Caro Giacomo,
grazie.
Il 30/05/25 21:54, Giacomo Tesio ha scritto:
> Ti pongo una domanda: se il parallelo con il feudalesimo è solido, possiamo
> usarlo per ideare strategie politiche per superarlo?
>
> Cosa ha determinato la fine del feudalesimo e come potremmo
> sfruttarlo, almeno, per gettare le basi del suo superamento nei prossimi anni?
>
Concordo con quanto ha scritto Maria Chiara.
Aggiungo solo una nota a margine, considerato che all'attuale specifico
intreccio
di tratti feudali e tratti capitalistici siamo giunti dando attuazione alla
proposta politica neoliberale.
La dottrina neoliberale è, com'è noto, una dottrina prescrittiva, non un
contributo teorico.
Non sostiene che un'università o un ospedale siano un'azienda. Ci chiede di
trasformarli in aziende.
Propone di utilizzare, in ogni ambito della vita associata, la sola razionalità
strumentale:
da questo punto di vista, tra l'idea che un ospedale debba essere gestito come
un'azienda sanitaria
(o l'idea che i docenti universitari debbano essere valutati contando il numero
delle loro pubblicazioni)
e l'idea di fare di Gaza un resort turistico c'è una differenza di grado, non
di specie.
Nella stessa dottrina neoliberale sono inclusi, per negazione, due elementi
che è perciò lecito supporre siano considerati come capaci di scardinare il
sistema:
1. "who is society? There is no such thing!" non è la tesi che non si diano una
società civile, strutture collettive o istanze di partecipazione democratica;
è l'annuncio della tua intenzione di polverizzarle, scardinarle,
disciplinarle o reprimerle perché le ritieni pericolose portatrici di una
dimensione comunitaria,
dell'interesse pubblico e del punto di vista di una razionalità
deontologica, intrinsecamente alternativi al tuo progetto politico; non è una
novità: Polanyi
ricordava che "soltanto la minaccia della fame e non anche l'allettamento
di alti salari era ritenuta in grado di creare un mercato del lavoro
funzionante" e che si è
ritenuto perciò "necessario liquidare la società organica che si rifiutava
di permettere che l'individuo fosse abbandonato ad essa"( Karl Polanyi, La
grande
trasformazione, p. 212);
2. "there is no alternative" (TINA), analogamente, non è una teoria, è il
programma di chi intenda impedire a chiunque di chiamare le cose con il loro
nome e di concepire
alternative (per questo, chi, come Cory Doctorow o Ted Chiang, sia in
grado di concepire altri mondi è anche un pensatore o un attivista politico).
In una condizione
nella quale, come osservava David Graeber, è davvero difficile mantenere in
tutti la convinzione che non ci sia nulla di meglio di questa forma di
capitalismo, concepire
sistemi alternativi è un'attività potenzialmente sovversiva.
In un sistema dai tratti feudali, in cui la fedeltà e la protezione siano
importanti (Supiot), ogni mancato allineamento a una narrazione ha un costo.
Ma, come
scriveva Benedetto Croce, coacti tamen volunt.
Ovviamente, anche di un'intelligenza artificiale concepita a sua immagine,
come ottimizzazione rispetto a target, il neoliberale dirà che è inevitabile,
che è qui per
restare, che non ci sono alternative, che se non lo facciamo noi lo farà
qualcun altro. Ad un analogo argomento per l'ambito militare,
Weizenbaum rispondeva, come sai, "not without us".
Un caro saluto,
Daniela