Il 05/07/26 15:48, Franco Marra ha scritto:
Risponderò brevemente, per quello che riesco, al suo interessantissimo
contributo. Ma prima provo a qualificare il contesto. Io non sono un
ricercatore lanciato nell’agone accademico, ma, ahimè, un pensionato
di 79 anni, con qualche esperienza informatica, che insieme a una
banda di una dozzina di altri pensionati con età media credo sui 74
anni, del tutto digiuni di IA e appena appena familiari con il cloud,
e una cara ex-collega molto brava, ho messo su un corso e una serie di
eventi sul tema Intelligenza Artificiale. Questo grazie allo
SPI-CGIL, da volontario, in quella magnifica struttura che è la Casa
del Quartiere <https://www.casadelquartiere.it/>di San Salvario a
Torino. Un centro nato dalla visione di poche geniali persone (io non
sono tra queste, ma mi avvalgo dei loro risultati) per fare socialità
in uno dei quartieri più difficili di Torino e per svolgere quelle
funzioni a cui la Pubblica Amministrazione e le forze politiche
tradizionali spesso nei fatti abdicano.
triste, ma bello. triste l'abdicazione, bello che persone di buona
volontà sopperiscano.
è sempre l'autogestione dal basso che fa la differenza. poi arrivano le
"autorità" e la chiamano "resilienza delle comunità". Un esempio di
appropriazione culturale del lavoro dal basso da parte delle élite.
quelle funzioni, prima che esistesse la PA, venivano già svolte. ad
esempio le SOMS (Società Operaie di Mutuo Soccorso) esistevano prima
dello stato sociale, e non a caso il fascismo le ha messe fuorilegge.
quindi, il vostro lavoro è fondamentale, nel senso del fondamento del
vivere insieme.
non penso sia in alcun modo in contraddizione con il lavoro di D.
Tafani che, da una prospettiva specifica e contestuale, propone
un'analisi dei miti dell'IA. da accademica, certo. ci sono accademici e
accademici, non facciamo di tutta l'erba un fascio.
Abbiamo fatto questa cosa, io e la mia ex-collega, con grandissima
allegria e anche, mi permetto di dire, con un certo successo <https://
www.labpopia.it/i-nostri-concerti>(AI Week, qualche biblioteca anche
fuori Torino, la Camera del Lavoro etc), aiutati, lo confesso, da
qualche accademico <https://www.labpopia.it/sweet-home-san-
salvario#h.xz26f63blju4>che sembra apprezzare l’idea e che a me
personalmente ha dato molto. Mi sembra che tutto questo sia stato
fatto esattamente con la letizia del dilettantismo, concetto che ho
assai apprezzato nell’articolo di Carlo Milani da lei citato, e che ho
trovato risuonare molto nelle mie corde. Io ho esitato molto a
pubblicare il mio
bello! l'allegria oltre al successo, mi fa piacere. mi fa piacere anche
che le risuoni il pezzetto. non se ne abbia a male, Carlo Milani sono
io. non è un vezzo: è che di Carlo Milani ce ne sono diversi, e il nome
anagrafico non ce lo scegliamo noi. invece di karlessi ce n'è uno solo,
e me lo sono scelto io, insieme alle persone che mi sono affini. è un
nickname, tipico nel mondo dell'hacking. serve per rendersi
riconoscibili.
contributo su Nexa, proprio perché mi sento un dilettante (allegro)
di fronte a tanta scienza (seria). Sono stato ripreso, e giustamente,
perché con allegro dilettantismo ho usato un termine al posto di un
altro, ma ho prontamente modificato il mio documento riconoscendo la
grave superficialità e ringraziando chi ha dottamente elencato motivi
e differenze (che conoscevo ma che avevo trascurato). Verificando però
che, alla fine, il senso non cambiava perchè ci si era espressi a un
livello di astrazione tale in cui non poteva cambiare la dominante
semantica del vettore. Pazienza se la cosa non è stata notata.
ogni persona ha le sue vulnerabilità. a me la confusione fra open e
free punge sul vivo e, ammetto, a volte a sproposito. ma non mi pare
questo il caso. il mio appunto era sul rapporto mezzi-fini.
e poi dilettante non vuol mica dire trascurato, anzi. son quelle
persone che vanno a fare le pulci agli esperti, e fanno bene :D
consideri che non sono un accademico, per quanto ci abbia a che fare,
con l'accademia, di solito per svolgere insieme a colleghe e colleghi
il lavoro che i centri di ricerca non sono in grado di svolgere dopo
aver vinto qualche finanziamento.
rispetto agli anni Novanta, quando ci andavo da studente, l'università
è molto più precaria, povera, infiltrata dalle multinazionali; ma anche
meno baronale. in Italia e non solo continua a selezionare
pervicacemente l'obbedienza alla gerarchia, ma ci sono delle eccezioni
notevoli, come in ogni istituzione a tendenza autoritaria. e vanno
riconosciute.
Vedo che ha dato un’occhiata al sito, e questo mi onora: avrà notato
che l’idea generale è quella di aumentare la consapevolezza di uso,
aprendo il cofano <https://www.labpopia.it/sweet-home-san-
salvario#h.swz8yrbr2w9j>della IA (siamo convinti che tutto possa
essere spiegato), di una categoria di persone talvolta fragile: Ci
siamo anche inventati la metafora della Chiromante Stocastica
<https:// www.labpopia.it/come-si-usa/uso-consapevole#h.9igg9c1ilsvn>,
evoluzione del ben noto pappagallo, e che forse la dottoressa Tafani
potrebbe apprezzare. Certo, il sito si presenta come un accozzaglia di
una 70-ina di documenti stesi con dilettantistica allegria, ma alla
fine pensiamo che il Juke Box <https://www.labpopia.it/sweet-home-san-
salvario#h.1pb8tatv54df>utilmente metta la toppa su molti difetti. I
nostri allievi sono così contenti del lavoro fatto collettivamente,
che spontaneamente si radunano periodicamente al bar per discutere
magari su cosa sia l’entropia, o che relazione ci sia tra Shannon,
Leopardi e Borges, e non le nascondo che io vado fierissimo di questo
risultato perché lo considero utile, anzi utilissimo, molto più dei
driver per i sistemi operativi Olivetti che ho progettato da giovane.
Gli insegniamo che usare il linguaggio naturale non significa parlare
con uno psichiatra, un medico o un amico, ma piuttosto con una
chiromante che li compiace sempre per estirpare loro informazioni. E
gli spieghiamo che il rimedio è molto semplice, è quello della nonna
che raccomandava alla nipote adoloscente di non parlare dei fatti
personali o di famiglia con gli estranei, oppure quello della saggezza
popolare, dei proverbi: ‘il culo e le palanche non si fanno mai
vedere’ dicono ad esempio a Genova.
chiarissimo. e, ribadisco: mi è piaciuto l'approccio. molto.
fra l'altro, si può insegnare l'ingegneria sociale anche senza
computer. l'arte di manipolare le persone. Come si dice: l'essere umano
è l'anello debole, più facile craccare un umano che un computer. basta
chiedergli la password ("presto, ti hanno hackerato il conto corrente!
cambia la password, comincia a scrivere quella vecchia...")
il rischio concreto del vostro approccio è questo: siccome i sistemi
tipo GPT sono studiati da fior fiori di manipolatori, i migliori al
mondo, "resistere" davvero, tanto più da soli, è impossibile, o molto,
molto difficile, specialmente per persone che non hanno altre
esperienze (molto giovani), o gruppi di pari affini in grado di
sostenerli. e rischia di creare la falsa impressione che "dipende da
noi", (sottinteso: consumatori inesperti). perciò "caderci" può
provocare vergogna nelle persone, che si sentono "non all'altezza". lo
dico da formatore ed educatore: spesso gli adulti dicono "metti via
quel telefono!", come se fosse solo una questione di volontà
individuale.
è come con i social media di massa. le slot machines. sono sistemi
progettati per sfruttare i meccanismi ormonali umani, in particolare il
sistema dopaminergico, sviluppando auto-abuso. Perciò non dipende solo
da noi. Il rimedio "non parlare degli affari tuoi" funziona, ma solo
fino a quando a) il sistema non "evolve" diventando ancora più tossico
e b) la persona/gruppo ha risorse psico-socio-cognitive per "fare
altro", o "in un altro modo", senza soccombere all'interazione tossica.
per me perciò il rimedio è: lascia stare, fai altro. perché devi fare
quello che fanno tutti? ti piace veramente giocare con un
confeziona-testi o quello che è? OK. puoi fartelo sul tuo computer.
potete mettervi insieme con gli amici e farvi una versione vostra. non
sarà potente come quella là, non sarà completamente autonoma (training,
ecc. ecc.), però sarà più vostra.
dopotutto è un gioco, no? allora giochiamo. giochiamo un gioco il più
possibile nostro.
Ora il problema è questo: lei crede che saremmo riusciti a realizzare
tutto ciò senza Google Sites, Cloud etc (usiamo però anche Canva)? Da
giovane c’era il Vietnam, e le lascio immaginare per quale parte
battesse il mio cuore. Torniamo per un momento nella giungla
vietnamita, e supponiamo che un Charlie trovi per terra un fucile M16.
Dovrebbe rinunciare al suo uso perché prodotto negli USA, o è meglio
che impari ad usarlo consapevolmente per raggiungere il suo obiettivo
politico?
certamente sì, sareste riusciti a farlo altrimenti. è assolutamente
possibile. azzardo: avete scelto quello che avevate a disposizione e
che è socialmente più accettato. nel vostro gruppo evidentemente non ci
sono le competenze per farlo altrimenti (o magari non si manifestano?),
ma, sì: è possibile fare diversamente.
uno dei miei mestieri è accompagnare associazioni, cooperative,
aziende, gruppi di ricerca ecc in percorsi di transizione verso
tecnologie appropriate. mi permetterò di scriverle in privato quello
che suggerirei in una consulenza ai nostri clienti rispetto a cloud
privati ecc.
per questo suggerivo di provare altro. si può! e non è una questione di
costi economici, ma di costi cognitivo-comportamentali e
psico-socio-culturali. Le persone sono intossicate dalle BigTech. la
funzionalità è una scusa: più si fa ricorso a un sistema, più quel
sistema diventa "naturale", e qualsiasi altro sistema risulterà: più
faticoso, noioso, disfuzionale. creando oltretutto fazioni del "meno
peggio" (Windows vs OSX; ecc.)
ci è capitato che gruppi di ricerca accademici considerassero GMeet
"non funzionante": erano abituati a Zoom; viceversa, altri gruppi
ritengono Zoom "rotto": sono abituati a GMeet (o Teams, o altro).
certamente ci vuole un po' più di fatica, almeno inizialmente. è come
coltivarsi le verdure da sé, o meglio: è come selezionare produttori di
fiducia. Però la soddisfazione è tutt'altra. Il percorso è parte
integrante del risultato.
il ragionamento sui mezzi è condivisibile, cioè, traduco a modo mio: se
hai la pancia vuota, mangi quello che trovi, anche la robaccia di
mcdonald, con buona pace del bio, della filiera corta, delle sofferenze
animali, ecc. ma "così fan tutti" non è una buona scusa per ingozzarsi
con i prodotti di una multinazionale tossica. Google lo è: non paga le
tasse, è monopolista, porta avanti un'agenda politica reazionaria,
inquina e consuma in maniera devastante, è parte del complesso
militare-industriale e spaccia i suoi prodotti "aggratis" a partire
dalle scuole. collabora con i servizi di mezzo mondo (quelli che se lo
possono permettere), regimi autoritari compresi, per schedare in
maniera continuativa la popolazione. vent'anni fa abbiamo contribuito a
diffondere lo slogan: "se è gratis, la merce sei tu". è ancora vero.
la libertà non è gratuita
quanto alla metafora dell'arma, non mi convince. un fucile, è tale
anche in un unico esemplare o comunque separato dal sistema industriale
(potrebbe essere anche artigianale, un pezzo unico non in serie: rimane
cmq un'arma) che lo produce. è un utensile, diciamo. uno "strumento".
può portarlo con sé. come un coltello, un badile, un martello (vi sono
differenze, ma non stiamo a sottilizzare). invece, tecniche
informatiche complesse, per le quali è necessaria un'infrastruttura
ingegneristica estremamente complessa, connesse in rete come Google
Sites, Cloud, Canva, NON sono utensili o strumenti. sono macchine
cibernetiche con retroazioni, integrate nelle società umane, che
"funzionano" per via della loro scala, della reticolarità, diffusione,
del sistema ingegneristico, ecc.
Google Sites non è un "esemplare" riproducibile come un fucile. cmq,
non è così rilevante, importa solo sottolineare che il paragone non
regge a un'analisi del funzionamento di quel sistema tecnico. non è una
sottigliezza accademica.
in pratica:
- esistono server/servizi indipendenti in Europa e non solo che offrono
spazio web per siti. e molto altro. indipendenti: liberi, non gratuiti.
- esistono server/servizi basati in Europa, GDPR compliant, alimentati
a energia rinnovabile, con software libero, ecc. sul mercato. anche
questi non sono gratuiti. ma, almeno, lo scambio è chiaro: servizio per
denaro, con certe regole, legali in Europa (Google non le rispetta).
Mentre da giovane contribuivo, con tutti i miei limiti, allo sviluppo
degli OS Olivetti (con il mio maestro Sandro Osnaghi) nasceva Internet
e si discuteva molto di protocolli, architetture client server e
sistemi di sviluppo software. Eravamo tutti entusiasti e sulla base
del nostro orientamento politico, eravamo tutti convinti di aver
trovato il modo, tra software libero, architetture P2P e Pirate Bay,
di aver trovato la ricetta di un mondo migliore. Amaramente il
software libero e l’architettura che dovevano consentire accesso e
controllo a tutti sono stati tra gli strumenti con cui le Big Tech si
sono impossessate del mondo, mentre i protocolli P2P di Pirate Bay
sono serviti a fare criptovalute. Io sono giunto all’amara conclusione
(del tutto personale ovviamente) che il free software e l'architettura
di Internet siano figli di una casta di utopici intellettuali che li
hanno pensati in funzione dei loro profili sociali e delle esigenze
di sviluppo dei loro prodotti e delle loro forme di comunicazione. Una
volta esportati nel mondo della gente normale, usciti dall'ambiente
protetto della casta accademica, queste invenzioni hanno prodotto il
più grande accumulo di capitale e potere della storia dell'umanità e
stanno minacciando seriamente la democrazia. E’ stato commesso il più
grande degli errori progettuali, la raccolta sbagliata dei requisiti
utente, grazie a una concezione profondamente auto-referenziale su
cosa sia l'umanità. Questi signori sono vissuti in un mondo in cui la
cosa più importante erano le citazioni, e non il trovare da mangiare,
e questo li ha fatto vigorosamente deragliare dal binario del bene
collettivo. Hanno guardato il dito e non hanno visto la luna. E' già
successo con la ricerca di base in fisica, capita di nuovo con
l'informazione: forse peggio, perché non c'è il botto di una bomba
come efficace e persuasivo avvertimento.
qui c'è tanto di personale, e capisco la delusione. in parte la
condivido. però non condivido la deduzione: internet > accumulo
capitalista. le istituzioni umane si fanno e disfanno, sempre
evolvendosi; non discendono automaticamente da una certa tecnica.
Sarebbe determinismo tecnico: data la tecnica X, ne discende la società
Y. La democrazia non è per sempre: è esistita molte volte nel corso
della (prei)storia, anche ben prima della democrazia (schiavista e
sessista) dell'Atene di Pericle; e finché ci saranno persone disposte a
darsi da fare, esisterà. nonostante tutto.
cmq, ci sono anche persone che continuano nonostante tutto a far
diversamente, sul digitale e sulle tecnologie in particolare.
per esempio a Torino, come in tante altre città italiane, avete LUG
(Linux User Group), hacklab
https://lugmap.linux.it/piemonte/
non sono figli di una casta di utopici intellettuali: lavorano sul
territorio, che è locale, ma è anche l'Internet.
non ho mai chiesto la genealogia, lo ammetto - e cmq ben vengano pure
quelli upper class, tutto fa brodo, se imparano a sporcarsi le mani nel
mondo reale. non è che i proletari son per forza buoni, anzi... spesso
agiscono contro i propri interessi; per (comprensibile) odio di classe?
negli USA e non solo.
E io dovrei sentirmi colpevole perché insegno ai pensionati a
costruire siti con Google Site?
colpevole no, perché il senso di colpa deriva dalla cultura cattolica;
non so dire nel suo caso, ma in genere è così, almeno in Italia;
il fatto è che da noi, che di mestiere facciamo gli hacker (cioè in
pratica quello che avete fatto voi: ingegnarci per trovare modi
divertenti per fare cose insieme: curiosità, metterci le mani,
condividere), sempre più spesso arrivano persone che ci chiedono
l'assoluzione, per comportamenti percepiti come sbagliati, ma, dicono
"inevitabili"
"usiamo WhatsApp per coordinare il
collettivo-associazione-vattelapesca. lo so che lo usano anche per
bombardare i palestinesi a Gaza, ma che ci posso fare? è per una buona
causa!"
"a scuola il dirigente ha fatto un accordo per GSuite, che ci posso
fare?"
"all'università hanno fatto un contratto con Microsoft, che ci posso
fare?"
"in azienda si fanno i corsi per l'IA, abbiamo Claude / GPT quello che
è, non costa poi tanto: che ci posso fare?"
"devo sentirmi in colpa?"
ego te absolvo. vai in pace...
peccato che non faccio il prete!
la nostra risposta è: cerco di non usarlo. dico agli altri che fa male.
al corpo, alla mente, all'ambiente, a chiunque. tutto qui. ogni scelta
conta.
se poi non si può proprio farne a meno (può succedere), OK. non
assolviamo, ma neanche condanniamo, o proibiamo. ci penseranno quelli
interessati alla purezza, e non ne faccio parte.
non conta nulla?
non conta... ad esempio, non conta evitare di contribuire allo scempio
dell'allevamento industriale? adottare una dieta diversa? mah, se
guardiamo al macro, nessuna scelta "serve" a nulla. ma questo è
benaltrismo. Siccome siamo stati delusi dalle promesse dell'Internet
terra promessa delle libertà, allora Google va bene, perché i problemi
sono "ben altri"? mmm. anche no. perché se guardiamo alla vita delle
persone, ogni scelta di diserzione dal "così fan tutti", ogni scelta di
autonomia è un granello negli ingranaggi delle Megamacchine del
dominio. un po' di potere in più per le persone per crescere, autonome
e libere, insieme.
è l'educazione che può fare le persone libere
perciò: bel lavoro! potete anche migliorare, se volete. anche
cominciando una transizione verso sistemi più appropriati. ci saranno
delle rinunce da fare, ogni disintossicazione comporta delle rinunce.
ma si può fare, certo. ed è molto divertente!
People Have the Power :D
k.
Il giorno dom 5 lug 2026 alle ore 13:19 karlessi via nexa
<nexa@server- nexa.polito.it <mailto:[email protected]>> ha
scritto:
Buongiorno,
ho letto con interesse il preprint del testo di D. Tafani (grazie
per la
condivisione) e le critiche espresse da F. Marra (grazie per lo
sforzo
di sintesi)
alcune considerazioni
# scientificità e no
nel documento
https://docs.google.com/document/
d/1FHsD4ejt9nJbIBT4wEHhUz7dH2ifcGWa7SCSwRAIXXo/edit?tab=t.0
<https://docs.google.com/document/
d/1FHsD4ejt9nJbIBT4wEHhUz7dH2ifcGWa7SCSwRAIXXo/edit?tab=t.0>
paragrafo 2.
"Un altro limite [TAGLIO] è l'assenza di un metodo comparativo
rigoroso.
[TAGLIO] non è scientificamente sufficiente."
la Scienza è una forma di Narrazione sofisticata, a livello
pubblico e
comunicativo senz'altro. Le scienze, e le ricerche scientifiche,
sono
sempre ideologicamente e/o filosoficamente orientate, soprattutto
quando
si dichiarano neutre, neutrali, ed esclusivamente "scientifiche".
A me
piace Feyerabend, una mia brevissima riflessione in merito
https://centroriformastato.it/la-letizia-del-dilettantismo-
avvocature-e-tecnologie/
<https://centroriformastato.it/la-letizia-
del-dilettantismo-avvocature-e-tecnologie/>
Ne deriva che in ogni proposta "scientifica" è insito un
presupposto
ideologico/filosofico, non di rado inconfessato o addirittura
inconscio.
Nel caso della critica di F. Marra, ad esempio "dobbiamo chiederci
se il
sistema umano, con le stesse risorse investite, otterrebbe
risultati
superiori o se l'IA rappresenti un miglioramento (anche se
imperfetto)
di un sistema pre-esistente già in crisi"
il presupposto è la necessità di miglioramento. Cosa significa
miglioramento? Questione non retorica. I lungotermisti ritengono
che
sia
"meglio" sterminare qualche miliardo di umani e altre forme di
vita per
garantire la sopravvivenza a lungo termine della specie umana. Es.
(questi sono i "moderati...")
https://www.centreforeffectivealtruism.org/longtermism <https://
www.centreforeffectivealtruism.org/longtermism> Ci credono
davvero? Non saprei, in ogni caso non vedo la differenza con
narrative
escatologiche più esplicitamente religiose (chiliasti vari). Ci
interessa perché molti dei megamiliardari che spingono la
narrativa IA
attuale esprimono posizioni lungotermiste. Peter Thiel (che con la
narrativa IA guadagna un sacco di soldi facendo controllare,
monitorare
ed eventualmente ammazzare un sacco di gente, perlopiù poveri e
non-bianchi, grazie a Palantir) ci aggiunge molte altre altre
posizioni
ultra-reazionarie: i maschi bianchi (specialmente sudafricani
eredi del
razzistissimo apartheid) sono minacciati! con Musk, Andreeseen,
Levchin,
Sacks, Botha, ecc. si intendono alla grande dai tempi della
PayPal
mafia e ora sono ai vertici della catena di comando USA, vedi
https://observer.com/2025/10/paypal-cofounders-today/ <https://
observer.com/2025/10/paypal-cofounders-today/> (PayPal: un
progetto POLITICO ispirato alle teorie di "von" Hayek). una delle
posizioni di Musk (mito del genio, appunto): i maschi bianchi
hanno il
dovere morale di riprodursi ingravidando femmine "geneticamente
perfette" alla ricerca della "razza perfetta" (eugenetismo di
stampo
nazista); e contemporaneamente, aggiungerebbe Thiel, il dovere di
sterminare chi li minaccia (i non bianchi, le donne, i poveri),
per
evitare l'avvento dell'Anticristo, ecc ecc. (immagino l'abbia
ripetuto
anche recentemente a Roma, ospite della fondazione Gioberti)
scientifico? per nulla. ma queste ideologie stanno dietro all'IA
oggi.
magari Altman (lungotermista dichiarato) e Amodei possono passare
per
liberali: ma è marketing; e solo a confronto di Musk e Thiel...
c'è un sottile crinale fra "ciascuno si faccia la sua idea,
democraticamente, ma scientificamente" ed "esploriamo le
narrazioni
tossiche da un punto di vista dichiarato"
a me pare che il libro di D. Tafani si muova sulla seconda
traccia.
L'assunto è chiaro: l'IA è un progetto reazionario, propala dei
miti
spacciandoli per verità "scientifiche" e fatti inconfutabili.
(preferisco narrazioni a miti; troppo lungo da spiegare perché:
rimando
a M. Detienne, Noi e i greci, Cortina, 2007)
non è scientifico? forse no, se scientifico è ciò che avviene in
un
laboratorio finanziato da una multinazionale e sottoposto da
rigidi
protocolli di non divulgazione... per poi saltar fuori che
"Mythos" (un
mito!!!) è troppo pericoloso e quindi non si può rivelare. Parola
di
Anthropic!
ma è proprio questa "non scientificità", se vogliamo chiamarla
così, la
forza di un'analisi del genere.
ognuno dei dieci miti individuati e raccontati da D. Tafani
potrebbe
fungere da base per formazioni sulla narrativa dell'IA.
riconoscere il
ricorso a questi miti nella propria esperienza quotidiana, in
particolare da parte dei media e delle figure di riferimento
(politici,
dirigenti, insegnanti, genitori...) sarebbe utile per aumentare la
consapevolezza di grandi e piccini, e quindi la possibilità di
agire
diversamente.
# free != open
le parole sono cruciali. non per i vettori di compressione delle
pretese
IA, ma per gli umani sì. oltre vent'anni fa scrivemmo un libretto
in
merito, nella sostanza rimane valido, mutatis mutandis, mi pare:
https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=186 <https://
www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=186> negli
approfondimenti è disponibile il libro intero, licenza BY-NC-SA
(non è
"libera" secondo la FSF... francamente sarei per il no copyright,
cmq
non condivido la libertà di commercio sul lavoro altrui, perciò se
chi
ne sa di più può spiegarmi, grazie!)
# metafore
abbiamo bisogno di metafore per comprendere, e comprenderci; ma le
metafore rimangono metafore
l'IA è una metafora, ed è una metafora tossica. Chi lavora nel
settore
di "automazioni meravigliose" non parla mai di IA (se non con i
giornalisti, o per scrivere libri di filosofia, o di divulgazione,
ma
"da scienziato" e quindi... inconfutabili??? Cristianini è fra
questi,
purtroppo), ma di LLM, CNN, vettori, transformer, ecc ecc (e
spesso
pure
queste sigle sono metafore!). Catene di metafore fanno allegorie.
# mezzi e fini
i mezzi dovrebbero giustificare i fini, non l'opposto
D. Tafani pubblica su zenodo.org <http://zenodo.org> , finché il
CERN esisterà sarà
garantito l'accesso, dai server del CERN in Svizzera. non è una
scelta
neutra: nessuna scelta tecnica lo è: è una scelta di campo,
politica.
F. Marra pubblica su Google. finché Google permetterà a quel
documento
di essere diffuso dai suoi server negli USA, sarà disponibile. lo
stesso
vale per Google Sites. e tanto più per NotebookLM, prodotto di
Google.
non sono scelte neutre: nessuna scelta tecnica lo è: è una scelta
di
campo, politica.
siccome il progetto https://www.labpopia.it <https://
www.labpopia.it> mi pare molto interessante,
per riallineare mezzi e fini, suggerisco di passare a una
piattaforma
free software con server basati in Europa e alimentati con energia
rinnovabile. ciò che non si può fare così IMHO non va fatto. sì, è
più
comodo usare Google: ma non è eticamente coerente con i fini
dichiarati
dal progetto.
sono personalmente contrario ai divieti.
ma, al livello di intossicazione attuale, purtroppo, mi pare che
solo
una legge che vieti tutte le BigTech possa portare effetti
concreti
immediati. come vietare il fumo nei locali pubblici... frattanto,
le
persone si comportano in maniera irresponsabile, e illegale. nei
progetti europei si continuano a usare Google Microsoft ecc in
barba a
GDPR e dintorni, come nelle pubbliche amministrazioni, scuole e
università: eppure le leggi ci sono.
# tecnica e potere: disclaimer di posizione personale
La tecnica è fonte di potere. La maniera più semplice per creare
potere
passa attraverso l'invenzione di tecniche e la messa a punto di
tecnologie appropriate, altrettanti interventi per gestire,
stabilizzare, condividere, mitigare e allontanare il comune
destino,
ovvero la morte: morte individuale, morte collettiva di
determinati
sistemi sociali, morte di persone e animali a noi cari, morte
termica
dell'universo.
Prima di servire per fare meno fatica, prima di fungere da servi e
schiavi degli umani, tecniche e tecnologie sono focus di
attenzione
condivisa, catalizzatori evolutivi, fonti di meraviglia.
(metastabilità,
metaxu, action outillée: cf. G. Simondon; F. Sigaut)
Tecniche e tecnologie non sono tutte uguali; al contrario, sono
tutte
diverse. Ma vi sono due grandi stirpi, che promuovono diversi
retaggi:
tecniche/tecnologie del dominio (come l'IA attuale); tecniche/
tecnologie
conviviali. Le prime sono le più diffuse, in costante
proliferazione.
Queste tecniche e tecnologie sequestrano la capacità diffusa di
influire
e determinare le norme sociali a favore di ristretti gruppi
sociali e
masse di individui organizzati in gerarchie fisse. Dall'altra
parte vi
sono tecniche e tecnologie conviviali, inventate e messe a punto
per
diffondere il potere il più possibile presso il più gran numero,
in
modo
che ogni essere umano possa influire e determinare le norme
sociali.
nella pratica, le cose non sono nette, certo. sono mescolate. a
noi
decidere cosa e come evolvere.
buona giornata
k.
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pedagogia hacker - https://eleuthera.it/ph
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tecnologie conviviali - https://eleuthera.it/tc <https://
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