When I first contacted them, politely, they didn't even respond to me. What 
happened instead was that their content policy changed from a standard EU 
content policy to one that is very defensive about their ability to archive 
personal data forever with no exceptions.

[...]

The reason they can't just change references to your deadname, like any decent 
person would, is vaguely because of "integrity" (the common refrain of 
transphobic cowards), but more specifically because they made a fucking 
immutable blockchain out of it.

[...]

You can guess what happened next: I fucking exploded at them on Twitter.

This got a faster reaction than anything else I'd seen in the process. The rant 
against changing names in the content policy disappeared again. One of the 
developers went to my DMs to tell me condescendingly that I'd understood it 
wrong. It wasn't a blockchain, he explained, it's just a Merkle tree, like Git, 
because we copied your Git repository.

I screenshotted their documentation that said "blockchain".  [...]

He said, but we have to do that, what if someone wanted to cite your code in a 
paper? You can't just change a citation.

I pointed out that you can just change a citation if it's wrong, and that I've 
gotten citations that deadname me changed. I pointed out that people cite my 
code under my correct name through Zenodo, not through whatever cryptographic 
bullshit SWH was dreaming up.

He said, well anyway, I don't see why this is our problem. You can't even 
change your name in your own repository! Imagine if people could just change 
history ha ha

I pointed him at my Git repository that I had already mutated using 
git-filter-repo.

He stopped replying.

Continua su https://cohost.org/arborelia/post/4968198-the-software-heritag


Questa storia presenta molti aspetti politicamente interessanti.

Anzitutto evidenzia come l'ignoranza tecnica causi alienazione cibernetica dove 
meno
ce la si aspetta: modificare un repository git è facilissimo, SH avrebbe potuto 
riclonarlo 
in pochi minuti da github già aggiornato e con qualche giorno di lavoro avrebbe 
anche 
potuto introdurre dei redirect dalle url con i vecchi hash a quelle con i nuovi.

MA, non sapendolo, hanno tirato su questo ridicolo muro di gomma, trattando una 
persona che esercita i propri diritti come un problema di conformità alla 
macchina: in sintesi
credendo che la macchina non si possa adattare ai diritti di una persona, si 
chiede a quella persona di rinunciare ai propri diritti.

Non è la prima e non sarà l'ultima volta, ma questa volta al posto della 
mistica "AI"
troviamo semplici repository GIT.


E poi interessantissimo come tale ignoranza/alienazione venga scambiata per 
transfobia
dall'autrice che definisce "transphobic" "white cis" i dirigenti della Software 
Heritage.
Un'accusa ovviamente infondata, ma che non può non richiamare alla memoria 
un'accusa
altrettanto strumentale sottoscritta da alcuni di quei dirigenti contro 
un'altra vittima [1].
In quell'occasione però, misogynist, ableist e transphobic era una singola 
persona,
definita come "forza pericolosa" e indicata con nome e cognome.


In secondo luogo porta alla luce come, anche nella civilissima Francia, i DPO 
dimentichino
spesso lo scopo del proprio ruolo: garantire la protezione dei dati personali, 
non degli
interessi dei propri clienti.

Fortunatamente in questo caso, la caparbietà del richiedente potrebbe far 
coincidere
la negligenza del DPO (che avrebbe dovuto dar seguito alla richiesta di 
esercizio dei diritti,
non riscrivere la privacy policy sperando di esentare la Software Heritage) con 
un
meritatissimo danno di immagine al proprio cliente.


In terzo luogo, è interessantissimo come l'esercizio dei diritti sia dovuto 
passare da
Twitter.

È interessante non solo perché rende evidente come chi ha partecipato o 
scatenato 
gogne come quella subita anni fa da Stallman, le teme molto di più di quanto 
non tema un
Garante serio come quello francese.

E d'altro canto, si tratta di un timore infondato: Twitter non ha alcuna 
ragione di catalizzare
uno shitstorm contro una organizzazione finanziata, fra gli altri da Google, 
Microsoft, Intel
e molti altre aziende con interessi strategici affini [2].

Stallman invece può davvero sembrare "una forza pericolosa nel software libero" 
per quegli interessi. [3]


Infine sarà interessante vedere come andrà a finire (sembra che l'autrice si 
stia preparando
a dare battaglia sul piano legale).


Personalmente scommetto che finirà tutto a tarallucci e vino: un bel blog di 
scuse 
con tanto di ringraziamento nei confronti dell'autrice e di auto-assoluzione, 
la sostituzione del nome, una vittoria giustamente sbandierata dalla stessa
autrice (e probabilmente strumentalizzata da qualche movimento).

Alla fine, questa volta, il diritto verrà esercitato con successo.

Speriamo ne nasca un precedente utile per tutti!


Giacomo


[1] https://rms-open-letter.github.io/ 

[2] https://www.softwareheritage.org/support/sponsors/

[3] che lo sia ancora, in realtà, non saprei dirlo...
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