Ciao, Giuseppe.

Mi permetto di contestare l'affermazione (incidentale, direi, all'interno di un 
lungo discorso che parla d'altro):
"L'AI è una disciplina scientifica che ha tra i suoi obiettivi quella di 
comprendere e replicare i meccanismi che la mente umana utilizza per svolgere 
le sue funzioni."

E' un'affermazione corretta, "salvata" da "tra i suoi obiettivi", nel senso che 
l'obiettivo di cui parli ...poi se l'è dimenticato.
L'AI "di oggi", per quel poco che ne capisco (o credo di capire), fa tutt'altro.
I meccanismi della mente umana sono altra cosa, e un apprendimento "aperto" 
come quello umano non è nelle corde dell'attuale AI.

Pasticciare senza creatività su un enorme database (che si sta pure 
"inquinando" da fake data e dagli stessi "pasticciamenti"), oppure 
cristallizzare l'apprendimento in un algoritmo "perfetto" per individuare 
biciclette in un immagine, o per giocare a go, sono attività certamente di 
interesse, ma piuttosto "low level" per quello che (almeno io) vorrei chiamare 
"intelligenza".

A parte miei vaneggiamenti personali, secondo i quali una vera intelligenza 
artificiale avrebbe bisogno di un database di conoscenza (qualunque cosa la 
locuzione voglia dire) "plastico", concetto a cui ritengo gli informatici non 
abbiano nemmeno ancora pensato, mi permetto di proporre, in parallelo al test 
di Alan M. Touring, il "test di Robert A. Heinlein" (con "AI" al posto di 
"human being", e "able to know how to" al posto di "able to", ovviamente):
"“A human being should be able to change a diaper, plan an invasion, butcher a 
hog, conn a ship, design a building, write a sonnet, balance accounts, build a 
wall, set a bone, comfort the dying, take orders, give orders, cooperate, act 
alone, solve equations, analyze a new problem, pitch manure, program a 
computer, cook a tasty meal, fight efficiently, die gallantly. Specialization 
is for insects.”

"Sembrare" intelligente -- c'è persino un intero libro, bello corposo, su come 
fare in dettaglio per ottenere un computer che "sembri" cosciente -- è 
un'iniziativa sensatissima in ambito economico-pratico (i suggerimenti -- e le 
correzioni automatiche -- che mi dà l'editor di testo del cellulare sono 
utilissime, ...tanto ci sono poi sempre io che le vaglio), ma "essere" 
intelligente (o, ancor più, cosciente) è un po' un'altra cosa...


  ----- Original Message ----- 
  From: Giuseppe Attardi 
  To: [email protected] 
  Sent: Saturday, December 07, 2024 10:31 AM
  Subject: Re: [nexa] Boston Review: "The AI We Deserve"


  È apprezzabile che qualcuno si esprima in termini positivi e non soltanto 
critici sulle potenzialità dell’AI.
  Morozov inizia raccontanto il suo stupore per la sua esperienza con la 
Generative AI:
  “Without knowing a line of code, I recently pieced together an app that taps 
into three different AI-powered services, creating custom short stories iwith 
native-speaker audio. These stories are packed with tricky vocabulary and 
idioms tailored to the gaps in my learning.”


  Poi inizia un lunghissimo discorso che riparte da prima delle origini 
dell’AI, per dimostrare l’asserto che l’AI è nata per scopi militari e che si 
porta dietro questo peccato originale per tutta la sua evoluzione fino ad oggi. 
Essa avrebbe uno specifico “telos”, l’obiettivo di rendere efficiente la 
burocrazia, eliminando il lavoro umano. Essa sarebbe lo strumento della 
Efficiency Lobby, che la utilizza per i fini di efficienza e di dominio dei 
mercati, diventando ai giorni nostri funzionale al neoliberismo.


  Secondo lui ci poteva essere un diverso percorso evolutivo e qui si dilunga 
in elucubrazioni in cui mescola di tutto, da Herbert Simon a John McCarthy, 
Jean Piaget (che lui crede sia un maschio), Seymour Papert, Terry Winograd, 
Fernando Flores, Nicholad Negroponte, Thorstein Veblen, legandoli attraverso un 
oscuro articoletto di uno sconosciuto Hans Otto Storm, che avrebbe proposto 
l’eolithism:
  “Eolithism posits no predefined problems to solve, no fixed goals to pursue.”
  Ossia le attività umane e il progresso tecnologico avvengono per esplorazione 
casuale della realtà.
  È vero che l’esplorazione e il serendipity hanno un ruolo importante, ma 
ampiamente sottovalutato nel modo con cui oggi si impostano i finanziamenti 
alla ricerca, finalizzati attraverso progetti con obiettivi predeterminati e 
valutati a priori con i vituperabili KPI.


  La lunghezza e articolazione del testo di Morozov, oltre alla difficoltà di 
riconoscere un chiaro filo conduttore, possono essere spiegati in due modi:
  a. Si tratta di un tipico scritto erudito da filosofo, il cui scopo è 
soprattutto dimostrare la propria erudizione infarcendolo di citazioni
  b. È stato scritto con ChatGPT.


  Francamente la tesi che l’AI si sia sviluppata per le finalità di efficienza 
e di dominio militare ipotizzate la trovo completamente assurda.
  Ho lavorato per 4 decenni sull’AI partecipando a congressi e incontrando 
tutte le generazioni di studiosi che ci hanno lavorato, conoscendo di persona 
John McCarthy, Marvin Minsky, Seymour Papert, Terry Winograd, Nicholas 
Negroponte, oltre ad Alan Kay, l’inventore del PC. Gli ultimi due furono i 
promotori del citato progetto “One Laptop Per Child”, che Alan Kay presentò in 
anteprima a Pisa quando gli conferimmo la laurea in Informatica Honoris Causa 
nel 2007.
  Posso garantire che nessuno ha mai pensato che l’AI avesse l’obiettivo 
primario dell’efficienza. L’impegno era quello di capire come fare ad ottenere 
macchine che svolgessero compiti intelligenti, affrontando questioni 
fondamentali di logica, rappresentazione della conoscenza, ragionamento, 
pianificazione, percezione, attuazione.
  In particolare proprio Alan Kay concepiva il PC come strumento per aumentare 
le capacità umane, pensandolo proprio come strumento da fornire proprio ai 
ragazzi per le loro esplorazioni e libera espressione, con precisi riferimenti 
a Piaget e Papert.
  Che i finanziamenti alla ricerca su AI venissero dalla DARPA, era dovuto 
proprio alla difficoltà di fare accettare la disciplina dagli altri settori che 
dominavano le commissioni di finanziamento della NSF. Senza dimenticare che fu 
proprio la pesante critica di Dreyfus che portò al primo AI Winter, col blocco 
dei finanziamenti alla ricerca. In seguito subentrarono le aziende a finanziare 
i progetti nel periodo degli Expert System, che erano sì visti da loro come 
mezzi per risolvere problemi complessi in applicazioni commerciali. Ma anche 
quella vena di finanziamento si esaurì provocando il secondo AI Winter.
  Ciononostante le ricerche continuarono, anche seppur sottofinanziate e spesso 
mascherate sotto altro nome: Knowledge Representation, Information Retrieval, 
Soft Computing ecc.
  Va anche ricordato che Geoff Hinton, oggi onorato col Nobel come padre delle 
reti neurali, dovette lasciare Carnegie Mellon perché non trovava finanziamenti 
per le sue ricerche, rifugiandosi in Canada.
  Di recente, sono subentrati i massicci finanziamenti delle Big Tech prima 
alla ricerca e poi alle infrastrutture per il training e il deployment dei LLM.
  Questa è la vera anomalia e preoccupante deriva dell’attuale AI: la 
concentraziine in pochi attori dominanti per potere tecnologico e finanziario.
  Non ha alcun senso parlare di eolithism come possibile percorso alternativo.
  L’unica strada è quella di democratizzare l’AI, ossia di mettere a 
disposizione di tutti la possibilità di svilupparla ed utilizzarla per i propri 
fini, non solo per quelli del mercato.


  Che le aziende si impadroniscano di ogni tecnologia per i loro propri fini 
che sono il profitto tramite l’efficienza è normale, ma si ribaltano i termini 
se si afferma che l’AI è stata orienata all’efficienza.
  L’AI è una disciplina scientifica che ha tra i suoi obiettivi quella di 
comprendere e replicare i meccanismi che la mente umana utilizza per svolgere 
le sue funzioni. Che sono funzioni disparate, che includono la percezione, il 
ragionamento, la comprensione, l’astrazione, la pianificazione, l’attuazione, 
ecc. ma anche compiti creativi come il racconto, la musica, il disegno, la 
programmazione. L’uomo stesso usa queste capacità per svolgere in maniera più 
efficiente i suoi compiti, ma non diremmo che il suo comportamento è guidato 
dalla Efficiency Lobby.


  Tra l’altro, Fernando Flores e Terry Einograd, dopo la tragica conclusione 
del governo Allende, collaborarono costituendo un’azienda di consulenza 
privata, che proponeva una metodologia di analisi e di riorganizzazione dei 
processi aziendali, basata sugli Speech Act, ossia sulla classificazione delle 
interazioni tra i vari ambiti dell’attività aziendale, come espressioni 
liguistiche di intenti. Anche in quel caso dunque il loro lavoro sarebbe stato 
da catalogare come asservito alla Efficiency Lobby.


  Comunque, mi sono sforzato di arrivare in fondo all’articolo di Morozov per 
capire quale sia la proposta di AI che lui vorrebbe.
  Purtroppo la conclusione è assolutamente deludente:


  “The real challenge lies in cultivating the right Weltanschauung—this app 
does wonders!—grounded in ecological reason. On this score, the ability of AI 
to run ideological interference for the prevailing order, whether bureaucracy 
in its early days or the market today, poses the greatest threat.”


  Qui addirittura si attribuisce all’AI dei poteri sulla realtà che non può 
avere nessuna tecnologia, ma al massimo chi la usa. Quale siano poi queste 
minacce, non è dato sapere.
  In tal caso bisogna additare chi sono i responsabili di tali minacce e a 
quali eventuali pericoli esse possano condurre.


  — 

    On 6 Dec 2024, at 10:37, [email protected] wrote:


    https://www.bostonreview.net/forum/the-ai-we-deserve/

    Critiques of artificial intelligence abound. Where’s the utopian vision 
    for what it could be?

    Evgeny Morozov

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