On Tue, 2011-07-12 at 12:27 +0200, Riccardo Ghiglianovich wrote:
> 
> Il giorno 06/lug/2011, alle ore 20:03, Capzioso <[email protected]> ha 
> scritto:
> 
> > 
> > 
> > --- Ven 1/7/11, Claudio Telmon <[email protected]> ha scritto:
> > 
> >> 
> >> Il conto va comunque fatto sui bit di entropia, non sui
> >> simboli con cui
> >> è rappresentata la parola. 
> > Daccordo sul conto... ma se ho una tastiera con layout italiano 
> > difficilmente ti aspetti che l'alfabeto da usare per attaccare, pure a 
> > forza bruta, sia giappo...
> > 
> 
> 
> forse è il caso di fare conti e ragionamenti separati in base al supposto 
> tipo di attacco:
> 
> Entropie e conteggi  per ragionare sugli attacchi bruteforce, set di 
> caratteri e complessità delle password/passphrase

>  per il social engineering: in questo caso, credo che il poter mescolare gli 
> alfabeti possa dare

>  un certo valore aggiunto: la mia pass potrebbe anche essere semplicemente 
> indovinabile

>  ("la mia mamma si chiama Maria") ma se la scrivo  con cinque alfabeti 
> ("ぁ見上げбфббфsi φύλακα มฟพรฟ"

>  ...spero che si legga...), ho qualche possibilitá in più di cavarmela. 
> Magari sbaglio ?

Sull'ultimo punto probabilmente si, perche' suppongo che anche in  
 Unicode od altro il calcolo venga fatto con la codifica
 esadecimale; in ultima analisi 1 carattere in un alfabeto
 strano (uno qualsiasi) equivale grossomodo a 2 byte esadecimali.

Tanto vale usare direttamente caratteri esadecimali random.

Sempre se non sbaglio qualcosa, ovviamente.

My 2 cent.   Marco

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