in grado di fare questa manovra, cioè
di dividersi, mentre una rimaneva sotto, alla base, l'altra iniziava il
suo percorso. Poi la ricerca ha portato a scoprire che le cose stavano
diversamente. Si è capito che anche a livello dell'epidermide, come
avviene per il midollo osseo, c'è un comportamento staminale: insomma ci
sono alcune cellule che mantengono la capacità di ripopolare, in questo
caso, l'epidermide.

Peli e staminali. Queste cellule sono distribuite, come si pensava,
lungo lo strato basale ma in alcuni punti precisi, come ad esempio nelle
zone fornite di peli, in particolare nella matrice o nel "buldge" del
follicolo pilifero e nella matrice ungueale. A livello delle zone
sprovviste di peli, come le palme delle mani e dei piedi, le cellule
staminali si trovano alla base delle creste epidermiche più profonde.

La dimostrazione. "Uno dei lavori che dimostra per la prima volta
nell'uomo la presenza di queste cellule, fu fatto da me nell'85, con i
sistemi dell'epoca, che erano essenzialmente morfologici: microscopio
elettronico, studio dei diametri dei nuclei e dei citoplasmi. Poi tutto
il settore delle staminali, si sa, è stato oggetto di molte ricerche",
ricorda il professor Calvieri.

La scoperta. L'essenza della scoperta si può riassumere in poche parole:
"Se noi coltiviamo in maniera convenzionale dei cheratinociti presi con
una normale biopsia, nell'arco di 4/6 giorni muoiono - dice il medico -.
Se invece li coltiviamo su un supporto particolare da noi realizzato,
queste cellule, anche se sono in fase avanzata di differenziazione,
revertono e riacquistano la capacità di fare cloni cellulari, cioè si
moltiplicano. Addirittura non muoiono più per necrosi, ma recuperano la
capacità di morire per apoptosi, una morte cellulare programmata". Da
queste cellule "regredite", dunque, si potrebbe partire per costruire
nuovi tessuti epiteliali.

Riserbo. E tutto questo avviene grazie a quel "supporto particolare",
sul quale il professore mantiene il massimo riserbo perché "abbiamo
depositato la domanda di brevetto meno di un anno fa e stiamo estendendo
la domanda all'estero, ma siamo ancora nel periodo di segretezza!" per
ora c'è il brevetto italiano, per quello internazionale occorrono ancora
un paio di mesi".

Staminali. Secondo le prime verifiche, la scoperta è di portata enorme
e, se ulteriori esami daranno esito positivo, si dovrebbe riuscire a
riportare cellule "differenziate" allo stadio di staminali che,
coltivate in maniera opportuna, potrebbero dal luogo a tutti gli
"annessi cutanei - spiega il professore - quindi al follicolo pilifero,
alle ghiandole sebacee, apocrine ed eccrine, compresa la mammaria: in
pratica peli, unghie e ghiandole".

Cautela. Il direttore della clinica dermatologica non nasconde il suo
ottimismo, ma allo stesso tempo è cauto: "L'uso del se è d'obbligo
perché per ora, con i soldi e i mezzi a nostra disposizione, siamo
riusciti a dimostrare che queste cellule hanno alcune delle
caratteristiche delle staminali. Siamo verosimilmente convinti che siano
cellule staminali a tutti gli effetti, ma è d'uopo in campo scientifico
usare tutte le precauzioni del caso".

Sviluppi. Insomma è presto per affermare quali sviluppi può dare questa
tecnica: "Non siamo ancora in grado di dire con precisione se siamo in
grado di fare un pelo, o una ghiandola, - aggiunge Calvieri - perché per
fare questo occorrerebbe modificare il supporto di cultura, ma è un
passaggio che richiede uno sviluppo tecnologico importante, che con i
nostri mezzi non riusciamo a fare".

Nuovi organi. Ma c'è dell'altro. Se l'idea del professor Calvieri si
rivelasse valida, potrebbe essere applicabile ad altre parti del corpo,
"costruendo modelli idonei, si potrebbero ottenere cellule staminali da
molti organi - dice misurando le parole -. Bisogna ancora lavorare
molto, ma credo che la strada potrebbe essere questa".

Nessun problema etico. Oggi le cellule staminali vengono ricavate da
embrioni e dal cordone ombelicale. Ma la strada imboccata nei laboratori
della Clinica Dermatologica dell'Umberto I di Roma, promette il
superamento, non solo di problemi fisici, come il rigetto, ma anche di
problemi etici o religiosi e dell'annoso dibattito sulla clonazione:
"Infatti. Non si tratta di clonazione, ma delle cellule dello stesso
paziente. Cellule che già sapevano fare tutto, ma poi si sono
differenziate e ricondizionate in questo modo acquisiscono nuovamente le
capacità tipiche delle cellule staminali". Ma c'è un problema: i soldi.
"Stiamo cercando partner nell'industria interessati a sviluppare questo
modello. Poi per ultimare gli studi con mezzi adeguati occorreranno al
massimo 2 o 3 anni".

Forma e funzione. Ma quali sono le tecniche per ottenere nuovo organi?
Il professor Calvieri vuole tenersi abbottonato: "Fondamentalmente
l'intuizione di Leonardo da Vinci, che per primo parlò di forma e
funzione, viene confermata ulteriormente da questa indagine. Certo
Leonardo parlava di forma e funzione a livello macroscopico, qui siamo a
livello cellulare e sub-cellulare". Insomma, in un futuro prossimo
potrebbe essere possibile modificare il modo di comportarsi delle
cellule, apportando alcune semplici modifiche, "Mettiamola così - dice
il prof sorridendo enigmatico - abbiamo guardato al rovescio della
medaglia. Spesso sono cose sotto gli occhi di tutti, come la forza di
gravità, ma finché non ti cade la mela in testa non te ne accorgi".

(3 novembre 2005)
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