> On 31 Jul 2021, at 23:39, Stefano Quintarelli <[email protected]> wrote: > > > > In data 31 luglio 2021 20:24:57 Giuseppe Attardi <[email protected]> ha > scritto: > >>> On 31 Jul 2021, at 19:09, Stefano Quintarelli <[email protected]> >>> wrote: >>> >>> tempo fa proposi di affermare il diritto per l'utente di fare opt-out dalla >>> raccolta dati pagando una somma pari al margine per utente fatto >>> dall'intermediario con i ricavi ad-based. >> >> Le soluzioni individuali non bastano. Il valore del dato di un singolo è >> infinitesimo. >> Il valore si ottiene dalla combinazione di dati di milioni di utenti. >> O dalla creazione di profili relativi a milioni di persone, da usare per il >> targeted advertising: non è nemmeno una questione di dati personali, perché >> non di questi si tratta ormai con le nuove tecniche. >> Lo spiega anche Paul Romer: il valore è un bene collettivo, non individuale, >> e come tale va protetto. >> Bisogna proteggere la collettiività, non il singolo. > > I diritti dei singoli generano effetti collettivi > >> >> >>> >>> cmq. non basta. >>> ci vuole sempre portabilita' ed interoperabilita' >>> (anzi, neutralita', portabilita', interoperabiita') >> >> D’accordo. >> Però non è questo il problema. Il problema serio è la concentrazione di >> potere e gli effetti distorti sul mercato di servizi pagati dalla pubblicità. > > La concentrazione si contrasta favorendo la contendibilitá, e ciò non > condizionando le scelte degli utenti (neutralità), consentendogli di cambiare > fornitore (portabilità) senza penalizzazioni (interoperabilitá)
Illusione. Prova a proporre a 3 miliardi di utenti Facebook di cambiare social media: tutte le loro “amicizie” stanno lì. C’`e un effetto di lock-in che la portabilità no riuscirà mai a scalfire. Inoltre nessuno potrà ai offrire prodotti a costo inferiore allo 0, come quelli pagati dalla pubblicità. Quindi è velleitario sperare che norme generiche possano aere efficacia. > >> Lo ripete anche Romer: il meccanismo di farsi pagare da terzi per il >> servizio che si offre è altamente distorsivo. >> Da economista spiega che il mercato consiste nello scambio di merci contro >> denaro tra un fornitore e un acquirente. > > Visione assai riduttiva. Il baratto è mercato... > In quale articolo lo ha scritto ? Nella stessa intervista. > >> La pubblicità esula da questo schema e produce distorsioni che sono >> pericolose PER LA DEMOCRAZIA. > > Come tutte le concentrazioni di "poteri così grandi che solo rappresentanti > del popolo eletto dovrebbero avere" (US vs. Columbia steel già nel 1948) Sempre nell’intervista spiega che le norme antitrust non funzionano più, primo perchè sono state “eviscerated” negli anno ’80 e poi perchè puntano alla tutela del consumatore. Ma la questione non è più quella dei consumatori, che possono anche beneficiare di prodotti che apprezzano, ma del fatto che per fare quei prodotti si distorcono le fonti di reddito e si fa appello ai pi`¨bassi istinti delle persone, ecc. Nessuna legge antitrust si pone l’obiettivo di tutelare la salute mentale della popolazione, l’autonomia di pensiero e di conseguenza le basi stesse della democrazia. — Beppe > > Ciao, s. > > >> >> Non `è più solo una questione tecnica o economica: è uq questione vitale di >> politiche sociali, come dice Moshè Vardi nella produzione per il premio >> Gæodel 2021. >> >> — Beppe >> >>> >>> ciao!, s. >>> >>> On 31/07/21 19:06, Giuseppe Attardi wrote: >>>>> On 31 Jul 2021, at 13:21, Giacomo Tesio <[email protected] >>>>> <mailto:[email protected]> <mailto:[email protected] >>>>> <mailto:[email protected]>>> wrote: >>>>> >>>>>> Ora lo dice anche il premio Nobel in Economia Paul Romer. >>>>>> https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech >>>>>> >>>>>> <https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech><https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech >>>>>> >>>>>> <https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech>> >>>>> >>>>> Ha proposto tasse a crescita esponenziale che raddoppiano con ogni bit >>>>> raccolto? >>>>> >>>>> Se no, le Big Tech piangeranno miseria come qualsiasi miliardario >>>>> cui viene ricordato di far parte dell'umanità, ma saranno felicissime >>>>> di pagare un obolo insignificante per legittimare (ed incrementare) >>>>> il potere [1] che vengono autorizzati ad accumulare. >>>> A questa obiezione risponde Romer verso la fine dell’intervista. >>>> Le Big Tech strilleranno, ma si dovrà insistere spiegando che sono i >>>> cittadini con le leggi che decidono cosa è giusto fare. >>>> La tassazione deve essere aggressiva e progressiva, arrivando fino al >>>> 70-75%, in modo da rendere conveniente alle aziende due possibili strade: >>>> - ndividersi in aziende più piccole e abbattere le tasse >>>> - passare a un modello ad abbonamento. >>>> Come spiega Romer, le tasse sono utilizzate come spauracchio, non per >>>> ottenere entrate. >>>> Siccome per ogni tassa le aziende si ingegnano a trovare modi per >>>> evitarle, la sua proposta è di fare in modo che per evitarle facciano ciò >>>> che vorremmo facessero, ossia ridurre il loro potere, la concentrazione e >>>> l’attività di sorveglianza che è necessaria per attuare la pubblicità >>>> mirata. >>>> La proposta è elaborata in dettaglio sul suo blog: >>>> https://adtax.paulromer.net <https://adtax.paulromer.net/> >>>> <https://adtax.paulromer.net <https://adtax.paulromer.net/>> >>>> — Beppe > > > _______________________________________________ nexa mailing list [email protected] https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
