caro Carlo,
capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che
ci descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di
conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita
fisica/nello spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare
sistemi di conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di
terzi, neanche se questo fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale
bene, poi esattamente? con vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in
genere non viene mai dettagliato questo aspetto)
Maurizio
Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
Caro Giulio e cari tutti.
Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo
(solo) soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci
riguardano. Non possediamolo /Ius excludèndi òmnes àlios /rispetto
alle nostre informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di
sfruttamento sui dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della
Carta UE mira solo a "proteggere" i dati personali e prescrive le
condizioni per il trattamento legittimo da parte dei terzi (che
possono dunque trattarli, ma a quelle condizioni) e l'articolo
_conferisce due soli diritti_ all'interessato: il diritto di accedere
ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica. Punto.
Questo è il diritto fondamentale previsto dalla Carta UE. Ed ha un
senso. Non è che si son dimenticati ad esempio il diritto di
cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le informazioni, anche
quelle personali, possono e devono circolare liberamente, perché sui
dati, sulle informazioni, si basa il progresso.
Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non
c'è alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci
riguardano. Il GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione
delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali,
_nonché alla libera circolazione di tali dati "_
Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri
dati, sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque
stiamo attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di
copyright, il diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli
stessi danni: compromettere e limitare la libera circolazione delle
informazioni, delle idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come
nei settori della proprietà intellettuale, di aggravare le
diseguaglianze e rafforzare i monopoli. I disastri del copyright li
conosciamo, evitiamo di generarne altri.
Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la
prima proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio
appena sancito dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo
scritto per IlPost avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto
all'oblio che nella prima bozza in italiano era "il diritto di esser
dimenticati" (poi per fortuna fu tolto!). In quel pezzo facevo un
paragone proprio con il copyright (in vero in senso opposto). Erano
altri tempi, un'era geologica fa, ma in quel pezzo scrivevo:
/Quell’incommensurabile massa di dati
<https://www.ilpost.it/carloblengino/2011/12/22/dati-sui-dati/>, anche
personali, che si sta accumulando sui server del mondo e che si
incrementa del 40% ogni anno può esser valutata in molti modi. Per
semplificare, può esser considerata solo un enorme giacimento da
sfruttare ad opera di rapaci società commerciali o di governi più o
meno autoritari, con potenziale abuso a danno di utenti e cittadini,
oppure può esser considerata una risorsa straordinaria degna di automa
tutela. Può darsi che, senza rendercene conto, stiamo costruendo
davvero la base per un intelligenza collettiva, ponendo le basi di una
sorta di complesso DNA dell’umanità, che modificherà totalmente le
nostre potenzialità intellettive e creative./
Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
Un abbraccio a tutti
Carlo
Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio
<[email protected]> ha scritto:
Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a
cogliere pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma
che mi sembra rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta
massiva: ecco come" - Agenda Digitale
https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza-del-training-degli-algoritmi-come-difendere-i-nostri-dati/
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*Avv. Carlo Blengino*
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/Via Duchessa Jolanda n. 19,/
/10138 Torino (TO) - Italy/
/tel. +39 011 4474035/
Penalistiassociati.it
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pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
le savais-tu déjà?
avais-tu deviné?
bashung, immortels
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Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli