C'era una data. C'erano due nomi pesanti come macigni della coscienza critica 
italiana: Alessandro Barbero e Angelo D'Orsi. C'era un titolo: "Democrazia in 
tempo di guerra. Disciplinare la cultura e la scienza, censurare 
l'informazione".
Ora non c'è più niente. L'evento previsto per domani, 9 dicembre 2025 al Teatro 
Grande Valdocco di Torino è stato cancellato per revoca della concessione della 
sala. Una decisione comunicata dall'alto, secca, asettica. Ma che ha un odore 
preciso, inconfondibile: puzza di censura.
Chi prova a raccontarla come una "questione organizzativa" prende in giro 
l'intelligenza delle persone. Qui non salta un concerto per un problema 
all'impianto elettrico. Qui viene tolta una sala a un evento che parlava di 
censura, guerra, propaganda, libertà di informazione. La coincidenza è così 
grossa da diventare una confessione.
...
Torino non è una città qualunque. È città operaia, partigiana, universitaria, 
critica. È città di ANPI, di memoria, di lotte civili. Ed è proprio per questo 
che questa cancellazione pesa doppio. Perché è uno strappo simbolico. La storia 
insegna una cosa semplice: la censura non inizia mai con un boato. Inizia con 
una sala negata. Oggi tocca a due storici. Domani a un giornalista. Dopodomani 
a un insegnante. Poi, quando il silenzio sarà diventato abitudine, toccherà a 
tutti.

https://wordnews.it/2025/12/08/democrazia-in-tempo-di-guerra-a-torino-salta-levento-con-barbero-e-dorsi-una-revoca-che-puzza-di-censura/

A.

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