[n] come pubblicare
http://newbrainframes.org/project/lineeditoriali.php

Non ne condivido l'obiettivo neanche tanto recondito, ma c'e' un bel
po' di materiale sul quale ragionare al di la' (e su questo concordo)
dello stucchevole dibattito delle mozioni e delle correnti.

Ciao
Stefano

----- Messaggio inoltrato da mcsilvan -----
   Data: Sun, 16 Jul 2006 17:46:56 +0200
   Da: "mcsilvan
Oggetto: [RK] Fwd: cosa sta succedendo in Afghanistan ?
     A: rekombinant <[EMAIL PROTECTED]>

La discussione in atto in Italia sul significato da dare al voto sul
ddl sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan si da,
come da tradizione delle culture politiche in campo, su un piano morale
su uno legalitario e su uno politicistico. Quando quest'ultimo,
immancabilmente rappresentato dal "non vorrete mica fare il gioco di
Berlusconi" non riesce a contenere gli altri due la discussione si
sposta sul fatto se siano applicati o meno i principi etici o della
legalità internazionale. Nessuna di queste argomentazioni assume
visioni strategiche: non a caso l'argomento meno dibattuto è quello su
cosa stia accadendo in Afghanistan, quali siano le forze in campo e
quali le dinamiche globali. Questo ci mostra che l'eticismo della
sinistra radicale si concretizza con un approccio minimalistico alle
questioni strategiche viste come immutabili alle quali applicare la
logica della "riduzione del danno" secondo la quale anche una
sottomissione volontaria alle strategie in atto rappresenta un passo in
avanti, una "mediazione".
Per capire quali strategie di resistenza adottare alla guerra per
l'egemonia sulle risorse apertasi dopo l'11 settembre risulta quindi
importante ritornare sul campo.
Partiamo quindi da un articolo di David Rudd del Canadian Institute of
Strategic Studies che riporta una serie di impressioni di ritorno
proprio dall'Afghanistan.

http://www.ciss.ca/Comment_Afghan06.htm

Il Canada è uno dei paesi che compone la forza multinazionale, militare
e di costruzione di uno stato filoccidentale, di Enduring Freedom. Il
suo è un punto di vista doppiamente interno: all'Afghanistan, come
ricercatore sul campo, e alla
colazione. Ebbene un mese fa Ruud, oltre ad affermare come "poche crisi
siano complesse come quella afghana" (e quindi ben più complessa di una
decisione politica basata sugli equilibri dell'Unione o
sul rispetto dello spirito delle istituzioni internazionali), rileva
come gli americani supportati dalla coalizione si stiano ritirando dal
sud per preparare un'offensiva ai confini del Pakistan. La prima
domanda che sorge spontanea è quale riduzione del danno da sinistra ci
sia in un rifinanziamento a truppe che fanno, nel migliore dei casi,
parte di un logistico a supporto dell'offensiva americana ai confini
tra Afghanistan e Pakistan.
Ma del reportage di Ruud emerge un aspetto strutturale niente affatto
tranquillizzante rispetto agli obiettivi della "ricostruzione civile",
formula a doppio taglio dove convergono gli interessi della
occidentalizzazione dell'Afghanistan e quelli delle ONG. Tutti i piani
di occidentalizzazione della vita civile afghana si imbattono infatti
su due potenti, ed intrecciate, contraddizioni: la prima è che la
struttura sociale
dei signori della guerra, una volta a contatto con le istituzioni
occidentalizzate, tende a determinarne il funzionamento generando il
paradosso per cui le risorse delle istituzioni occidentalizzate nutrono
il nemico che gli fa la guerra. La seconda è che la federazione
informale di narcostati che forma la struttura materiale
dell'Afghanistan, e che nutre lo strato sociale legato ai signori della
guerra, è la vera infrastruttura dell'economia sociale dell'area legata
alla coltivazione del papavero. E questo fenomeno completa una notevole
serie di contraddizioni: l'occidente finanzia l'occidentalizzazione
delle istituzioni afghane che a sua volta sostiene i signori della
guerra in conflitto con il governo filoamericano e, infine, da una
parte prepara i piani di distruzione della coltivazione del papavero
mentre sul piano informale sul piano informale ne è l'esclusivo
consumatore.
Siamo di fronte a strategie militari che poggiano quindi su una base
sociale sul terreno perlomeno scivolosa e infida. Questa discussione
non appartiene alla sfera politica ma a quella degli istituti di
ricerca. Motivo semplice: la politica non è pubblicamente in grado di
affrontare questi temi.

E' quindi da menzionale il report, dopo un viaggio sul campo, di
Teresita Schaffer del Center for Strategic and International Studies

http://www.csis.org/component/option,com_csis_progj/task,view/id,689/

Qui si riconosce come la strategia occidentale sia quella di integrare
intervento militare e umanitario. Una sorta di occidentalizzazione
sulla canna del fucile della vita sociale
afghana dove ogni intervento "umanitario" è integrato nell'istituzione
del PRT che è l'applicazione sul campo di questa integrazione di
militare e ONG. E' politicamente censurabile che la discussione
sull'Afghanistan ben impantanata
sui principi, per confinarsi della propaganda, si sia presto sganciata
dal merito di questi PRT che
sono il dispositivo istituzionale e militare dell'intervento
occidentale in Afghanistan. Ma, nonostante questo, la logica
dei PRT secondo la Schaffer lascia il passo di fronte al vero
determinante della vita sociale afghana: coltivazione e circolazione
dei narcoprodotti. Niente affatto curioso che questo tema strategico,
per spiegare
l'Afghanistan, sia scomparso dal dibattito politico: significa
che questa dimensione fenomenica ha una complessità non affrontabile
dalle tecnologie politiche in campo.
Infine una notizia più strettamente militare.
In queste ore le truppe americane, alle quali gli italiani sono
alleati, hanno lanciato un'offensiva militare in Afghanistan contro i
talebani. 10.000 effettivi tra occidentali e truppe lealiste
all'occidente.

http://www.globalsecurity.org/military/library/news/2006/07/mil-060715-voa01.htm

Alla vigilia del voto sull'Afghanistan questa notizia importante
per capire lo scenario che si sta sviluppando non solo non la
troverete nei Tg ma nemmeno su L'Unità, su Liberazione o sul
Manifesto. Troverete tante discussioni sulle mozioni, l'unico
piano sostenibile dalla sinistra "radicale". Fausto Bertinotti
sul Corriere di oggi ha detto che chi non vota la posizione della
maggioranza sull'Afghanistan è fuori dalla politica. Con
quel che sta avvenendo in Afghanistan c'è da chiedersi quando
e se Fausto Bertinotti tornerà mai nel mondo reale.

mcs
----- Fine messaggio inoltrato. -----

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