Beppe,
condivido la tua riflessione e le amare considerazioni sull'Europa.

Però mi sembra che il ragionamento resti interno al paradigma dell'AI
generativa delle big tech, tutto proteso verso una AGI che ha come
obiettivo primario il consolidamento dell'oligopolio statunitense.

Se pensassimo invece ad uno sviluppo basato su modelli medio-piccoli,
aperti e facilmente adattabili, non generalisti ma di scopo, si potrebbero
aprire scenari diversi. Non sarebbe necessario costruire centrali nucleari
per alimentare titanici supercomputer che macinano petabyte di testo,
immagini e suoni. Le imprese potrebbero sviluppare la propria intelligenza
sulla propria scala e metterla in esercizio con le proprie risorse.

Insomma, bisogna cercare di portare lo scontro su un terreno favorevole,
combattere con l'intelligenza, visto che i muscoli stanno da altre parti.

Un caro saluto,
G.


On Tue, 29 Oct 2024 at 08:08, Giuseppe Attardi <[email protected]> wrote:

> Ho avuto rapporti col JRC negli anni ‘80, per cui ho progettato e
> realizzato la prima rete locale in fibra ottica in Europa di diversi km,
> per collegare su tre edifici, varie Sun workstation e Symbolics Lisp
> Machine. Ho sviluppato personalmente i driver delle schede di rete
> token-ring per le Sun.
> Potrebbe candidarsi come luogo per un centro europeo di AI, ma le risorse
> e le infrastrutture di calcolo necessarie sono enormemente superiori a
> quelle attuali.
>
> —
>
> On 28 Oct 2024, at 13:17, Alessandro Brolpito <[email protected]> wrote:
>
> 
> Buongiorno prof Attardi,
>
> La Commissione europea ha una 'direzione generale', il Joint Research
> Centre Joint Research Centre
> <https://commission.europa.eu/about-european-commission/departments-and-executive-agencies/joint-research-centre_en>
>  (JRC),
> che si occupa di ricerca, in diversi ambiti, inlcuso l'IA.
>
> Il passaggio da una somma di ricerche nazionali ad una ricerca europea mi
> sembra una 'condicio sine qua non' per poter fronteggiare adeguatamente le
> sfide e i 'competitors' globali. Mi chiedo se il JRC non possa essere la
> sede opportuna. Non è mai stato fatta questa ipotesi?
>
> Cordialmente,  Alessandro
>
> On Mon, 28 Oct 2024 at 11:38, Giuseppe Attardi <[email protected]>
> wrote:
>
>> Da almeno 6 anni sto andando in giro a dire che l’Europa non doveva
>> perdere il treno dell’AI, rifacendomi a quanto afferma Angelo Raffaele Meo,
>> ossia che in informatica è sbagliato rassegnarsi dicendo che ormai abbiamo
>> perso il treno, perché di treni ne passano in continuazione.
>> Il punto cruciale è che per non perdere il prossimo treno bisogna
>> prepararsi a prenderlo, facendo le scelte giuste riguardo a investimenti in
>> formazione, infrastrutture, capitali e strutture societarie.
>> Abbiamo perso il treno del cloud perché è fallito il piano del ministro
>> dell’Economia tedesco che auspicava la costituzione di un Airbus per il
>> cloud, limitandosi alla costituzione di Gaia-X, che si è persa a litigare
>> sul come definire protocolli di interoperabilità, avendo al suo interno le
>> stesse aziende americane con cui avrebbe dovuto competere. Immaginatevi se
>> nel consorzio Airbus a decidere fosse stato il CdA di Boeing, quello che è
>> stato condannato per i disastri del 747 Max, e che ha condotto l’azienda a
>> processi produttivi in outsourcing terribilmente inadeguati.
>>
>> Lasciando perdere il modello Airbus, per l’AI siamo andati in giro per
>> l’Europa, con l’associazione CAIRNE, sostenendo la necessità di un CERN for
>> AI (https://cairne.eu/cern-for-ai/), una infrastruttura di ricerca
>> comune dotata delle risorse adeguate per lo sviluppo dell’AI moderna, con
>> progetti delle dimensioni di quelli come il LHC. Ho continuato a sentirmi
>> dire che non c’era bisogno, che ogni paese ha le sue eccellenze e che
>> sarebbe bastato mettere in rete i denti europei esistenti. Così sono stati
>> finanziati progetti di rete (
>> https://www.ai4europe.eu/Network-of-Excellence) quinquennale con un
>> budget irrisori di poche decine di milioni di Euro. Quando dicevo che i
>> modelli di AI stavano crescendo esponenzialemente di dimensioni, Cédric
>> Villani, incaricato da Macron di scrivere la strategia francesse sull’AI,
>> mi espresse i suoi dubbi.
>>
>> Nel frattempo il Parlamento europeo e la commissione hanno virato la loro
>> attenzione sull’etica dell’AI e sulla sua regolamentazione, impiegando
>> tutto il loro tempo nel promulgare una norma complessa, farraginosa,
>> costosa, sbilanciata e alla fine controproducente come l’AI Act e la EC ha
>> dirottare tutti i finanziamenti di ricerca su AI trustworthy o responsible,
>> un ossimoro perché la responsabilità deve essere sempre dell’uomo e non
>> della macchina.
>>
>> Quindi sì, certo, se continuiamo così, l’Europa non sarà il terzo polo
>> dell’AI, ma nemmeno di cloud, di auto elettriche, di batterie, di energie
>> rinnovabili, di microprocessori, ecc.
>> Il guaio è che saremo superati non solo da Cina e da India, ma anche
>> dalla Nigeria, quando il prossimo miliardo di persone si connetterà a
>> Internet.
>> Altro che immigrazione, saremo noi a dover emigrare: i nostri figli
>> migliori già lo fanno.
>>
>> — Beppe
>>
>> On 26 Oct 2024, at 12:00, [email protected] wrote:
>>
>> Subject: [nexa] L'Ue non sarà il "terzo polo" dell'Intelligenza
>> artificiale fra Usa e Cina. Ecco perché. L'analisi di Aresu -
>> Startmag
>> Message-ID: <[email protected]>
>> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>>
>> Da leggere e meditare:
>>
>> https://www.startmag.it/innovazione/intervista-alessandro-aresu-geopolitica-intelligenza-artificiale-parte-2/
>>
>>
>>

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