Rispondo a Stefano che ci ha dato, come già altre volte, elementi interessanti 
e utili di ragionamento. Purtroppo la nostra mailing non vive troppo di 
dibattito sui contenuti il ché non è un bene. Provo dunque a dare ulteriori 
spunti di confronto.

Sull'incapacità dei partiti di individuare gli obiettivi e gli orizzonti da 
percorrere, in termini biblici si potrebbe dire sulla mancanza di profezia dei 
partiti siamo tutti d'accordo. Altrimenti non ci saremmo incontrati e non 
sarebbe nata BD. Che ci fosse bisogno di cose nuove, di un nuovo modo di fare 
politica siamo ancora tutti convinti. Scoraggiamenti e delusioni rientrano 
nella fisiologia. Siamo però chiamati anche a riconoscere i passi compiuti 
laddove ci sono e non sono pochi.
Ne dico uno: nessuno parla più di federazione. In questo senso le primarie a 
qualche cosa sono servite. Ora è sull'idea di partito che ci si deve 
confrontare e, come dice il poeta: "qui si parrà tua nobilitate". Tua cioè 
nostra.

Niente in politica nasce senza combattimento. Ci sono spazi davanti a noi che 
sta a noi occupare, ci sono rotte davanti a noi che sta  a noi guidare, se lo 
vogliamo. In questo senso si, ma solo in questo senso occorre essere 
volenterosi ed è vero il detto "nihil difficile volenti".

Ci sono varie opzioni oggi in campo varie opzioni che puntano ad affermare 
l'irrisolvibile dialettica tra riformisti e massimalisti. Caso di scuola 
proprio la vicenda triste di questi giorni sulla base di Vicenza. Una 
contrarietà che andava da Parisi a Diamanti a tutta la Margherita veneta e ai 
DS e che passa per posizione massimalista. Falso. Però è andata come è andata. 
E' andata male. Ma noi dobbiamo con tutte le nostre forze dire che è andata 
male non per la dialettica tra riformisti e massimalisti.

Chi parla di questa dialettica è contro il bipolarismo. Punta al taglio delel 
ali, a governare dal centro, con un governo che non avrà più niente di politco 
e molto di tecnico. O meglio di tecnocratico. E allora Addio Partito 
Democratico.

Per tutto questo gli equlibri seppure insioddisfacenti raggiunti da questo 
Governo sono preziosi. Altri sarebbero catastrofici.

A chi giova rimandare i congrssi? avete letto casini sul Corriere? Giova  
arimandare decisioni irreversibili e a rimestare nel torbido in questim mesi. 
La tecnica dilatoria è una classica tecnica dorotea. Io diffido sempre 
dell'autenticità dele intenzioni di chi la propone.

Per quanto riguarda il referendum osservo solo che accelera la fine del 
Governo, questo potrebbe non essere una male. Elezioni nel 2009 con il PD? 
Oppure il referendum diventa una mezza specie di biccametrale tanto per tenere 
debole il Governo? e ancora, in questo caso a chi giova? Meglio parlare di 
riforma elettorale nell'ultimo autunno della legislatura. Così chi avrà 
resistito fino ad allora vorrà dire che vale. E gli altri gli oppoertunisti 
saranno piano piano scomparsi o ridotti ai minimi termini.

Un abbraccio a tutti

Buon fine settimana.

Ci vediamo Lunedì al San Genesio?
Arnaldo dacci conferma.

Giorgio

p.s. ho allegato un articolo del Giornale che però speiga bene le partite in 
corso....

> La situazione politica attuale si è molto complicata in questi ultimi
> mesi. Come sapete tutti da subito mi sono molto entusiasmato all'idea
> di un nuovo partito che, a sinistra, potesse mettere insieme quei pezzi
> della società civile, dell'associazionismo e dei movimenti che in
> questi anni avevano tenuto in piedi il discorso politico in Italia al di
> fuori di partiti imbalsamati sul che fare (dal 2001-2002) poi schierati
> apertamente sul loro suicidio (mancanza di un No alla guerra in Iraq
> soprattutto e opposizione demenziale al peggiore governo del dopoguerra)
> ed infine, tardivamente, aperti alle istanze dal basso (primarie,
> fabbrica del programma...).
>
> Insomma l'idea che la politica italiana potesse "svoltare"
> abbandonando l'idea di una politica familistica, fondata sulla rendita
> politica e sul ceto politico distinto dal corpo sociale. Ovviamente idea
> che andava "esportata" non solo nel caso del partito democratico, ma
> anche della sinistra radicale e delle destre.
>
> Al contrario quello che vediamo accadere in questi mesi è l'emergere di
> questo ceto arrogante e decrepito, incapace di capire il paese, ma
> ancora in grado di "fiutare" l'ultimo treno al quale aggrapparsi per
> non sparire. I gruppi dirigenti DS e della Margherita incapaci di capire
> il paese nel periodo 2001-2006 e, a dirla tutta, anche nel periodo
> 1996-2001 "coronato" con una sonora batosta oggi si trovano a ripetere
> slogan svuotati di corporeita'. Riformisti senza riforme, riforme senza
> senso.
>
> A questo punto concordo con quanto Il Riformista millantava oggi essere
> una posizione di Veltroni: rimandiamo i congressi. Il rischio è che
> questo ceto di reclusi della stanza dei bottoni si costruisca un
> partitello democratico raffazzonato lo porti alla catastrofe elettorale
> e poi possa ripresentare se stesso come l'unico gruppo dirigente in
> grado di "tornare al passato". Riformisti reazionari.
>
> Oggi chi crede nel partito democratico come istanza di riforma della
> politica per prima cosa (e cioe' in grado di rinnovare la politica su
> temi caldi come la partecipazione, il finanziamento, la
> rappresentatività, la democrazia interna...) deve, a mio avviso,
> caricarsi addosso una battaglia politica dura e difficile:
>
> 1) rimandare il congresso per permettere PRIMA di rinnovare la classe
> dirigente del partito e stabilire una ROADMAP condivisa con i due
> partiti, ma non stabilita da loro;
> 2) difesa strenua del referendum sulla legge elettorale come elemento
> simbolico di lotta contro un modo autoreferenziale di intendere la
> politica che si fa le legge per conservarsi e non per governare il
> paese. Al di la' delle convinzioni maggioritarie o proporzionaliste.
>
> Su queste basi si puo' avere speranza nel prossimo futuro, altrimenti
> vedo una lenta agonia che porterà a perdere l'ennesima occasione di
> rinnovare questo paese (non esiste innovazione senza rinnovamento).
>
> Ciao
> Stefano
> 


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