grazie per i numerosi link
condividendo appieno il discorso di Giovanni, mi inserisco nella
discussione per ricordare che il processo inizia da lontano (certo ciò è
noto, ma vale la pena ricordarlo)



Cito da uno che vide bene i primi sviluppi del processo, ovvero Raniero
Panzieri:



“nell’uso capitalistico, non solo le macchine, ma anche i metodi, le
tecniche organizzative ecc sono incorporati nel capitale, si contrappongono
agli operai come capitale: come ‘razionalità’ estranea…



Le macchine sono gli impianti, ma sono anche le tecniche,  sono anche
l’organizzazione del lavoro. Il capitale ha sempre più bisogno di questa
assoluta riduzione degli esseri viventi che sono i lavoratori a puro
capitale costante, appunto perché quanto più cresce il valore del capitale
costante, tanto più qualsiasi interruzione, qualsiasi modifica, qualsiasi
difetto nel suo funzionamento, nel funzionamento delle macchine mette in
pericolo un valore tanto maggiore. Come ottiene il capitale nel suo
complesso che questa deplorevole parte vivente, di cui non può fare a meno,
venga tutta inglobata dentro le macchine? Lo ottiene con una atomizzazione
degli uomini



La fabbrica tende a pervadere, a permeare tutta la società civile, anche
l’area esterna (…) si tratta di afferrare che la fabbrica scompare come
momento specifico



Il capitale al suo più elevato grado di sviluppo deve pianificare se stesso
e l’agente più importante di questa pianificazione è lo stato



Tutto il discorso che noi facciamo tende ad affermare che già nella
fabbrica il rapporto di classe tende a diventare un rapporto politico, un
rapporto di potere”



(in R. Panzieri, *Lotte operaie nello sviluppo capitalistico*, Einaudi,
Torino 1976, pp. 12, 34, 40, 42, 45 – si tratta di testi apparsi in
“Quaderni rossi”, la rivista da lui fondata nel 1960)



In tutti i suoi lavori, Panzieri mostrava bene come lo scopo dell’impresa
oggi sia sua sopravvivenza, non la massimizzazione del profitto. Direi che
si debba partire da qui: la questione non è “economica”, ma politica
(ovvero riguarda il governo delle vite)

L’algoritmo definitivo è già immanente a un certo modo di darsi
dell’organizzazione contemporanea, che si occupa non tanto di “mettere al
lavoro” gli individui, ma di “farli vivere” in un certo modo.

Se non si coglie questo, non si capisce l’imporsi della procedura come
modalità di gestione del conflitto sociale, sottratto ormai a uno sguardo
che parte da prospettive di valore (giustizia, libertà, eguaglianza, ecc) –
su ciò, decisivo N. Luhmann, *Procedimenti giuridici e legittimità sociale*
(1969-1975), Giuffré, Milano 1995

Il giorno ven 21 gen 2022 alle ore 16:53 M. Fioretti <[email protected]>
ha scritto:

> On Fri, Jan 21, 2022 15:29:32 PM +0100, D. Davide Lamanna wrote:
>
> > Va abbattuto una volta per tutte il muro tra chi "fa" tecnologia e
> > chi "usa" tecnologica. Ognuna di noi deve usarla AND farla.
>
> nulla di personale ovviamente ma... occhio! Da qui al vicolo cieco e
> largamente sterile in cui GNU/FSF si sono infilati 30 anni fa e' un
> attimo...
>
> per chiarire cosa intendo ho gia' scritto parecchio, quindi (ri)passo
> alcuni di quei link e mi fermo:
>
> https://stop.zona-m.net/2021/04/on-richard-stallman-ousted-from-fsf/
>
>
> https://stop.zona-m.net/2020/04/the-culture-war-in-open-source-may-just-be-irrelevant/
>
> https://stop.zona-m.net/2019/09/have-we-missed-something-in-foss-of-course/
>
> fino a (15 anni fa...)
>
> https://stop.zona-m.net/tag/free-software/page/14/
>
>         Marco
> --
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