È apprezzabile che qualcuno si esprima in termini positivi e non soltanto 
critici sulle potenzialità dell’AI.
Morozov inizia raccontanto il suo stupore per la sua esperienza con la 
Generative AI:
“Without knowing a line of code, I recently pieced together an app that taps 
into three different AI-powered services, creating custom short stories iwith 
native-speaker audio. These stories are packed with tricky vocabulary and 
idioms tailored to the gaps in my learning.”

Poi inizia un lunghissimo discorso che riparte da prima delle origini dell’AI, 
per dimostrare l’asserto che l’AI è nata per scopi militari e che si porta 
dietro questo peccato originale per tutta la sua evoluzione fino ad oggi. Essa 
avrebbe uno specifico “telos”, l’obiettivo di rendere efficiente la burocrazia, 
eliminando il lavoro umano. Essa sarebbe lo strumento della Efficiency Lobby, 
che la utilizza per i fini di efficienza e di dominio dei mercati, diventando 
ai giorni nostri funzionale al neoliberismo.

Secondo lui ci poteva essere un diverso percorso evolutivo e qui si dilunga in 
elucubrazioni in cui mescola di tutto, da Herbert Simon a John McCarthy, Jean 
Piaget (che lui crede sia un maschio), Seymour Papert, Terry Winograd, Fernando 
Flores, Nicholad Negroponte, Thorstein Veblen, legandoli attraverso un oscuro 
articoletto di uno sconosciuto Hans Otto Storm, che avrebbe proposto 
l’eolithism:
“Eolithism posits no predefined problems to solve, no fixed goals to pursue.”
Ossia le attività umane e il progresso tecnologico avvengono per esplorazione 
casuale della realtà.
È vero che l’esplorazione e il serendipity hanno un ruolo importante, ma 
ampiamente sottovalutato nel modo con cui oggi si impostano i finanziamenti 
alla ricerca, finalizzati attraverso progetti con obiettivi predeterminati e 
valutati a priori con i vituperabili KPI.

La lunghezza e articolazione del testo di Morozov, oltre alla difficoltà di 
riconoscere un chiaro filo conduttore, possono essere spiegati in due modi:
a. Si tratta di un tipico scritto erudito da filosofo, il cui scopo è 
soprattutto dimostrare la propria erudizione infarcendolo di citazioni
b. È stato scritto con ChatGPT.

Francamente la tesi che l’AI si sia sviluppata per le finalità di efficienza e 
di dominio militare ipotizzate la trovo completamente assurda.
Ho lavorato per 4 decenni sull’AI partecipando a congressi e incontrando tutte 
le generazioni di studiosi che ci hanno lavorato, conoscendo di persona John 
McCarthy, Marvin Minsky, Seymour Papert, Terry Winograd, Nicholas Negroponte, 
oltre ad Alan Kay, l’inventore del PC. Gli ultimi due furono i promotori del 
citato progetto “One Laptop Per Child”, che Alan Kay presentò in anteprima a 
Pisa quando gli conferimmo la laurea in Informatica Honoris Causa nel 2007.
Posso garantire che nessuno ha mai pensato che l’AI avesse l’obiettivo primario 
dell’efficienza. L’impegno era quello di capire come fare ad ottenere macchine 
che svolgessero compiti intelligenti, affrontando questioni fondamentali di 
logica, rappresentazione della conoscenza, ragionamento, pianificazione, 
percezione, attuazione.
In particolare proprio Alan Kay concepiva il PC come strumento per aumentare le 
capacità umane, pensandolo proprio come strumento da fornire proprio ai ragazzi 
per le loro esplorazioni e libera espressione, con precisi riferimenti a Piaget 
e Papert.
Che i finanziamenti alla ricerca su AI venissero dalla DARPA, era dovuto 
proprio alla difficoltà di fare accettare la disciplina dagli altri settori che 
dominavano le commissioni di finanziamento della NSF. Senza dimenticare che fu 
proprio la pesante critica di Dreyfus che portò al primo AI Winter, col blocco 
dei finanziamenti alla ricerca. In seguito subentrarono le aziende a finanziare 
i progetti nel periodo degli Expert System, che erano sì visti da loro come 
mezzi per risolvere problemi complessi in applicazioni commerciali. Ma anche 
quella vena di finanziamento si esaurì provocando il secondo AI Winter.
Ciononostante le ricerche continuarono, anche seppur sottofinanziate e spesso 
mascherate sotto altro nome: Knowledge Representation, Information Retrieval, 
Soft Computing ecc.
Va anche ricordato che Geoff Hinton, oggi onorato col Nobel come padre delle 
reti neurali, dovette lasciare Carnegie Mellon perché non trovava finanziamenti 
per le sue ricerche, rifugiandosi in Canada.
Di recente, sono subentrati i massicci finanziamenti delle Big Tech prima alla 
ricerca e poi alle infrastrutture per il training e il deployment dei LLM.
Questa è la vera anomalia e preoccupante deriva dell’attuale AI: la 
concentraziine in pochi attori dominanti per potere tecnologico e finanziario.
Non ha alcun senso parlare di eolithism come possibile percorso alternativo.
L’unica strada è quella di democratizzare l’AI, ossia di mettere a disposizione 
di tutti la possibilità di svilupparla ed utilizzarla per i propri fini, non 
solo per quelli del mercato.

Che le aziende si impadroniscano di ogni tecnologia per i loro propri fini che 
sono il profitto tramite l’efficienza è normale, ma si ribaltano i termini se 
si afferma che l’AI è stata orienata all’efficienza.
L’AI è una disciplina scientifica che ha tra i suoi obiettivi quella di 
comprendere e replicare i meccanismi che la mente umana utilizza per svolgere 
le sue funzioni. Che sono funzioni disparate, che includono la percezione, il 
ragionamento, la comprensione, l’astrazione, la pianificazione, l’attuazione, 
ecc. ma anche compiti creativi come il racconto, la musica, il disegno, la 
programmazione. L’uomo stesso usa queste capacità per svolgere in maniera più 
efficiente i suoi compiti, ma non diremmo che il suo comportamento è guidato 
dalla Efficiency Lobby.

Tra l’altro, Fernando Flores e Terry Einograd, dopo la tragica conclusione del 
governo Allende, collaborarono costituendo un’azienda di consulenza privata, 
che proponeva una metodologia di analisi e di riorganizzazione dei processi 
aziendali, basata sugli Speech Act, ossia sulla classificazione delle 
interazioni tra i vari ambiti dell’attività aziendale, come espressioni 
liguistiche di intenti. Anche in quel caso dunque il loro lavoro sarebbe stato 
da catalogare come asservito alla Efficiency Lobby.

Comunque, mi sono sforzato di arrivare in fondo all’articolo di Morozov per 
capire quale sia la proposta di AI che lui vorrebbe.
Purtroppo la conclusione è assolutamente deludente:

“The real challenge lies in cultivating the right Weltanschauung—this app does 
wonders!—grounded in ecological reason. On this score, the ability of AI to run 
ideological interference for the prevailing order, whether bureaucracy in its 
early days or the market today, poses the greatest threat.”

Qui addirittura si attribuisce all’AI dei poteri sulla realtà che non può avere 
nessuna tecnologia, ma al massimo chi la usa. Quale siano poi queste minacce, 
non è dato sapere.
In tal caso bisogna additare chi sono i responsabili di tali minacce e a quali 
eventuali pericoli esse possano condurre.

— 
> On 6 Dec 2024, at 10:37, [email protected] wrote:
> 

> https://www.bostonreview.net/forum/the-ai-we-deserve/
> 
> Critiques of artificial intelligence abound. Where’s the utopian vision
> for what it could be?
> 
> Evgeny Morozov
> 

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