Premesso che una quota di lavoro da remoto - per chi lo desidera - mi sembra ragionevole e utile, terrei però anche conto:

1. della congruità della postazione di lavoro (ergonomicità, costi, ecc.);
2. dei costi aggiuntivi sostenuti dal lavoratore per elettricità e riscaldamento; 3. di tutti quei casi in cui il lavoratore non può o non vuole lavorare da casa per i motivi più svariati, nel qual caso dovrebbe aver diritto ad un luogo di lavoro adeguato.

Mi chiedo, inoltre, se qualcuno stia studiando l'impatto (ammesso ci sia) del lavoro da remoto sulla solidarietà tra colleghi.

jc

On 11/10/24 10:32, Luigi Scorca wrote:
Un argomento che non trovo mai affrontato (almeno sugli articoli/testi che mi son capitati sotto mano) è la conciliazione del lavoro da remoto con la tutela dei lavoratori per quanto riguarda gli infortuni nonché la sicurezza sul luogo di lavoro...

On Fri, 11 Oct 2024 at 10:27, Michele Pinassi via nexa <[email protected]> wrote:

    Bah, mi pare che dietro certe posizioni ci sono interessi diversi
    dal "benessere del lavoratore". Giova secondo me ricordare che il
    lavoro da remoto, o de-localizzato, (normativamente diverso dal
    "telelavoro", dove comunque l'azienda e il dipendente sono legati
    da obblighi precisi), costringe le aziende a dover misurare in
    modo diverso dalla "occupazione oraria della sedia" la qualità
    della prestazione. Che rischia di scatenare malumori e sorprese
    non sempre gradite, oltre al fatto che alcune posizioni
    organizzative di mezzo sono fortemente legate anche a quelle
    procedure di controllo dei sottoposti difficilmente conciliabili
    con la mancata presenza alla scrivania dell'ufficio.

    Personalmente nel lavoro de-localizzato vedo solo vantaggi, che
    però rischiano di danneggiare rendite di posizione garantire dalla
    visione fantozziata del lavoro che, come abbiamo visto in altre
    occasioni, sembrano poter godere di una forza politica non
    indifferente (giusto per citare due settori: balneari e tassisti).
    A cui si aggiunge un Governo che sembra fare della propaganda
    "protezionistica" la sua bandiera.

    Eppure, anche solo una riduzione del 10% della massa pendolare che
    quotidianamente si sposta da casa-lavoro e viceversa potrebbe
    avere effetti positivi incredibili sulla qualità della vita nelle
    metropoli, dalle congestioni veicolari alla qualità dell'aria, di
    cui ovviamente beneficerebbero anche coloro che non possono
    de-localizzare la loro attività lavorativa (es. maggiore
    disponibilità do parcheggio, meno code sui mezzi pubblici...).

    Una miopia che fatico a comprendere ma che, in un contesto
    conservatore dettato soprattutto da PMI a gestione familiare,
    purtroppo non mi sorprende più di tanto.

    La speranza era nelle grandi multinazionali ma a quanto pare anche
    queste stanno tornando indietro, per non danneggiare troppo alcuni
    mercati.

    Mah.

    MP


    Il giorno ven 11 ott 2024 alle ore 10:14 M. Fioretti
    <[email protected]> ha scritto:

        On Thu, Oct 10, 2024 07:03:25 AM +0200, Marco Fioretti wrote:

        > L'idea che la dimensione sociale del lavoro non sia
        sostituibile,
        > meglio, da famiglia, amici, volontariato... fa PAURA.
        Giannini, anzi
        > QUEL modo di pensare, e' fermo all'800. Prima si supera
        meglio e',
        > proprio e SOPRATTUTTO per non "tracannarsi il cervello".
        > ...
        > Momento finale complottista, giusto per ridere:
        >
        > Giannini e' contento per i dipendenti di Amazon che saranno
        meno soli
        > perche' il CEO li ha consegnati in ufficio 5 giorni a
        settimana. Le
        > malelingue dicono che quella mossa e' per non scatenare crolli
        > immobiliari generalizzati:

        De Rita, invece (*):

        > Recuperare e rafforzare il centro di Roma è fondamentale per
        > attirare turisti in cerca di esperienze autentiche, dove la
        storia e
        > la cultura locale possano essere vissute in prima persona.
        > ...
        > In conclusione, l’invito di De Rita è deciso: non possiamo
        cadere
        > nella trappola della facilità del lavoro da remoto. È essenziale
        > rivalutare e rinvigorire la presenza fisica nella capitale, per
        > mantenere viva l’essenza culturale e storica di Roma.

        Chiaro, no? Per attirare i turisti in cerca di esperienze
        AUTENTICHE
        (come e' noto, lo scopo primario dell'esistenza di una citta') non
        parliamo di come rendere gli appartamenti del centro affittabili a
        lungo termine da famiglie giovani con figli, tanto per dirne una.

        Evitiamo invece la "trappola della facilita' del lavoro da
        remoto",
        costringendo tutti quegli impiegati, rappresentanti, broker,
        manager,
        avvocati di una volta, quelli che ormai sono visibili solo nel
        Marchese del Grillo o in Rugantino, a perdere ore di vita ogni
        giorno
        per arrivare in ufficio, per poi pranzare con altrettanto
        genuinamente
        romani poke', panini preconfezionati, snack industriali eccetera.

        Io boh.

        Marco
        (*) Articolo completo, desolante:
        
https://www.lacronacadiroma.it/2024/10/linfluenza-dello-smart-working-sul-tessuto-urbano-delle-citta/
-- https://mfioretti.substack.com



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    Michele Pinassi
    Ufficio Esercizio e tecnologie - Università degli Studi di Siena
    tel: 0577.(23)5000 - [email protected]
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Luigi Scorca
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