Ciao, intervengo senza spirito pedante, ma per esperienza personale, 
occupandomi tra l'altro di telefonia ed essendo mio malgrado esposto a 
svariati problemi di compliance che affliggono/interessano alcuni miei 
clienti.

Ho avuto modo di contattare il garante per chiarimenti su diversi 
provvedimenti che impattano sul settore, e che, nonostante gli indubbi 
costi e difficoltà che riversano sugli operatori, mi sembra vadano 
nella direzione giusta, ovvero verso l'applicazione a un settore 
industriale così delicato di misure tecniche che nessuno finora aveva 
avuto il coraggio istituzionale di imporre (crittografia, strong 
authemntication, audit log, expiring dei dati, divieto di trattamenti 
occulti e di registrazione dei dati di navifazione...). In questo mi 
sembra che l'azione del garante sia in linea con le aspirazioni della 
comunità della sicurezza informatica italiana, casomai andrebbero 
rafforzati i suoi poteri, anche di applicare sanzioni a chi non 
adempie.

Veniamo al caso in questione: ho interpellato l'urp del garante (che 
risponde, a volte dopo un po' di attesa, ma risponde) a proposito di un 
caso segnalatomi da un cliente, che riguardava l'accesso online a dati 
telefonici degli abbonati.

I funzionari con cui ho parlato (l'urp mi ha pure messo in contatto 
con l'ufficio informatico interno) mi hanno gentilmente spiegato che le 
misure minime di sicurezza, la cui violazione è un reato, si applicano 
agli incaricati del trattamento, perché così dice il codice 
all'allegato B. Gli abbonati telefonici che accedono al proprio conto 
non possono invece essere considerati "incaricati".

Alle mie obiezioni sul fatto che se una misura di sicurezza è ritenuta 
minima (si trattava proprio della lunghezza minima delle password per 
l'accesso web) le misure idonee dovrebbero essere maggori, ho 
riscontrato comprensione e sostanziale condivisione da parte dei miei 
interlocutori, che però si sono fatti schermo con la legge che prevede 
certe cose e con l'impossibilità da parte del garante di intervenire 
interpretando una norma la cui violazione è penalmente sanzionata. 
Altro discorso è l'idoneità delle misure di sicurezza, ma qui si esce 
dall'ambito penale.

Quindi il collega Sandro potrebbe, per chiarire meglio, dirci 
succintamente quali siano i contorni della sua storia kafkiana?

Per quanto riguarda i numeri, posto che evidentemente gli ordini di 
grandezza sono quelli che contano ai fini della complessità 
computazionale e della sicurezza che ne può derivare, mi sa che un 
ripasso di calcolo probabilità non guasti a nessuno, perché la 
probabilità di azzeccare una password entro 3 tentativi non può che 
essere 3/N dove N è il numero delle combinazioni possibili.

Nei casi frequenti in cui i pin o le password numeriche non inizino 
per zero, su cinque cifre si ha che P = 3,3 x 10^-5 mentre per otto 
cifre decimali si ottiene P = 3,3 X 10^-8.

Questo in generale, non sapendo dettagli sulle combinazioni 
ammissibili che, facendo variare il numero N, modificano il conto...


Ciao a tutti

Corrado Conti


Sandro Fontana ha scritto:

> Salve a tutti.
> 
> La storia e' personale e forse un poco lunga e me ne scuso in 
anticipo ma la situazione, kafkiana, mi sembra degna
> di nota, quindi ho deciso di raccontarla in tono leggero.
>
>
> Chi fosse interessato ai dettagli ed ai documenti ufficiali 
scambiati tra le parti, può farmene richiesta via e-mail.
>
> Come sempre sono bene accette note e suggerimenti.
>
> Saluti, S.
>
>
>================================================================
>
> Il Garante per la protezione dei dati personali apre gli occhi alla
> comunità degli esperti di ICT Security, con un parere che spazza via 
un mucchio di vecchie
> prassi:  l'Autorità ha calcolato (nel vero senso della parola) che 
una password composta da
> cinque caratteri numerici è sufficiente a proteggere un accesso 
online ad un conto bancario e
> che questa modalità non viola il Codice in materia di protezione dei 
dati personali.
>
> Prima di esultare di gioia all'idea di abbandonare i nostri riti 
estrumenti pagani e buttare
> via password da minimo 8 caratteri alfanumerici, token OTP, strong 
authentication basata
> sulla crittografia asimmetrica e circa 15 anni di esperienza nel 
settore dell'ICT Security
> sarà il caso di definire i contorni della vicenda.
> 
> La banca che ha messo in piedi questo sistema di accesso per i conti 
on line (userid
> predefinita da 8 caratteri decimali e password da 5 caratteri 
decimali a scelta dell'utente)
> ha spiegato all'Autorità che usando una password di cinque caratteri 
numerici con un
> sistema di accesso che si blocca al terzo tentativo sbagliato, ne 
risulta che (letterale):
> 
> "[...] la probabilità di accesso abusivo ad un conto on-line di cui 
si conosca il codice
> identificativo (la userid, ndr), procedendo per tentativi ed avendo 
successo al terzo
> tentativo è stimabile in un valore numerico pari a circa 0,000075 
(7,5 x 10^-5)."
> 
> Messi di fronte ad un calcolo così evidente (il cui risultato tra 
l'altro è sbagliato; il valore
> corretto procedendo per tentativi ed avendo successo al terzo 
tentativo sarebbe 5,00015 x 10^-5, ndr),
> gli esperti del Garante hanno giustamente reputato che una 
probabilità così bassa, dà la 
> certezza che un tentativo di accesso non autorizzato non sarebbe in 
pratica mai coronato da 
> successo e quindi questa modalità non viola il Codice in materia di 
protezione dei dati personali.
>
> Ve lo immaginate voi il cattivo/a della situazione, davanti al suo 
PC, con un browser
> aperto sulla pagina di login della banca, che prova ad indovinare la 
password di accesso
> al mio conto on-line con un massimo di tre tentativi ?   No ?
> Effettivamente neppure io;  chissà perchè ho sempre immaginato il 
lavoro di password cracking qualcosa di
> completamente differente da un lui/lei che prova a digitare password 
a mano davanti ad
> un terminale.
> Ma probabilmente per gli esperti di sicurezza del Garante le cose 
stanno così.
> È probabile infatti che parlando con loro di John the Ripper, tanto 
per fare un nome,
> ci si senta rispondere con una forbita critica sull'ultimo romanzo 
di Patricia Cornwell: interessante, ma fuori tema.
> 
> Mah! cosa dire della vicenda ?   Come minimo è un pò sconfortante.
Dando per certa la
> buona fede dell'Autorità e naturalmente dando per certa la malafede 
della banca,
> interessata ad allargare la sua base clienti con azioni marketing –
in questo caso ad
> agevolare l'uso dell'accesso online da cellulare- a scapito della 
sicurezza reale e che
> per giunta ha buttato fumo in faccia al Garante, viene da chiedersi 
perchè una Istituzione
> che ha sicuramente una significativa expertise a livello legale e 
che si occupa di temi
> così importanti come quello della privacy, non si faccia suportare 
da veri esperti di
> settore, quando deve occuparsi di domini dei quali, obiettivamente, 
non ha la minima conoscenza.
> 
> =================================================================
> 
> 
> 
> 
> Sandro Fontana,
> CISSP, ISO27001 L.A., CISM, CISA
> pho: +39.06.54223164     fax: +39.06.5430607
> mobile: +39 335 8125031  skype://sinetqnlap
> 
> 
> 
>





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