La mia preoccupazione è che il bene linguaggio cambi condizione da bene comune diffuso libero a bene a proprietà limitata.
> *"digitale" ha dunque significati diversi in contesti diversi*. > Ed ora - torno alla mia preoccupazione - si rafforza il rischio del "pensiero" unico dominante; già era complicato e poco etico, vedo l'aumento di potere concentrato. Non necessariamente potrebbe esser male se l'intero processo fosse aperto a tutti ed a pari condizioni *nessuno ha perso il controllo delle macchine!* > Il rischio che vedo è il controllo da parte di qualcuno, con parole diverse è quello che scrivi tu (semprechè abbia capito bene). Mantengo dubbi sull'esclusività umana nelle qualità che ci affascinano e che non sappiamo definire - coscienza ecc ecc - e timori che la nuova era aumenti il dominio di uomini su altri uomini. Continua a preoccuparti per le tue figlie, alle quali vanno tutti i miei auguri. 'notte. Il giorno dom 1 ott 2023 alle ore 22:15 Giacomo Tesio <[email protected]> ha scritto: > Ciao Alessandro, > > Il 1 Ottobre 2023 18:28:13 UTC, alessandro marzocchi <[email protected]> > ha scritto: > > *** Guido Vetere *** > > Ho evocato la parola "digitale": da qualche anno ha cambiato significato > > oppure no? > > Nella lingua sedimenta l'esperienza delle comunità che la usano per > comunicare. > > Tali comunità hanno dimensioni misurabili statisticamente e che variano > nel tempo: > la più ovvia, la numerosità, assoluta e relativa. > > Meno ovvia la diffusione geografica o la ricchezza. > Proiettare queste dimensioni sui termini usati dalla comunità è però un > errore grossolano > > > In ogni dato momento ogni termine può assumere diversi significati (e > diverse sfumature > dello stesso significato) a seconda del contesto di utilizzo. > > "digitale" ha dunque significati diversi in contesti diversi. > > > > Se si, ed in generale nei fenomeni linguistici, la frequenza statistica > ha > > qualche rilevanza oppure no? > > Le diverse comunità poi elaborano continuamente la propria cultura ed il > proprio linguaggio. > Questa continua elaborazione culturale può rendere più frequenti > determinati temi > e di conseguenza i termini utilizzati per comunicare. > > Ma il fatto che l'infornatica sia confusamente sulla bocca di tutti non > rende l'accezione di "digitale" > che la riguarda predominante rispetto alle precedenti: semplicemente in > quel contesto > assume un significato diverso (e piuttosto confuso se non ci si attiene > alla ottima definizione del > Professor Nardelli) da quello che assume in botanica o in medicina. > > > > L'uomo ha cominciato a perdere qualità non inventando macchine ma da > quando > > ne ha perso il controllo > > È questo il punto Alessandro: nessuno ha perso il controllo delle macchine! > > Qualcuno vuole fartelo credere per farti perdere il controllo delle > aziende che le controllano. > > > non so cosa arriverà domani ma oggi questa > > perdita di controllo acquista sempre più velocità e spazi a danno > > dell'umano. > > Un danno perpetrato uomini, non da macchine. > Uomini che si nascondono dietro macchine di cui dichiarano qualità > favolose che tutti si bevono. > > Le AI sono i vestiti nuovi dell'imperatore ai tempi della democrazia. > > E il corto circuito è tale che il bimbo che li deride rivelando > l'allucinazione di chi > gli attribuisce addirittura "creatività" appare come un "tecnocrate > delirante"! > > Ci sarebbe da farne una favola, ma i farebbe venire gli incubi! > > > > temo che il risultato sia già scritto. > > Non lo è. > > Fintanto che deridere chi parla di "intelligenza artificiale, "machine > learning" > e baggianate simili sarà legale, ci sarà da divertirsi. > > > > > invitavo a non cullarsi sulle > > qualità dell'umano, potremmo essere solo scimmie parlanti che si stanno > > facendo fregare il linguaggio. > > Forse. > > Ma non da "intelligenze artificiali". > > Da un pugno di aziende e da chi le controlla. > > > Poi sì, il loro successo potrebbe avere ricadute evolutive drammatiche > sulla > (maggioranza della) nostra specie. > > Ma prima avrà ricadute culturali e sociali cui possiamo opporci, > opponendoci > all'alienazione cibernetica che ne è strumento fondamentale. > > Trattiamo le persone da persone e le cose da cose. > > Curiamo (nel senso etimologico) le persone alienate che si lasciano > ridurre ad ingranaggi. > Arrestiamo (almeno nel senso etimologico) le persone che cercano di > alienarci > facendo passare macchine per intelligenze. > > > Non perché l'uomo sia misura di tutte le cose, ma perché solo all'uomo [1] > interessa misurarle. > > > Giacomo > > [1] e nemmeno a tutti: ti consiglio questo splendido talk dell'hack > meeting > calabrese di quest'anno: > > https://ia600504.us.archive.org/3/items/hackmeeting2023-registrazioni/C%27%C3%A8%20stato%20un%20altro%20mondo%20%5Bvenerdi%208%20settembre%202023%20ore%2017%20e%2010%20circa%5D%20%5Bedit%5D.mp3 > > Si potrebbe riflettere a lungo sull'arroganza della scienza occidentale > ben espressa > da quella domanda finale, utilitarista ai limiti della violenza. > > È un'arroganza che affonda le sue radici nella filosofia greca, nella > matematica radicalizzata e menomata della filosofia stessa... fin poi > nella logica > e nella riproducibilità sperimentale che regola i processori > permettendoci di programmarli > affinché distribuiscano le nostre email. > > Ma pur sempre arroganza rimane. >
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