Il senso potrebbe essere anche quello di scoprire quanti testi scritti dagli umani sono talmente inutili e brutti (ripetitivi, banali, noiosi etc.) da poter essere attribuiti a un Chatbot …
Il giorno dom 18 mag 2025 alle 22:40 maurizio lana <[email protected]> ha scritto: > ciao Daniela, > la questione in gioco - distinguere il testo prodotto da un chatbot da > quello prodotto da un umano - ne ha sullo sfondo una seconda - individuare > le caratteristiche che distinguono la scrittura di un umano da quella di un > altro (usualmente chiamate "stile"). la seconda è al cuore degli studi > attribuzione con metodi quantitativi che hanno una lunga storia (il > resoconto più ampio e valido è Grieve, Jack William. «Quantitative > authorship attribution: A history and an evaluation of techniques». Thesis, > Department of Linguistics - Simon Fraser University, 2005. > http://summit.sfu.ca/item/8840) e anche dei successi significativi. > chi ha lavorato a studi di authorship attribution è portato in primo > momento a pensare che se è possibile individuare le caratteristiche che > distinguono la scrittura di un umano da quella di un altro, sia possibile > anche individuare quelle che che distinguono la scrittura di un umano da > quella di un chatbot. > > ma in effetti il tuo commento mostra un'impossibilità in linea di > principio, perché nel chatbot non c'è una linea di pensiero ma un mosaico > di pezzi di altri. e dunque i deboli tentativi dei software si collocano > nell'individuazione di aspetti del tutto esteriori/estrinseci sui quali un > ipotetico falsario testuale può benissimo e facilmente operare per > modificarli/occultarli. > > peraltro vedendo già adesso circolare grandi quantità di non-testi , > ovviamente si pensa se ci sia un modo selezionarli e distinguerli senza > doverci spendere tempo leggendoli - che francamente si vorrebbe poter > spendere meglio il proprio tempo > > e quindi mi pare che almeno come comprensibile anche se irrealizzabile > desiderio la questione rimanga viva. > quella per cui da un lato dobbiamo distinguere, dall'altro si vorrebbe > fare di melgio che leggere non-testi per poter dire che sono tali. > Maurizio > > Il 18/05/25 00:24, Daniela Tafani ha scritto: > > il senso mi pare quello di qualsiasi circonvenzione di incapace. > A questa collaborano studiosi di ogni sorta, a pagamento e non. > > Si oppone, per ora, la > FTC:<https://www.ftc.gov/news-events/news/press-releases/2025/04/ftc-order-requires-workado-back-artificial-intelligence-detection-claims> > > <https://www.ftc.gov/news-events/news/press-releases/2025/04/ftc-order-requires-workado-back-artificial-intelligence-detection-claims> > > Per distinguere automaticamente il prodotto di un estrusore di stringhe di > testo probabili da un testo scritto da un essere umano, i due testi > dovrebbero avere qualcosa di diverso, che fosse rintracciabile da un software. > > La differenza principale tra i due testi è che uno è stato pensato da chi > l'ha scritto e l'altro no, essendo un'immagine sfuocata di altri testi > (quelli sì, pensati da qualcuno). Suppongo perciò che serva il pensiero, per > riconoscere un testo estruso da un software che produca linguaggio senza > pensiero rispetto a un testo prodotto da un essere pensante. Non esistono, > oggi, software pensanti, perciò gli "AI detector" non esistono. > > Che ne pensi? > > Per avere una differenza rintracciabile automaticamente, dovresti marcare in > qualche modo il testo sintetico, che però, immagino, potrà comunque essere > copiato come solo testo. > > Grazie. > Un saluto, > Daniela > ________________________________________ > Da: nexa <[email protected]> > <[email protected]> per conto di Enrico Nardelli > <[email protected]> <[email protected]> > Inviato: sabato 17 maggio 2025 19:53 > A: [email protected] > Oggetto: [Junk released by Allowed List] [nexa] Qual è il senso...? > > ... di realizzare strumenti per la verifica che un testo sia stato generato > dall'Intelligenza Artificiale, visto che (oltre a sbagliare clamorosamente su > un mio testo scritto interamente da me che è stato attribuito per il 71% > all'IA - ma l'ultima volta che mi sono controllato mi son trovato sempre > fatto della solita materia organica... 😂) poi la stessa società offre uno > strumento per "umanizzare" il testo? > > Io ho provato GPTZero, giusto per fare nome e cognome, ma penso che altre > startup simili mettano a disposizione prodotti simili. > > Mi sa tanto di un gigantesco gioco delle 3 carte... > > > ------------------------------ > > many of us believe the EU remains > the most extraordinary, ambitious, liberal > political alliance in recorded history. > where it needs reform, where it needs to evolve, > we should be there to help turn that heavy wheel > Ian McEwan, The Guardian, 2/6/2017 > > ------------------------------ > Maurizio Lana > Università del Piemonte Orientale > Dipartimento di Studi Umanistici > Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli >
