Ciao Giacomo, sono d'accordo: l'intelligenza sta negli occhi di chi guarda.
Domando: come nasce e si evolve l'intelligenza negli occhi di chi guarda?
*Educhi *le figlie ed *insegni *alle macchine. L'etimologia di educare
racconta l'azione di condurre fuori, quella di insegnare racconta l'azione
di imprimere un segno, mi sono fatto l'idea che la differenza fra noi umani
e macchine sta qui, ma non ho competenze né esperienze di programmazione.
Continuo ad avere dubbi che 'ste macchine siano così diverse da noi,
certamente lo sono ma, domando, i nostri modi di apprendimento, di formare
la nostra intelligenza sono tanto diversi da quelli di "queste" macchine?
*Un cucciolo di umano come conosce un gatto?*
Conoscere è già una porta verso l'infinito, non apro per la vastità
dell'impegno; con questa prudenza ipotizzo che il cucciolo di umano
"conosce" come "gatto" un'apparizione davanti ai suoi occhi, non la prima
apparizione ma l'ennesima e dopo avere fatto un gran numero di
analisi, confronti,
memorizzazioni, errori, correzioni, approssimazioni, aggiustamenti ecc.
Immagino che similmente riconosca un gatto-gatto come diverso da un
gatto-riprodotto-in-foto. A me pare che in entrambi casi la "statistica" ha
un ruolo fondamentale, tu invece ritieni che la statistica opera soltanto
con le macchine e non con gli umani.
Tutto questo ci porta lontano, ma rimango ai primissimi passi: come e cosa
facciamo di analogo, e di diverso, nell'educare i figli rispetto a
insegnare a macchine?
Andando all'osso, forse noi umani siamo banali ed abbiamo paura a
riconoscerci tali.
Sulle altre questioni che hai introdotto so ancora meno però mi piacerebbe
tu cercassi di dibattere con gli astronomi autori della ricerca. Se ci
provi grazie! due volte grazie se aggiorni sul dibattito.
Ci avviciniamo a giorni topici solo per noi umani: auguri cordiali.
Duccio (Alessandro Marzocchi)

Il giorno gio 19 dic 2024 alle ore 10:31 <[email protected]>
ha scritto:
> Date: Wed, 18 Dec 2024 23:14:13 +0000
> From: Giacomo Tesio <[email protected]>
> To: [email protected]
> Subject: Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
> Message-ID: <[email protected]>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
> Ciao Alessandro, grazie della segnalazione.
> Aspetto di leggere l'articolo scientifico vero e proprio, per capire come
abbiano
> analizzato lo "spazio latente" [1] ma mi sembra evidente che se questi
ricercatori
> smettessero di pensare in termini AI e studiassero il software che hanno
> programmato statisticamente come una forma compressa (con perdita) dei
> dati utilizzati durante il processo, otterrebbero risultati migliori
> (ma forse, meno finanziamenti).
>
> Ad esempio la distinzione fra galassie passive ed attive ha molte
possibili
> spiegazioni anche in assenza di qualsiasi intelligenza: la prima fra
tutte, i dati (sintetici, se ho capito bene) potrebbero contenere variabili
fortemente correlate alla distinzione.
>
> Ti faccio un esempio terra terra: se programmo una vector mapping machine
> per prevedere il bmi degli islandesi fra i 20 e i 40 anni sulla base
della marca
> e della taglie degli indumenti che hanno indossato in un anno, è probabile
> che la vmm in qualche layer interno finisca per trattare in modo diverso
gli
> esempi che hanno indossato un reggiseno da quelli che non l'hanno
indossato.
>
> Un ricercatore ottenebrato dalla propaganda della AI ti direbbe che
> la rete neurale ha imparato a distinguere abbastanza bene maschi e femmine
>  anche se il sesso non era presente nei dati di addestramento.
>
> Un ricercatore lucido ti spiegherebbe che il bmi dipende da peso e altezza
> di un individuo, i quali, all'interno di una certa etnia, correlano
fortemente
> con il sesso a parità di altre taglie.
> Al contempo, l'uso del reggiseno, fra i 20 e i 40, è un forte predittore
del sesso
> di un individuo, per cui è in forte correlazione con i bmi probabili per
ciascuna taglia.
>
> Ciò non toglierebbe nulla all'utilità pratica della ricerca, soprattutto
se permette
> di individuare questo tipo di classificazioni interne operate dai layer
nascosti di
> una vector mapping machine (aka "rete neurale arificiale") generica.
>
> Ma rende un po' imbarazzanti certe affermazioni nell'intervista, come
> il paragone fra il processo di programmazione statistica e un
> corso di cucina.
>
> Tuttavia, aspettando di leggere l'articolo, ti ricordo che l'intelligenza
sta
> negli occhi di chi guarda [2]
>
>
> Giacomo
>
>
> [1] <https://www.baeldung.com/cs/dl-latent-space>
>
> [2] <https://www.tesio.it/2018/01/19/the-delusions-of-neural-networks.html
>
>
>
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