Salve a tutti.

La storia e' personale e forse un poco lunga e me ne scuso
in anticipo ma la situazione, kafkiana, mi sembra degna
di nota, quindi ho deciso di raccontarla in tono leggero.


Chi fosse interessato ai dettagli ed ai documenti ufficiali
scambiati tra le parti, può farmene richiesta via e-mail.

Come sempre sono bene accette note e suggerimenti.

Saluti, S.


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Il Garante per la protezione dei dati personali apre gli occhi alla
comunità degli esperti di
ICT Security, con un parere che spazza via un mucchio di vecchie
prassi:  l'Autorità ha
calcolato (nel vero senso della parola) che una password composta da
cinque caratteri
numerici è sufficiente a proteggere un accesso online ad un conto bancario e
che questa modalità non viola il Codice in materia di protezione dei
dati personali.

Prima di esultare di gioia all'idea di abbandonare i nostri riti e
strumenti pagani e buttare
via password da minimo 8 caratteri alfanumerici, token OTP, strong
authentication basata
sulla crittografia asimmetrica e circa 15 anni di esperienza nel
settore dell'ICT Security
sarà il caso di definire i contorni della vicenda.

La banca che ha messo in piedi questo sistema di accesso per i conti
on line (userid
predefinita da 8 caratteri decimali e password da 5 caratteri decimali
a scelta dell'utente)
ha spiegato all'Autorità che usando una password di cinque caratteri
numerici con un
sistema di accesso che si blocca al terzo tentativo sbagliato, ne
risulta che (letterale):

"[...] la probabilità di accesso abusivo ad un conto on-line di cui si
conosca il codice
identificativo (la userid, ndr), procedendo per tentativi ed avendo
successo al terzo
tentativo è stimabile in un valore numerico pari a circa 0,000075 (7,5
x 10^-5)."

Messi di fronte ad un calcolo così evidente (il cui risultato tra
l'altro è sbagliato; il valore
corretto procedendo per tentativi ed avendo successo al terzo tentativo sarebbe
5,00015 x 10^-5, ndr), gli esperti del Garante hanno giustamente
reputato che una
probabilità così bassa, dà la certezza che un tentativo di accesso non
autorizzato non
sarebbe in pratica mai coronato da successo e quindi questa modalità
non viola il Codice
in materia di protezione dei dati personali.

Ve lo immaginate voi il cattivo/a della situazione, davanti al suo PC,
con un browser
aperto sulla pagina di login della banca, che prova ad indovinare la
password di accesso
al mio conto on-line con un massimo di tre tentativi ?   No ?
Effettivamente neppure io;  chissà perchè ho sempre immaginato il
lavoro di password cracking qualcosa di
completamente differente da un lui/lei che prova a digitare password a
mano davanti ad
un terminale.
Ma probabilmente per gli esperti di sicurezza del Garante le cose stanno così.
È probabile infatti che parlando con loro di John the Ripper, tanto
per fare un nome,
ci si senta rispondere con una forbita critica sull'ultimo romanzo di
Patricia Cornwell:
interessante, ma fuori tema.

Mah! cosa dire della vicenda ?   Come minimo è un pò
sconfortante.Dando per certa la
buona fede dell'Autorità e naturalmente dando per certa la malafede della banca,
interessata ad allargare la sua base clienti con azioni marketing –in
questo caso ad
agevolare l'uso dell'accesso online da cellulare- a scapito della
sicurezza reale e che
per giunta ha buttato fumo in faccia al Garante, viene da chiedersi
perchè una Istituzione
che ha sicuramente una significativa expertise a livello legale e che
si occupa di temi
così importanti come quello della privacy, non si faccia suportare da
veri esperti di
settore, quando deve occuparsi di domini dei quali, obiettivamente,
non ha la minima conoscenza.

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Sandro Fontana,
CISSP, ISO27001 L.A., CISM, CISA
pho: +39.06.54223164     fax: +39.06.5430607
mobile: +39 335 8125031  skype://sinetqnlap
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